Dove eravamo rimasti?
Solo
Le luci dalle tapparelle entravano prima fioche, poi sempre più forti.
Alzo’ la testa. Si era assopito sulle carte e la stanchezza della giornata passata aveva fatto il resto. Solo la luce del sole lo aveva risvegliato.
Le 6:00 del mattino. Doveva rimettersi a lavorare subito. Tra poche ore doveva riferire al PM Adamo e al capo della omicidi Ginestra.
Riprese le carte. Aveva già letto le carte bancarie, gli rimanevano i tabulati e i controlli effettuati dalle pattuglie delle forze dell’ordine.
Tanti erano i nomi sorprendenti che uscivano da quelle carte. Ma quasi niente America. Niente Di Dio. Solo una chiamata con il Canada. Sembrava troppo poco.
Penso’ che forse non doveva innamorarsi troppo di una pista. O forse, ancora, i contatti Vacirca-Di Dio non erano diretti. Beh, era evidente che non poteva essere così facile.
Riprese in mano tutte le carte. Ricordati le regole d’oro, si disse: non c’è nessuno al di sopra di possibili sospetti; ma viceversa, non basta un solo sospetto per fare un potenziale condannato.
Gli abbagli e le false piste avrebbero dovuto essere il terrore di tutti gli investigatori. Ma non tutti la pensavano così: meglio una pista veloce, capace di dare un colpevole all’opinione pubblica nel più breve tempo possibile, che una strada tortuosa, che richiedeva più tempo e più impegno.
Lui era per le strade tortuose. L’esperienza gli aveva insegnato che i risultati facili non erano quasi mai veri. Le ragioni di un omicidio, specie di un omicidio importante, eccellente, per lui erano sempre multifattoriali. L’eccessiva semplificazione nella soluzione portava agli errori prima investigativi e poi, spesso, giudiziari.
Rileggendo le carte bancarie, vide un bonifico proveniente dall’Olanda. Un paese “perbene” che, però, spesso si prestava ad essere parte in triangolazioni internazionali a sfondo illecito. Il sistema giudiziario, poi, non era propriamente accogliente con gli investigatori italiani. Dunque, per chi volesse nascondere qualcosa, un paese perfetto.
Nelle pagine successive, vide altre operazioni con l’Olanda.
Nederland Trade Bank NV. La società che riceveva i bonifici era la Europe LMT. Niente di rilevante emergeva da internet.
Continuo’ a guardare.
Vide anche contatti con un conto svizzero. Ma quello era la normalità. E le operazioni sembravano ordinarie.
Tra i contatti telefonici, niente da rilevare. Anche se erano frequentissimi i rapporti con la Banca di Credito della Sicilia Occidentale. Un numero, in particolare, era sempre presente sia prima delle operazioni con l’Olanda, che di quelle con la Svizzera.
Tra i c.d. “pattuglioni”, c’è ne erano due davanti alla sede della Banca di Credito, nel centro di Palermo. Vacirca Sr. era stato controllato con due persone a lui sconosciute: Alfonso Salerno il 12 febbraio 1992. E Giancarlo Occhipinti, il 4 aprile dello stesso anno.
Insomma, gli sembrava di portare poco al PM ed al suo dirigente, ma doveva rimanere con i piedi per terra.
Scosto’ le carte. Erano le 10:20. Fece una telefonata in Commissariato, e la Zuliani si rifiuto’ di parlare con lui. Cottarelli gli disse: – non ti preoccupare. Qui va tutto benissimo anche senza di te.
Che simpatico, penso’.
Chiuse il telefono, e si rese conto di essere completamente solo. Niente amici. Niente cordate di colleghi per lui. Lui era un lupo solitario, e la solitudine si paga, a lungo andare.
Si alzo’, sbadiglio’ rumorosamente, e si fece una doccia. L’acqua era gelida. Ma a lui non dispiaceva. Almeno calmava i suoi bollenti spiriti.
Andò gocciolante alla finestra, e si accosto’ alle tapparelle. Vide che già la città si era animata. La cupola della Chiesa li’ vicino spendeva alla luce del sole.
Si vesti, recupero’ non si sa da dove una giacca sportiva, e scese.
All’entrata, al solito, non c’era nessuno. Uscì nelle stradine, e riprese la strada per la Procura. Piazza Massimo, via sotto le Mura, il mercato del Capo, uno dei più famosi di Palermo, ormai aveva quasi soppiantato la più famosa “Vucciria” ritratta anche da Guttuso. Passo’ tra una bancarella e l’altra, tra venditori che richiamavano l’attenzione urlando frasi in siciliano. In un angolino una panchetta con pochi sacchetti di frutta secca ed un uomo a cui volentieri avrebbe dato l’elemosina. Ma non era come sembrava, come sempre a Palermo. Era il boss. Nessuno osava guardarlo.
Sorrise, e passo’ oltre: quella città non sarebbe cambiata mai.
Arrivo’ alla cittadella giudiziaria, ed entro’ dal retro del palazzo di Giustizia, su piazzetta della Memoria, quella in cui erano segnati i nomi di tutte le vittime delle stragi mafiose.
Si diresse verso la stanza del dott. Adamo. Bussò ed attese.
Cosa risulterà dalle indagini di Adamo e Ginestra?
- Assolutamente nulla che porti alla pista di Di Giacomo (0%)
- Una nuova pista, che forse era collegata con alcuni dati esaminati che Di Giàcomo aveva sottovalutato (80%)
- Un collegamento con i dati forniti da Di Giàcomo (20%)

26/08/2014 at 21:20
Ciao nico, sono arrivata tardi ma sto recuperando tutte le storie complete. Hai inizato qualcosa di nuovo nel frattempo?
28/07/2014 at 00:39
Bellissima storia, mi dispiace molto essere arrivata alla fine!
22/07/2014 at 15:26
Bella storia! Un giallo davvero interessante 🙂
17/07/2014 at 16:07
I miei complimenti per questa storia che non potrebbe essere più attuale!
Da una palermitana 😉
19/05/2014 at 20:43
Questo breve scritto racconta una storia, e poi ne racconta un’altra. Quella di chi ogni giorno lotta per la verita’ e spesso, ma per fortuna non sempre, ne viene sopraffatto. La storia e’ intrigante, ma come dici tu bisogna che si racconti con piu’ dovizia di parole e particolari. Io allora mi prendo l’altra di storia, dove il protagonista si serve della narrazione per informare a noi, persone comuni ma fortemente motivate, che anche il piu’ giusto degli obbiettivi deve prima o poi infrangersi contro un sistema omertoso. Grazie Nico per il tuo tempo e la tua passione in quello che fai. Questa, come la tua amicizia, ci e’ molto cara.
18/05/2014 at 22:39
Grazie a tutti per questi commenti….. Ci penserò se fare Rscatto2!
18/05/2014 at 22:39
Grazie a tutti per questi commenti….. Ci penserò se fare Rscatto2!
18/05/2014 at 15:11
Ad ogni modo direi che ha trovato un secondo lavoro … 🙂
18/05/2014 at 15:09
No, no, no e no! E ancora no!
Non può finire qui!
Mi oppongo!
La prego, continui.
Con una richiesta però: che escamotage e depistaggi siano di fantasia (ammesso ci sia ancora spazio per la fantasia …)
Quella chiamata fuori dalla stanza del magistrato mi ha messo una gran tristezza …
18/05/2014 at 11:18
Grazie Nico. Bellissima storia
18/05/2014 at 09:11
In effetti il parametro delle puntate e battiture ,pone un limite fastidioso! Però la storia rapisce! Che vuoi fare? Sei costretto a continuare a scrivere!
18/05/2014 at 08:55
Ah, ha ragione Luisa su quella scritta che appare….. 3 minuti, 2 minuti…. E’ un po’ angosciante!
18/05/2014 at 08:54
Ho chiuso il racconto. Ma molte cose sono rimaste fuori… la formula delle dieci puntate, e delle cinquemila battiture per puntata, è un po’ “un cappio”….
Leggete, e ditemi che ne pensate.
Rebulla potrei lasciarlo alla prossima puntata!
14/05/2014 at 23:20
Arrivo solo ora con un ritardo imperdonabile.
Una storia che mi ha tenuto incollato al video finchè non sono arrivato qui.
Voglio sentire che dice Rebulla e…voglio stupirmi con l’ultimo capitolo.
Stima.
14/05/2014 at 22:43
La storia e avvincente la leggo con gusto.
Disturba e mette fretta mentre leggo la Scritta che compare ” meno di un minuto di lettura” ….
12/05/2014 at 21:43
La temporanea audizione informale con il Rebulla porterà successivamente a dei risvolti molto importanti.