Dove eravamo rimasti?
Punti di Vista
Ero al buio da ore, nella stanza si sentiva solo il clic metallico e disarmonico della sedia che spostavo avanti e indietro, mi alzavo di continuo. La camera assomigliava a una cella, una finestra sbucava dalla parete, la porta era nascosta nel muro. Tutto il resto, soffitto, pavimento e tavolo, era grigio chiaro. Tentavo ogni tanto di fare due passi in quello spazio ridotto per sciogliere i nervi, mi sentivo dei grovigli nello stomaco, avevo paura. In un momento imprecisato della notte la porta si spalancò ed entrarono due uomini in camicia e pantaloni eleganti, scarpe nere lucide. Brutti ceffi travestiti da gentiluomini.
Mi alzai immediatamente e uno dei due lasciò cadere sul tavolo la mia borsa. Era chiusa e apparentemente intonsa, ma non avevo dubbi che l’avessero rovistata a fondo. Davo per scontato che a quel punto sapessero tutto delle analisi del giovane ricercatore e dei miei appunti di viaggio. Mi chiesi se il computer rotto fosse lì.
“Signor Goren, si sieda. Ci dispiace di averla fatta aspettare” disse uno, con voce spenta.
“Ditemi cosa sta succedendo. Non ho fatto nulla di male”.
Lui si avvicinò di un passo, rimanendo dall’altra sponda del tavolo e io d’istinto mi sedetti. All’improvviso sentivo un gran freddo e un formicolio fastidioso alla gamba.
“Questo dipende dai punti di vista, signor Goren” sentenziò.
“Cosa intende dire?”.
“Ci sono persone che sono rimaste interdette dalla pervicacia con cui ha conseguito le sue ricerche. Ha oltrepassato il limite, se ne rende conto?” mi fissava senza alcuna emozione “Lei è solo un funzionario, un ingranaggio come tanti altri ed è il suo compito. E’ giusto così, la sua utilità è insita nel suo ruolo ed è quello che lei avrebbe dovuto rispettare. Se ne renderà conto. Non è contemplato dalle sue mansioni interessarsi ai dati che riceve, deve solo immagazzinarli”.
Mi guardava con convinzione e io iniziai a pensare vorticosamente. Dovevo togliermi da quell’impiccio e subito, volevo trovare un modo per uscire da lì, dovunque fosse quel lì. Dovevo tornare ad Alaska C-1, era l’unica cosa che mi appariva chiara. Con le informazioni che avevo scoperto i dottori e gli abitanti della circoscrizione mi avrebbero aiutato di sicuro. Dovevo allontanarmi da Anchorage.
“Capisco il suo punto di vista, sì. Pensavo di aiutare e che le mie ricerche sarebbero state utili per il Ministero, nient’altro” sospirai fingendomi sinceramente dispiaciuto, sentivo la gamba che tremava per l’agitazione ma per fortuna il tavolo ne nascondeva il dondolio sconnesso “Se così non è-” mi interruppero.
Il più alto, che fin’ora aveva taciuto, si avvicinò e parlò, indicando la mia borsa con un cenno del mento oblungo “Non esiste più nessuna ricerca e il Ministero non è interessato alle sue osservazioni. Confidiamo che interrompa ogni iniziativa in tal senso” sorrise. Aveva uno sguardo minaccioso e sinistro.
Deglutii e annuii alle sue parole, non volevo altri problemi, volevo solo andarmene il più lontano possibile da loro.
“Ha dei permessi feriali arretrati signor Goren, credo sia opportuno che lei li consumi per i prossimi sette giorni. A quel punto potrà ritornare a lavorare, nel suo ufficio e al suo incarico” disse l’altro uomo “Non si preoccupi di avvertire il suo principale, ci abbiamo già pensato noi. L’aspettano tra una settimana, se si atterrà alle nostre condizioni”.
“Sì, certo, io…” li guardai, la gamba mi tremava sempre di più e iniziava a dolermi “Lo farò, naturalmente. Sono rammaricato di questo malinteso”.
Il mea culpa e la mia aria da banale impiegato innocuo sembrò convincerli. Mi elencarono le loro condizioni che per lo più si possono riassumere con l’evitare di fare parola con chiunque delle mie ricerche e di quella stessa conversazione. Firmai un foglio e mi lasciarono andare, accompagnandomi in un intrico di corridoi bui fino in superficie. Il retro di un vicolo qualunque nel centro della megalopoli.
Rimasi chiuso in casa per i due giorni seguenti, uscendo solo per brevi commissioni. Per farmi controllare. Sapevo che l’avrebbero fatto, era la reazione più logica, ma durò poco. Disordini al confine nord distolsero l’attenzione dal banale impiegato un po’ troppo curioso, così io feci la valigia, presi il nuovo computer e mi diressi ad Alaska C-1. Non volevo dare troppo nell’occhio usando la mia automobile. Presi una corriera pubblica diretta alla zona periferica ovest, poi trovai un pastore che si recava al limitare del bosco di Chugach. Da lì, io e la neve, proseguimmo a piedi per buona pace della mia gamba che, di tanto in tanto, ancora tremolava.
La sera del terzo giorno ero seduto al tavolo di casa Cogan, davanti al camino, mentre fuori si scatenava la prima bufera dell’inverno. A scaldarsi le mani con me c’erano Jameston, i tre dottori e padre Craine.
Mi rimanevano solo quattro giorni, poi avrei dovuto presentarmi al lavoro e lasciar perdere tutto, se volevo restare vivo. Meno di cento ore per risolvere il mistero di quelle morti, ma ormai ero convinto di aver capito tutto.
16 marzo
Ishmael svela ai compagni che sono le cerambici ad essere state avvelenate con un virus. Quali saranno le reazioni?
- Padre Craine capisce che è arrivato il momento di fare una confessione. (83%)
- I dottori non credono ad una sola parola di Ishmael e se ne vanno, promettendo di creargli dei guai. (17%)
- Jameston decide di organizzare una squadra e andare al Ministero. (0%)

25/01/2016 at 09:47
Chiusa fantastica. Davvero bella. Hai un modo di scrivere molto pulito, essenziale direi. Diversamente da qualcuno non amo troppo gli spiegoni, rischiano di rallentare la storia e annoiare il lettore (l’elaborazione di alcuni dettagli credo vada lasciata ai lettori, trovo sia un modo di renderli partecipi). Ecco perché ho apprezzato il fatto che alcune domande siano state lasciate (volutamente?) senza risposta… La fuga credo fosse la sola via possibile per un uomo come Ishmael, se ne avessi fatto un eroe, un prode liberatore degli opppressi, avresti tradito l’indole e il carattere del personaggio, e, in un certo senso, avresti tradito anche i tuoi lettori e la fiducia che ripongono in te. Bravissima!
25/01/2016 at 11:31
Grazie mille Lou, sono contenta di esser riuscita a farti apprezzare Ishmael cos’ in profondità e tu hai avuto la sensibilità per recepire il mio messaggio, dote non scontata nelle persone e ancor di più negli scrittori.
Un abbraccio.. e alla prossima!
21/01/2016 at 18:12
Perdonami… ero – tanto per cambiare – in ospedale…
Ma ho letto. E il finale è bellissimo.
Non avevo dubbi, Serena.
25/01/2016 at 11:24
Ciao Alessandra! Spero che adesso tu stia meglio 🙂 un abbraccio sincero
13/01/2016 at 21:18
Bel finale! L’idea della fuga mi è piaciuta. 🙂
Solo un dubbio, all’inizio Ishmael sembra temere il mare poi si scopre che è arrivato fino in Francia. Questo vuol dire che ha superato la sua paura e quindi è scappato in Europa? Oppure lui si trovava già in Europa?
Ciò non toglie che il tuo è stato veramente un bel racconto. Sono io che mi sono “persa per strada”. 😀
14/01/2016 at 10:21
Ciao Danica. In realtà hai ragione tu. Non è scontato. Visto che lui abitava in un paese creato ad hoc per un esperimento avrebbe potuto essere situato dovunque e non necessariamente nel vero stato americano d’Alaska, come io ho dato per scontato. Grazie per la precisazione 🙂
Ad ogni modo è scappato fino alla Francia.
12/01/2016 at 23:23
Ciao,
in questo finale mi piace l’evoluzione del protagonista da grigio burocrate a persona in grado di apprezzare pienamente la bellezza naturale del mare.
Avrei apprezzato anche qualche dettaglio aggiuntivo per spiegare la natura e lo svolgimento dell’esperimento (come è stato possibile far credere a così tante persone di trovarsi in una epoca del futuro? Quanti di quelli della megalopoli lo sapevano e quanti no? Se lo scopo era testare le armi biologiche perché creare una società stile Grande Fratello?) ma mi rendo conto che i vincoli di caratteri non permettono massima liberà. Comunque è stata una bella esperienza di lettura, a presto!
13/01/2016 at 10:07
Ciao Ilario.
Sì purtroppo i limiti sono sempre serrati, come ben sai.
Ma posso riempire qualche vuoto delle tue curiosità qui :).
Le persone che vivono ad Alaska non sono in un’epoca del futuro diversa dagli altri, l’anno è per tutti il 2170. Il mondo è (Più o meno) esattamente come il nostro del 2016, ma Stati Uniti e Cina hanno voluto creare una sorta di villaggio a sé. Un esperimento di società, che poi risultato sterile è servito per testare malattie ad esempio. Quelli che vivono ad Anchorage sono nati li e hanno sempre studiato, a scuola ecc, che tutto il mondo verso il 2070 circa si è scomposto, creando delle grandi zone civilizzate contornate da foreste, mare, deserti ecc. Ma in realtà sono loro soltanto che sono chiusi dentro un enorme muro di contenimento. Chi lo sa? Il ministro, pochi agenti dei servizi segreti interni. Spero di aver,seppur brevemente, risposto alle tue curiosità. Grazie come sempre per la presenza e l’attenzione 🙂
10/01/2016 at 19:43
Ho perso un paio di capitoli dovuti alla lontananza dalla piattaforma, ma non potevo non leggere il finale del racconto della mia amica, ed eccomi qui. Grande finale (ATTENZIONE Spoiler per chi legge) imprevedibile. Una Megalopoli che in realtà non esiste, è stato tutto un grande esperimento. Oltre alle tua bravura nello scrivere, sempre ineccepibile, hai concluso con un ottimo colpo di scena degno di un film. Davvero brava amica mia 😉
11/01/2016 at 10:15
Grazie caro 😉 mi dispiace che ti sei perso dei capitoli, spero per ragioni positive e non per qualche intoppo di vita! Ci vediamo alla prossima, sai sempre dove trovarmi 🙂
10/01/2016 at 19:31
I numeri, il contare, che si mischiano con le considerazioni sull’acqua. Troppo vicino al mio essere per restare indifferenti. Un finale BELLISSIMO. da film. Complimenti.
11/01/2016 at 10:14
Grazie mago 🙂 sono contenta che ti sia piaciuto, ancora una volta.
09/01/2016 at 09:58
Ishmael è un po’ ipocrita, non può vivere una vita di carta, ma va bene se la fanno gli altri?
Anche se questo lo rende però più umano, più simile ai più.
Il paese sulla costa è nel Nord o Sud della Francia?
La Normandia renderebbe il finale malinconico, la Provenza speranzoso 😉
Un bel finale, davvero brava.
09/01/2016 at 10:38
Grazie Gabriele.
Sì, beh è una persona comune e ha fatto una scelta a mio parere discutibile. Ma ognuno ha il suo carattere :).
08/01/2016 at 18:36
“Una vita di carta”, con questa espressione sei riuscita a mostrare quel senso di vuoto, smarrimento e amarezza che deve aver provato Ishmael quando gli è stata svelata la verità. Ho apprezzato molto il finale, come segno di riscatto di una vita ancora da “vivere”.
Bravissima 🙂
08/01/2016 at 19:50
Brava Anna, con la tua ultima frase hai proprio centrato il discorso, l’essenza dell’ultimo capitolo e il sentore di Ishmael, che pensa ad una nuova vita che lo aspetta mentre guarda il mare. Grazie di avermi accompagnato in questo viaggio 🙂 alla prossima
08/01/2016 at 19:58
Grazie a te per questo bellissimo messaggio di speranza.
08/01/2016 at 17:41
Un finale soft, proprio come mi aspettavo.
Brava, Serena, oltre all’originalità del racconto, sei riuscita a terminarlo con quel pizzico di malinconia che non guasta mai.
Ti attendo per un’altra storia, so’ che ce l’hai già in mente, o sbaglio? 🙂
08/01/2016 at 19:49
Ciao Danio 🙂 mmm forse si forse no 😛 ma sicuramente ci rivediamo presto!
07/01/2016 at 10:25
Mi unisco alla maggioranza e dico cinque anni. Sono curiosa di vedere come si concluderà questa storia. 🙂
07/01/2016 at 14:44
Ciao Danica 🙂 Domani pubblico l’ultimo episodio !
05/01/2016 at 06:00
Ho avuto modo di leggere tutto d’un fiato il racconto, stanotte. Devo dire che presenti delle doti narrative eccellenti. La vicenda in se é addirittura banale, ma come ha detti qualcuno sei riuscita a costruire un ritmo e una tensione di lettura così forte e fin dal primo capitolo, che anche parlare di numeri risulta avvincente.
Non mi sono preso la briga di controllare se le informazioni di natura tecnico-scientifica fossero vere. Di sicuro insospettisce l’iniziativa, del tutto autonoma, di questo funzionario; ha lasciato in me una sorta di vuoto. Non sono sicuro però che si tratti di qualcosa di negativo.
Il tema distopico è sempre attraente e parlare di virus aumenta la tensione. C’è qualcosa di 1984, qualcosa di Io sono Leggenda, qualcosa di Resident Evil, ma nel complesso non ci sono mai riferimenti espliciti.
In conclusione, uno dei pochi racconti veramente meritevoli d’interesse e di complimenti.
Ho votato per Il Piano. Ci vedrei bene una fuga capeggiata dal protagonista e un finale aperto, ma queste sono MIE voglie.
Complimenti
06/01/2016 at 21:19
Ciao Gianluca, grazie per esserti unito :).
Non essendomi mai interessata ai generi letterari a cui fa l’occhiolino questo racconto non ho preso spunto da niente in particolare, se non dalla fantasia e da un’idea nata mesi fa imbattendomi in un video su youtube. 🙂
06/01/2016 at 21:32
Ancora più interessante e…complimenti, allora 🙂
03/01/2016 at 21:58
numeri numeri numeri *_*
Scusami Sere. Sono un maniaco dei <3 e trattarli in maniera non noiosa non è cosa da tutti. grazie :3
05/01/2016 at 18:16
Ehi ciao! Sapessi, io a scuola in matematica avevo 2 😛
grazzzieeee
02/01/2016 at 10:43
Cinque anni, anche l’ultimo capitolo del mio primo racconto qui su the incipit era 5 anni dopo.
Bel colpo si scena, brava, hai concentrato l’attenzione sul virus quando il vero mistero era attorno.
Mi domando quanto abbia speso il governo per una struttura così. 😀
02/01/2016 at 12:20
CIao Gabriele! Grazie, sono contenta che il mistero abbia “tenuto” sino al momento giusto ;).
Direi più o meno quanto spendono per la ricerca spaziale, milioni di miliardi!
31/12/2015 at 14:55
Questo episodio è decisamente angosciante per via del senso di insicurezza che attanaglia i personaggi durante le vaccinazioni (confesso che immaginavo che gli astronauti avrebbero somministrato loro qualche morbo che li avrebbe eliminati subito ^_^).
Bel colpo di scena, anche se sarei curioso nell’ultimo episodio di scoprire esattamente come è stato congegnato l’inganno (sarà una specie di Truman Show ma a livello nazionale)? Voto per un salto di 6 mesi, a presto!
31/12/2015 at 16:05
Ciao Ilario , sono contenta di aver trasmesso quel senso d’inquietudine in cui ho immerso Ishmael.
31/12/2015 at 07:22
Cinque anni… forse è meglio che questo “terrificante esperimento” rimanga solo un brutto ricordo per Ishmael 🙂
Complimenti per l’inaspettato colpo di scena Sere, bravissima!
Tornerai con un nuovo racconto, vero? 🙂
31/12/2015 at 15:58
Ciao Anna!!
Non preoccuparti che tornerà presto 🙂 appena arriva l’ispirazione giusta!
31/12/2015 at 01:41
Ho scelto cinque anni. Il colpo di scena bello e terrificante. Immaginatevi vivere in uno stato simile. Sono curioso di sapere cosa succederà.
31/12/2015 at 15:56
Ciao sircolez, grazie di essere passato 🙂 Sono contenta che la storia ti sia piaciuta sino alla fine!