La Rosa Riflessa

Dove eravamo rimasti?

Siamo giunti alla fine... Grazie come sempre per lo splendido viaggio fatto insieme. A voi l'ultima parola. Luce. (44%)

Pronta per volare!

Il tempo parve fermarsi. Le persone scomparire. Una forza “oscura” teneva la mano di Ginevra stretta e ferma in quella di uno sconosciuto.

Boccheggiò. Le mancava l’aria. Due occhi enigmatici. Una bocca con un sorriso altrettanto enigmatico. Solo parole equivoche, ambigue.

“N…n…non ho…capito.” – balbettò la ragazza.

Aleksey sospirò. “Vieni, mettiamoci in un posto più tranquillo.”

“Io…io non mi muovo di qui.” – rispose Ginevra, continuando però a tenere la mano stretta in quella di lui.

“D’accordo, come preferisci. Restiamo qui.”

L’aria ricominciò a circolare. Il flusso di persone riprese a camminare, correre, chiacchierare, incurante di loro due fermi vicino ad un treno ormai vuoto.

“Parla, per favore. Chi sei?”

“Ginevra… Ginevra se te ne ritorni a Londra subito io ti prometto che farò di tutto per scoprire qualcosa sui tuoi genitori.”

“Io non ti seguo. Non riesco a capire.”

“Io non sono chi ti ho detto di essere. Io sono un’ombra un po’ particolare. Io faccio un lavoro particolare.”

 

“Ginevra non farlo mai più! E’ chiaro?” – urlò la mamma con le lacrime agli occhi.

Ginevra non l’aveva mai vista così arrabbiata. O meglio preoccupata.

Aveva undici anni e stavano facendo una vacanza in Spagna. Quel mattino faceva un caldo in spiaggia e Ginevra aveva voglia di un gelato. Aveva avvisato i genitori che sarebbe andata a prendere qualcosa al baretto e sarebbe subito tornata.

Al bar aveva trovato dei ragazzi un po’ più grandi di lei. Un saluto, una parola, un sorrisetto e s’era trovata circondata dalle loro chiacchiere. Facile seguirli all’ombra. Forse il tempo era passato e, forse, ne era passato tanto. O forse poco. Troppo lo era stato per i suoi genitori.

All’improvviso aveva visto arrivare il papà. Le si era avvicinato e i ragazzi s’erano dileguati.

“Papà…”

“Sssh, è tuo dovere Ginevra avvisarci. Devi informarci se conosci delle persone, se ti fermi a fare altro…tu sei ancora così piccola e quei ragazzi erano molto più grandi… “

“Ma erano simpatici…”

“Non lo metto in dubbio, ma per conoscere una persona davvero ce ne vuole di tempo…a volte, non basta una vita intera… Le persone sono sempre diverse da come si presentano la prima volta e tu devi imparare a non credere a tutto ciò che ti viene detto, a fidarti ciecamente…. Tesoro, bisogna usare la testa, in tutto. Se avessi seguito quei ragazzi senza pensarci un secondo e poi ti ritrovavi in qualche guaio?”

“Ma non doveva succedere per forza qualcosa.”

“Certo che no, ma bisogna imparare a camminare sulle proprie gambe. Non fare per forza ciò che è di moda, ciò che qualcuno ci dice di fare… Bisogna conoscere e capire prima se stessi. Fidarsi prima di sé e, poi, degli altri!”

 

Ginevra ricordava ancora le parole del padre. “Perché mi sono venute in mente solo adesso?” pensò.

“Ginevra mi hai capito?”

“No, ma adesso voglio sapere la verità.”

“Io non la conosco la verità, te lo giuro. So solo che mi è stato affidato un incarico da una donna…controllarti, sorvegliarti, essere la tua ombra. Avvisarla dei tuoi movimenti, farti delle foto… e…e fermare questo tuo viaggio, Ginevra. Fermarti in ogni modo.”

Ginevra spalancò gli occhi. Di nuovo una sensazione di soffocamento.

“Ti prego, ritorna a casa. Io non voglio farti del male.”

“Perché?” – sussurrò con le lacrime agli occhi.

“Perché sei un cucciolo indifeso che ora si sta affacciando al mondo e…e perché mi piaci, Ginevra.”

“Io…io non ci sto capendo nulla…Io … Voglio mio padre. La mia unica famiglia…” – così dicendo lasciò la presa di Aleksey e scappò via.

Il calore di Napoli la avvolse con protezione.

 

15 mesi dopo.

Ginevra stava parlando al cellulare con una sua amica, quando l’arrivo di una mail la distrasse. Era di Aleksey. Con una scusa salutò velocemente l’amica.

Aprì la mail e lesse.

“Cara Ginevra, uno spiraglio di luce si è finalmente aperto. Sono riuscito a scoprire qualcosa … Ti lascio un numero. Lo terrò attivo 40 giorni, dopodiché scomparirò così come sono apparso e porterò con me le notizie che ho trovato. Anche se spero che tu abbia trovato la tua dimensione senza bisogno di sapere altro. Tu e tuo padre siete luce. Non hai bisogno di ombre nella tua vita.

Ti abbraccio.”

Ginevra rimase ferma davanti al PC. “No, non mi sento ancora luce, ma sto scoprendo ogni giorno una nuova parte di me. Ho capito chi voglio essere. E come. E ho capito che non voglio né ombre a turbare il mio cammino né nebbia ad oscurarmi la vista del cuore.” – pensò.

Si alzò, prese la giacca nera, quella su cui spuntava una magnifica spilla e la indossò.

Si pose davanti allo specchio e si disse: “Non lo so da dove vengo, quello che è importante è dove andrò e cosa farò. Avendo al mio fianco chi mi ama incondizionatamente. Senza dimenticarlo mai più!”

Si fece un sorriso. “Papà!” – urlò – “Sono pronta, adesso scendo!”

 

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423 Commenti

    • Ciao Maria. Sì, ho virato verso una sorta di finale sospeso, perché non mi andava né un risvolto drammatico (io ti fermerò di Aleksey) né un continuo in una seconda parte… Allora, ho optato per una nuova consapevolezza di sé della protagonista.
      Grazie mille e a presto

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