La Rosa Riflessa

Dove eravamo rimasti?

Giochiamo... Acqua? (53%)

L’acqua è la materia della vita. E’ matrice, madre e mezzo. Non esiste vita senza acqua!

Ginevra tornò nella sua camera d’albergo, levò via le scarpe e si gettò sul letto. Sin da piccola, quando era triste, quando aveva bisogno di pensare, quando doveva prendere delle decisioni, si buttava sul letto e chiudeva gli occhi. Come se si proiettasse in un’altra dimensione, immaginava di trovarsi su un materassino a galleggiare sulle calme acque e il dondolio leggero andava a ricomporre i pensieri di Ginevra come i pezzi di un puzzle.

La gioielliera le aveva dato una notizia importante e lei si era sentita animata dalla speranza, però, poi, un dubbio l’aveva assalita. “E se stessi correndo troppo?”

Riaprì gli occhi. Aveva bisogno di parlare con qualcuno, di confrontarsi. Le venne in mente il sorriso dell’uomo del treno: Aleksey. Come si dice, a volte confidarsi con uno sconosciuto può essere più semplice, più facile.

“Ma non hai il numero, sciocchina!” – disse rivolta a sé.

Allungò una mano verso la valigia al lato del letto e tirò fuori il tablet. Incrociò le gambe, mettendosi comoda. Controllò che la connessione dell’hotel funzionasse ed entrò nella sua posta privata.

“Caro papà, oggi stendermi sul letto non mi aiuta a riordinare i pensieri. Stamattina una gioielliera del posto mi ha dato un’informazione importante sulla spilla…dovrei dire di mia madre, ma una parte di me è in conflitto. Chiamando mamma la donna che mi ha generato e poi lasciata mi sembra di fare un torto, un’offesa alla memoria della mamma che mi ha cresciuta, che mi ha fatto diventare donna… Ho paura di aver precipitato le cose, papà. Paura di aver avuto troppa fretta. Paura, forse, dell’ignoto. Non so a cosa sto andando incontro. Il desiderio di conoscere, sapere, si sta trasformando in ansia. Sto facendo la cosa giusta? Dovrei lasciar perdere? Sto correndo troppo senza riuscire a raggiungere, poi, la meta? Papà, aiutami tu. Dovrei affrontare un altro viaggio…viaggio che mi porterebbe ancora più a Sud. Non so che fare, papà!”

Cliccò su “Invia” e si mise in attesa.

E un ricordo si impossessò di lei.

L’acqua della Spiaggia del Principe si perdeva tra le sfumature dell’azzurro, del turchese, del verde. Non aveva mai visto acqua così cristallina. La sabbia finissima e chiara le scivolava via senza lasciare traccia. Un piede nell’acqua e poi anche l’altro. Come in un gioco, Ginevra vedeva l’ombra del suo corpo riflettersi in quel mare fantastico.

“Amore, girati che papà ti scatta una foto. Su!”

Ginevra si era voltata e aveva visto suo padre impugnare la macchina fotografica come una spada e sua mamma sdraiata sulla sabbia sorridere dolcemente.

Lei si era messa in posa e aveva atteso. Uno, due, tre scatti.

“Ma, papà, basta. Ho il sole negli occhi…” – aveva protestato.

Il padre s’era fermato e in un baleno Ginevra gli era corsa incontro, stringendolo forte. Poi, aveva allungato una mano in direzione della mamma e l’aveva stretta. Insieme, poi, tenendosi per mano, come una fortezza inespugnabile, si erano tuffati nell’azzurro delle acque.

La posta lampeggiava una mail in arrivo e Ginevra salutò il ricordo.

“Piccola mia, quello che stai affrontando è un viaggio alla ricerca di te. Delle tue origini. Dei tuoi genitori naturali. Mi è difficile dirlo, ma è giusto che tu voglia sapere e, se te la senti, è giusto che affronti un altro viaggio. Se non vuoi continuare da sola, io lascio tutto e vengo a Firenze per accompagnarti nel tuo viaggio intimo e personale, tenendoti la mano come ho sempre fatto. Non offendi la tua mamma, chiamando madre la donna che ti ha messo al mondo. Perché noi l’abbiamo sempre ringraziata di averci fatto dono di te. Il regalo più bello e desiderato.”

“Papà mio!” – singhiozzò Ginevra.

“In qualsiasi momento, non esitare mai a chiamarmi e io correrò ovunque tu sia.”

Ginevra scambiò altre mail col padre. Poi, cominciò a navigare alla ricerca di notizie su Peppino Cuomo, l’orafo napoletano, e su Positano.

“Devo andare avanti, ci siete voi accanto a me!” – si disse, prenotando un biglietto del treno di sola andata per Napoli.

Spense il tablet e lo risistemò in valigia.

“Ed ora una bella doccia!” – si disse.

Dopo una mezzoretta, uscì dal bagno e prese un vestitino color corallo e lo indossò. Con le sneakers e il giacchino bianco, i capelli sciolti e un po’ mossi, la faccia senza trucco, ai lobi un paio di orecchini lunghi, Ginevra sembrava il ritratto della giovinezza spensierata e beata.

Uscì dall’hotel e si diresse verso Piazza della Signoria.

Stava ammirando la maestosità di Palazzo Vecchio con lo sguardo rivolto all’insù, quando si sentì sfiorare la spalla da un tocco delicato ma deciso.

Si voltò e incontrò il sorriso di Aleksey.

Gli occhi di Ginevra si illuminarono.

“Sai che stavo pensando proprio a te, oggi?”

“Lo sapevo, perciò mi sono materializzato!” – rispose l’uomo.

“Oppure mi pedini?” – disse Ginevra, sorridendo.

Aleksey si toccò la fronte con la mano e disse: “Perbacco, mi hai scoperto…sono un pessimo investigatore, allora.”

Risero insieme.

“Ti andrebbe di cenare con me, Ginevra?”

“Con piacere.”

 

 

 

 

 

Durante la cena:

  • Aleksey le farà una proposta. (26%)
    26
  • Ginevra racconterà il perché del suo viaggio. (36%)
    36
  • Ginevra ha un flashback e ricorda di Aleksey a Londra. (38%)
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423 Commenti

    • Ciao Maria. Sì, ho virato verso una sorta di finale sospeso, perché non mi andava né un risvolto drammatico (io ti fermerò di Aleksey) né un continuo in una seconda parte… Allora, ho optato per una nuova consapevolezza di sé della protagonista.
      Grazie mille e a presto

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