Dove eravamo rimasti?
La cassaforte
Si sedette al tavolo, in mezzo a tutte quelle carte impolverate, perfette per la allergia. Ma non c’era altro modo di ritrovare quello che lui ricordava chiaramente. Un indizio che venti anni prima lo aveva sorpreso. Che non era riuscito ad incasellare. Che fosse quella vecchia ed impolverata reliquia la chiave del ben più recente omicidio del dott. Giovannini?
Apri’ fascicolo dopo fascicolo, mentre sentiva il dott. Adamo, il magistrato che seguiva il caso, e il capo della omicidi Ginestra discutere sulla personalità del morto. A quanto sembrava, si trattava di persona al di sopra di ogni sospetto, con agganci giusti in Procura, capo di “Banca Attiva”, nuovo istituto che aveva preso il posto delle più vecchie e compromesse banche siciliane, e era diventato un vero campione antimafia. E poi un movente passionale era possibile: Giovannini da poco aveva divorziato, ed aveva una bella e giovane nuova moglie, che era perennemente in rotta di collisione con la vecchia moglie. E la nuova mogli era la dott.ssa Danieli, viceprefetto a Palermo, nota anche lei per le sue appassionate battaglie antimafia.
Ma questo non significava niente, penso’ Jacopo. Palermo era una città strana. Una città in cui due Presidenti della Regione avevano detto che “la mafia faceva schifo”, ed erano poi stati condannati per reati connessi proprio a Cosa Nostra.
Mentre rovistata tra le carte, vide prima le indagini bancarie, che avevano violato i santuari del credito palermitano, svelando tutti i rapporti di Vacirca Senior. Vide, poi, il fascicolo con tutti i tabulati telefonici che allora erano stati acquisiti. Non ancora sviluppati con l’individuazione dei soggetti cui i numeri di telefono appartenevono.
Poso’ questi “faldoni”: era altro che cercava.
Vide poi il fascicolo delle o.c.p., dei servizi cioè di osservazione degli indagati. I cosiddetti “pattuglioni”, in cui venivano raggruppate tutte le frequentazioni delle persone interessate alle indagini, che erano state fermate da pattuglie delle varie forze di polizia ed identificate nel corso degli anni. La bibbia dell’inizio di qualsiasi indagine, specie quando l’indagine non ha ancora un indirizzo preciso. Perché da questi dati emergevano, come dell’ esito dai tabulati telefonici e delle indagini bancarie, contatti con persone insospettabili .
Ma continuo’ nella sua ricerca, ed arrivo’ ad un fascicoletto piccolo piccolo, quasi l’ultimo. Sopra, con la sua bella grafia di venti anni prima, era scritto che si trattava di “documentazione e fotografie rinvenute nella cassaforte nascosta della I.se.m.co.”, la società più importante dell’impero di Vacirca senior, quella dove erano blindati tutti i guadagni che aveva collezionato in anni e anni di mattone e mafia. Le costruzioni, il principale e più gradito (ai mafiosi) investimento per i loro soldi.
Era stato ben strano come fossero arrivati alla perquisizione di quella società. Una pattuglia aveva fermato “casualmente” Vacirca Senior, che in macchina aveva 130 milioni di vecchie lire, dentro una maleodorante copia del “Giornale di Sicilia”, che sembrava provenire dai banchi dei pescivendoli del mercato ittico, che spesso era stato descritto come nelle mani dei “mammasantissima”.
Da li, dalle spiegazioni non chiare di Vacirca, era nata la perquisizione alla sede della I.se.m.co., e li’ si era trovata, come nei migliori romanzi di Agatha Christie, una stanza occultata, nascosta dietro una libreria. In quella stanza c’era la cassaforte, con una serie di carte che evidentemente per Vacirca andavano adeguatamente nascoste: i rapporti per la costituzione di una società che avrebbe dovuto aprire un negozio di vestiario maschile; la prova d’acquisto di alcuni macchinari per disinquinare, settore non attinente alla vita della I.se.m.co. E poi quelle fotografie di un battesimo. Un battesimo cui erano presenti tante persone, tante belle persone. Il Presidente della società Palermo Calcio. Il presidente della Provincia. Il sindaco.
E poi, assolutamente slegata da tutto questo, una foto in bianco e nero ormai sbiadita: Vacirca senior, in una città del centro europa, forse la Svizzera, forse il Lichtenstein, che abbracciava quello che tutto sembrava tranne che una persona del “bel mondo”. Lombroso avrebbe detto che aveva la facies del criminale. Jacopo penso’ che aveva la faccia del mafioso. Ma allora non si arrivò alla identificazione di quella persona, e lui c’aveva perso il sonno. Perché Vacirca custodiva questa foto così gelosamente?
Ecco, ho trovato – disse Jacopo.
E Ginestra si volto’, scoppiando subito a ridere.
sempre quella foto ti rimase in testa. Hai la testa dura, Jacopo!
Mi fate vedere di che parliamo, per favore? – disse incuriosito il magistrato.
Immediatamente la foto passo’ di mano in mano. Non appena nelle mani del dott. Adamo, questi fece un balzo sulla sedia.
Minchia! Disse.
Che succede? – azzardo’ Ginestra.
Forse ha ragione il dott. Di Giacomo. Questa potrebbe essere la chiave di volta del problema – esclamo’ il giovane pubblico ministero.
Chi era il soggetto raffigurato nella foto sequestrata nel 1992 a Vacirca senior?
- Un vecchio amico d'infanzia del banchiere Giovannini (9%)
- Un uomo ucciso misteriosamente, omicidio di cui mai nessun pentito aveva parlato (55%)
- Il padre di un mafioso che poi aveva fatto veloce carriera in Cosa Nostra (36%)

26/08/2014 at 21:20
Ciao nico, sono arrivata tardi ma sto recuperando tutte le storie complete. Hai inizato qualcosa di nuovo nel frattempo?
28/07/2014 at 00:39
Bellissima storia, mi dispiace molto essere arrivata alla fine!
22/07/2014 at 15:26
Bella storia! Un giallo davvero interessante 🙂
17/07/2014 at 16:07
I miei complimenti per questa storia che non potrebbe essere più attuale!
Da una palermitana 😉
19/05/2014 at 20:43
Questo breve scritto racconta una storia, e poi ne racconta un’altra. Quella di chi ogni giorno lotta per la verita’ e spesso, ma per fortuna non sempre, ne viene sopraffatto. La storia e’ intrigante, ma come dici tu bisogna che si racconti con piu’ dovizia di parole e particolari. Io allora mi prendo l’altra di storia, dove il protagonista si serve della narrazione per informare a noi, persone comuni ma fortemente motivate, che anche il piu’ giusto degli obbiettivi deve prima o poi infrangersi contro un sistema omertoso. Grazie Nico per il tuo tempo e la tua passione in quello che fai. Questa, come la tua amicizia, ci e’ molto cara.
18/05/2014 at 22:39
Grazie a tutti per questi commenti….. Ci penserò se fare Rscatto2!
18/05/2014 at 22:39
Grazie a tutti per questi commenti….. Ci penserò se fare Rscatto2!
18/05/2014 at 15:11
Ad ogni modo direi che ha trovato un secondo lavoro … 🙂
18/05/2014 at 15:09
No, no, no e no! E ancora no!
Non può finire qui!
Mi oppongo!
La prego, continui.
Con una richiesta però: che escamotage e depistaggi siano di fantasia (ammesso ci sia ancora spazio per la fantasia …)
Quella chiamata fuori dalla stanza del magistrato mi ha messo una gran tristezza …
18/05/2014 at 11:18
Grazie Nico. Bellissima storia
18/05/2014 at 09:11
In effetti il parametro delle puntate e battiture ,pone un limite fastidioso! Però la storia rapisce! Che vuoi fare? Sei costretto a continuare a scrivere!
18/05/2014 at 08:55
Ah, ha ragione Luisa su quella scritta che appare….. 3 minuti, 2 minuti…. E’ un po’ angosciante!
18/05/2014 at 08:54
Ho chiuso il racconto. Ma molte cose sono rimaste fuori… la formula delle dieci puntate, e delle cinquemila battiture per puntata, è un po’ “un cappio”….
Leggete, e ditemi che ne pensate.
Rebulla potrei lasciarlo alla prossima puntata!
14/05/2014 at 23:20
Arrivo solo ora con un ritardo imperdonabile.
Una storia che mi ha tenuto incollato al video finchè non sono arrivato qui.
Voglio sentire che dice Rebulla e…voglio stupirmi con l’ultimo capitolo.
Stima.
14/05/2014 at 22:43
La storia e avvincente la leggo con gusto.
Disturba e mette fretta mentre leggo la Scritta che compare ” meno di un minuto di lettura” ….
12/05/2014 at 21:43
La temporanea audizione informale con il Rebulla porterà successivamente a dei risvolti molto importanti.