La Rosa Riflessa

Dove eravamo rimasti?

Durante la cena: Ginevra ha un flashback e ricorda di Aleksey a Londra. (38%)

La pioggia all’improvviso...

Ginevra vide Aleksey roteare delicatamente il calice di vino e si perse nel lento e circolare movimento del colore rosso intenso.

 

Una mano le carezzava dolcemente i capelli, mente i singhiozzi scuotevano violentemente le sue piccole spalle. Più guardava la macchia di sangue tingere i suoi pantaloni bianchi e nuovi, più le lacrime scendevano. Un giro in bicicletta, una pedalata troppo veloce e Ginevra era scivolata, facendosi male il ginocchio. La bici a terra da un lato. Lei a quello opposto. Accanto a sé la sua mamma.

“Tesoro non è nulla, è un graffietto che passerà presto con tante coccole!”

“Ho sporcato i pantaloni nuovi…” – piagnucolò. Poteva avere sei-sette anni.

“Tesoro, ricorda che a tutto c’è rimedio. Ad un graffio, ad una ferita, ad una macchia, ad un dolore. E ogni volta che cadrai, ti rialzerai più forte e consapevole di prima.”

“Me lo giuri?”

“Parola di mamma!” – esclamò la donna.

 

“Ginevra…”

“Oh, ti prego di scusarmi… Mi è venuto in mente un episodio della mia infanzia, non so come né perché.” – spiegò la giovane.

“Cose che capitano e alle quali non sappiamo sempre dare una spiegazione. Ma, credo che, a volte, vada bene così…non cercare sempre una ragione dietro ogni cosa…”

“Quanta saggezza, merito del Barolo?”

“Forse! L’importante è fare ogni cosa convinti di farla e…nel caso, assumersi responsabilità e conseguenze.”

Il rumore del carrellino con le pietanze interruppe la conversazione.

Ruote. Rotaie. Folla. Stazione. Treno.

Ginevra guardò l’uomo di fronte a sé.

“Qualcosa non va? Altro ricordo?” – chiese Aleksey.

“Sì, no. Cioè non so.”

Lui le lanciò uno sguardo interdetto.

“Voglio dire, mi pare di ricordare di averti già visto?”

“Beh, sì…In treno.” – rise l’uomo.

“Non lo so… sei mai stato a Londra?”

“Molto spesso Ginevra. Il mio lavoro mi porta molto in giro e la mia società ha contatti diretti con la capitale inglese. Poi…”

“Poi?”

“Quando posso, scappo a Londra. Mi rasserena, mi fa stare bene…è una delle città che amo di più…ho molti ricordi legati a Londra, molte esperienze felici… quindi, beh, potremmo esserci davvero già visti! Sciocco io a non ricordarmi!” – esclamò Aleksey, facendole un occhiolino.

Ginevra non era come quelle persone che vivono di “sensazioni a pelle”. Lei credeva ad ogni singola parola e non dava peso alle sue impressioni.

“Sarà stato sicuramente così. Adesso, facciamo onore a tutto questo ben di Dio!”

Durante la cena, Ginevra ebbe modo di confidare tutto ad Aleksey. Sentirsi più leggera.

All’uscita dal locale, si sentivano entrambi su di giri.

“Domani ho il treno per Napoli. Voglio farlo questo tentativo…se è un errore…”

“Nessuno può dire cosa sia giusto o sbagliato, mia cara Ginevra. Come ti dicevo, l’importante è crederci. Fare una cosa con convinzione. Poi, ognuno ha il suo passato, i suoi trascorsi, il suo bagaglio e nessuno può ergersi a gran giudice, ricordalo sempre.”

“Hai ragione, ma adesso avverto un po’ di paura…”

“Credo sia logico, stai andando alla ricerca delle tue origini. Magari vieni dal Polo Nord oppure da Venere, chi lo sa!”

“Dalla saggezza allo scherzo il passo è breve, signori.” – disse divertita Ginevra.

“Ebbene, sì. Comunque, ci sono in gioco molte emozioni, è comprensibile tu sia scombussolata…”

Il resto della passeggiata lo passarono in silenzio, camminando fianco a fianco e inebriandosi della bellezza fiorentina.

Arrivati davanti all’hotel di Ginevra, Aleksey le prese una mano e la strinse forte. “Ti lascio il mio numero di cellulare, nel caso avessi bisogno…”

“Perché non vieni con me?”

La proposta di Ginevra arrivò così. A bruciapelo. Improvvisa. Violenta come un temporale estivo.

Vedendo l’espressione stupita e incerta di Aleksey, Ginevra si passò una mano tra i capelli.

“Scusami, non so dove mi sia venuto… Scusa.”

“Non preoccuparti…Buonanotte, Ginevra.”

“Buonanotte e grazie di tutto!” – lo salutò, posandogli un lieve bacio su una guancia.

Una volta in camera, Ginevra si spogliò e si gettò sotto l’acqua. Restò lì, con l’acqua che le lavava i capelli e le scivolava lungo il corpo, per un tempo indefinito. Si avvolse nel morbido telo dell’albergo e si fiondò sul letto.

“Quante cose possono succedere improvvisamente. Vivi una vita fino ad un certo punto, poi, ti ritrovi a viverne un’altra. Diversa e parallela. Forse sai chi sei, ma non da dove vieni. Le cose cambiano. Mutano. Si improvvisano. E io mai avrei pensato di vedere rovesciata la mia vita tranquilla e ordinaria…” – pensò Ginevra.

“Un acquazzone mi ha colto per strada e mi sono bagnata da capo a piedi!” – sbuffò irritata Ginevra – “un sole cocente c’era. Vedi ora come son messa.”

“Ginevra, ma non possiamo prevedere quasi nulla. Siamo mica delle divinità? E, poi, sai che noia se tutta la vita fosse uno schema ben preciso?!? Senza mai uscire una volta dal rigo…precisa e ben compiuta, sarebbe vita o la recita di un copione? Vivere una vita che sai come andrà ogni giorno…” – le aveva risposto la mamma.

 

Con questo ricordo, Ginevra andò incontro al sonno che le tendeva braccia accoglienti.

 

 

 

Come sempre, a voi la scelta... Stavolta, una parola per il prossimo episodio.

  • Seta (67%)
    67
  • Cotone (27%)
    27
  • Lana (6%)
    6
Loading ... Loading ...
Categorie

Lascia un commento

423 Commenti

    • Ciao Maria. Sì, ho virato verso una sorta di finale sospeso, perché non mi andava né un risvolto drammatico (io ti fermerò di Aleksey) né un continuo in una seconda parte… Allora, ho optato per una nuova consapevolezza di sé della protagonista.
      Grazie mille e a presto

  • Questo sito usa i cookies per migliorare l'esperienza utente. Cliccando su Accetto acconsenti all'utilizzo di cookie tecnici e obbligatori e all'invio di statistiche anonime sull'uso del sito maggiori informazioni

    Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

    Chiudi