Dove eravamo rimasti?
Quello che non ti aspetti
Il Regolamento Imperiale numero 756 prevedeva l’applicazione di un rigido protocollo in casi del genere, il Codice di Comportamento in caso di Assalto Dragonesco.
L’articolo 13bis di questo Protocollo sproloquiava pressappoco così:
“Se risulta invero impraticabile di abbattere il Drago coi mezzi tradizionali, sia proceduto come segue:
-Si allerti immantinente il più vicino presidio della Gilda dei Palatini Imperiali, affinché mandino il Campione preposto a confrontarsi colla belva.
-Qualora il Palatino prescelto perisca, sia scelto il secondo, e il terzo, fino ad un massimo di cinque.
-Qualora finanche il quinto campione soccomba, sia scelta una tra le vergini del loco e assicuratala a una pertica sia condotta in un posto sopraelevato come offerta di pace e riconciliazione alla creatura…”
Mi aspettavo dunque, da un momento all’altro, di sentire il suono di un corno e vedere arrivare di gran carriera uno di quegli splendenti campioni che tanto ammiravo quando ero piccino.
Tutti i bambini, di qualsiasi specie fossero, sognavano di fare i paladini (tutti tranne Morris, il mio compagno di banco, un tipo cicciottello che voleva fare l’agente assicurativo). Perfino quando si giocava tra noi figli di orchi s’accendevano zuffe furibonde per chi dovesse impersonare il Paladino.
Capirete dunque quanto rimasi deluso, quando accadde ciò che sto per raccontarvi.
Il drago, dopo quel suo macabro falò, s’era appollaiato sul tetto del palazzo della Guardia Cittadina da dove ora ruggiva la sua sfida mentre io, ancora impigliato alla catena, pendevo come una caccola verdastra lungo la parete. Continuavo a domandarmi quale demonio mi avesse convinto a liberarlo, invece d’accopparlo finché ero in tempo. «Ah già» sbuffai poi, ricordandomene «maledetti schifosissimi elfi.»
Le strade erano deserte, su di esse era calato un silenzio innaturale e una luna piena e rotonda le faceva luccicare come torrenti montani. Uno scalpiccio di zoccoli si levò improvviso come uno scroscio di pioggia, e dall’alto del mio penzolare scorsi un bagliore dorato muoversi lungo le vie desolate. Pregustavo già l’ingresso del Campione di Roccamara, sorteggiato tra gli altri suoi pari per dare alla bestia il benservito. Chissà se avrebbero mandato Baldorn, che si diceva che una volta durante un lungo viaggio, poiché il suo destriero s’era molto affaticato, scese e lo portò a spalle fino a destinazione. O forse avrebbero mandato Àgilo, che aveva salvato oltre cento principesse ma non ne aveva sposata nessuna e la gente cominciava a fare battute. O ancora, avrebbero magari mandato Waldo, che armato solo di un cucchiaio aveva espugnato il castello di Shara-duk.
Ma né Waldo, né Àgilo, né Baldorn, né nessun altro dei famosi paladini che avrebbero potuto trovarsi per caso a Roccamara quel giorno venne a vedersela col drago. Al loro posto arrivò un omino basso e tarchiato, con la testa calva in cima e grosse lenti che gli scivolavano sul naso sudato. L’avevano forse fatto montare in sella a forza, poiché cavalcava rivolto verso il sedere del cavallo, che procedeva nervoso lungo la via principale. Quando lo vide, sorpreso quanto lo ero io, ma forse anche un poco offeso, il drago sibilò irritato.
Il cavallo a quel suono s’arrestò di botto, scagliando il suo cavaliere con tanto di scudo e armatura a quasi sei piedi di distanza.
Con un misto di curiosità e disgusto, il drago lo guardò mentre lui cercava tentoni gli occhiali sul lastrico della piazza, afferrava lo scudo troppo grande per lui e raccoglieva la spada smussata in punta per via della caduta.
«In nome di sua Altezza Serenissima l’Imperatore» disse poi gonfiando il petto «e dell’Ordine Sacro dei Paladini che qui rappresento io, Morris di Vallebruma, ti ordino di andartene o prepararti a morire di spada.»
«Morris» gridai incredulo «sei proprio tu?»
Lo vidi strizzare gli occhi attraverso le lenti spesse, poi sgranarli di colpo.
«Lando? Che diavolo ci fai lassù?»
«È una storia lunga. Tu piuttosto, non volevi fare l’assicuratore?»
«È una storia lunga.»
«Già. Senti, Morris» dissi, un po’ in imbarazzo.
«Sì?»
«Non per offenderti, ma questo bestione ha appena mandato in rotta una guarnigione, fatto esplodere una casa e squagliato una torre come fosse fatta di burro. Sei sicuro di essere in grado…»
«So quello che faccio» mi interruppe risentito, mettendosi in guardia, ma la sua voce tremava come quella di un agnello.
Povero Morris.
Ricorderò per sempre quella volta che mi fece copiare il compito di storia.
Venni a sapere in seguito che come ricompensa del suo servizio, al cospetto di un’Alta Delegazione Imperiale, raccolsero le sue ceneri con un cucchiaino d’oro.
Nel prossimo capitolo (contenuto e pure titolo):
- Com'era già quella storia della vergine? "A qualcuno piace Lando" (25%)
- Lando s'arrabbia - "Lando furioso" (75%)
- Il drago va a giocare coi soldatini - "Salvate il Soldato Lando" (0%)

20/07/2015 at 09:17
Finale all’altezza di questa e delle altre storie. Niente da dire.
Grande Ferdinando, mi accodo a chi spera di rileggerti ancora.
A presto!
15/07/2015 at 15:18
Grande Ferdinando, ho iniziato per caso a leggere di Lando e ora che è finita la ballata resta un vuoto!!
Bellissima la conclusione!
Spero di leggere ancora tue storie!
15/07/2015 at 11:10
Mi piace come hai concluso questa storia. Bravo! 😀
15/07/2015 at 14:54
Ciao Danica, bentrovata! Mi ero perso il precedente commento…
Sono felice che ti sia piaciuta l’avventura di Lando, io mi sono divertito molto a scriverla.
08/07/2015 at 22:42
ahahahahahahaha
finale fantastico, da vero autore con la A maiuscola.
Ti leggo, anche se non più qui, ti leggo nei tuoi romanzi.
Un giorno, spero, avrò un tuo autografo. Dico sul serio.
In fondo mi accontento di poco, solo un brandello di te, che avrò chiesto mai…
09/07/2015 at 08:24
Ti ringrazio, detesto lasciare le cose incompiute, ma neppure finirle a casaccio mi piace… così ho atteso d’avere l’ispirazione per scrivere un finale decente. Tu come al solito sei troppo buona!
Quanto all’autografo, temo di non poterti accontentare: non so scrivere. Va bene una X?
28/06/2015 at 17:42
Veramente divertente questo racconto. Voto per il deus ex machina, curiosa di vedere che cosa ti inventerai. 😀
27/03/2015 at 17:29
Un deux ex machina
Lo prefiguro molto originale
23/03/2015 at 09:40
Evito complimenti scontati e ti dico che ci vediamo direttamente al finale. Curioso come poche volte di vedere chi, o cosa, ci metterai sulla catapulta.