Dove eravamo rimasti?
Molteplici Verità
Ora che aveva messo piede sull’isola vedeva nuvole nere ammassarsi da est. Hiromi guardò un altro traghetto ripartire verso Tokyo. Sarebbe riuscito a tornare indietro con l’ultimo? Si avvicinò alla bacheca fuori dall’ufficio, l’ultimo viaggio veniva effettuato a mezzanotte, altrimenti avrebbe dovuto aspettare le cinque del mattino.
Si sentiva nervoso e agitato da quando era uscito di casa, doveva calmarsi. Si tastò le tasche del giubbotto, Seiryu e Suzaku erano al sicuro. Aveva sgraffiniato diverse migliaia di yen e aveva detto alla madre che andava a studiare da un amico e che forse si sarebbe fermato sino all’indomani. Non le aveva lasciato il tempo di rispondere ed era schizzato fuori dalla porta, sperando che la madre non lo richiamasse.
Le 18.56. Si guardò attorno, il molo era strapieno di persone, turisti e isolani. Non distinse nè Masako nè la Katana da nessuna parte e sospirando entrò nell’ufficio, purtroppo doveva stare al suo gioco.
Si avvicinò all’inserviente dietro al vetro.
«Fujiwara Hiromi»
L’uomo, senza un fiato, si alzò dalla sedia rivolgendo l’attenzione ad un casellario alle sue spalle. Prese con decisione una busta marrone, la registrò al terminale e la arricchì d’un timbro, poi la spinse nella feritoia. Hiromi la prese tra le mani, si accorse che gli tremavano.
Fuori continuò a guardarsi intorno con attenzione, ma nulla, probabilmente non era nemmeno lì e lo stava aspettando da qualche parte. Hiromi si mise in disparte su una panchina, aveva paura di quello che poteva contenere la busta.
Si fece coraggio e la ruppe, dentro, inaspettatamente, intravide il retro di una fotografia. C’era scritto qualcosa.
Al vulcano Mihara, passaggio lato sud, entro un’ora. Ti troverò io. M.
Hiromi deglutì, il vulcano padrone dell’isola, il vulcano dove la storia narrava che avessero sepolto il mitico Godzilla. Gli era sempre piaciuto quel film, non aveva mai immaginato che presto anche lui avrebbe dovuto combatterci una battaglia. Sospirò e girò la fotografia.
Una fitta al cuore lo trafisse, un brivido primordiale, Hiromi lo sentì distintamente scivolare dalla base della nuca alla dita dei piedi. La pelle d’oca lo ammantò tutto.
C’erano raffigurate due donne, non potevano essere più diverse e, al tempo stesso, avevano qualcosa in comune. Qualcosa di lampante, si maledì per non essersene accorto prima, quando tutto avrebbe potuto ancora essere salvato. Si passò una mano tra i capelli, non si era mai sentito così spiazzato in tutta la vita.
La donna giovane, una ragazzina appena adolescente, aveva lunghi capelli biondi, quasi bianchi e un viso acquilino, tirato, magnetico. Aveva addosso uno di quegli abiti tradizionali giapponesi, i colori erano sbiaditi ma pareva rosa o rosso. L’altra, che le teneva le braccia sulle spalle, era poco più alta e molto più vecchia. I capelli cotonati e grigi sulla testa formavano una nuvola d’aureola, il cappotto lungo e azzurro era inconfondibile, Hiromi non aveva bisogno di guardarlo ancora per riconoscerlo. Nella foto non era logoro, ma splendente, sembrava nuovo.
Hiromi, in un ultimo tentativo insensato, provò a raschiare la superficie della foto con l’unghia, forse che una parte fosse stata appiccicata, falsata. Ma no, la foto era vecchia ed era autentica. I due sorrisi della maestra Kuiiro e di Masako gli infilzavano lo sguardo, ridevano di lui?
Per arrivare alla passeggiata sud che portava all’osservatorio del vulcano dovette abbandonare la zona frenetica del molo e allontanarsi dal mare, verso l’entroterra. C’erano vari sentieri,quello a sud veniva spesso chiuso per la manutenzione del terreno.
Si lasciò alle spalle gli ultimi gruppi sparuti di turisti dopo mezz’ora, in fondo al vialetto vedeva la sbarra di divieto d’accesso. La scavalcò, in giro non c’era nessuno e iniziò ad incamminarsi in salita.
«Sei venuto..» la voce proveniva da sinistra, dietro una roccia si stagliava la figura longilinea di Masako, lo zaino di Hiromi in spalla. Appariva nitida, vestita di nero contro lo sfondo del cielo.
Si fermò, il momento era arrivato. Lanciò una rapida occhiata lì intorno, terreno desolato, il vulcano in lontananza e nessun essere umano.
«Sono stufo di stare ai tuoi giochi. Devi spiegarmi. Chi sei davvero?» Hiromi lanciò ai suoi piedi la fotografia «Non avrai nulla da me, finchè non saprò la verità».
Masako si avvicinò di un passo.
«Sono sempre stata sincera, Genbu mi ha mandato per aiutarti. Ti ho fatto venire qui perchè potessimo combattere insieme, non voglio i Guardiani, noi siamo dalla stessa parte» disse, avvicinandosi.
«E di lei, cos’hai da dire?» era arrabbiato, ferito.
Masako guardò la foto, i capelli le furono travolti dal vento. Le nuvole si avvicinavano dietro di lei.
«Lei… è mia nonna, Kuiiro. Ma Hiromi.. è complicato, era una donna buona ma poi il potere l’ha cambiata. E’ malvagia, non devi fidarti di lei. Vuole solo che tu risvegli tutti i Guardiani, lei non può più farlo, ma poi ti ucciderà per averli» si fermò a pochi passi.
«Credimi…» allungò una mano verso di lui.
Hiromi è confuso, ma non ha più tempo. Deve scegliere...
- Sta per dire qualcosa, ma qualcuno agisce per lui, mostrandogli la giusta strada.... (62%)
- Hiromi si fida ciecamente della Maestra Kuiiro, deve neutralizzare Masako ad ogni costo. (23%)
- Decide di fidarsi di Masako, ora combatteranno insieme per proteggere i Guardiani. (15%)

12/08/2014 at 19:33
Devo leggerla 🙂
23/07/2014 at 21:00
che dire, bellissima storia! complimenti davvero!
19/07/2014 at 10:25
eccomi, gran finale!!! Ho seguito la storia dall’inizio e mi è piaciuta, brava!!
20/07/2014 at 19:26
Grazie federica!
18/07/2014 at 00:25
Eccomi qui, mi sono un po’ perso in questo periodo incasinato, ma conto di mettermi al pari! Spero nel brevissimo, perché questa storia mi piaceva molto… 😉
20/07/2014 at 19:26
Grazie, ci vediamo alla prossima.