Tokyo Story

Dove eravamo rimasti?

Hiromi arriva davanti al suo palazzo. Cosa succede? Arriva in casa, prende Seryu, ma sente dei rumori sul pianerottolo. (71%)

Motomachi

Hiromi si chiuse la porta dietro le spalle, aveva il fiatone. Si era guardato attorno con attenzione, ma la tromba delle scale era la solita di sempre, impregnata dell’odore fumoso del Signor Miong che cuoceva il maiale al secondo piano.
Corse in camera, la tavoletta di Seiryu, il Drago Guardiano, era ancora sul tappeto, intatta.
Hiromi la strinse subito tra le mani, tirando il primo sosprio di sollievo della giornata. Si lasciò cadere sul bordo del letto e guardò gli oggetti nelle sue mani, prima di infilare in tasca Seiryu, non se ne sarebbe più separato.
Appoggiò la scatola laccata sulle ginocchia, la aprì con delicatezza: all’interno una culla di velluto rosso custodiva una tavoletta, identica a quella del Drago, con l’incisione della Fenice Sukazu e una piccola clessidra di polvere purpurea. Mise la scatola da parte e studiò la tavoletta, al contrario dell’altra non aveva dei solchi, ma soltanto una protuberanza di legno rettangolare su uno solo dei lati lunghi, il sinistro.
Gli venne un’idea e tirò fuori la tavoletta di Seiryu, il solco sul lato destro combaciava perfettamente e Hiromi le accostò e incastrò. Non successe nulla, si guardò intorno e si morse il labbro. Forse non funzionava, doveva avere i pezzi mancanti. Osservò la clessidra a lungo, adesso che aveva recuperato il Drago, avrebbe dovuto risvegliare anche Suzaku? La Maestra aveva detto che l’avrebbe aiutato e…
I pensieri di Hiromi vennero interrotti da un tonfo attutito fuori dalla porta d’ingresso, si alzò di scatto girandosi verso il corridoio. Improvvisamente sentì un brivido lungo la schiena, si passò una mano tra i capelli avvicinandosi a passi lenti alla porta della stanza. Da lì poteva vedere l’ingresso, sentì distintamente un altro tonfo, era sicuro: c’era qualcuno al di là della porta.
Nascose tavolette e clessidra in tasca e iniziò ad attraversare il piccolo corridoio, non gli era mai sembrato così lungo, e freddo. Sentiva il sudore che gli rizzava i capelli alla base del collo. Avvicinandosi sentì una voce femminile, era troppo bassa e non riuscì a carpire nulla.
Ormai era davanti alla porta, aveva l’impressione che il suo respiro affannoso potesse sentirsi fuori dalla porta, dal palazzo, per tutta la città. Masako, era lei, era venuta per Seiryu, per lui.
Ogni altro pensiero fu spazzato via da rumori metallici vicini alla serratura. Doveva pensare, doveva agire.
La porta si spalancò. Indietreggiò, tremante, mentre la donna raccoglieva delle borse da terra ed entrava.
«Ah, eccoti» gli disse.
Hiromi ci mise qualche secondo di troppo a rendersi conto che non era Masako, ma sua madre.
«Ma-mamma cosa..?».
«Sbrigati, dammi una mano. Non ce la faccio più con queste pentole, aiutami» e gli passò le due borse di tela pesanti.
Hiromi, stravolto, le prese e andò in cucina. Sentì la madre chiudere la porta a chiave, come faceva sempre e raggiungerlo.
«Ti sono cadute?» le chiese, guardando dentro le borse.
«Si! Qua davanti, per fortuna era quella vuota. Non ne posso più di questo andar avanti e indietro con il mangiare» sbuffò.
Hiromi si lasciò cadere su una sedia, senza forze. Si stropicciò il viso con le mani, soltanto così il cuore iniziò a calmarsi.
«La zia come sta?»
«Al solito» la madre si mise il grembiule e posò una grossa pentola sul fornello «E’ arrivato zio Lao e sono tornata a casa prima, per una volta. Ho portato il cavolo marinato, ci sono così tante cose da fare qui in casa» sospirò, prendendo una polpa rosata dal frigo.
D’improvviso la donna si girò verso il figlio e lo osservò.
«C’è qualcosa che non va? Cos’hai?» lo guardò «Vuoi che ti preparo qualcosa?».
Hiromi tentò di sorridere «No, mamma grazie. E’ tutto ok»
«La scuola, stamattina?»
«Bene»
La donna prese una caraffa dal frigo e versò due bicchieri di succo di mirtillo, il suo lo bevve in un sorso, soddisfatta. Stava per girarsi verso il lavandino, quando si colpì in fronte.
«Oh sono proprio sbadata! Me ne stavo dimenticando, c’era una cosa per te nella posta» si pulì le mani sul grembiule rosso e aprì la sua borsa, rovistando con impazienza.
«Eccola! Finalmente» sospirò.
Lui si ritrovò in mano una busta bianca con sopra scritto, in ideogrammi, Fujiwara Hiromi.
«Non l’hai vista quando sei salito?»
La sentiva appena, biascicò un no e tornò in camera sua.
Con mani tremanti e sudate liberò il foglio bianco all’interno, formato A4, pochi segni scritti a mano.

Motomachi, ore 19. se rivuoi genbu porta i guardiani. all’ufficio postale del molo troverai qualcosa per te. M. 

Hiromi si passò una mano tra i capelli, lanciò uno sguardo all’orologio sulla scrivania, segnava le 15.02.
Motomachi, la città più grande dell’isola di Oshima, perchè Masako voleva incontrarlo proprio là? L’idea lo spaventava, si coprì gli occhi, mordendosi il labbro. Sapeva già cosa avrebbe fatto, non aveva scelta, doveva salvare Genbu e lei aveva previsto tutto.
Masako gli aveva dato giusto il tempo di raggiungere il porto di Takeshiba Sanbashi, il viaggio in vaporetto sarebbe durato circa due ore.

Cosa trova ad attenderlo all'ufficio postale del molo, sull'isola?

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