Il colore degli incubi

Dove eravamo rimasti?

Che farà ora la nostra pittrice maledetta? Chiama qualcuno per raccontare ciò che le sta accadendo. ( Se volete suggerire un eventuale "chi" nei commenti, fate pure!) (52%)

Bianco. Bianco come l’ansia.

Dopo l’ultimo incubo Sabine capì che non poteva affrontare tutto sola, innanzitutto perchè non aveva la minima idea di cosa stesse realmente accadendo e poi perchè la situazione le sembrava decisamente più grande di lei stessa vist gli sviluppi riguardanti le ferite in sogno che si materializzavano nel reale. Si decise a chiedere aiuto ad un’amica, perchè la cosa che maggiormente la spaventava erano appunto le ferite: cosa sarebbe successo se in sogno le fosse accaduto qualcosa di più grave di un semplice graffio? E se fosse addirittura morta avrebbe rischiato di morire per davvero?

In pochi minuti raggiunse l’abitazione di Rachel, non si rese nemmeno conto del tempo che inesorabile scorreva persa com’era da quei pensieri spaventosi. Rachel condivideva la stessa passione di Sabine per l’arte, sebbene in maniera completamente diversa. Sabine era una pittrice molto classica, un dipinto di natura morta l’avrebbe riprodotto così, come i suoi occhi lo visualizzavano, un semplice vaso di fiori. Rachel, invece, stravolgeva ogni cosa su cui il suo sguardo si focalizzava rendendolo futuristico e tecnologico. Una rappresentazione di natura morta sarebbe stata resa viva da un impianto di irrigazione super avanzato e i petali di ogni fiore avrebbero avuto parti robotiche che avrebbero permesso loro di fare ogni cosa possibile e immaginabile. Lei insisteva nel dire che quello era il suo tocco, il suo modo di differenziarsi dagli altri, personalizzare.

Le due amiche si salutarono con abbracci calorosi e sorrisi, entrarono e davanti ad una bollente tazza di caffè fumante Sabine raccontò la storia all’amica.

«Cristo Saby, ma che droghe stai assumendo recentemente?» Fu il primo commento di Rachel, nonostante la serietà con cui Sabine le aveva raccontato la faccenda. Riconosceva che l’amica era sicuramente turbata, ma la sua storia aveva dell’inverosimile: i sogni sono illusioni, nulla è reale.
«Rachel, per favore, non è uno scherzo. Ho ancora la ferita provocata nel sogno.» Sabine stava iniziando a valutare l’idea di avere qualche problema a livello mentale, che stesse impazzendo?
Per una dozzina di minuti ci fu un silenzio quasi imbarazzante, Rachel si era fatta pensierosa: aveva sicuramente in mente qualcosa. La invitò a dormire da lei per la notte. Sabine era terrificata all’idea di dormire da sola perchè non aveva nessun indizio su cosa le sarebbe potuto accadere, ma stranamente, una volta nel letto un senso di protezione la colse facendola addormentare: non era sola.

Sabine si ritrovò in una strana stanza completamente bianca, bianca come il panico. In realtà le pareti erano color panna ma l’intensa luce accecante la stava frastornando. Con un rumore metallico l’impianto di aerazione si avviò catturando la sua attenzione, volse lo sguardo verso l’alto alla grata che permetteva all’aria condizionata di fuoriuscire. Fece per avviarsi verso la porta, ma sentì il proprio corpo pesante: qualcosa non andava. Mosse il primo passo verso di essa e sentì qualcosa sbatterle sulla schiena, goffamente iniziò a tastare la propria schiena cercando di capire cosa diavolo si stesse portando appresso, dopo qualche minuto di tentativi a vuoto riuscì infine a toccarlo; un piccolo droide bianco e grigio era appeso alla sua schiena con le sue lunghe braccia di metallo. Era tondo, provvisto di braccia e gambette, al centro del suo corpo circolare una specie di occhio ovale illuminato da una luce celeste. «Ma cosa caz…» Non finì la frase perchè capì: era cosciente di non essere cosciente. «Rachel, brutta stronza, che cazzo stai combinando?» Chiese al soffitto come se l’amica potesse sentirla, intanto prese le debite distanze dal piccolo droide. «Va bene, ti chiamerò Zero. Andiamo, forza. Troviamo quel figlio di puttana e cerchiamo di capire che cosa sta combinando.» Si avviò verso la porta, o almeno, ciò che a lei sembrava tale. Era marrone ed aveva un pomello rotondo. Una volta giunta davanti ad essa si rese conto che era una porta singolare: aveva una striscia celeste che la percorreva orizzontalmente all’altezza dell’ipotetico pomello, che a sua volta aveva un buco a forma di croce. «Vuoi prendermi per il culo?! Come dovrei aprire quest’aggeggio infernale?!» Chiese nuovamente al soffitto. Il droide iniziò a roteare, spaventando Sabine. Cambiò forma fino a trasformarsi in una balestra bianca come l’avorio. L’ansia la travolse improvvisamente: non aveva la minima idea di come usare quell’arnese bianco, bianco come l’ansia che provava in quel momento, tuttavia si fece forza, doveva riuscire a incontrare quel maledetto e capire. Guardò nuovamente la porta, che ora era mutata, la linea lucente non era più solo una linea ma una scritta lampeggiante: “Spaccagli il culo, Saby”. Rise e si portò una mano al collo. Era apparsa una collana con un ciondolo a forma di croce. Sabine capì che Rachel l’aveva bloccata all’interno della stanza il tempo necessario per armarla.
Armata e non più sola guardò Zero ed aprì la porta, pronta ad affrontare qualunque cosa.

Ok, siamo rimasti dentro il sogno (questo perchè nonostante due ore di tagli, i caratteri non mi bastano mai xD). Cosa accade ora?

  • Qualcosa va storto e Rachel non riesce a concludere il dipinto, smettendo di proteggerla. (42%)
    42
  • Zero va in corto circuito e attacca Sabine. (13%)
    13
  • Zero e Sabine aprono la porta e si avventurano alla ricerca dell'aggressore. (46%)
    46
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208 Commenti

  • Eccomi qui come promesso.
    Allora, non ci conosciamo, premetto sempre che io tendo a scrivere, pure troppo, i miei pareri, perché credo molto nel confronto.
    Ti dirò cosa mi ha convinto del tuo racconto: l’idea di fondo, checché ne pensi qualcuno, 🙂 mi intriga molto. Un’artista che associa un colore a un oggetto o persona o sensazione e in base a questa descrive la realtà. Be’, mi pare quasi un sunto dello spirito artistico. Riprendi spesso questo concetto, a me sarebbe piaciuto che lo sviluppassi anche di più. Ho apprezzato molto i primi capitoli e la corrispondenza tra realtà onirica e quadri, questo aspetto si è un po’ perso nel prosieguo.
    Non mi dispiace neppure la piega che ha preso la storia, ha svoltato rimanendo originale.
    Veniamo alle cose che mi hanno convinto un po’ meno: il racconto manca un po’ di organicità. Inutile dire che questo è uno dei problemi di questa piattaforma per il resto molto valida: i lettori ti fanno prendere strade impreviste e devi contorcerti per incastrare i pezzi. Inoltre, a mio parere, lo stile in alcuni punti risente, penso, di una certa ‘ansia di pubblicare’: interpreto così molte parole ripetute (ho appuntato solo il cap. 6 ma ce n’è molti esempi: aria, giardino, porta. Anche deserto, ma lì il discorso è un po’ diverso) e periodi un po’ contorti.
    In conclusione: la tua storia ha qualcosa che molte storie celebrate qui sopra non hanno. È molto originale, è scorrevole e… racconta qualcosa! Le manca solo una conclusione!
    Ciao a prestissimo

    • Ti dirò che ci hai preso perfettamente in tutto, tranne forse per l’ansia da pubblicare se è inteso come una sorta di fretta. Come ti ho detto nel commento precedente questo racconto lo tengo in ballo da due anni. Per il resto ti do ragione, purtroppo mi sono trovata a sviare un po’ la trama iniziale perché in tutta onestà non avevo idea di come proseguire, ho cercato di adattarlo ai voti ricevuti ( mea culpa che ogni volta sparo opzioni a caso senza considerare le conseguenze), ormai è diventata una sfida poterlo concludere! Ti ringrazio molto <3

  • Ciao aria,
    Non so ancora nulla di te e mi appresto a leggere la tua storia che commenterò.
    Volevo però farti un’ anticipazione: scorrendo i commenti per un attimo mi è sembrato che il mitico VaiTra fosse tornato. Puoi credermi se ti dico che ero quasi contento? I suoi commenti raggiungono vette ineguagliabili. Soprattutto se raffrontate a ciò che scrive e a come lo scrive.
    😀 😀
    Non avrei potuto rispondergli meglio.
    A tra poco.

    • No, fortunatamente è un battibecco che risale ad un anno fa, penso che questo racconto abbia battuto ogni record sul sito visto che sono due anni che è in ballo e ancora non l’ho concluso.
      Purtroppo ho avuto una crisi e una sorta di blocco durante lo svolgimento, per la seconda volta, non riuscendo a trovare un modo per proseguire. 🙁

  • Voto per Rachel/Celia spiega tutto a Sabine, la poveretta merita una spiegazione dopo tutto quello che ha passato o penserà veramente di aver perso il nume della ragione.
    Ho appena finito di leggere i tuoi capitoli adesso, la tua storia mi era sfuggita. Sono contenta di averla recuperata in tempo e, dal momento che mi piace, la seguirò fino alla fine.
    Ciao.

  • “Il colore degli incubi” mi piace, “Nero… morte.” solite banalità, “non capiva se i suoi occhi erano aperti o chiusi” mi sembra strano che non non lo capisce anche se sta nel buoi totale, “quindi tutto ciò che poteva vedere – o non vedere – era il nulla più totale -” pleonastico, “Sussurrò a sè stessa… intensità” a me sembra che una frase del genere possa servire ad autoconvincersi del contrario, e comunque la frase è astrusa, “blu come l’oceano tempestoso” banalità, “Sabine portò la mano… da fare.” al massimo appena apre la porta blu vede quella rossa; se Sabine tocca la porta blu, non la apre, non la attraversa, si limita a toccarla, allora per vedere qualcosa la porta che ha solo toccato deve scomparire; ma non scompare, perché poi Sabine le vede tutte e due; quindi è impossibile; e se anche lo fosse, non è descritto; “l’idea di solare” brutto, “verde-serpe e rosa-neonato”: se dici viola melanzana o seppia ci può stare, perché tutte le melanzane e tutte le seppie hanno più o meno lo stesso colore e comunque è più o meno chiaro al lettore a quale colore l’autore si riferisce; ma penso che esistano serpenti di qualsiasi tonalità di verde, così come neonati di diverse tonalità di rosa; sono delle espressioni deboli; “Giallo come sabbia di una clessidra” perché, nelle clessidre mettono una sabbia di un colore particolare? Che differenza c’è tra la sabbia e la sabbia delle clessidre? etc, etc… questo era solo il primo capitolo.

    • Non mi sono mai autoproclamata la nuova Stephen King, quindi tutta la tecnicità che cerchi non la troverai mai in qualcosa scritto da me. Scrivo per hobby, perché mi piace. Ma ciò che mi domando è questo: se è tutto così banale e brutto perché leggerlo? 🙂

    • Ah, i colori sono associati a sentimenti ecco perché non c’è nessun verde-serpe e rosa neonato. Inoltre trovo assurde tutte queste critiche da una persona che nel suo racconto non coniuga nemmeno i verbi nel tempo corretto.
      Andiamo bene. 🙂 Grazie mille, spero di riuscire ad essere ancora più banale nel prossimo capitolo così mi risparmio un commento-poema noioso, altezzoso, smorfioso e sgarbato. ^.^

      • “i colori sono associati a sentimenti ecco perché non c’è nessun verde-serpe e rosa neonato” senti, sei poco chiara. Il nesso tra colori ed emozioni è valido sia per ragioni culturali (il nero del fascismo, la cui ideologia violenta può suscitare paura) che biologiche (è accertato che la vista del colore rosso accelera il battito cardiaco quindi può suscitare preoccupazione e che il colore blu crea dipendenza quindi può suscitare fiducia e tranquillità). Quando dici “verde-serpe” e “rosa-neonato” non associ un colore ad una emozione, ma a una immagine. Ne “La solitudine dei numeri primi” di Paolo Giordano, c’è un passaggio in una bambina è bloccata su una funivia, intorno a lei il paesaggio è totalmente bianco perché fuori c’è una tempesta di neve. La bambina pensa: quel bianco totale non è meno inquietante del buio assoluto. Questa mi sembra una buon esempio di come associare “colori” ed “emozioni” (e tra l’altro mi sembra un pensiero intelligente e forse originale). “Verde-serpe” non è un associazione tra un colore e un’emozione, semplicemente perché un serpente non è una emozione. Se intendi dire che la protagonista associa il colore ad una immagine o a un ricordo e a quella immagine e a quel ricordo una emozione, non è questo il modo per farlo. Prima specifica in maniera seria che colore è, e poi mostra le azioni del personaggio che fanno capire al lettore che emozione ha provato la protagonista (non basta raccontare le emozioni del protagonista) o direttamente i suoi pensieri. Tipo: “Vide la porta. Era verde muschio. A Sabine sembrò il serpente che la morse sotto un occhio quando era piccola… etc.” oppure “Vide la porta. Aveva il colore di un’albicocca. Sabine immaginò la pelle di un neonato: sarebbe mai stata in grado di accudire… etc.”.

        Il lettore legge “verde-serpente” e immagina un serpente a caso. Ma non sa precisamente di che colore è. Invece la lettura dovrebbe fornire immagini quanto più precise possibile.

    • Scusate se mi intrometto, sono capitata qua per caso e la discussione mi ha interessato. VaiTra, sarò molto onesta, come sono sempre: sei veramente un rompico******. Se le storie le trovi tutte banali e non originali, fai una cosa, come ti ho già detto: fatti una passeggiata e, se possibile, buttati giù da un ponte, così non dovrai più leggerne, perché sentirsi dire cose del genere da un moccioso qualunque che scrive storie “a metà tra Game of Thrones e The Wicther” è veramente il massimo del ridicolo. Sei puerile, tronfio e commenti per il gusto di dar fastidio, non per consigliare e aiutare gli altri – Aria, in questo caso. Lei, quantomeno, a scrivere qualcosa di davvero suo ci ha provato, che poi, come dice ella stessa, non sia alla pari di un’opera alla Stephen King è un discorso a parte (e, oltretutto, non penso proprio stia a te giudicarlo). Riguardo al suo “essere poco chiara”, concludo, conosco persone brillanti che, essendo tali, hanno talmente tante idee e pensieri da non riuscire a buttarle giù chiaramente, finendo per creare confusione persino per sé stesse. Le cose si possono dire anche in modo più gentile, senza per forza cercare di sminuire gli altri per compensare le proprie mancanze e farsi grossi.

  • Ciao, mentre leggevo questo racconto ho provato delle sensazioni strane, di angoscia. Però è avvincente, mi piace molto!
    Scelgo le spiegazioni di Rachel/Celia (tra le quali, secondo me, dovrebbe necessariamente esserci anche quella sul progetto Ku4… come potrebbe mancare?)

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