Tokyo Story

Dove eravamo rimasti?

Ultimo colpo di scena.... e ora, cosa volete? Lieto fine... (40%)

Un lungo sogno

La luce fuori dalle vetrate era dorata, la strada deserta, erano scappati tutti. La tavoletta all’improvviso esplose in mille pezzi e Hiromi corse sulla strada, solo e spaventato.
La sua vita era stata stravolta da quando due mesi prima aveva fatto il primo sogno, lui in una radura piena di luce con Kuiiro che gli parlava, gli diceva del dono. Poi aveva sognato le mani di Masako, la scatolina d’oro e l’ultima visione, il sogno di Genbu che gli diceva di andarla a prendere e di Kuiiro che lo incitava alla trasformazione.
Hiromi non si era mai fermato a chiedersi perchè proprio lui, l’aveva semplicemente accettato come una scelta del destino. Si era sentito in dovere, in qualche modo, di rispettarla e fare del suo meglio. Ora, però, gli sembrava tutto un grande inganno e non se la sentiva più di fare da pedina per nessuno né sapeva quale fosse la cosa migliore da fare.
Pensava che la sua missione fosse quella di salvare le persone e benchè lo ritenesse un peso enorme, era sempre stato convinto di doverlo fare con sincerità, onestà. Fermo in mezzo alla strada Hiromi riusciva solo a pensare a quanto la sua ingenuità avesse superato la buona volontà.
Il pensiero fu scacciato via da ciò che vide all’orizzonte, capì che non era una visione quando ne sentì l’alito caldo.
Qualcosa di lungo, poderoso, sfavillante di luce serpeggiava per la strada, a mezz’aria senza toccare mai il suolo. Un muso allungato, baffuto, squamoso con occhi vispi. ORYU, il Serpento Giallo fulcro di ogni elemento.
La strada era totalmente deserta a parte quelle due insolite figure, un ragazzino con il viso rivolto all’insù e un serpente volante lungo trenta metri. Hiromi sentì lo sbuffo caldo provenire dalle narici schiacciate quando posò le zampe a terra.
«Hiromi» la voce di Oryu era profonda e sembrava provenire da ogni angolo della via «Il pericolo è vicino. Ti aiuterò, meriti di vivere. Sei buono».
Il ragazzo lo guardò con innocenza e speranza, per la prima volta, nel fondo del cuore sentì che si poteva, doveva, fidare di lui. Era la sua unica ed ultima occasione, Oryu era venuto per lui.
Il muso del Guardiano si girò di scatto verso il locale, poi la terra tremò. Una figura si profilò sulla strada, poco distante da loro, Kuiiro-san era tornata per riscattare il suo potere.
Le vetrine del cafè esplosero e i Guardiani uscirono, prepotenti. Byakko superò le panche con un balzo felpato, Suzaku volò oltre i tavolini seguita dalla sua coda rossa e da Seryu, che portava Genbu sulla sua testa pelosa e azzurra.
«Scappa!» la voce di Oryu proveniva direttamente dal cuore di Hiromi.
Il ragazzo corse, ma dopo qualche passo, trafelato, si girò a guardare. Una scena surreale si svolgeva davanti ai suoi occhi. Il cuore fece un tuffo.
Kuiiro volgeva le braccia tese verso i Quattro, schierati a sua protezione di fronte a Oryu, solo. All’improvviso, nonostante la sua enorme stazza, a Hiromi sembrò indifeso e avrebbe voluto aiutarlo.
In un attimo fu il caos, dalla bocca di Suzaku uscì una fiammata che colpì in pieno viso Oryu, il serpente si attorcigliò su un lato e partì al contrattacco, colpendo con la coda poderosa Byakko, che cadde a terra tramortita.
«Combattete!» la voce di Kuiiro faceva tremare la terra.
Seryu si alzò in volo e cadde in picchiata contro Oryu, si attorcigliarono e combatterono così uniti nel cielo. Hiromi sentiva urla disumane, ululanti, provenire da quel groviglio lucente.
Alla fine del liquido simile ad argento fuso si riversò sopra di loro e Seryu precipitò morente sulla strada, la furia di Oryu, il capo Guardiano, si abbatté sui suoi figli e ad uno ad uno li uccise tutti, rimase soltanto Kuiiro
Hiromi la guardava impazzire ad ogni colpo, piegarsi finchè divenne così piccola da scomparire. Oryu ne ingoiò le spoglie, lavandole da ogni malvagità. Soltanto allora girò i lunghi baffi verso Hiromi, sembrava quasi sorridere.
«Avresti dovuto scappare, Hiromi».
«Non potevo, io… volevo aiutarti ma…» abbassò la testa, colpevole.
«Ho portato a termine il mio compito, salvarti. Il tuo dono è troppo importante, Hiromi, tu hai il potere di salvare le persone, tu solo» Oryu dondolò verso di lui, fermandosi con il muso a pochi centimetri.
Hiromi alzò lo sguardo, lacrime calde gli solcavano le guance magre. Annuì con vigore.
«Mi starai vicino?».
«Il mio tempo sulla vostra terra è finito, ora tocca a te. Nessuno intralcerà più il tuo destino» le labbra spumose s’incurvarono.
«Devi andare via per sempre?» si passò un braccio sul viso per asciugarsi.
«Forse un giorno, molto lontano, ritornerò. Abbi cura di te, Hiromi. Molte vite sono nelle tue mani» Oryu si alzò in volo.
«Come farò a sapere quali?» gridò Hiromi.
«Lo saprai, ragazzo, lo saprai» e scomparve, con lui anche la sua voce.

Hiromi chiuse gli occhi e quando li riaprì si ritrovò davanti al maid cafè integro, la via piena di gente che andava e veniva. Il mondo era ritornato al suo posto, come se tutto fosse stato solo un lungo sogno.

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