Il colore degli incubi

Dove eravamo rimasti?

Mi scuso se il capitolo non è il massimo, ma con due opzioni in parità è stata dura farle andare d'accordo. Ora, che facciamo? Fuori dalla casa qualcuno le spia. (50%)

Giallo. Giallo come la desolazione.

Rachel andò verso la cucina a preparare degli spuntini mentre Sabine si concentrò sulla ricerca on-line, voleva approfondire alcuni argomenti che l’amica trovava futili oppure che secondo lei non portavano a nulla di concreto. Rachel era preoccupata per l’amica, sembrava stesse sviluppando un’ossessione per tutta la questione, era restia al crederle in tutto e per tutto ormai, tuttavia era incerta su cosa fosse giusto credere e cosa no.

Sabine si trovava ancora nel salotto, fissava lo schermo illuminato del portatile di Rachel con aria pensierosa e non prestando realmente attenzione alla ricerca, qualcosa catturò poi la sua attenzione: un movimento all’esterno. Da dietro le tende poste sulla finestra al fianco della porta d’ingresso vide una fugace ombra sfrecciare sul portico. Non si rese nemmeno conto di essersi alzata e mossa verso la porta incosciamente, mossa dall’istinto – o forse dalla curiosità -. Aprì la porta di scatto, intenzionata a cogliere in flagrante e di sorprendere chiunque fosse l’intruso, non appena guardò all’esterno l’unica a rimanere sorpresa fu lei poiché si ritrovò al centro di un’infinita distesa color giallo come il senso di desolazione che la pervase nell’osservare miliardi e miliardi di piccoli e lucenti granelli di sabbia dorati che risplendevano colpiti dai raggi cocenti del sole. Sabine tentò di prendere un respiro quanto più profondo possibile, l’ambiente attorno a lei era dannatamente arido e l’aria afosa, infatti le venne un affanno a causa dell’aria troppo calda. Il suo sguardo passò in rassegna quell’infinito deserto che inesorabile si fondeva con il cielo appena sopra la linea rossa dell’orizzonte. Non vide nulla di utile, né un riparo né movimenti di altre persone: nulla.

Sabine si sentì persa osservando tutto quel giallo, giallo come la desolazione che le trasmetteva in quel momento ritrovarsi al centro di una distesa cocente priva di ripari dal sole che le batteva addosso come se volesse cuocerla a puntino. Era orribile. Si voltò per guardare dietro di sé nella speranza che la porta di casa fosse ancora lì in modo da permetterle di rifugiarsi all’interno, con delusione apprese la notizia che anche dietro di sé si estendeva quell’enorme deserto. Nonostante avesse questa terribile sensazione di essere finita nel bel mezzo del nulla, non si perse d’animo e fece un giro su sé stessa scrutando minuziosamente intorno a sé alla ricerca di chiunque potesse essere passato poco prima davanti al portico, ammesso fosse in quel deserto con lei. Non c’era nessuno, solo lei, smarrita in mezzo al nulla.

«Come procede?» Domandò una voce profonda di un uomo.
«Il progetto KU4 sul soggetto E801O non ha prodotto alcun risultato degno di nota, finora. E801O è ancora sotto sedativi dopo l’ultima crisi.» Rispose una voce, questa volta femminile.
«Continui il trattamento su tutti e quattro i soggetti in laboratorio, ci aggiorniamo tra tre ore.» Ancora l’uomo e subito dopo si udirono dei rumori di passi che si allontanavano ed una porta che scattava per chiudersi. Sabine socchiuse gli occhi, era su un letto? Circondata da macchinari elettrici e cavi. Le palpebre erano troppo pesanti, chiuse gli occhi prima di vedere altro.
Il secondo dopo si guardò intorno confusa: era di nuovo nel deserto. Cosa erano tutti quei macchinari? Chi erano i due a parlare? Ma sopratutto di che diavolo parlavano? «Progetto KU4? Soggetto E801O?» Ripetè ad alta voce valutando se in qualche posto recondito della sua mente ricordava qualcosa, ma nulla. Non aveva idea di cosa stessero parlando né di chi fossero i due che non era riuscita a vedere.

Strizzò gli occhi e quando li riaprì era di nuovo sul portico di Rachel, fuori dalla porta, per un istante vide sé stessa nel giardino che la osservava, sussultò per la sorpresa, fece un respiro profondo e chiuse nuovamente gli occhi. Si massaggiò le tempie per qualche secondo e quando riaprì gli occhi nel giardino non c’era nessuno. «Sto impazzendo, porca miseria.» Si disse con la voce tremante.

Confusa e ancora leggermente scossa si voltò ed aprì la porta, diede un ultimo sguardo alle sue spalle senza vedere nulla, rientrò in casa e chiuse la porta.

Rachel la stava aspettando seduta vicino al computer con una tazza fumante di cioccolata calda tra le mani.
«Tutto a posto?» Domandò Rachel.
Sabine si limitò ad annuire, rabbrividì nel rendersi conto che la voce di Rachel era fin troppo simile a quella che aveva udito in mezzo al deserto. Forse stava davvero impazzendo.
«Progetto KU4, soggetto E801O» Ripeté Sabine, sedendosi al tavolo affianco a Rachel e prendendo la tazza di cioccolata. «Scoprirò cosa sta succedendo, puoi starne certa.»
La sua frase suonò molto come una minaccia, Sabine fissava negli occhi l’amica studiandone l’espressione per verificare se quelle parole che non riusciva a comprendere potessero scatenare una qualsiasi reazione sull’amica. Questo avrebbe sicuramente confermato il suo dubbio che Rachel sa più di ciò che dice.

Dopo questa lunghissima pausa, eccoci col nuovo capitolo e nuove svolte. Non sono sicura di che piega prenderà questa storia. Che si fa?

  • Andiamo dai due individui che parlano strano e scopriamo qualcosa in più. (33%)
    33
  • Sabine mette con le spalle al muro Rachel che confessa. (40%)
    40
  • Restiamo nel mistero ma Sabine conoscerà qualcuno. (27%)
    27
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208 Commenti

  • Eccomi qui come promesso.
    Allora, non ci conosciamo, premetto sempre che io tendo a scrivere, pure troppo, i miei pareri, perché credo molto nel confronto.
    Ti dirò cosa mi ha convinto del tuo racconto: l’idea di fondo, checché ne pensi qualcuno, 🙂 mi intriga molto. Un’artista che associa un colore a un oggetto o persona o sensazione e in base a questa descrive la realtà. Be’, mi pare quasi un sunto dello spirito artistico. Riprendi spesso questo concetto, a me sarebbe piaciuto che lo sviluppassi anche di più. Ho apprezzato molto i primi capitoli e la corrispondenza tra realtà onirica e quadri, questo aspetto si è un po’ perso nel prosieguo.
    Non mi dispiace neppure la piega che ha preso la storia, ha svoltato rimanendo originale.
    Veniamo alle cose che mi hanno convinto un po’ meno: il racconto manca un po’ di organicità. Inutile dire che questo è uno dei problemi di questa piattaforma per il resto molto valida: i lettori ti fanno prendere strade impreviste e devi contorcerti per incastrare i pezzi. Inoltre, a mio parere, lo stile in alcuni punti risente, penso, di una certa ‘ansia di pubblicare’: interpreto così molte parole ripetute (ho appuntato solo il cap. 6 ma ce n’è molti esempi: aria, giardino, porta. Anche deserto, ma lì il discorso è un po’ diverso) e periodi un po’ contorti.
    In conclusione: la tua storia ha qualcosa che molte storie celebrate qui sopra non hanno. È molto originale, è scorrevole e… racconta qualcosa! Le manca solo una conclusione!
    Ciao a prestissimo

    • Ti dirò che ci hai preso perfettamente in tutto, tranne forse per l’ansia da pubblicare se è inteso come una sorta di fretta. Come ti ho detto nel commento precedente questo racconto lo tengo in ballo da due anni. Per il resto ti do ragione, purtroppo mi sono trovata a sviare un po’ la trama iniziale perché in tutta onestà non avevo idea di come proseguire, ho cercato di adattarlo ai voti ricevuti ( mea culpa che ogni volta sparo opzioni a caso senza considerare le conseguenze), ormai è diventata una sfida poterlo concludere! Ti ringrazio molto <3

  • Ciao aria,
    Non so ancora nulla di te e mi appresto a leggere la tua storia che commenterò.
    Volevo però farti un’ anticipazione: scorrendo i commenti per un attimo mi è sembrato che il mitico VaiTra fosse tornato. Puoi credermi se ti dico che ero quasi contento? I suoi commenti raggiungono vette ineguagliabili. Soprattutto se raffrontate a ciò che scrive e a come lo scrive.
    😀 😀
    Non avrei potuto rispondergli meglio.
    A tra poco.

    • No, fortunatamente è un battibecco che risale ad un anno fa, penso che questo racconto abbia battuto ogni record sul sito visto che sono due anni che è in ballo e ancora non l’ho concluso.
      Purtroppo ho avuto una crisi e una sorta di blocco durante lo svolgimento, per la seconda volta, non riuscendo a trovare un modo per proseguire. 🙁

  • Voto per Rachel/Celia spiega tutto a Sabine, la poveretta merita una spiegazione dopo tutto quello che ha passato o penserà veramente di aver perso il nume della ragione.
    Ho appena finito di leggere i tuoi capitoli adesso, la tua storia mi era sfuggita. Sono contenta di averla recuperata in tempo e, dal momento che mi piace, la seguirò fino alla fine.
    Ciao.

  • “Il colore degli incubi” mi piace, “Nero… morte.” solite banalità, “non capiva se i suoi occhi erano aperti o chiusi” mi sembra strano che non non lo capisce anche se sta nel buoi totale, “quindi tutto ciò che poteva vedere – o non vedere – era il nulla più totale -” pleonastico, “Sussurrò a sè stessa… intensità” a me sembra che una frase del genere possa servire ad autoconvincersi del contrario, e comunque la frase è astrusa, “blu come l’oceano tempestoso” banalità, “Sabine portò la mano… da fare.” al massimo appena apre la porta blu vede quella rossa; se Sabine tocca la porta blu, non la apre, non la attraversa, si limita a toccarla, allora per vedere qualcosa la porta che ha solo toccato deve scomparire; ma non scompare, perché poi Sabine le vede tutte e due; quindi è impossibile; e se anche lo fosse, non è descritto; “l’idea di solare” brutto, “verde-serpe e rosa-neonato”: se dici viola melanzana o seppia ci può stare, perché tutte le melanzane e tutte le seppie hanno più o meno lo stesso colore e comunque è più o meno chiaro al lettore a quale colore l’autore si riferisce; ma penso che esistano serpenti di qualsiasi tonalità di verde, così come neonati di diverse tonalità di rosa; sono delle espressioni deboli; “Giallo come sabbia di una clessidra” perché, nelle clessidre mettono una sabbia di un colore particolare? Che differenza c’è tra la sabbia e la sabbia delle clessidre? etc, etc… questo era solo il primo capitolo.

    • Non mi sono mai autoproclamata la nuova Stephen King, quindi tutta la tecnicità che cerchi non la troverai mai in qualcosa scritto da me. Scrivo per hobby, perché mi piace. Ma ciò che mi domando è questo: se è tutto così banale e brutto perché leggerlo? 🙂

    • Ah, i colori sono associati a sentimenti ecco perché non c’è nessun verde-serpe e rosa neonato. Inoltre trovo assurde tutte queste critiche da una persona che nel suo racconto non coniuga nemmeno i verbi nel tempo corretto.
      Andiamo bene. 🙂 Grazie mille, spero di riuscire ad essere ancora più banale nel prossimo capitolo così mi risparmio un commento-poema noioso, altezzoso, smorfioso e sgarbato. ^.^

      • “i colori sono associati a sentimenti ecco perché non c’è nessun verde-serpe e rosa neonato” senti, sei poco chiara. Il nesso tra colori ed emozioni è valido sia per ragioni culturali (il nero del fascismo, la cui ideologia violenta può suscitare paura) che biologiche (è accertato che la vista del colore rosso accelera il battito cardiaco quindi può suscitare preoccupazione e che il colore blu crea dipendenza quindi può suscitare fiducia e tranquillità). Quando dici “verde-serpe” e “rosa-neonato” non associ un colore ad una emozione, ma a una immagine. Ne “La solitudine dei numeri primi” di Paolo Giordano, c’è un passaggio in una bambina è bloccata su una funivia, intorno a lei il paesaggio è totalmente bianco perché fuori c’è una tempesta di neve. La bambina pensa: quel bianco totale non è meno inquietante del buio assoluto. Questa mi sembra una buon esempio di come associare “colori” ed “emozioni” (e tra l’altro mi sembra un pensiero intelligente e forse originale). “Verde-serpe” non è un associazione tra un colore e un’emozione, semplicemente perché un serpente non è una emozione. Se intendi dire che la protagonista associa il colore ad una immagine o a un ricordo e a quella immagine e a quel ricordo una emozione, non è questo il modo per farlo. Prima specifica in maniera seria che colore è, e poi mostra le azioni del personaggio che fanno capire al lettore che emozione ha provato la protagonista (non basta raccontare le emozioni del protagonista) o direttamente i suoi pensieri. Tipo: “Vide la porta. Era verde muschio. A Sabine sembrò il serpente che la morse sotto un occhio quando era piccola… etc.” oppure “Vide la porta. Aveva il colore di un’albicocca. Sabine immaginò la pelle di un neonato: sarebbe mai stata in grado di accudire… etc.”.

        Il lettore legge “verde-serpente” e immagina un serpente a caso. Ma non sa precisamente di che colore è. Invece la lettura dovrebbe fornire immagini quanto più precise possibile.

    • Scusate se mi intrometto, sono capitata qua per caso e la discussione mi ha interessato. VaiTra, sarò molto onesta, come sono sempre: sei veramente un rompico******. Se le storie le trovi tutte banali e non originali, fai una cosa, come ti ho già detto: fatti una passeggiata e, se possibile, buttati giù da un ponte, così non dovrai più leggerne, perché sentirsi dire cose del genere da un moccioso qualunque che scrive storie “a metà tra Game of Thrones e The Wicther” è veramente il massimo del ridicolo. Sei puerile, tronfio e commenti per il gusto di dar fastidio, non per consigliare e aiutare gli altri – Aria, in questo caso. Lei, quantomeno, a scrivere qualcosa di davvero suo ci ha provato, che poi, come dice ella stessa, non sia alla pari di un’opera alla Stephen King è un discorso a parte (e, oltretutto, non penso proprio stia a te giudicarlo). Riguardo al suo “essere poco chiara”, concludo, conosco persone brillanti che, essendo tali, hanno talmente tante idee e pensieri da non riuscire a buttarle giù chiaramente, finendo per creare confusione persino per sé stesse. Le cose si possono dire anche in modo più gentile, senza per forza cercare di sminuire gli altri per compensare le proprie mancanze e farsi grossi.

  • Ciao, mentre leggevo questo racconto ho provato delle sensazioni strane, di angoscia. Però è avvincente, mi piace molto!
    Scelgo le spiegazioni di Rachel/Celia (tra le quali, secondo me, dovrebbe necessariamente esserci anche quella sul progetto Ku4… come potrebbe mancare?)

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