La Rosa Riflessa

Dove eravamo rimasti?

(Dopo una lunghissima pausa...) A voi la frase: Chi sei. (68%)

Chi siamo lo decidiamo solo noi!

Aleksey e Ginevra salirono alla carrozza n.7 e controllarono i numeri dei posti.

“Purtroppo non abbiamo posti vicini” – disse Aleksey.

“Pazienza…due ore passeranno in fretta…”

“Scusate” – si intromise una voce maschile – “io viaggio solo, il mio posto sarebbe accanto alla signorina, possiamo far tranquillamente un cambio.”

“Se per lei davvero non è un problema, accetteremmo volentieri…” – rispose Ginevra.

“Assolutamente nessuno, sono stato io a proporvelo.”

Finalmente, Aleksey e Ginevra sistemarono i piccoli bagagli e si accomodarono. L’uno di fronte all’altro.

Il treno partì. Direzione: Napoli.

“Cosa stai pensando, Aleksey? Mi guardi in un modo…”

L’uomo rifletté, continuando a guardare intensamente negli occhi la giovane donna. Attimi di silenzio correvano tra loro come il treno sfrecciava veloce sui binari.

“Chi sei, Ginevra?”

Lei lo guardò stupita, mosse le labbra, ma non uscì suono. La domanda le era piombata addosso inaspettata e violenta come un temporale estivo che ti sorprende mentre sei sdraiato ad abbronzarti.

Lui sorrise. Col suo sorriso enigmatico. Enigmatico come lo sguardo.

“Mi spiego meglio… vedo che ti ho colto di sorpresa…a volte mi sembri una guerriera, pronta ad affrontare e superare tutte le prove che la vita ci presenta, altre sembri un uccellino spaurito caduto dal nido troppo presto…”

Ginevra lo interruppe con un gesto della mano. “Ho capito cosa intendi… Hai detto bene, un uccellino mi sembra la descrizione perfetta…Solo che non sono caduta troppo piccola…sono una donna, ormai. Eppure mi sembra di non essere mai cresciuta… Ho vissuto nella bambagia, protetta dalla mia famiglia… Le uniche preoccupazioni riguardavano lo studio, i ragazzi, qualche uscita, un vestito alla moda… Capisci?” – si fermò in attesa di un cenno. Lei voleva essere capita. Compresa.

Il cenno d’assenso arrivò. Rassicurante.

“Poi…Poi, all’improvviso, un giorno torni a casa e tuo padre ti dice improvvisamente di non essere tuo padre. Così. Di botto. E non solo. Tua madre neanche era la vera madre. Cioè, quella naturale.”

“Era la tua vera madre. Ti ha amata e cresciuta. ” – si intromise l’uomo.

“Sì, lo so…però, non doveva scaraventarmi questa storia addosso…in questo modo.”

“Secondo te, esiste un modo giusto per dire certe cose?”

“Forse no…”

“Vedi, Ginevra, di questo ne abbiamo già parlato…Ti ho chiesto chi fossi, perché io ti vedo come un uccellino non cresciuto, mentre tu ti definisci cresciuta. Donna. Matura. E così via, insomma… No? Però, continui ad essere la bambina cresciuta nella bambagia, come hai detto tu. Prendi la spilla, parti, decidi di scoprire le tue origini, così a caldo. Non sai nulla, non ti sei fermata a pensare, a chiedere informazioni, ad interrogare tuo padre… No…Hai preso la carta di credito e hai comprato un biglietto aereo, hai prenotato un bell’albergo, hai acquistato i souvenir, le cartoline…sembri una turista, non una giovane donna tormentata e divisa in due…”

“Io sono tormentata. Io sono divisa in due, Aleksey.” – proruppe con veemenza Ginevra.

L’uomo rifletté.

“Ecco perché ho deciso di intraprendere questa – chiamiamola – avventura.” – continuò la ragazza.

“Brava! Avventura, Ginevra. Viaggi da sola, ti fidi di ciò che ti dicono le persone, prendi con te me che sono un perfetto sconosciuto…mi vuoi come sostegno, come conforto…forse, provi anche attrazione… ma io sono un perfetto estraneo, Ginevra. Se volevi una spalla, avresti dovuto affrontare questo viaggio con tuo padre…”

La donna spalancò gli occhi. Forse per lo stupore. Era come se vedesse per la prima volta.

“Una bambina viziata, insomma…” – il suo fu quasi un sussurro.

Il treno continuava a correre. Correva come Ginevra. Il treno aveva una meta, una destinazione, un punto di arrivo e uno di partenza. Lei, a differenza, non aveva nulla.

“Quindi, secondo te, questo viaggio non mi servirà a nulla?”

“Ti servirà a crescere, invece. Ti servirà a scoprire te stessa. I tuoi desideri, le tue sensazioni, i tuoi punti di forza e soprattutto le tue debolezze. Scoprire chi sei, Ginevra. Ma non le tue origini. Scoprire chi c’è dentro di te. Abbandonare il bozzolo dell’infanzia e far uscire la donna Ginevra. Scopri chi sei e chi vuoi essere, o come vuoi essere. Ma a prescindere dalle tue origini. Un viaggio alla ricerca di sé.”

Il silenzio li avvolse. Ginevra rifletteva. Aleksey ragionava. Lui un compito ce l’aveva e non doveva scordarselo.

Il treno cominciò a rallentare per entrare in stazione. Aleksey si alzò e prese le due borse. “Andiamo” – disse e si diresse verso la porta.

Ginevra lo imitò.

Mentre lui l’aiutava a scendere, le labbra si mossero dando voce ai suoi pensieri.

“E tu chi sei, Aleksey?”

La mano di lui stretta ancora attorno a quella di lei.

“Io sono qui per fermarti, Ginevra!”

 

 

 

 

 

Siamo giunti alla fine... Grazie come sempre per lo splendido viaggio fatto insieme. A voi l'ultima parola.

  • Luce. (44%)
    44
  • Nebbia. (28%)
    28
  • Ombra. (28%)
    28
Loading ... Loading ...
Categorie

Lascia un commento

423 Commenti

    • Ciao Maria. Sì, ho virato verso una sorta di finale sospeso, perché non mi andava né un risvolto drammatico (io ti fermerò di Aleksey) né un continuo in una seconda parte… Allora, ho optato per una nuova consapevolezza di sé della protagonista.
      Grazie mille e a presto

  • Questo sito usa i cookies per migliorare l'esperienza utente. Cliccando su Accetto acconsenti all'utilizzo di cookie tecnici e obbligatori e all'invio di statistiche anonime sull'uso del sito maggiori informazioni

    Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

    Chiudi