Dove eravamo rimasti?
Masako
Hiromi sfrecciava tra semafori, pedoni e macchine. Attraversò il ponte e scese di corsa la scala di legno e acciaio. Doveva trovarlo, doveva salvarlo, anche se quell’uomo non gli aveva ispirato nessuna fiducia. Non spettava a lui giudicare, per questo saltò gli ultimi gradini e corse verso il centro nevralgico di Akihabara. Inutile cercare Mimi, a quell’ora era a scuola e non avrebbe potuto aiutarlo. Allungò il passo e girato l’angolo si ritrovò a terra, lo zaino sulle strisce pedonali. Si lanciò in mezzo alla strada per riprenderlo, un taxi sbandò verso destra in una sinfonia di freni e clacson. La macchina si fermò ad appena qualche centimetro dal muro del palazzo, sul marciapiede, l’autista uscì dall’auto infuriato.
«Cosa credi di fare?! Mi hai quasi fatto distruggere la macchina!».
Hiromi si alzò, aveva un ginocchio dolorante per la caduta ma lo zaino e Genbu erano tra le sue mani. Si guardò attorno, molti si erano fermati, voleva scappare ma non sapeva dove, l’uomo si avvicinava.
«Adesso chiamo gli agenti!» urlò.
«Mi scusi..» Hiromi abbozzò un inchino.
Vide degli uomini scendere dai taxi, doveva scappare o sarebbe finita male. Non fece in tempo a pensare da che parte scomparire che una Suzuki Katana gialla sgommò davanti ai suoi piedi.
«Sali!» la voce usciva dal casco integrale nero.
Senza pensarci, Hiromi saltò sul sellino posteriore e si strinse alla figura. La moto si allontanò in un rombo assordante.
La moto entrò dentro un garage, il guidatore spense il motore e con un telecomando chiuse la serranda facendo piombare la stanza nel buio.
Hiromi scese dalla moto con difficoltà, dove si era cacciato? Solo allora si rese conto di non avere idea di chi fosse, strinse le cinghie dello zaino con entrambe le mani.
All’improvviso una luce lo abbagliò, proveniva da tubi al neon sul soffitto. Hiromi sbattè più volte le palpebre per abituarsi e si guardò intorno, il garage era spoglio e polveroso, solo un lungo tavolo d’acciaio. Sulla parete di fronte quattro gradini e una porta blindata.
«Chi sei?» aveva una brutta sensazione.
La figura, ferma vicino alla moto, lo guardava immobile e dopo qualche secondo slacciò il casco e lo tolse, liberando una cascata di capelli biondi.
Hiromi indietreggiò. La ragazza aveva il viso più strano che avesse mai visto, perfettamente simmetrico, zigomi alti, mento stretto, occhi sottili, fronte alta. Aveva qualcosa di inquietante e al tempo stesso fascinoso. Hiromi provò sensazioni contrastanti guardandola e, solo dopo, si accorse dei dettagli. La ragazza era alta e magra vestita di nero, l’unico gingillo era un enorme orecchino a croce.
«Io sono Masako» disse
«Gra…grazie del passaggio ma ho fretta, devo andarmene» Hiromi indietreggiò.
Masako fece un cenno verso la porta blindata «E’ l’unica uscita, ma non è ancora il momento Hiromi-san»
Il giovane alzò un sopracciglio sentendo che la ragazza si era rivolta a lui con il rispetto dovuto agli anziani.
«Come sai il mio nome?»
«So tutto di te. Tu sei il Prescelto dai Shijn, i sacri Guardiani. E’ un anno che attendo il tuo arrivo, sapevo che sarebbe stato oggi»
Hiromi strabuzzò gli occhi, si passò una mano tra i capelli «Come.. come lo sai?»
«E’ stata Genbu a dirmelo, l’ho sognata un anno fa. Mi ha detto che avevo un compito e che avrei dovuto attendere il Prescelto»
Solo in quel momento lui si accorse delle nocche della ragazza, su ognuna era tatuato un simbolo kanji, li riconobbe e gli fu tutto chiaro.
«Tu! Sei tu, nella mia visione. Le tue mani, le vedevo, mi davi qualcosa ma non ricordo..» si portò una mano alla fronte, iniziava a sentire un forte mal di testa.
Masako si avvicinò preoccupata, posandogli una mano sulla spalla «E’ meglio entrare, Genbu ha bisogno d’aria, ti spiegherò tutto e ti darò ciò che ti spetta, Hiromi-san».
Hiromi si appoggiò a lei, si sentiva senza forze e dolorante. Lei gli fece strada e aprì la porta, si ritrovarono in uno stretto corridoio su cui si aprivano tre porte scorrevoli. Masako aprì la seconda, si tolse le scarpe e lo aiutò a far lo stesso. All’interno un futon e un tavolino basso, Masako lo fece sdraiare e prese lo zaino. Genbu rimase immobile per svariati minuti sul palmo della mano, prima di riprendersi e tirar fuori la testolina nera. Qualcosa l’aveva affaticata, la ragazza gli diede una ciotolina di latte annacquato e la depositò sul tavolino.
Hiromi si sentiva come stretto in una morsa, ma lentamente anche il mal di testa iniziò a svanire e la vista tornò limpida. Si tirò su e prese lo zaino dalle mani di Masako, non voleva che toccasse le sue cose, che toccasse Genbu. Le si avvicinò, sembrava tranquilla, la lasciò bere.
«Non posso rimanere, devo salvarlo. Se sai chi sono, devi…» lo interruppe.
«No, io sono qua per fermarti. E’ un uomo malvagio..non devi salvarlo» disse lei.
Hiromi si alzò in piedi, voleva ribattere, ma sentì una fitta allo stomaco. Si ritrovò in ginocchio, la stanza girava come un vortice, la lingua divenne pesante, le gambe molli.
«Gen..» e svenne.
Genbu girò di scatto la testa verso di lui.
Hiromi si risveglia dopo ventidue minuti.....
- Si ritrova davanti la vecchia signora. (11%)
- Masako è lì con lui, gli ha preparato una zuppa di miso. (32%)
- E' solo. Masako e Genbu sono scomparse. (58%)

12/08/2014 at 19:33
Devo leggerla 🙂
23/07/2014 at 21:00
che dire, bellissima storia! complimenti davvero!
19/07/2014 at 10:25
eccomi, gran finale!!! Ho seguito la storia dall’inizio e mi è piaciuta, brava!!
20/07/2014 at 19:26
Grazie federica!
18/07/2014 at 00:25
Eccomi qui, mi sono un po’ perso in questo periodo incasinato, ma conto di mettermi al pari! Spero nel brevissimo, perché questa storia mi piaceva molto… 😉
20/07/2014 at 19:26
Grazie, ci vediamo alla prossima.