Dove eravamo rimasti?
Test
Fu Padre Craine a interrompermi, al punto della storia in cui gli uomini in nero mi lasciavano libero. I dottori e Jameston avevano scosso la testa increduli, si erano passati le mani nelle barbe lunghe e sui menti glabri, esterrefatti. Qualche domanda ogni tanto. Solo il parroco era rimasto silenzioso, rannicchiato sulla sedia, nonostante la sua forma oblunga. Il fuoco riscaldava il tavolo e la caraffa di birra, ma potenti spifferi s’insinuavano nella vecchia magione. Il prete si alzò in piedi, non di soprassalto, ma anzi con una lentezza direi sinistra. Posò le mani aperte sul tavolo e non guardò nessuno, se non i buchi dei tarli, poi parlò con voce altalenante. Si alzava per poi abbassarsi di tono, senza preavviso né apparente motivo.
“Mi avevano avvertito… che sarebbe successo qualcosa… da là, dalla città. Io” ansimava come dopo una corsa in salita “Io sapevo. Sapevo. E ho taciuto a tutti voi, forse perché non credevo che l’avrebbero fatto davvero. Non immaginavo che… fosse la verità” si lasciò cadere di nuovo a sedere “Un vecchio amico era venuto a trovarmi, disse che doveva dirmelo ad ogni costo, non poteva far finta di niente. Non l’ho più incontrato e mi sono tenuto le sue parole per me. Quanto ho sbagliato, Gesù aiutami” si coprì la fronte con la mano, aveva gli occhi stralunati e i capillari pulsanti.
Jameston sbottò immediatamente, battendo un pugno sul tavolo “Cosa stai dicendo! Parla chiaramente” lo fissava con ardore, temevo che si sarebbe alzato per scuotere il prete sin nelle ossa.
I medici erano guardinghi, si scambiarono un’occhiata confusa ed io con loro. Di cosa stava parlando? Cosa gli aveva confidato l’amico e che segreto aveva taciuto per tutti quei mesi, funerale dopo funerale?
“Voi sapevate qual’era la causa delle morti?” chiesi io, mi uscii una vocina insignificante, mi schiarii la voce e ripetei.
Padre Craine scosse il capo e sono quasi sicuro che s’asciugò qualche lacrima traballante all’occhio destro. “Ho finto di non capire fino ad ora, avrei dovuto parlare e qualcuno, forse, si sarebbe salvato. Ma non pensavo, credetemi, Dio mi è testimone, che sarebbe stato così grave, così… definitivo” sospirò “E’ venuto qui e mi ha detto che il Ministero aveva scelto la nostra circoscrizione per alcuni esperimenti, per testare qualcosa. Mi disse che era potenzialmente pericoloso, ma mi assicurò che stavano prendendo tutte le precauzioni possibili. E così io… io gli ho creduto” spalancò gli occhi, osservando il vuoto.
Capii che ci aveva creduto davvero, con sincerità e che nel momento in cui aveva compreso cosa stava succedendo si era sentito tradito, pugnalato, inerme e inutile. Tutte quelle emozioni sembravano scivolargli sugli occhi liquidi, come diapositive.
“Esperimento? Di cosa parla, Padre?” il giovane dottore si era alzato in piedi, sembrava troppo nervoso per rimanere ancora seduto.
“Mi disse solo questo, aggiungendo che probabilmente non sarebbe successo nulla di grave, forse qualcosa agli animali delle foreste, niente di più” alzò le spalle, afflosciandosi contro lo schienale.
Non avrebbe aggiunto molto altro di sensato quella sera e neanche quelle successive, contrariamente a tutti gli insegnamenti con cui era vissuto s’impiccò nella canonica prima dell’alba. E noi altri cinque scoprimmo poco di più, rubandogli qualche altra informazione. L’uomo disse al prete che dovevano testare dei nuovi insetti per le coltivazioni e che Alaska C-1 era perfetta per l’esigenza. Lui ci aveva creduto in buona fede e loro, il Ministero, la Megalopoli, avevano avvelenato le uova di cerambice che a loro volta avevano infettato i caribù attraverso la corteccia delle betulle. I grossi ruminanti avevano trasmesso agli abitanti il virus, senza averne colpa e soccombendo a loro volta.
Io dormii male la notte successiva e il ritrovamento del prete mi svuotò d’ogni volontà. Cosa avrei dovuto fare? Mi attendevano pochi giorni e poi avrei dovuto tornare alla mia scrivania. Ci sarei riuscito? Non ne ero più così sicuro come quando ero partito la prima volta per Alaska C-1. E volevo farlo, volevo tornare? Mi sembrava, ora che il mistero era stato svelato, di essere stato ben poco utile a quella gente. Dovevo adoperarmi e aiutarli per mettere in atto quelle azioni che avrebbero permesso loro la sopravvivenza: spostare i pascoli, abbattere le betulle, trovare un veleno per le cerambici. Non mi sorpresi che nessuno decidesse di denunciare il fatto al Ministero, chi ci avrebbe aiutato a questo punto? Quella consapevolezza mi abbatté in modo particolare, io ci avevo creduto al Ministero, alla megalopoli, al nuovo sistema. Mi sentivo tradito come Padre Craine.
La confusione mi accompagnò per il giorno successivo, sinché non fui costretto a riprendermi. Il giovane dottore mandò a chiamarmi, una donna si sentiva male, le erano spuntate le prime macchie e voleva vedermi. Nei piccoli borghi le voci corrono in fretta, tutti avevano saputo delle mie ricerche e del pericolo che avevo corso, mi trattavano come uno di loro.
17 marzo
Non sapremo mai cosa voleva la donna. Mentre Ishmael s'incammina verso la sua casa, un rumore di elicotteri si spande nell'aria. Chi arriva?
- Mezzi volanti corazzati grigi, unica scritta in piccolo: Health Department. (45%)
- Elicotteri neri, senza sigle: Il Ministero. (27%)
- Sulle fiancate si legge chiaramente: F.A.A. (Forze Armate d'Alaska) (27%)

25/01/2016 at 09:47
Chiusa fantastica. Davvero bella. Hai un modo di scrivere molto pulito, essenziale direi. Diversamente da qualcuno non amo troppo gli spiegoni, rischiano di rallentare la storia e annoiare il lettore (l’elaborazione di alcuni dettagli credo vada lasciata ai lettori, trovo sia un modo di renderli partecipi). Ecco perché ho apprezzato il fatto che alcune domande siano state lasciate (volutamente?) senza risposta… La fuga credo fosse la sola via possibile per un uomo come Ishmael, se ne avessi fatto un eroe, un prode liberatore degli opppressi, avresti tradito l’indole e il carattere del personaggio, e, in un certo senso, avresti tradito anche i tuoi lettori e la fiducia che ripongono in te. Bravissima!
25/01/2016 at 11:31
Grazie mille Lou, sono contenta di esser riuscita a farti apprezzare Ishmael cos’ in profondità e tu hai avuto la sensibilità per recepire il mio messaggio, dote non scontata nelle persone e ancor di più negli scrittori.
Un abbraccio.. e alla prossima!
21/01/2016 at 18:12
Perdonami… ero – tanto per cambiare – in ospedale…
Ma ho letto. E il finale è bellissimo.
Non avevo dubbi, Serena.
25/01/2016 at 11:24
Ciao Alessandra! Spero che adesso tu stia meglio 🙂 un abbraccio sincero
13/01/2016 at 21:18
Bel finale! L’idea della fuga mi è piaciuta. 🙂
Solo un dubbio, all’inizio Ishmael sembra temere il mare poi si scopre che è arrivato fino in Francia. Questo vuol dire che ha superato la sua paura e quindi è scappato in Europa? Oppure lui si trovava già in Europa?
Ciò non toglie che il tuo è stato veramente un bel racconto. Sono io che mi sono “persa per strada”. 😀
14/01/2016 at 10:21
Ciao Danica. In realtà hai ragione tu. Non è scontato. Visto che lui abitava in un paese creato ad hoc per un esperimento avrebbe potuto essere situato dovunque e non necessariamente nel vero stato americano d’Alaska, come io ho dato per scontato. Grazie per la precisazione 🙂
Ad ogni modo è scappato fino alla Francia.
12/01/2016 at 23:23
Ciao,
in questo finale mi piace l’evoluzione del protagonista da grigio burocrate a persona in grado di apprezzare pienamente la bellezza naturale del mare.
Avrei apprezzato anche qualche dettaglio aggiuntivo per spiegare la natura e lo svolgimento dell’esperimento (come è stato possibile far credere a così tante persone di trovarsi in una epoca del futuro? Quanti di quelli della megalopoli lo sapevano e quanti no? Se lo scopo era testare le armi biologiche perché creare una società stile Grande Fratello?) ma mi rendo conto che i vincoli di caratteri non permettono massima liberà. Comunque è stata una bella esperienza di lettura, a presto!
13/01/2016 at 10:07
Ciao Ilario.
Sì purtroppo i limiti sono sempre serrati, come ben sai.
Ma posso riempire qualche vuoto delle tue curiosità qui :).
Le persone che vivono ad Alaska non sono in un’epoca del futuro diversa dagli altri, l’anno è per tutti il 2170. Il mondo è (Più o meno) esattamente come il nostro del 2016, ma Stati Uniti e Cina hanno voluto creare una sorta di villaggio a sé. Un esperimento di società, che poi risultato sterile è servito per testare malattie ad esempio. Quelli che vivono ad Anchorage sono nati li e hanno sempre studiato, a scuola ecc, che tutto il mondo verso il 2070 circa si è scomposto, creando delle grandi zone civilizzate contornate da foreste, mare, deserti ecc. Ma in realtà sono loro soltanto che sono chiusi dentro un enorme muro di contenimento. Chi lo sa? Il ministro, pochi agenti dei servizi segreti interni. Spero di aver,seppur brevemente, risposto alle tue curiosità. Grazie come sempre per la presenza e l’attenzione 🙂
10/01/2016 at 19:43
Ho perso un paio di capitoli dovuti alla lontananza dalla piattaforma, ma non potevo non leggere il finale del racconto della mia amica, ed eccomi qui. Grande finale (ATTENZIONE Spoiler per chi legge) imprevedibile. Una Megalopoli che in realtà non esiste, è stato tutto un grande esperimento. Oltre alle tua bravura nello scrivere, sempre ineccepibile, hai concluso con un ottimo colpo di scena degno di un film. Davvero brava amica mia 😉
11/01/2016 at 10:15
Grazie caro 😉 mi dispiace che ti sei perso dei capitoli, spero per ragioni positive e non per qualche intoppo di vita! Ci vediamo alla prossima, sai sempre dove trovarmi 🙂
10/01/2016 at 19:31
I numeri, il contare, che si mischiano con le considerazioni sull’acqua. Troppo vicino al mio essere per restare indifferenti. Un finale BELLISSIMO. da film. Complimenti.
11/01/2016 at 10:14
Grazie mago 🙂 sono contenta che ti sia piaciuto, ancora una volta.
09/01/2016 at 09:58
Ishmael è un po’ ipocrita, non può vivere una vita di carta, ma va bene se la fanno gli altri?
Anche se questo lo rende però più umano, più simile ai più.
Il paese sulla costa è nel Nord o Sud della Francia?
La Normandia renderebbe il finale malinconico, la Provenza speranzoso 😉
Un bel finale, davvero brava.
09/01/2016 at 10:38
Grazie Gabriele.
Sì, beh è una persona comune e ha fatto una scelta a mio parere discutibile. Ma ognuno ha il suo carattere :).
08/01/2016 at 18:36
“Una vita di carta”, con questa espressione sei riuscita a mostrare quel senso di vuoto, smarrimento e amarezza che deve aver provato Ishmael quando gli è stata svelata la verità. Ho apprezzato molto il finale, come segno di riscatto di una vita ancora da “vivere”.
Bravissima 🙂
08/01/2016 at 19:50
Brava Anna, con la tua ultima frase hai proprio centrato il discorso, l’essenza dell’ultimo capitolo e il sentore di Ishmael, che pensa ad una nuova vita che lo aspetta mentre guarda il mare. Grazie di avermi accompagnato in questo viaggio 🙂 alla prossima
08/01/2016 at 19:58
Grazie a te per questo bellissimo messaggio di speranza.
08/01/2016 at 17:41
Un finale soft, proprio come mi aspettavo.
Brava, Serena, oltre all’originalità del racconto, sei riuscita a terminarlo con quel pizzico di malinconia che non guasta mai.
Ti attendo per un’altra storia, so’ che ce l’hai già in mente, o sbaglio? 🙂
08/01/2016 at 19:49
Ciao Danio 🙂 mmm forse si forse no 😛 ma sicuramente ci rivediamo presto!
07/01/2016 at 10:25
Mi unisco alla maggioranza e dico cinque anni. Sono curiosa di vedere come si concluderà questa storia. 🙂
07/01/2016 at 14:44
Ciao Danica 🙂 Domani pubblico l’ultimo episodio !
05/01/2016 at 06:00
Ho avuto modo di leggere tutto d’un fiato il racconto, stanotte. Devo dire che presenti delle doti narrative eccellenti. La vicenda in se é addirittura banale, ma come ha detti qualcuno sei riuscita a costruire un ritmo e una tensione di lettura così forte e fin dal primo capitolo, che anche parlare di numeri risulta avvincente.
Non mi sono preso la briga di controllare se le informazioni di natura tecnico-scientifica fossero vere. Di sicuro insospettisce l’iniziativa, del tutto autonoma, di questo funzionario; ha lasciato in me una sorta di vuoto. Non sono sicuro però che si tratti di qualcosa di negativo.
Il tema distopico è sempre attraente e parlare di virus aumenta la tensione. C’è qualcosa di 1984, qualcosa di Io sono Leggenda, qualcosa di Resident Evil, ma nel complesso non ci sono mai riferimenti espliciti.
In conclusione, uno dei pochi racconti veramente meritevoli d’interesse e di complimenti.
Ho votato per Il Piano. Ci vedrei bene una fuga capeggiata dal protagonista e un finale aperto, ma queste sono MIE voglie.
Complimenti
06/01/2016 at 21:19
Ciao Gianluca, grazie per esserti unito :).
Non essendomi mai interessata ai generi letterari a cui fa l’occhiolino questo racconto non ho preso spunto da niente in particolare, se non dalla fantasia e da un’idea nata mesi fa imbattendomi in un video su youtube. 🙂
06/01/2016 at 21:32
Ancora più interessante e…complimenti, allora 🙂
03/01/2016 at 21:58
numeri numeri numeri *_*
Scusami Sere. Sono un maniaco dei <3 e trattarli in maniera non noiosa non è cosa da tutti. grazie :3
05/01/2016 at 18:16
Ehi ciao! Sapessi, io a scuola in matematica avevo 2 😛
grazzzieeee
02/01/2016 at 10:43
Cinque anni, anche l’ultimo capitolo del mio primo racconto qui su the incipit era 5 anni dopo.
Bel colpo si scena, brava, hai concentrato l’attenzione sul virus quando il vero mistero era attorno.
Mi domando quanto abbia speso il governo per una struttura così. 😀
02/01/2016 at 12:20
CIao Gabriele! Grazie, sono contenta che il mistero abbia “tenuto” sino al momento giusto ;).
Direi più o meno quanto spendono per la ricerca spaziale, milioni di miliardi!
31/12/2015 at 14:55
Questo episodio è decisamente angosciante per via del senso di insicurezza che attanaglia i personaggi durante le vaccinazioni (confesso che immaginavo che gli astronauti avrebbero somministrato loro qualche morbo che li avrebbe eliminati subito ^_^).
Bel colpo di scena, anche se sarei curioso nell’ultimo episodio di scoprire esattamente come è stato congegnato l’inganno (sarà una specie di Truman Show ma a livello nazionale)? Voto per un salto di 6 mesi, a presto!
31/12/2015 at 16:05
Ciao Ilario , sono contenta di aver trasmesso quel senso d’inquietudine in cui ho immerso Ishmael.
31/12/2015 at 07:22
Cinque anni… forse è meglio che questo “terrificante esperimento” rimanga solo un brutto ricordo per Ishmael 🙂
Complimenti per l’inaspettato colpo di scena Sere, bravissima!
Tornerai con un nuovo racconto, vero? 🙂
31/12/2015 at 15:58
Ciao Anna!!
Non preoccuparti che tornerà presto 🙂 appena arriva l’ispirazione giusta!
31/12/2015 at 01:41
Ho scelto cinque anni. Il colpo di scena bello e terrificante. Immaginatevi vivere in uno stato simile. Sono curioso di sapere cosa succederà.
31/12/2015 at 15:56
Ciao sircolez, grazie di essere passato 🙂 Sono contenta che la storia ti sia piaciuta sino alla fine!