La Rosa Riflessa

Dove eravamo rimasti?

Il viaggio è iniziato... Come continuerà? Treno da Milano a Firenze. (52%)

Verso te!

Ginevra conservava un rapporto particolare con Milano, un rapporto quasi mistico. Per questo, aveva deciso di fare scalo lì. Anche solo per poche ore, doveva respirare l’aria milanese, riassaporare sapori di un’infanzia che non sarebbe più tornata, ma che conservava gelosamente nel suo cuore.

Ginevra si sistemò meglio nel letto con lo sguardo rivolto al soffitto. Aveva deciso di passare la notte a Milano. Voleva riposarsi. Raccogliere le energie. Sistemare i pensieri. I minuti passavano veloci, fuori il cielo si era colorato di stelle. Era una notte luminosa, peccato che il suo animo non emanasse così tanta luce.

“Ginevra sorridi un po’!” – la voce della mamma che tentava di farle una foto davanti al Duomo la riscosse dal sonno.

Si stropicciò gli occhi, la sveglia segnava le sei. “Cavolo, ho dormito” – pensò.

Ricordò il sogno, la gita più bella era stata proprio lì nel capoluogo lombardo. La sua mamma l’aveva iniziata ai piaceri dell’arte, a rapportarsi in maniera serena e sincera con Dio. Da allora, aveva amato l’arte e imparato a pregare e ad affidarsi alla religione. 

Allungò la mano sul comodino e prese il cellulare. Digitò un breve messaggio per suo padre, poi aprì la posta e trovò una mail di Paul.

“Carissima Ginevra, affido a questa mail la mia preoccupazione. Negli ultimi tempi ci siamo allontanati, anzi, sono stato io a volere che le distanze ci separassero. Troppi impegni, paura, vigliaccheria…immaturità, probabilmente. Ma di questo avremo modo di parlare…Ti ho cercata a casa e tuo padre mi ha detto che sei partita. Perché? All’improvviso, poi? Non mi ha spiegato i motivi e spero vorrai parlarmene tu…nonostante tutto, io per te ci sono.”

Non aveva voglia di rispondere…almeno per il momento.

***

La Frecciarossa correva veloce, circa due ore e sarebbe arrivata a Firenze.  Ginevra non ci era mai stata e cercava di apprendere più notizie possibili dalla guida che aveva acquistato in stazione.

“Le bellezze di una città non si imparano da lì” – disse una voce di uomo.

Ginevra alzò lo sguardo e incontrò quello profondo e ironico del suo dirimpettaio di posto.

“Ha ragione, ma cerco di apprendere le notizie basilari per potermi almeno muovere un po’.”

“Mai stata a Firenze?”

“No, mai!”

“Viaggio di piacere?”

“Diciamo di sì. E lei?” – chiese Ginevra, che sentì improvvisamente il bisogno di chiacchierare e distrarsi un po’.

“Io vado per lavoro, Signorina…?”

“Ginevra”

“Bellissimo nome. Chi sarà stato a sceglierlo?” – indagò l’uomo.

Ginevra rimase per un attimo senza fiato. Non lo sapeva. I suoi genitori naturali o quelli adottivi? Non aveva avuto il coraggio di chiederlo al “professore”. Ma si riscosse e d’istinto rispose: “La mamma.”

L’uomo sorrise, allungò una mano: “Piacere, Aleksey.”

Ginevra ricambiò la stretta e il sorriso. Il tempo volò come il treno volava sui binari.

Ginevra prese la mano di Aleksey che l’aiutò a scendere. “Beh, ti auguro una piacevole permanenza e…chissà…”

“Grazie e buone cose anche a te!” – lo interruppe la ragazza.

Ginevra si avviò a passo svelto verso l’uscita. Sentiva sulle spalle lo sguardo bruciante di quell’uomo, ma non si voltò.

Stava correndo verso il suo passato, il presente e anche il futuro.

In strada chiese indicazioni per arrivare a Ponte Vecchio, dopo sarebbe andata in albergo. Non aveva animo di guardarsi intorno, era troppo presa da quel biglietto che aveva in tasca. Per la prima volta, restava immune davanti alla bellezza artistica. Il Corridoio Vasariano, il busto del Cellini, le botteghe orafe che per volere di Ferdinando I avevano soppiantato quelle dei macellai, perché attività poco nobili.

Ed eccola lì, Ginevra. Prese dalla tasca della giacca un foglietto spiegazzato “Ars Antica-Florence”. Sì, era arrivata.

Spinse la porta e incontrò gli occhi vivaci di un uomo anziano.

“Buongiorno” – la apostrofò col tipico accento fiorentino.

“Buongiorno a lei. Mi ha mandata qui il signor James Evans, ha una gioielleria…”

“Certo che me lo ricordo. Eravamo due gran bei ragazzi, sa? Ma mi dica, cosa l’ha spinta fin qui?”

Ginevra prese dalla tasca interna della giacca la spilla e gliela porse.

L’anziano la studiò con cura, poi, alzò lo sguardo su Ginevra come a volere spiegazioni.

La ragazza raccolse i pensieri e disse: “E’ l’unico indizio che ho per trovare la mia vera madre.”

Il gioielliere annuì. “Questa spilla è molto bella ed elegante, signorina. Ma non appartiene alla nostra tradizione… Guardi, non solo non c’è la granulazione, ma il traforo e le incisione sono diverse…”

“Un’imitazione?” – chiese con evidente delusione.

“Oh, no. Non penso…Ha una manifattura diversa…Sa, l’Italia ha una grande tradizione, non solo qui a Firenze.”

“Non potrebbe aiutarmi?”

“Non saprei indicarle nulla di preciso, mi spiace.”

Ginevra annuì. “La ringrazio lo stesso. E’ stato molto gentile! Nel caso, le venisse qualcosa in mente, soggiorno all’Hotel Nizza. Ginevra De Nardis.”

“Certamente. Buona fortuna, signorina.”

“Grazie. Buona giornata.”

Ginevra uscì col cuore pesante.

 

 

 

Cosa succederà?

  • - Le viene recapitato un messaggio. (52%)
    52
  • - Ginevra riceve una telefonata. (9%)
    9
  • - Un imprevisto. (39%)
    39
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423 Commenti

    • Ciao Maria. Sì, ho virato verso una sorta di finale sospeso, perché non mi andava né un risvolto drammatico (io ti fermerò di Aleksey) né un continuo in una seconda parte… Allora, ho optato per una nuova consapevolezza di sé della protagonista.
      Grazie mille e a presto

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