ALASKA C-1

Dove eravamo rimasti?

Non sapremo mai cosa voleva la donna. Mentre Ishmael s'incammina verso la sua casa, un rumore di elicotteri si spande nell'aria. Chi arriva? Mezzi volanti corazzati grigi, unica scritta in piccolo: Health Department. (45%)

HEALTH DEPARTMENT

Gli elicotteri erano quattro, enormi. Provocarono uno spostamento d’aria notevole e un rumore assordante, mi fermai coprendomi le orecchie. Dalle cascine vicine uscirono gli abitanti, impauriti non meno di me. Riuscii a leggere di sfuggita la scritta incompleta HEALTH DEPARTMENT U su uno dei mezzi, prima che atterrassero in una spianata di pascolo tra i monti e la foresta scura. La neve si era placata, rimaneva immobile a ricoprire tutto il panorama, i carrelli degli elicotteri ci atterrarono sopra senza un fiato. Nel cielo splendeva un sole gelido, bianco, accecante nel riverbero della neve. Un attimo dopo mi ritrovai Jameston di fianco, si copriva gli occhi con la mano, guardando verso i grossi mostri. I portelloni si aprirono nelle quattro fiancate, ma non ne uscii nessuno. Attorno a noi si era riunita una discreta folla. Altri li scorgevo in lontananza, tutti gli occhi puntati alla spianata.

“Hai visto cosa c’è scritto sulla fiancata?” fui io a chiederlo a lui.

Jameston voltò lo sguardo verso di me “L’ho visto bene e c’è qualcosa che non va ragazzo”.

Era la prima volta che mi chiamava così. Le sue parole mi provocarono un brivido ritardatario lungo la schiena, mi grattai la guancia e lo scossi, non riuscii a trattenermi “Cosa intendi? Sono riuscito a leggere solo Health Department, pensi che” mi interruppe.

La sua voce era bassa e baritonale, come sempre, ma ora tremava “Non c’è scritto solo quello”.

Stavo per domandargli qualcosa di più ma quando provai a farmi uscire le parole di bocca, risultò che non ci riuscivo. Gli occhi mi stavano tradendo, interrompendo ogni altro senso.

Qualcuno scendeva dagli elicotteri. Due, quattro, sei persone da ogni mezzo. Portavano valigette enormi, chiuse, sembravano pesanti. Altri li seguirono trascinando dei veri e propri carretti ingombri di scatoloni sigillati. Appena li vidi non ebbi alcun dubbio, la malattia si era diffusa o per lo meno loro ne erano convinti, anche se non ero molto sicuro di chi fossero loro. Avrebbero dovuto sembrare dottori, secondo la mia interpretazione della scritta sulle fiancate, ma apparivano come astronauti sbarcati su un pianeta ostile. Erano tutti, portantini inclusi, fasciati, inglobati da tute integrali. Caschi, tubi, ossigenatori sulla schiena, guantoni, scarponi. Nessuna fessura in vista, nessun contatto con noi. 

Deglutii e la sensazione che ne derivò fu tutto tranne che piacevole. Mi sentivo strano e d’improvviso mille domande mi affollarono la mente. Prima di tutto, perché erano vestiti in quel modo? Io non ero malato e mi aggiravo da giorni nell’area. Cosa stava succedendo? Cosa volevano quei tizi? Chi erano? E soprattutto, un quesito mi assillava: come finiva la scritta che non ero riuscito a leggere? D’un tratto ebbi paura.

Mi accorsi che le persone attorno a me provavano la stessa sensazione perché le donne stringevano i figli, impedendo che i bambini corressero verso quegli strani esseri intutati e gli uomini facevano qualche passo avanti, nervosi. Jameston mi tirò per il braccio.

“Sbrighiamoci, vieni via Ishmael. Andiamo!” e corse via.

Io rimasi talmente scioccato dalla sua reazione che lo seguii senza fare domande, anche altri tornarono a chiudersi in casa.  Gli uomini in tuta non sembrarono sorprendersi, continuavano ad avanzare verso le case alla velocità permessa da quelle tute ingombranti.

Una volta dentro casa Jameston chiuse tutti i chiavistelli d’ingresso e ordinò alle sorelle di serrare ogni porta e finestra. Così fecero, di corsa, mentre io lo seguivo nel grande salone del camino.

“Cosa sta succedendo?” gli chiesi, tremavo, ero agitato.

Lui mi guardò, aveva gli occhi tristi, aveva capito molto prima di me. Quell’uomo di campagna che mi era sembrato, inizialmente, limitato e grezzo, aveva inteso la verità prima ancora che il mio cervello riuscisse anche solo a contemplarla.

“Cos’hai letto sulla fiancata?” mi chiese, stringeva il bordo dello schienale di una sedia.

“Health Department U, nient’altro” dissi, lo fissavo e mi bruciavano gli occhi “Cosa c’era scritto dopo? Cosa succede?”.

Abbassò il capo e lo scosse, si passò una mano tra i capelli e mi guardò. Fu allora che lessi la paura nei suoi occhi e che la mia aumentò a dismisura. Poi parlò.

“C’era scritto Health Department U.S.A.” disse.

Io lo guardai stranito, la mia mente non era ancora pronta “U.S.A.? L’antica sigla del territorio? L’acronimo degli Stati Uniti d’America?”.

Jameston mi fissò e annuii, ma comprese subito che non avevo davvero capito le implicazioni di quella scritta. Ad ogni modo non fu necessario che lui aggiungesse altro, perché d’un tratto alzai un sopracciglio e dissi, a bassa voce, quasi tra me e il me più spaventato “Ma gli Stati Uniti d’America non esistono più..”.

Fu allora che sentimmo un boato provenire dall’ingresso, i pesanti battenti del portone erano caduti sul pavimento, di fronte alla scalinata. Li avevano buttati giù e quando la nebbia dell’urto si dissolse nel sole esterno, vedemmo tre tute immobili all’entrata.

Ci cercavano.

Nell'ottavo episodio la parola chiave è:

  • Precipizio (23%)
    23
  • Fucile (23%)
    23
  • Iniezione (54%)
    54
Loading ... Loading ...
Categorie

Lascia un commento

241 Commenti

  • Chiusa fantastica. Davvero bella. Hai un modo di scrivere molto pulito, essenziale direi. Diversamente da qualcuno non amo troppo gli spiegoni, rischiano di rallentare la storia e annoiare il lettore (l’elaborazione di alcuni dettagli credo vada lasciata ai lettori, trovo sia un modo di renderli partecipi). Ecco perché ho apprezzato il fatto che alcune domande siano state lasciate (volutamente?) senza risposta… La fuga credo fosse la sola via possibile per un uomo come Ishmael, se ne avessi fatto un eroe, un prode liberatore degli opppressi, avresti tradito l’indole e il carattere del personaggio, e, in un certo senso, avresti tradito anche i tuoi lettori e la fiducia che ripongono in te. Bravissima!

  • Bel finale! L’idea della fuga mi è piaciuta. 🙂
    Solo un dubbio, all’inizio Ishmael sembra temere il mare poi si scopre che è arrivato fino in Francia. Questo vuol dire che ha superato la sua paura e quindi è scappato in Europa? Oppure lui si trovava già in Europa?
    Ciò non toglie che il tuo è stato veramente un bel racconto. Sono io che mi sono “persa per strada”. 😀

    • Ciao Danica. In realtà hai ragione tu. Non è scontato. Visto che lui abitava in un paese creato ad hoc per un esperimento avrebbe potuto essere situato dovunque e non necessariamente nel vero stato americano d’Alaska, come io ho dato per scontato. Grazie per la precisazione 🙂
      Ad ogni modo è scappato fino alla Francia.

  • Ciao,
    in questo finale mi piace l’evoluzione del protagonista da grigio burocrate a persona in grado di apprezzare pienamente la bellezza naturale del mare.
    Avrei apprezzato anche qualche dettaglio aggiuntivo per spiegare la natura e lo svolgimento dell’esperimento (come è stato possibile far credere a così tante persone di trovarsi in una epoca del futuro? Quanti di quelli della megalopoli lo sapevano e quanti no? Se lo scopo era testare le armi biologiche perché creare una società stile Grande Fratello?) ma mi rendo conto che i vincoli di caratteri non permettono massima liberà. Comunque è stata una bella esperienza di lettura, a presto!

    • Ciao Ilario.
      Sì purtroppo i limiti sono sempre serrati, come ben sai.
      Ma posso riempire qualche vuoto delle tue curiosità qui :).
      Le persone che vivono ad Alaska non sono in un’epoca del futuro diversa dagli altri, l’anno è per tutti il 2170. Il mondo è (Più o meno) esattamente come il nostro del 2016, ma Stati Uniti e Cina hanno voluto creare una sorta di villaggio a sé. Un esperimento di società, che poi risultato sterile è servito per testare malattie ad esempio. Quelli che vivono ad Anchorage sono nati li e hanno sempre studiato, a scuola ecc, che tutto il mondo verso il 2070 circa si è scomposto, creando delle grandi zone civilizzate contornate da foreste, mare, deserti ecc. Ma in realtà sono loro soltanto che sono chiusi dentro un enorme muro di contenimento. Chi lo sa? Il ministro, pochi agenti dei servizi segreti interni. Spero di aver,seppur brevemente, risposto alle tue curiosità. Grazie come sempre per la presenza e l’attenzione 🙂

  • Ho perso un paio di capitoli dovuti alla lontananza dalla piattaforma, ma non potevo non leggere il finale del racconto della mia amica, ed eccomi qui. Grande finale (ATTENZIONE Spoiler per chi legge) imprevedibile. Una Megalopoli che in realtà non esiste, è stato tutto un grande esperimento. Oltre alle tua bravura nello scrivere, sempre ineccepibile, hai concluso con un ottimo colpo di scena degno di un film. Davvero brava amica mia 😉

  • Ho avuto modo di leggere tutto d’un fiato il racconto, stanotte. Devo dire che presenti delle doti narrative eccellenti. La vicenda in se é addirittura banale, ma come ha detti qualcuno sei riuscita a costruire un ritmo e una tensione di lettura così forte e fin dal primo capitolo, che anche parlare di numeri risulta avvincente.
    Non mi sono preso la briga di controllare se le informazioni di natura tecnico-scientifica fossero vere. Di sicuro insospettisce l’iniziativa, del tutto autonoma, di questo funzionario; ha lasciato in me una sorta di vuoto. Non sono sicuro però che si tratti di qualcosa di negativo.
    Il tema distopico è sempre attraente e parlare di virus aumenta la tensione. C’è qualcosa di 1984, qualcosa di Io sono Leggenda, qualcosa di Resident Evil, ma nel complesso non ci sono mai riferimenti espliciti.
    In conclusione, uno dei pochi racconti veramente meritevoli d’interesse e di complimenti.
    Ho votato per Il Piano. Ci vedrei bene una fuga capeggiata dal protagonista e un finale aperto, ma queste sono MIE voglie.
    Complimenti

  • Questo episodio è decisamente angosciante per via del senso di insicurezza che attanaglia i personaggi durante le vaccinazioni (confesso che immaginavo che gli astronauti avrebbero somministrato loro qualche morbo che li avrebbe eliminati subito ^_^).
    Bel colpo di scena, anche se sarei curioso nell’ultimo episodio di scoprire esattamente come è stato congegnato l’inganno (sarà una specie di Truman Show ma a livello nazionale)? Voto per un salto di 6 mesi, a presto!

  • Questo sito usa i cookies per migliorare l'esperienza utente. Cliccando su Accetto acconsenti all'utilizzo di cookie tecnici e obbligatori e all'invio di statistiche anonime sull'uso del sito maggiori informazioni

    Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

    Chiudi