Il colore degli incubi

Dove eravamo rimasti?

Ok, siamo rimasti dentro il sogno (questo perchè nonostante due ore di tagli, i caratteri non mi bastano mai xD). Cosa accade ora? Zero e Sabine aprono la porta e si avventurano alla ricerca dell'aggressore. (46%)

Blu. Blu come la sofferenza.

Rachel era completamente presa dal suo dipinto; aiutare Sabine in questa sua inverosimile avventura la faceva sentire come una combattente. Una valchiria pronta all’attacco. La sua arma era un pennello, le sue munizioni i colori e il telo il suo campo di battaglia. L’adrenalina nel suo corpo iniziava ad aumentare vorticosamente.

Sabine era molto carica, sapendo di essere spalleggiata dall’amica si sentiva invincibile. Si avventurò assieme a Zero oltre la porta, per raggiungere l’esterno dello stanzino in cui si trovavano. Vennero subito travolti da un ambiente completamente di colore blu che fece barcollare leggermente la ragazza che non riusciva a percepire nulla di buono da quel colore. Vi era un lungo corridoio con il pavimento a piastrelle blu lucido, soffitto, pareti, persino la mobilia ornamentale era di colore blu. Anche Zero cambiò colore, come un camaleonte metallico il suo corpo divenne di un blu elettrico sgargiante. Quel colore metteva Sabine a disagio.

«Blu come la disperazione.» Disse in un leggero e quasi inudibile mormorio.

Sabine deglutì rumorosamente ed avanzò per quel lunghissimo corridoio che le metteva i brividi. Camminò per diversi minuti osservandosi attorno alla ricerca di svolte o porte, ma non c’era nulla. Non si rese nemmeno conto che il piccolo Zero era sparito, non la stava più seguendo come un fido cagnolino, elemento che la scosse: Zero era la sua unica arma. Si fermò a guardare il tratto percorso in cerca di Zero, ma di lui nessuna traccia. Un’idea tremenda le sfiorò la mente: era successo qualcosa a Rachel, era l’unico modo per spiegare la sparizione di Zero. Sabine si fece forza, sebbene fosse impaurita e ormai sola continuò il percorso arrivando fino in fondo al corridoio, con una nota di disappunto scoprì che non terminava affatto con una porta con scritto “USCITA” come la sua immortale speranza le voleva suggerire ma bensì con un vasto salone. Si sentiva come rinchiusa in una gabbia per puffi. Tutto quel blu le dava il voltastomaco e le faceva girare la testa, infatti ebbe un violento capogiro che la costrinse ad appoggiarsi al tavolino per sorreggersi e non capitombolare sul pavimento. Fu proprio in quel momento che il blu venne spezzato dal nero, un’ombra: il suo inseguitore. Sabine si sforzò per rimettersi in posizione eretta, guardò l’uomo ombra e non appena fu ebbra del coraggio di cui era capace gli rivolse parola, ma la sua voce uscì in un tono stridulo, tremante e spaventato.

«Chi sei? E che cosa vuoi da me?» Fu ciò che gli chiese, non dovette attendere molto per aver risposta, perchè l’uomo ombra le si avvicinò fulmineo come il lampo di un temporale afferrandole entrambi i polsi in una morsa ferrea, subito dopo le strappò di dosso i vestiti. La ragazza si dimenò e tentò di dargli un calcio, sperando che allentasse la presa per potersi liberare, ma lui in tutta risposta le morse una spalla. Inorridita dalla sensazione che essere toccata da quel mostro le trasmetteva scoppiò a piangere. Non riuscì a vederlo in volto, ma qualcosa in lui le era familiare. La vista le si appannò a causa delle lacrime che versava mentre il suo aggressore si riversava in lei dopo aver usurpato la sua intimità con la forza. Tutto ciò che vide prima di perdere i sensi era un quadro completamente blu appeso al muro, blu come la sofferenza che stava provando nel venire violentata da quel mostro.

Rachel era distesa sul pavimento fresco quando aprì gli occhi spaesata. Si guardò intorno cercando di riordinare le idee e comprendere cosa fosse successo. Si alzò e osservò il quadro che non ricordava affatto di aver dipinto: l’acqua di un oceano ed il cadavere di una sirena insanguinata giaceva sul fondale rilasciando piccole macchie di sangue in mezzo al limpido azzurro dell’oceano. Sirena che, ad una seconda occhiata, somigliava particolarmente a Sabine. Un faro le si accese nel cervello e ricordò cosa stava facendo e perchè stava dipingendo la notte precedente.
«Ma certo! Sabine!» Esclamò e guardò sul letto, dove l’amica con gli occhi spalancati e il viso rigato dalle lacrime si teneva del ghiaccio sulla spalla.

«Ora mi credi?» Domandò singhiozzando Sabine a Rachel, quest’ultima non era certa di cosa rispondere, le scostò la mano dalla spalla per valutare la ferita: segni di una dentatura che sicuramente non poteva procurarsi da sola durante il sonno.
«Si.» Fu la risposta secca di Rachel anche se ancora non riusciva a spiegarsi cosa stesse davvero accadendo. «Sabi, che ti è successo ? E quel quadro? Io stavo dipingendo altro, non so nemmeno come ho fatto a svenire sul pavimento.» Rachel era confusa, guardava Sabine in attesa di spiegazioni che nemmeno lei aveva. Al ricordo dello stupro da parte dell’uomo ombra però, Sabine scoppiò in un pianto isterico.  
«Mi ha violentata.» Rispose dal suo stato di shock Sabine. 

Rachel non era sicura di come agire, mise a dormire l’amica dopo averle servito una tazza di tè caldo e dopo una lunga riflessione prenotò due test dal medico per Sabine: AIDS e gravidanza.

Povera Sabine, e povero Zero. Ora, come procediamo?

  • Inspiegabilmente Zero appare nella stanza con un messaggio. (12%)
    12
  • Rachel e Sabine effettuano ricerche su eventi esoterici riguardanti i sogni e i dipinti. (44%)
    44
  • Sabine fa i test prenotati da Rachel e fa una scoperta. (44%)
    44
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208 Commenti

  • Eccomi qui come promesso.
    Allora, non ci conosciamo, premetto sempre che io tendo a scrivere, pure troppo, i miei pareri, perché credo molto nel confronto.
    Ti dirò cosa mi ha convinto del tuo racconto: l’idea di fondo, checché ne pensi qualcuno, 🙂 mi intriga molto. Un’artista che associa un colore a un oggetto o persona o sensazione e in base a questa descrive la realtà. Be’, mi pare quasi un sunto dello spirito artistico. Riprendi spesso questo concetto, a me sarebbe piaciuto che lo sviluppassi anche di più. Ho apprezzato molto i primi capitoli e la corrispondenza tra realtà onirica e quadri, questo aspetto si è un po’ perso nel prosieguo.
    Non mi dispiace neppure la piega che ha preso la storia, ha svoltato rimanendo originale.
    Veniamo alle cose che mi hanno convinto un po’ meno: il racconto manca un po’ di organicità. Inutile dire che questo è uno dei problemi di questa piattaforma per il resto molto valida: i lettori ti fanno prendere strade impreviste e devi contorcerti per incastrare i pezzi. Inoltre, a mio parere, lo stile in alcuni punti risente, penso, di una certa ‘ansia di pubblicare’: interpreto così molte parole ripetute (ho appuntato solo il cap. 6 ma ce n’è molti esempi: aria, giardino, porta. Anche deserto, ma lì il discorso è un po’ diverso) e periodi un po’ contorti.
    In conclusione: la tua storia ha qualcosa che molte storie celebrate qui sopra non hanno. È molto originale, è scorrevole e… racconta qualcosa! Le manca solo una conclusione!
    Ciao a prestissimo

    • Ti dirò che ci hai preso perfettamente in tutto, tranne forse per l’ansia da pubblicare se è inteso come una sorta di fretta. Come ti ho detto nel commento precedente questo racconto lo tengo in ballo da due anni. Per il resto ti do ragione, purtroppo mi sono trovata a sviare un po’ la trama iniziale perché in tutta onestà non avevo idea di come proseguire, ho cercato di adattarlo ai voti ricevuti ( mea culpa che ogni volta sparo opzioni a caso senza considerare le conseguenze), ormai è diventata una sfida poterlo concludere! Ti ringrazio molto <3

  • Ciao aria,
    Non so ancora nulla di te e mi appresto a leggere la tua storia che commenterò.
    Volevo però farti un’ anticipazione: scorrendo i commenti per un attimo mi è sembrato che il mitico VaiTra fosse tornato. Puoi credermi se ti dico che ero quasi contento? I suoi commenti raggiungono vette ineguagliabili. Soprattutto se raffrontate a ciò che scrive e a come lo scrive.
    😀 😀
    Non avrei potuto rispondergli meglio.
    A tra poco.

    • No, fortunatamente è un battibecco che risale ad un anno fa, penso che questo racconto abbia battuto ogni record sul sito visto che sono due anni che è in ballo e ancora non l’ho concluso.
      Purtroppo ho avuto una crisi e una sorta di blocco durante lo svolgimento, per la seconda volta, non riuscendo a trovare un modo per proseguire. 🙁

  • Voto per Rachel/Celia spiega tutto a Sabine, la poveretta merita una spiegazione dopo tutto quello che ha passato o penserà veramente di aver perso il nume della ragione.
    Ho appena finito di leggere i tuoi capitoli adesso, la tua storia mi era sfuggita. Sono contenta di averla recuperata in tempo e, dal momento che mi piace, la seguirò fino alla fine.
    Ciao.

  • “Il colore degli incubi” mi piace, “Nero… morte.” solite banalità, “non capiva se i suoi occhi erano aperti o chiusi” mi sembra strano che non non lo capisce anche se sta nel buoi totale, “quindi tutto ciò che poteva vedere – o non vedere – era il nulla più totale -” pleonastico, “Sussurrò a sè stessa… intensità” a me sembra che una frase del genere possa servire ad autoconvincersi del contrario, e comunque la frase è astrusa, “blu come l’oceano tempestoso” banalità, “Sabine portò la mano… da fare.” al massimo appena apre la porta blu vede quella rossa; se Sabine tocca la porta blu, non la apre, non la attraversa, si limita a toccarla, allora per vedere qualcosa la porta che ha solo toccato deve scomparire; ma non scompare, perché poi Sabine le vede tutte e due; quindi è impossibile; e se anche lo fosse, non è descritto; “l’idea di solare” brutto, “verde-serpe e rosa-neonato”: se dici viola melanzana o seppia ci può stare, perché tutte le melanzane e tutte le seppie hanno più o meno lo stesso colore e comunque è più o meno chiaro al lettore a quale colore l’autore si riferisce; ma penso che esistano serpenti di qualsiasi tonalità di verde, così come neonati di diverse tonalità di rosa; sono delle espressioni deboli; “Giallo come sabbia di una clessidra” perché, nelle clessidre mettono una sabbia di un colore particolare? Che differenza c’è tra la sabbia e la sabbia delle clessidre? etc, etc… questo era solo il primo capitolo.

    • Non mi sono mai autoproclamata la nuova Stephen King, quindi tutta la tecnicità che cerchi non la troverai mai in qualcosa scritto da me. Scrivo per hobby, perché mi piace. Ma ciò che mi domando è questo: se è tutto così banale e brutto perché leggerlo? 🙂

    • Ah, i colori sono associati a sentimenti ecco perché non c’è nessun verde-serpe e rosa neonato. Inoltre trovo assurde tutte queste critiche da una persona che nel suo racconto non coniuga nemmeno i verbi nel tempo corretto.
      Andiamo bene. 🙂 Grazie mille, spero di riuscire ad essere ancora più banale nel prossimo capitolo così mi risparmio un commento-poema noioso, altezzoso, smorfioso e sgarbato. ^.^

      • “i colori sono associati a sentimenti ecco perché non c’è nessun verde-serpe e rosa neonato” senti, sei poco chiara. Il nesso tra colori ed emozioni è valido sia per ragioni culturali (il nero del fascismo, la cui ideologia violenta può suscitare paura) che biologiche (è accertato che la vista del colore rosso accelera il battito cardiaco quindi può suscitare preoccupazione e che il colore blu crea dipendenza quindi può suscitare fiducia e tranquillità). Quando dici “verde-serpe” e “rosa-neonato” non associ un colore ad una emozione, ma a una immagine. Ne “La solitudine dei numeri primi” di Paolo Giordano, c’è un passaggio in una bambina è bloccata su una funivia, intorno a lei il paesaggio è totalmente bianco perché fuori c’è una tempesta di neve. La bambina pensa: quel bianco totale non è meno inquietante del buio assoluto. Questa mi sembra una buon esempio di come associare “colori” ed “emozioni” (e tra l’altro mi sembra un pensiero intelligente e forse originale). “Verde-serpe” non è un associazione tra un colore e un’emozione, semplicemente perché un serpente non è una emozione. Se intendi dire che la protagonista associa il colore ad una immagine o a un ricordo e a quella immagine e a quel ricordo una emozione, non è questo il modo per farlo. Prima specifica in maniera seria che colore è, e poi mostra le azioni del personaggio che fanno capire al lettore che emozione ha provato la protagonista (non basta raccontare le emozioni del protagonista) o direttamente i suoi pensieri. Tipo: “Vide la porta. Era verde muschio. A Sabine sembrò il serpente che la morse sotto un occhio quando era piccola… etc.” oppure “Vide la porta. Aveva il colore di un’albicocca. Sabine immaginò la pelle di un neonato: sarebbe mai stata in grado di accudire… etc.”.

        Il lettore legge “verde-serpente” e immagina un serpente a caso. Ma non sa precisamente di che colore è. Invece la lettura dovrebbe fornire immagini quanto più precise possibile.

    • Scusate se mi intrometto, sono capitata qua per caso e la discussione mi ha interessato. VaiTra, sarò molto onesta, come sono sempre: sei veramente un rompico******. Se le storie le trovi tutte banali e non originali, fai una cosa, come ti ho già detto: fatti una passeggiata e, se possibile, buttati giù da un ponte, così non dovrai più leggerne, perché sentirsi dire cose del genere da un moccioso qualunque che scrive storie “a metà tra Game of Thrones e The Wicther” è veramente il massimo del ridicolo. Sei puerile, tronfio e commenti per il gusto di dar fastidio, non per consigliare e aiutare gli altri – Aria, in questo caso. Lei, quantomeno, a scrivere qualcosa di davvero suo ci ha provato, che poi, come dice ella stessa, non sia alla pari di un’opera alla Stephen King è un discorso a parte (e, oltretutto, non penso proprio stia a te giudicarlo). Riguardo al suo “essere poco chiara”, concludo, conosco persone brillanti che, essendo tali, hanno talmente tante idee e pensieri da non riuscire a buttarle giù chiaramente, finendo per creare confusione persino per sé stesse. Le cose si possono dire anche in modo più gentile, senza per forza cercare di sminuire gli altri per compensare le proprie mancanze e farsi grossi.

  • Ciao, mentre leggevo questo racconto ho provato delle sensazioni strane, di angoscia. Però è avvincente, mi piace molto!
    Scelgo le spiegazioni di Rachel/Celia (tra le quali, secondo me, dovrebbe necessariamente esserci anche quella sul progetto Ku4… come potrebbe mancare?)

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