La Rosa Riflessa

Dove eravamo rimasti?

Oh, Ginevra è stata adottata. Vorrà conoscere la "verità". Da dove partirà? ...dalla spilla. (61%)

Viaggio sulle Nuvole!

Un mese dopo

Un’hostess, carina nell’aspetto e nei modi, aiutò Ginevra a posizionare il proprio bagaglio a mano nell’apposito spazio.

Decima fila. Posto finestrino.

Il momento di un volo che Ginevra preferiva in assoluto era senza alcun dubbio il decollo. L’aereo prendeva forza, correva su per la pista e si alzava in cielo. Su, tra le nuvole. E ancora più su. L’aereo decollava e decollavano anche i pensieri di Ginevra. Spiando fuori dal finestrino, le sembrava di vedere la sua mente rincorrere idee e sentimenti, cercava di tirarne i fili per non lasciarli troppo in vantaggio. O in libertà.

Sono Nuvole del Cielo, divinità potenti per chi non ha voglia di fare niente: sono loro che ci rendono capaci di pensare, di parlare, di riflettere, di incantare e raggirare.

Le Nuvole, Aristofane

 

In pochi minuti, la sua vita e le sue certezze erano crollate. La parola “adozione” le risuonava nella testa come un mantra. Il suo cognome non era suo. I suoi genitori non erano i suoi. Ginevra? Chissà se il nome le appartenesse, almeno.

Aveva sentito la terra friabile sbriciolarsi sotto i piedi, la sicurezza dei pilastri della sua vita vacillare, le fondamenta crollare rovinosamente.

Ginevra ripensava alle parole del “professore”: “Dal primo istante, io e tua madre ti abbiamo accolta con amore, non abbiamo mai sentito nemmeno per un attimo che tu non ci appartenessi, non fossi nata da noi. Tu sei nata dentro di noi. Tu sei nata con noi.”

Lei aveva pianto. Aveva urlato. Poi, il silenzio. Aveva respinto l’abbraccio di suo padre. Poi, aveva cercato le sue accoglienti braccia. In una giostra di sentimenti diversi, contrastanti, Ginevra aveva aborrito l’idea di non essere figlia loro. Un attimo dopo, si era arrabbiata per essere stata abbandonata.

“Non dovevi dirmelo, non dovevi sconvolgermi la vita. Perché? La mia famiglia…”

“Io sono la tua famiglia. Anche se tua madre non c’è più, continuerà ad esserlo. Anche se oggi hai saputo che non siamo i tuoi genitori naturali, noi siamo la tua famiglia. Noi ti abbiamo insegnato l’amore. Sei diventata una donna in gamba e una donna come te ha il diritto di sapere, di accettare quello che fino a poco fa era per te l’impensabile. Ho tentennato anche troppo. E’ una notizia sconvolgente, ma tu sei forte e serena e hai me accanto.”

Ginevra aprì gli occhi, guardò le nuvole farsi grigie.

Scoprire di avere dei genitori da qualche parte nel mondo l’aveva turbata. Si era sentita sconvolta, delusa, tradita. Aveva perso la presa sulla sua vita. Si era sentita in balia della tempesta, scaraventata in un’altra dimensione. Dalla sua confortevole nuvoletta era stata buttata giù. Faccia a faccia con una Ginevra nuova. Una sconosciuta.

Vanno

vengono

per una vera

mille sono finte

e si mettono tra noi e il cielo

per lasciarci soltanto una voglia di pioggia.

Le Nuvole, Fabrizio De André.

 

Aveva riflettuto nel silenzio della sua stanza. Aveva passato intere giornate sul letto. Aveva frugato caoticamente tra i suoi ricordi. Intanto, il pensiero di sapere la verità, di conoscere, si era insinuato dentro di lei. Si faceva strada a piccoli passi, ma veloci! E Ginevra aveva deciso.

Deciso di cercare le sue origini. Di sapere chi fossero i suoi genitori. Se fossero vivi. Soprattutto, voleva capire.

“Avvisiamo i nostri viaggiatori che l’aereo sta attraversando una debole turbolenza, rimanete ai vostri posti con le cinture allacciate. L’arrivo all’aeroporto di Malpensa è previsto tra cinquanta minuti, in perfetto orario.” – la voce del Comandante aveva interrotto il flusso dei suoi pensieri.

Ginevra si trovava ora su quell’aereo, diretta in Italia, per cominciare la sua ricerca. L’unico legame col passato era la spilla che il padre le aveva mostrato.

“Tesoro, questo è l’unico indizio…Purtroppo, non ne possiedo altri!” – le aveva detto quella sera il padre. Ma Ginevra, per una strana sensazione inconscia, non gli aveva creduto.

Ma lei non s’era persa d’animo. Era una donna adulta e capiva che doveva essere straziante anche per suo padre.

Aveva preso con sé la spilla e aveva cominciato le ricerche. Dopo vari tentativi a vuoto, un anziano gioielliere le aveva detto che probabilmente si trattava di una manifattura italiana e le aveva dato alcune notizie sulla tradizione orafa. Ma l’Italia non era di certo un paesino. Doveva solo partire e cominciare il viaggio.

* * *

Aleksey sedeva sette file più dietro. Gli ordini erano stati chiari: non doveva perdere di vista Ginevra, seguirla ovunque lei fosse andata.

E si apprestava al viaggio insieme a lei, sperando che tutto filasse liscio. Non sapeva dove la donna lo avrebbe condotto e anche il suo “piano di lavoro” era un’incognita. Fitta foschia.

 Lanciò uno sguardo compiaciuto all’hostess che controllava che tutti avessero le cinture allacciate.

Bisognava prepararsi all’atterraggio.

Milano era sotto di loro. 

Il viaggio è iniziato... Come continuerà?

  • Automobile lungo il Bel Paese. (39%)
    39
  • Treno da Milano a Firenze. (52%)
    52
  • Aereo da Milano a Roma. (9%)
    9
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423 Commenti

    • Ciao Maria. Sì, ho virato verso una sorta di finale sospeso, perché non mi andava né un risvolto drammatico (io ti fermerò di Aleksey) né un continuo in una seconda parte… Allora, ho optato per una nuova consapevolezza di sé della protagonista.
      Grazie mille e a presto

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