La Rosa Riflessa

Dove eravamo rimasti?

Cosa succederà? - Le viene recapitato un messaggio. (52%)

Metti una sera a Firenze!

“La fretta è sempre la peggior nemica, piccina mia”. Ginevra si ripeteva quella frase come un mantra. La sua mamma gliela ripeteva spesso.

Il sole aveva salutato il cielo, veloce si era ritirato nel suo angolo, la luce aveva dato spazio alla sera.

I piedi in fiamme e lo stomaco vuoto. Le mani sudate e la testa piena. Gli occhi attenti  ma distratti. Lo sguardo dritto ma perso.

Il suo corpo era in movimento continuo, i passi acceleravano, le gambe davano forza alla spinta, ma lei era lontana anni luce dal suo corpo.

I ricordi si rincorrevano e si confondevano. Il tempo passava. Ma Ginevra di tempo ne aveva ancora un bel po’.

“E se stessi davvero correndo troppo?” – disse ad alta voce, entrando nella hall del suo hotel.

“Buonasera. Stanza 116.”

“Buonasera, Signorina De Nardis. Ecco a lei la chiave e questo.” – la giovane donna alla reception le porse una bustina.

“Cos’è?” – chiese Ginevra.

“La collega mi ha detto che nel primo pomeriggio è passato un uomo, prima ha chiesto se fosse qui e , poi, ha lasciato questo.”

“Capisco, la ringrazio. Buonanotte.”

“Buona serata.”

Ginevra salì in camera e aprì la bustina. Dentro un bigliettino.

“Gentilissima Signorina De Nardis, faccia un giro alla gioielleria di Camilla Boni. E’ un’orafa molto esperta. Potrebbe esserle d’aiuto. Il suo negozio si trova in Via Dei Bianchi.

Buona fortuna, Matteo di Ars Antica.”

Ginevra si sdraiò sul letto, chiuse per un attimo gli occhi e crollò nel mondo dei sogni.

Il mattino dopo, una doccia rigenerante la caricò di nuova energia.

Dopo un’abbondante colazione, si precipitò in strada, mescolandosi tra i turisti e i fiorentini. In Via Dei Bianchi vide un’elegante gioielleria con l’insegna “Boni”. S’avvicinò. Le vetrine luccicavano di bellezze e preziosità.

Entrò e un giovane commesso le rivolse un ampio sorriso.

“Posso esserle d’aiuto, Signora?”

“Cercavo la Signora Camilla Boni, mi manda il Signor Matteo della bottega di Ponte Vecchio.”

“Oh, certo. La prego di attendere solo un minuto.”

Dopo alcuni minuti, una bellissima donna dai lunghi capelli neri e dagli occhi profondi e scuri, le rivolse un saluto.

“Il mio collaboratore ha detto mi cercava…Mi dica.”

Ginevra spiegò anche alla donna il motivo della sua visita e le porse la spilla.

“Signora Boni è molto importante per me e…”

La donna la interruppe con un gesto della mano.

“Conosco una sola persona capace di tanta eleganza e perfezione, Signorina. E mi faccia accertare ci sia la sua firma.” – la donna prese la spilla, aprì il fermo lavorato e la posizionò sotto una lente.

“Sì. Posso affermare con una certa sicurezza che si tratti di un lavoro di Peppino Cuomo, uno stimato orafo napoletano. E’ solito firmare le sue creazioni e anche questo gioiello porta il suo marchio. Una piccola corona disegnata tra la spilla e la chiusura. Invisibile ad occhio nudo o…inesperto.” – spiegò la donna.

“E questo Signor Cuomo dove posso trovarlo?”

“Nella sua amata terra, Signora. La sua raffinatissima boutique è a Positano. Anche io sono stata per un certo periodo a scuola nella sua bottega.”

“Io non so come ringraziarla. Lei mi è stata di grandissimo aiuto.”

“Non mi ringrazi, di nulla. Se vorrà andare da Peppino le assicuro che è un uomo molto cordiale e disponibile.”

Ginevra sorrise. L’emozione per aver trovato una “prova” le serrava la gola.

Poco dopo Ginevra usciva dalla gioielleria con animo più sereno. Nella mano teneva un piccolo pacchetto per suo padre.

***

Dall’altro lato della strada, nascosti gli occhi con delle lenti scure, Aleksey guardava Ginevra camminare spedita. Il suo si stava rivelando un compito piacevole. Quasi mai il suo lavoro lo portava a fare il turista rilassato o a pedinare un’innocua fanciulla decisamente graziosa.

Prese il cellulare e compose un numero.

“La donna è appena uscita da una gioielleria, mi sembra molto più serena rispetto a stamattina!” – disse Aleksey.

Pausa.

“D’accordo. Se ci sono sviluppi o novità la avverto immediatamente.”

***

La donna stava godendo dei raggi del sole caldo ma non eccessivo, quando la vibrazione del suo cellulare pose fine al suo relax. Guardò il numero e rispose.

“Pronto?” – la voce fredda e gelida di chi è abituato al comando.

Pausa.

“Dica al suo uomo di continuare” – rispose stringendo forte il cellulare – “mi tenga costantemente aggiornata. Qualora dovessero esserci degli sconvolgimenti le dirò come proseguire. Arrivederci.”

La donna tolse gli occhiali da sole e guardò fisso dinanzi a lei. Aveva calcolato tutti gli imprevisti così come era sempre abituata a fare. 

Giochiamo...

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423 Commenti

    • Ciao Maria. Sì, ho virato verso una sorta di finale sospeso, perché non mi andava né un risvolto drammatico (io ti fermerò di Aleksey) né un continuo in una seconda parte… Allora, ho optato per una nuova consapevolezza di sé della protagonista.
      Grazie mille e a presto

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