Dove eravamo rimasti?
I Registri
I corvi annunciarono la mia presenza al gruppo e gli uomini si voltarono nella mia direzione. Avevano riconosciuto un intruso, ma continuarono a seguire il prete, che con calma risaliva la collina del cimitero. Mi sembrava incredibile, ma ero arrivato nel bel mezzo di un funerale. Il milleduecentoventitreesimo. Mi fermai al limitare della collina, per non disturbare. C’era una gran folla. Mi ero portato un bagaglio leggero, una sacca con qualche ricambio e la mia borsa da lavoro, avevo infilato lì tutti i documenti sull’anomalia. Tutto gli appunti che ero riuscito a prendere.
Osservando il camposanto mi resi conto che era stata creata una nuova area, sicuramente in seguito all’incremento di defunti degli ultimi mesi. Non ne erano preparati, si capiva osservando le croci di pietra dai contorni smussati e dalla vicinanza delle tombe. Avevano dovuto organizzarsi in poco tempo, per loro fortuna da quelle parti non mancava la terra.
Il funerale durò per più d’un ora e io aspettai che tutti se ne andassero. Ridiscesero il sentiero e si sparsero verso le grandi cascine in lontananza. Continuarono a muoversi in gruppi, i corvi gracchiarono finché non rimanemmo solo io e il sacerdote, poi presero il volo. Era primavera, ma qua da noi fa ancora freddo. C’era un vento fastidioso. Il prete fu l’ultimo a lasciare il cimitero e io gli andai incontro, decisi di presentarmi come un dipendente del Ministero Demografico.
“Cosa la porta qui dalla grande città?” mi chiese Padre Craine.
Aveva spalle larghe e un corpo smilzo e ossuto, alto e mascolino, senza capelli né barba, aveva due occhi verde smeraldo miti, ma vivi. Mi fidai subito di lui, avrebbe potuto aiutarmi.
“Uno studio su questa zona. Ricerche sul numero degli abitanti, l’età, le nascite, sa com’è” sorrisi, ero deciso a farmelo amico.
Ormai eravamo arrivati alla sua chiesa di mattoni rossi.
“E le morti” mi guardò “Immagino” aggiunse dopo qualche istante.
Annuii “Anche. Pensa di potermi aiutare?”.
Il prete si alzò e mi invitò a seguirlo nel retro, dove teneva i registri. Era lui l’unico referente per la zona, ogni altro tipo di amministrazione era sito in città, mi ero già informato.
“Per le nascite avrete ben poco lavoro da svolgere. Gli ultimi due nati risalgono a due anni fa” Padre Craine posò sul lungo tavolo di legno un libro sottile, poi tornò all’armadietto di metallo alle sue spalle “Riguardo alle morti, ahimè, è tutta un’altra storia”.
Lo guardai quando posò due grossi volumi sgualciti a fianco del primo “Perché?”. Lasciai a terra entrambe le borse e ci accomodammo ai lati opposti del tavolo. Lui aprì uno dei tomi più voluminosi e andò subito all’ultima pagina.
“La popolazione di questi luoghi selvaggi sta morendo. E non sappiamo perché” mi guardò negli occhi e capii subito che aveva paura. Di cosa, però, non ne avevo idea. Partendo non immaginavo che avrei trovato indizi così in fretta, così decisi di assecondarlo.
“Qualche malattia? Il Ministero non vi ha contattati?” chiesi, tirando fuori un quaderno per prendere appunti.
Lui scosse la testa, posando le mani sulle pagine grige del volume “Gli esami annuali li facciamo tutti regolarmente, come prescritto e il programma li invia al Ministero come è sempre stato. E’ una buona organizzazione” annuì “Non ci hanno mai ricontattati, quindi lo escluderei”.
Lo guardai “Forse è un nuovo virus, qualcosa che non conosciamo ancora”.
Padre Crain alzò le spalle, la toga nera gli scivolava addosso come un sudario. Assomigliava a un corvo anche lui. “Qualcuno di noi ci ha pensato, i nostri medici non riconoscono i sintomi. Contattare il Ministero non è semplice e nessuno di noi se la sente di lasciare la circoscrizione. Non siamo abituati alla città” sorrise appena “Sarà sciocco, ma…”.
“No, no” annuii “Capisco. Anche per me qui sembra un altro mondo”.
Per il tempo che restava consultai i registri, confermavano i miei documenti e le mie paure. Erano segnate morti e cause apparenti, firmate dal medico e da Padre Craine. Qualcosa stava andando storto. Gli chiesi informazioni sul defunto appena inumato e mi disse che si trattava di un giovane pastore che aveva avuto un malore dopo una settimana di influenza. Mi promise di farmi incontrare alcuni medici il giorno seguente.
“Le famiglie sono decimate ormai. Neanche i bambini sopravvivono. Lei è venuto per aiutarci?” eravamo sull’uscio del portone.
Mi sentii un peso allo stomaco, lo guardai appena “Io.. ci proverò” non mi riuscii di aggiungere altro.
Mi diede l’indirizzo di un amico a cui avrei potuto chiedere ospitalità per qualche giorno. La cascina distava diverse centinaia di metri, Padre Craine mi prestò la sua bicicletta, avevo lasciato la macchina al limitare della zona. Quando arrivai capii che in campagna le voci corrono più veloci degli uomini, un signore basso e tarchiato di nome Cogan Jameston mi accolse con una sola frase.
“E così lei è l’uomo dei morti”.
Un’ora più tardi, dopo un tardo e lauto pranzo, mi raccontò la sua versione della faccenda. La storia dei caribù.
8 marzo
Jameston darà a Ishmael un oggetto che deve rimanere segreto. Cosa?
- Una memory card, piena. (0%)
- Una fotografia polaroid. (43%)
- Un barattolo di vetro, pieno. (57%)

25/01/2016 at 09:47
Chiusa fantastica. Davvero bella. Hai un modo di scrivere molto pulito, essenziale direi. Diversamente da qualcuno non amo troppo gli spiegoni, rischiano di rallentare la storia e annoiare il lettore (l’elaborazione di alcuni dettagli credo vada lasciata ai lettori, trovo sia un modo di renderli partecipi). Ecco perché ho apprezzato il fatto che alcune domande siano state lasciate (volutamente?) senza risposta… La fuga credo fosse la sola via possibile per un uomo come Ishmael, se ne avessi fatto un eroe, un prode liberatore degli opppressi, avresti tradito l’indole e il carattere del personaggio, e, in un certo senso, avresti tradito anche i tuoi lettori e la fiducia che ripongono in te. Bravissima!
25/01/2016 at 11:31
Grazie mille Lou, sono contenta di esser riuscita a farti apprezzare Ishmael cos’ in profondità e tu hai avuto la sensibilità per recepire il mio messaggio, dote non scontata nelle persone e ancor di più negli scrittori.
Un abbraccio.. e alla prossima!
21/01/2016 at 18:12
Perdonami… ero – tanto per cambiare – in ospedale…
Ma ho letto. E il finale è bellissimo.
Non avevo dubbi, Serena.
25/01/2016 at 11:24
Ciao Alessandra! Spero che adesso tu stia meglio 🙂 un abbraccio sincero
13/01/2016 at 21:18
Bel finale! L’idea della fuga mi è piaciuta. 🙂
Solo un dubbio, all’inizio Ishmael sembra temere il mare poi si scopre che è arrivato fino in Francia. Questo vuol dire che ha superato la sua paura e quindi è scappato in Europa? Oppure lui si trovava già in Europa?
Ciò non toglie che il tuo è stato veramente un bel racconto. Sono io che mi sono “persa per strada”. 😀
14/01/2016 at 10:21
Ciao Danica. In realtà hai ragione tu. Non è scontato. Visto che lui abitava in un paese creato ad hoc per un esperimento avrebbe potuto essere situato dovunque e non necessariamente nel vero stato americano d’Alaska, come io ho dato per scontato. Grazie per la precisazione 🙂
Ad ogni modo è scappato fino alla Francia.
12/01/2016 at 23:23
Ciao,
in questo finale mi piace l’evoluzione del protagonista da grigio burocrate a persona in grado di apprezzare pienamente la bellezza naturale del mare.
Avrei apprezzato anche qualche dettaglio aggiuntivo per spiegare la natura e lo svolgimento dell’esperimento (come è stato possibile far credere a così tante persone di trovarsi in una epoca del futuro? Quanti di quelli della megalopoli lo sapevano e quanti no? Se lo scopo era testare le armi biologiche perché creare una società stile Grande Fratello?) ma mi rendo conto che i vincoli di caratteri non permettono massima liberà. Comunque è stata una bella esperienza di lettura, a presto!
13/01/2016 at 10:07
Ciao Ilario.
Sì purtroppo i limiti sono sempre serrati, come ben sai.
Ma posso riempire qualche vuoto delle tue curiosità qui :).
Le persone che vivono ad Alaska non sono in un’epoca del futuro diversa dagli altri, l’anno è per tutti il 2170. Il mondo è (Più o meno) esattamente come il nostro del 2016, ma Stati Uniti e Cina hanno voluto creare una sorta di villaggio a sé. Un esperimento di società, che poi risultato sterile è servito per testare malattie ad esempio. Quelli che vivono ad Anchorage sono nati li e hanno sempre studiato, a scuola ecc, che tutto il mondo verso il 2070 circa si è scomposto, creando delle grandi zone civilizzate contornate da foreste, mare, deserti ecc. Ma in realtà sono loro soltanto che sono chiusi dentro un enorme muro di contenimento. Chi lo sa? Il ministro, pochi agenti dei servizi segreti interni. Spero di aver,seppur brevemente, risposto alle tue curiosità. Grazie come sempre per la presenza e l’attenzione 🙂
10/01/2016 at 19:43
Ho perso un paio di capitoli dovuti alla lontananza dalla piattaforma, ma non potevo non leggere il finale del racconto della mia amica, ed eccomi qui. Grande finale (ATTENZIONE Spoiler per chi legge) imprevedibile. Una Megalopoli che in realtà non esiste, è stato tutto un grande esperimento. Oltre alle tua bravura nello scrivere, sempre ineccepibile, hai concluso con un ottimo colpo di scena degno di un film. Davvero brava amica mia 😉
11/01/2016 at 10:15
Grazie caro 😉 mi dispiace che ti sei perso dei capitoli, spero per ragioni positive e non per qualche intoppo di vita! Ci vediamo alla prossima, sai sempre dove trovarmi 🙂
10/01/2016 at 19:31
I numeri, il contare, che si mischiano con le considerazioni sull’acqua. Troppo vicino al mio essere per restare indifferenti. Un finale BELLISSIMO. da film. Complimenti.
11/01/2016 at 10:14
Grazie mago 🙂 sono contenta che ti sia piaciuto, ancora una volta.
09/01/2016 at 09:58
Ishmael è un po’ ipocrita, non può vivere una vita di carta, ma va bene se la fanno gli altri?
Anche se questo lo rende però più umano, più simile ai più.
Il paese sulla costa è nel Nord o Sud della Francia?
La Normandia renderebbe il finale malinconico, la Provenza speranzoso 😉
Un bel finale, davvero brava.
09/01/2016 at 10:38
Grazie Gabriele.
Sì, beh è una persona comune e ha fatto una scelta a mio parere discutibile. Ma ognuno ha il suo carattere :).
08/01/2016 at 18:36
“Una vita di carta”, con questa espressione sei riuscita a mostrare quel senso di vuoto, smarrimento e amarezza che deve aver provato Ishmael quando gli è stata svelata la verità. Ho apprezzato molto il finale, come segno di riscatto di una vita ancora da “vivere”.
Bravissima 🙂
08/01/2016 at 19:50
Brava Anna, con la tua ultima frase hai proprio centrato il discorso, l’essenza dell’ultimo capitolo e il sentore di Ishmael, che pensa ad una nuova vita che lo aspetta mentre guarda il mare. Grazie di avermi accompagnato in questo viaggio 🙂 alla prossima
08/01/2016 at 19:58
Grazie a te per questo bellissimo messaggio di speranza.
08/01/2016 at 17:41
Un finale soft, proprio come mi aspettavo.
Brava, Serena, oltre all’originalità del racconto, sei riuscita a terminarlo con quel pizzico di malinconia che non guasta mai.
Ti attendo per un’altra storia, so’ che ce l’hai già in mente, o sbaglio? 🙂
08/01/2016 at 19:49
Ciao Danio 🙂 mmm forse si forse no 😛 ma sicuramente ci rivediamo presto!
07/01/2016 at 10:25
Mi unisco alla maggioranza e dico cinque anni. Sono curiosa di vedere come si concluderà questa storia. 🙂
07/01/2016 at 14:44
Ciao Danica 🙂 Domani pubblico l’ultimo episodio !
05/01/2016 at 06:00
Ho avuto modo di leggere tutto d’un fiato il racconto, stanotte. Devo dire che presenti delle doti narrative eccellenti. La vicenda in se é addirittura banale, ma come ha detti qualcuno sei riuscita a costruire un ritmo e una tensione di lettura così forte e fin dal primo capitolo, che anche parlare di numeri risulta avvincente.
Non mi sono preso la briga di controllare se le informazioni di natura tecnico-scientifica fossero vere. Di sicuro insospettisce l’iniziativa, del tutto autonoma, di questo funzionario; ha lasciato in me una sorta di vuoto. Non sono sicuro però che si tratti di qualcosa di negativo.
Il tema distopico è sempre attraente e parlare di virus aumenta la tensione. C’è qualcosa di 1984, qualcosa di Io sono Leggenda, qualcosa di Resident Evil, ma nel complesso non ci sono mai riferimenti espliciti.
In conclusione, uno dei pochi racconti veramente meritevoli d’interesse e di complimenti.
Ho votato per Il Piano. Ci vedrei bene una fuga capeggiata dal protagonista e un finale aperto, ma queste sono MIE voglie.
Complimenti
06/01/2016 at 21:19
Ciao Gianluca, grazie per esserti unito :).
Non essendomi mai interessata ai generi letterari a cui fa l’occhiolino questo racconto non ho preso spunto da niente in particolare, se non dalla fantasia e da un’idea nata mesi fa imbattendomi in un video su youtube. 🙂
06/01/2016 at 21:32
Ancora più interessante e…complimenti, allora 🙂
03/01/2016 at 21:58
numeri numeri numeri *_*
Scusami Sere. Sono un maniaco dei <3 e trattarli in maniera non noiosa non è cosa da tutti. grazie :3
05/01/2016 at 18:16
Ehi ciao! Sapessi, io a scuola in matematica avevo 2 😛
grazzzieeee
02/01/2016 at 10:43
Cinque anni, anche l’ultimo capitolo del mio primo racconto qui su the incipit era 5 anni dopo.
Bel colpo si scena, brava, hai concentrato l’attenzione sul virus quando il vero mistero era attorno.
Mi domando quanto abbia speso il governo per una struttura così. 😀
02/01/2016 at 12:20
CIao Gabriele! Grazie, sono contenta che il mistero abbia “tenuto” sino al momento giusto ;).
Direi più o meno quanto spendono per la ricerca spaziale, milioni di miliardi!
31/12/2015 at 14:55
Questo episodio è decisamente angosciante per via del senso di insicurezza che attanaglia i personaggi durante le vaccinazioni (confesso che immaginavo che gli astronauti avrebbero somministrato loro qualche morbo che li avrebbe eliminati subito ^_^).
Bel colpo di scena, anche se sarei curioso nell’ultimo episodio di scoprire esattamente come è stato congegnato l’inganno (sarà una specie di Truman Show ma a livello nazionale)? Voto per un salto di 6 mesi, a presto!
31/12/2015 at 16:05
Ciao Ilario , sono contenta di aver trasmesso quel senso d’inquietudine in cui ho immerso Ishmael.
31/12/2015 at 07:22
Cinque anni… forse è meglio che questo “terrificante esperimento” rimanga solo un brutto ricordo per Ishmael 🙂
Complimenti per l’inaspettato colpo di scena Sere, bravissima!
Tornerai con un nuovo racconto, vero? 🙂
31/12/2015 at 15:58
Ciao Anna!!
Non preoccuparti che tornerà presto 🙂 appena arriva l’ispirazione giusta!
31/12/2015 at 01:41
Ho scelto cinque anni. Il colpo di scena bello e terrificante. Immaginatevi vivere in uno stato simile. Sono curioso di sapere cosa succederà.
31/12/2015 at 15:56
Ciao sircolez, grazie di essere passato 🙂 Sono contenta che la storia ti sia piaciuta sino alla fine!