Dove eravamo rimasti?
Verde. Verde come il disprezzo.
Una leggera brezza mattutina investì Sabine quando mise piede fuori di casa. Era in ritardo per la lezione d’arte quindi si affrettò a raggiungere l’edificio che ospitava il suo corso, non molto lontano dalla sua abitazione.
Quando giunse a destinazione trovò l’intera classe già disposta alle loro rispettive postazioni, fortunatamente riuscì ad anticipare il docente di una manciata di minuti così da risparmiarsi sgridate sul ritardo.
Il progetto della giornata, spiegato nel dettaglio dall’insegnante, era piuttosto insolito per i suoi standard: il labirinto di Cnosse. Trovò questo soggetto noioso da riprodurre, un intrico inutile di strade messe a casaccio all’interno di un perimetro quadrato con lo scopo di mettere in difficoltà chiunque vi si fosse avventurato. Purtroppo la noia ebbe la meglio su di lei tant’è che si addormentò nel bel mezzo della lezione.
Quando la ragazza riaprì gli occhi scattò in piedi con aria colpevole, non era da lei addormentarsi durante le lezioni, si guardò intorno e si rese conto di non essere più all’interno della classe bensì distesa su un prato. Tutto intorno a lei era verde, verde come una serpe attorcigliata alla caviglia. Davanti a sè aveva una siepe, rigorosamente verde, adornata da intricati arabeschi leggermente in rilievo rispetto al resto, alta poco più di lei stessa.
Disorientata, mosse qualche passo in avanti dove la siepe curvava verso sinistra con un angolo perfettamente delineato; surreale. Seguì per qualche metro l’unica direzione possibile davanti a sè e notò che il percorso era particolare: per la maggior parte si estendeva per diversi metri dritti, spezzati solo da spigolose curve.
Dopo aver percorso quello strano posto per oltre mezz’ora raggiunse la prima svolta che le imponeva una scelta. Aveva davanti due strade: una a destra ed una a sinistra. Fu in quella svolta che comprese di trovarsi all’interno di un labirinto, sebbene non lo stesso che stava dipingendo durante la lezione, era un fattore che le procurò una buona dose di panico. Non amava particolarmente le situazioni che ti portano alla sensazione di essere “persa” in una locazione e amava ancora meno la sensazione di sconforto quando non sei a conoscenza della soluzione per venire a capo di qualcosa. Era, per lei, come avere davanti un puzzle con un solo pezzo mancante e non poterlo concludere perchè l’ultimo pezzo è andato perduto.
Decise di eliminare dalla propria mente pensieri sgradevoli sulla sua attuale situazione e posizione e proseguì svoltando a destra di quel bivio.
Scelta decisamente sbagliata. Davanti a sè, si materializzò dal nulla la sagoma di un uomo: non era nitida a sufficienza da riconoscerne i lineamenti del viso, era completamente nero, come un’ombra maligna che ti perseguita. L’unica cosa che catturò la sua attenzione fu lo sguardo di quell’ombra: due occhi verdi che la guardavano lascivi. Quella tonalità di verde le diede i brividi poichè riuscì ad associarli solo ad una cosa: il disprezzo.
Sabine indietreggiò di qualche passo senza distogliere lo sguardo dall’uomo-ombra che a sua volta con uno scattò la aggredì saltandole addosso ed atterrandola. Le bloccò le mani sopra la testa tenendole entrambe con una sola delle sue grandi e fredde mani ombrose mentre fece scendere frettolosamente l’altra mano sulla gonna che lei indossava. Era chiaro l’intento dell’uomo ombra. Voleva possederla. Non era però il momento di perdersi in pensieri e congetture. Tentò di morsicare l’aggressore ma i suoi denti sbatterono a vuoto: era invulnerabile.
Non si era accorta che l’uomo ombra era armato fino a quando sentì qualcosa di freddo tagliarle l’interno coscia seguito da un rivolo di sangue.
«Chi diavolo sei? E cosa vuoi da me?» Urlò la ragazza, dimenandosi con vigore per sfuggire alla presa del suo aggressore. Aveva le gambe libere, iniziò a scalciare. Ebbe fortuna, una ginocchiata lo colpì, non era poi così invulnerabile come aveva pensato. L’uomo cadde a lato della ragazza che rapidamente si alzò e corse subito nella direzione opposta. Sapeva che era un tentativo inutile, è difficile seminare qualcuno in una strada a senso unico ma doveva comunque provarci.
Mentre correva a perdifiato nella direzione da cui era giunta vide cadere poco davanti a sè il coltello dell’uomo: l’aveva lanciato contro di lei, ferendole lievemente il braccio. Guardò dietro di sè ma dell’aggressore non c’era traccia. «Cazzo!» Esclamò fermandosi a riprendere fiato ed un capogiro improvviso le fece perdere i sensi.
Quando si risvegliò, si ritrovò sulla sua postazione. Si guardò attorno ancora in preda al panico e sconvolta. I suoi compagni di corso avevano già ultimato il dipinto mentre lei era appena all’inizio. Tremando come una foglia e col fiato corto si diresse dall’insegnante per chiedere una proroga per poter concludere il dipinto a casa. Quando dovette firmare il permesso una goccia di sangue cadde sulla cattedra, d’istinto si guardò il braccio.
La ferita causatale all’interno dell’incubo era diventata reale.
Che farà ora la nostra pittrice maledetta?
- Esce a farsi un drink e si da ad un pò di sano sesso selvaggio con sconosciuto. (13%)
- Chiama qualcuno per raccontare ciò che le sta accadendo. ( Se volete suggerire un eventuale "chi" nei commenti, fate pure!) (52%)
- Va a casa, si prepara un thè caldo, si arma fino ai denti e va a dormire con un intento preciso. (35%)

26/10/2016 at 19:14
Eccomi qui come promesso.
Allora, non ci conosciamo, premetto sempre che io tendo a scrivere, pure troppo, i miei pareri, perché credo molto nel confronto.
Ti dirò cosa mi ha convinto del tuo racconto: l’idea di fondo, checché ne pensi qualcuno, 🙂 mi intriga molto. Un’artista che associa un colore a un oggetto o persona o sensazione e in base a questa descrive la realtà. Be’, mi pare quasi un sunto dello spirito artistico. Riprendi spesso questo concetto, a me sarebbe piaciuto che lo sviluppassi anche di più. Ho apprezzato molto i primi capitoli e la corrispondenza tra realtà onirica e quadri, questo aspetto si è un po’ perso nel prosieguo.
Non mi dispiace neppure la piega che ha preso la storia, ha svoltato rimanendo originale.
Veniamo alle cose che mi hanno convinto un po’ meno: il racconto manca un po’ di organicità. Inutile dire che questo è uno dei problemi di questa piattaforma per il resto molto valida: i lettori ti fanno prendere strade impreviste e devi contorcerti per incastrare i pezzi. Inoltre, a mio parere, lo stile in alcuni punti risente, penso, di una certa ‘ansia di pubblicare’: interpreto così molte parole ripetute (ho appuntato solo il cap. 6 ma ce n’è molti esempi: aria, giardino, porta. Anche deserto, ma lì il discorso è un po’ diverso) e periodi un po’ contorti.
In conclusione: la tua storia ha qualcosa che molte storie celebrate qui sopra non hanno. È molto originale, è scorrevole e… racconta qualcosa! Le manca solo una conclusione!
Ciao a prestissimo
26/10/2016 at 19:27
Ti dirò che ci hai preso perfettamente in tutto, tranne forse per l’ansia da pubblicare se è inteso come una sorta di fretta. Come ti ho detto nel commento precedente questo racconto lo tengo in ballo da due anni. Per il resto ti do ragione, purtroppo mi sono trovata a sviare un po’ la trama iniziale perché in tutta onestà non avevo idea di come proseguire, ho cercato di adattarlo ai voti ricevuti ( mea culpa che ogni volta sparo opzioni a caso senza considerare le conseguenze), ormai è diventata una sfida poterlo concludere! Ti ringrazio molto <3
26/10/2016 at 18:36
Ciao aria,
Non so ancora nulla di te e mi appresto a leggere la tua storia che commenterò.
Volevo però farti un’ anticipazione: scorrendo i commenti per un attimo mi è sembrato che il mitico VaiTra fosse tornato. Puoi credermi se ti dico che ero quasi contento? I suoi commenti raggiungono vette ineguagliabili. Soprattutto se raffrontate a ciò che scrive e a come lo scrive.
😀 😀
Non avrei potuto rispondergli meglio.
A tra poco.
26/10/2016 at 18:46
No, fortunatamente è un battibecco che risale ad un anno fa, penso che questo racconto abbia battuto ogni record sul sito visto che sono due anni che è in ballo e ancora non l’ho concluso.
Purtroppo ho avuto una crisi e una sorta di blocco durante lo svolgimento, per la seconda volta, non riuscendo a trovare un modo per proseguire. 🙁
12/11/2015 at 16:26
Voto per Rachel/Celia spiega tutto a Sabine, la poveretta merita una spiegazione dopo tutto quello che ha passato o penserà veramente di aver perso il nume della ragione.
Ho appena finito di leggere i tuoi capitoli adesso, la tua storia mi era sfuggita. Sono contenta di averla recuperata in tempo e, dal momento che mi piace, la seguirò fino alla fine.
Ciao.
30/09/2015 at 12:42
“Il colore degli incubi” mi piace, “Nero… morte.” solite banalità, “non capiva se i suoi occhi erano aperti o chiusi” mi sembra strano che non non lo capisce anche se sta nel buoi totale, “quindi tutto ciò che poteva vedere – o non vedere – era il nulla più totale -” pleonastico, “Sussurrò a sè stessa… intensità” a me sembra che una frase del genere possa servire ad autoconvincersi del contrario, e comunque la frase è astrusa, “blu come l’oceano tempestoso” banalità, “Sabine portò la mano… da fare.” al massimo appena apre la porta blu vede quella rossa; se Sabine tocca la porta blu, non la apre, non la attraversa, si limita a toccarla, allora per vedere qualcosa la porta che ha solo toccato deve scomparire; ma non scompare, perché poi Sabine le vede tutte e due; quindi è impossibile; e se anche lo fosse, non è descritto; “l’idea di solare” brutto, “verde-serpe e rosa-neonato”: se dici viola melanzana o seppia ci può stare, perché tutte le melanzane e tutte le seppie hanno più o meno lo stesso colore e comunque è più o meno chiaro al lettore a quale colore l’autore si riferisce; ma penso che esistano serpenti di qualsiasi tonalità di verde, così come neonati di diverse tonalità di rosa; sono delle espressioni deboli; “Giallo come sabbia di una clessidra” perché, nelle clessidre mettono una sabbia di un colore particolare? Che differenza c’è tra la sabbia e la sabbia delle clessidre? etc, etc… questo era solo il primo capitolo.
30/09/2015 at 13:13
Non mi sono mai autoproclamata la nuova Stephen King, quindi tutta la tecnicità che cerchi non la troverai mai in qualcosa scritto da me. Scrivo per hobby, perché mi piace. Ma ciò che mi domando è questo: se è tutto così banale e brutto perché leggerlo? 🙂
30/09/2015 at 13:21
Ah, i colori sono associati a sentimenti ecco perché non c’è nessun verde-serpe e rosa neonato. Inoltre trovo assurde tutte queste critiche da una persona che nel suo racconto non coniuga nemmeno i verbi nel tempo corretto.
Andiamo bene. 🙂 Grazie mille, spero di riuscire ad essere ancora più banale nel prossimo capitolo così mi risparmio un commento-poema noioso, altezzoso, smorfioso e sgarbato. ^.^
30/09/2015 at 15:21
“i colori sono associati a sentimenti ecco perché non c’è nessun verde-serpe e rosa neonato” senti, sei poco chiara. Il nesso tra colori ed emozioni è valido sia per ragioni culturali (il nero del fascismo, la cui ideologia violenta può suscitare paura) che biologiche (è accertato che la vista del colore rosso accelera il battito cardiaco quindi può suscitare preoccupazione e che il colore blu crea dipendenza quindi può suscitare fiducia e tranquillità). Quando dici “verde-serpe” e “rosa-neonato” non associ un colore ad una emozione, ma a una immagine. Ne “La solitudine dei numeri primi” di Paolo Giordano, c’è un passaggio in una bambina è bloccata su una funivia, intorno a lei il paesaggio è totalmente bianco perché fuori c’è una tempesta di neve. La bambina pensa: quel bianco totale non è meno inquietante del buio assoluto. Questa mi sembra una buon esempio di come associare “colori” ed “emozioni” (e tra l’altro mi sembra un pensiero intelligente e forse originale). “Verde-serpe” non è un associazione tra un colore e un’emozione, semplicemente perché un serpente non è una emozione. Se intendi dire che la protagonista associa il colore ad una immagine o a un ricordo e a quella immagine e a quel ricordo una emozione, non è questo il modo per farlo. Prima specifica in maniera seria che colore è, e poi mostra le azioni del personaggio che fanno capire al lettore che emozione ha provato la protagonista (non basta raccontare le emozioni del protagonista) o direttamente i suoi pensieri. Tipo: “Vide la porta. Era verde muschio. A Sabine sembrò il serpente che la morse sotto un occhio quando era piccola… etc.” oppure “Vide la porta. Aveva il colore di un’albicocca. Sabine immaginò la pelle di un neonato: sarebbe mai stata in grado di accudire… etc.”.
Il lettore legge “verde-serpente” e immagina un serpente a caso. Ma non sa precisamente di che colore è. Invece la lettura dovrebbe fornire immagini quanto più precise possibile.
30/09/2015 at 15:31
Non sono opinioni, sono commenti tecnici che trovi ovunque leggendo manuali di scrittura.
30/09/2015 at 15:33
Ritratto: alcuni pareri sono personali, tipo la banalità del “Nero come il vuoto, il nulla, la morte”… brrr che paura!!
30/09/2015 at 15:36
Ma non leggerlo no? Lasciami nella mia banalità, che problemi ti crea?
30/09/2015 at 15:32
Ma permetti che se io voglio associare colori ad emozioni o sensazioni lo faccio a mio piacere? Se vuoi delle immagini, immaginatele. Non cambierò certo modo di fare o di scrivere perché tu hai bisogno di associare colori ad immagini o perché non sono ai livelli dei tuoi autori preferiti. Leggi loro e hai risolto. Nessuno ti costringe a leggere proprio il mio racconto. Ce ne sono tanti molto belli e migliori del mio su questa piattaforma. Questo non ti piace ? Piacere a sta ceppa, leggi e un altro. 🙂
30/09/2015 at 15:33
Leggine* xD
30/09/2015 at 15:36
No, lo leggo perché mi è utile trovare errori in scrittori meno che principianti (come te e me).
30/09/2015 at 15:39
Sarà meno banale il tuo ‘sole splendente’. Mia madre mi ha sempre insegnato questo: prima di guardare, criticare e giudicare gli altri guarda te stessa. Visto che la tua presenza mi irrita in posti in cui il ‘sole splendente’ della tua storia non batte, fammi il piacere di non commentare la mia storia, per favore.
30/09/2015 at 16:20
Il “sole splendente” ora che me lo fai notare è una banalità.
Mi fa piacere ricevere commenti in cui sono evidenziati i miei errori, se ti va, commenta la mia storia. Magari trovo qualcosa che non avevo notato.
30/09/2015 at 16:22
Santa donna tua madre.
30/09/2015 at 16:24
No. L’ho letto e non intendo avere a che fare ulteriormente con un elemento come te. Grazie della proposta, ma io nella mia banalità e tu nella tua. 🙂
30/09/2015 at 19:35
Rimango a disposizione per qualsiasi critica.
29/10/2015 at 18:01
Scusate se mi intrometto, sono capitata qua per caso e la discussione mi ha interessato. VaiTra, sarò molto onesta, come sono sempre: sei veramente un rompico******. Se le storie le trovi tutte banali e non originali, fai una cosa, come ti ho già detto: fatti una passeggiata e, se possibile, buttati giù da un ponte, così non dovrai più leggerne, perché sentirsi dire cose del genere da un moccioso qualunque che scrive storie “a metà tra Game of Thrones e The Wicther” è veramente il massimo del ridicolo. Sei puerile, tronfio e commenti per il gusto di dar fastidio, non per consigliare e aiutare gli altri – Aria, in questo caso. Lei, quantomeno, a scrivere qualcosa di davvero suo ci ha provato, che poi, come dice ella stessa, non sia alla pari di un’opera alla Stephen King è un discorso a parte (e, oltretutto, non penso proprio stia a te giudicarlo). Riguardo al suo “essere poco chiara”, concludo, conosco persone brillanti che, essendo tali, hanno talmente tante idee e pensieri da non riuscire a buttarle giù chiaramente, finendo per creare confusione persino per sé stesse. Le cose si possono dire anche in modo più gentile, senza per forza cercare di sminuire gli altri per compensare le proprie mancanze e farsi grossi.
30/10/2015 at 13:56
Ei non c’è bisogno che ti agiti così, se proprio mi vuoi conoscere puoi scrivermi a raffaelevitodas@gmail.com
Ti avviso che per il momento però sono impegnato.
30/10/2015 at 15:18
Ma tu le cose le leggi e le capisci o le interpreti a modo tuo e viaggi con la fantasia? xD Chi ti vuole conoscere, sparisci xD
30/10/2015 at 15:31
Solo una cosa posso dire, cercando di esprimermi al meglio delle mie qualità: mah.
01/01/2017 at 11:35
Secondo te è un analfabeta funzionale? 🙂
26/08/2015 at 16:56
Scopriamo cos’è il progetto KU4 🙂 Ottimo capitolo
17/09/2015 at 10:24
Uh, è Shana nella tua foto :O
18/10/2015 at 08:41
Sì è lei 😉
(Perdona il ritardo della risposta, ultimamente faccio fatica a seguire il sito…)
18/08/2015 at 23:03
Ciao, mentre leggevo questo racconto ho provato delle sensazioni strane, di angoscia. Però è avvincente, mi piace molto!
Scelgo le spiegazioni di Rachel/Celia (tra le quali, secondo me, dovrebbe necessariamente esserci anche quella sul progetto Ku4… come potrebbe mancare?)
18/08/2015 at 23:06
Caspita, però così ti ho messo in parità! 🙁 Chiedo venia
17/09/2015 at 10:23
Grazie, l’obbiettivo è angosciare prima me e poi i lettori, ovviamente.
13/08/2015 at 10:46
Cos’è il progetto Ku4.
17/09/2015 at 10:22
E se ti dicessi che non ne ho idea?
21/09/2015 at 21:46
Ti direi che la mia non era una domanda ma un’informazione su cosa ho votato ahahah