Dove eravamo rimasti?
Macchie
Il Museo di Storia Animale e Biologica occupava i primi cinque piani di un grattacielo nella cinta A della città, la più esterna rispetto al centro costituito dal polo universitario. Rimaneva aperto ventiquattro ore su ventiquattro, io arrivai a tarda sera ed era ancora affollato. Scolaresche, gruppi di vecchie signore e giovani studiosi. Un luogo molto silenzioso, mi ci ero recato forse un paio di volte nella mia vita, più che altro da ragazzo. Mi diressi al terzo piano, dopo aver consultato la mappa all’ingresso, dove si trovava la sezione riservata agli insetti. Mi guardai attorno e notai subito un ricercatore intento a riordinare delle teche.
Catturare una cerambice non era stato poi così difficile. A ben guardare la zona del bosco, anche negli alberi più esterni, ne era infestata. Ne trovai diverse zampettare qua e là sulla corteccia scura, riuscii a infilarne due dentro uno scatolino a cui avevo applicato due minuscoli forellini per l’aria. Così armato mi ero allontanato da Alaska C-1 deciso a portare chiarezza in quella faccenda. Lasciai i dottori promettendo loro che sarei tornato ad aggiornarli se avessi avuto novità, la stessa cosa riferii a Jameston e a Padre Craine.
Ora nella borsa sentivo l’ingombro voluminoso della scatolina e del barattolo. Mi piantai davanti al giovane “Scusi, posso chiederle una consulenza?” domandai.
“Mi dica?” il ragazzo, il cui cartellino appeso al collo recitava il nome Joe Colandros sotto il logo del Museo, sorrise.
“Ho un esemplare, un insetto qui con me, vorrei farglielo esaminare. E farle alcune domande se possibile”.
Il ricercatore sembrò subito risvegliarsi, probabilmente incuriosito. Annuì e mi fece segno di seguirlo. “Non ci capita spesso di ricevere richieste del genere. Andiamo nel mio studio. Di che insetto si tratta?” camminavamo uno fianco all’altro.
“Una cerambice asiatica, quella delle nostre parti”.
Il ragazzo mi fece strada nel suo ufficio, una stanzetta di dimensioni ridotte e una sola finestra scorrevole. Ci accomodammo vicino ad un tavolino che sosteneva una teca trasparente, un cubo a cui si accendeva tramite una botola in alto e con cui si poteva interagire solo tramite i guanti incorporati ai lati. Quando gli diedi la scatolina lui la inserì dalla botola, poi richiuse. Infilò le braccia nei guanti e iniziò ad armeggiare per aprirla, nell’ambiente ovattato della teca. I due insetti scivolarono subito fuori, attaccandosi alle pareti.
“Mmmm… interessante” il ragazzo si allontanò e prese una lente d’ingrandimento “Cosa voleva chiedermi?” sembrava accorgersi appena della mia presenza.
“Beh ecco, è qualcosa di molto particolare. In realtà vorrei sapere se questo insetto può essere in qualche modo pericoloso o velenoso per altri animali o per le persone” lo guardai, sporgendomi sulla teca.
Il ragazzo alzò la testa di scatto per fissarmi e la scosse, sorpreso “Assolutamente no. Questo è un esemplare di tarlo asiatico o cerambice dalle lunghe antenne se preferisce. Assolutamente innocuo, è un coleottero che ama passare il tempo sulle cortecce degli alberi, la betulla sopra tutti. Aveva provocato gravi danni ad alcune specie di piante tenute nei vivai, ma le parlo di un secolo e mezzo fa” sorrise, tornando a guardarli “Questo animaletto è tutto fuorché pericoloso”.
Io lo guardai deluso, ero convinto che ci fosse del vero nella teoria dei caribù e che il Museo potesse aiutarmi a svelarne il mistero. Sospirai e feci per dirigermi alla porta, non m’interessava riportare indietro gli insetti. Mi bloccai al suono della sua voce, basso e curioso.
“Se non che.. certo è una stranezza” sentenziò.
Io tornai da lui “Cosa intende? Cosa?”.
“Mmh” il ricercatore andò allo scaffale e prese un libro, sfogliandolo con una certa foga finché non si fermò sulla pagina dedicata alla cerambice. Immaginai che doveva essere una specie di enciclopedia animale “Ecco, ecco qua. Ne ero sicuro. I coleotteri non sono il mio ramo, ma mi sembrava che ci fosse qualcosa di strano”.
Io ero impalato al di là della teca, guardai gli insetti e poi lui “Me lo dica!”, sentivo un formicolio lungo le gambe, risaliva veloce.
Lui alzò lo sguardo al mio “Quelle macchie sulla corazza. Dovrebbero essere bianco-gialle, non verdi”.
Credo che fu proprio a quel punto che le cose iniziarono a prendere una piega molto diversa.
Spiegai al ragazzo, mantenendomi sul vago per quanto possibile, che le avevo prese fuori città e accennai ai caribù malati. Lui disse che su due piedi non avrebbe saputo dirmi, ma quelle macchie non gli piacevano. Gli lasciai i miei recapiti e lui promise di fare degli esami approfonditi.
Non lo vidi mai più.
I risultati delle sue ricerche li ho ancora io, chiusi nella mia valigetta. Ho potuto dargli un’occhiata solo una volta, di sfuggita, subito dopo che me li aveva mandati sul portatile e prima che questo smettesse di funzionare. Sono riuscito a stamparli per un soffio, in un locale, subito prima che quegli uomini in abito scuro venissero a prelevarmi.
13 marzo
Come inizierà il sesto episodio?
- Con il fruscio del vento e la neve. (29%)
- Con un materasso soffice e un odore di sapone. (6%)
- Con una stanza buia e un rumore di metallo. (65%)

25/01/2016 at 09:47
Chiusa fantastica. Davvero bella. Hai un modo di scrivere molto pulito, essenziale direi. Diversamente da qualcuno non amo troppo gli spiegoni, rischiano di rallentare la storia e annoiare il lettore (l’elaborazione di alcuni dettagli credo vada lasciata ai lettori, trovo sia un modo di renderli partecipi). Ecco perché ho apprezzato il fatto che alcune domande siano state lasciate (volutamente?) senza risposta… La fuga credo fosse la sola via possibile per un uomo come Ishmael, se ne avessi fatto un eroe, un prode liberatore degli opppressi, avresti tradito l’indole e il carattere del personaggio, e, in un certo senso, avresti tradito anche i tuoi lettori e la fiducia che ripongono in te. Bravissima!
25/01/2016 at 11:31
Grazie mille Lou, sono contenta di esser riuscita a farti apprezzare Ishmael cos’ in profondità e tu hai avuto la sensibilità per recepire il mio messaggio, dote non scontata nelle persone e ancor di più negli scrittori.
Un abbraccio.. e alla prossima!
21/01/2016 at 18:12
Perdonami… ero – tanto per cambiare – in ospedale…
Ma ho letto. E il finale è bellissimo.
Non avevo dubbi, Serena.
25/01/2016 at 11:24
Ciao Alessandra! Spero che adesso tu stia meglio 🙂 un abbraccio sincero
13/01/2016 at 21:18
Bel finale! L’idea della fuga mi è piaciuta. 🙂
Solo un dubbio, all’inizio Ishmael sembra temere il mare poi si scopre che è arrivato fino in Francia. Questo vuol dire che ha superato la sua paura e quindi è scappato in Europa? Oppure lui si trovava già in Europa?
Ciò non toglie che il tuo è stato veramente un bel racconto. Sono io che mi sono “persa per strada”. 😀
14/01/2016 at 10:21
Ciao Danica. In realtà hai ragione tu. Non è scontato. Visto che lui abitava in un paese creato ad hoc per un esperimento avrebbe potuto essere situato dovunque e non necessariamente nel vero stato americano d’Alaska, come io ho dato per scontato. Grazie per la precisazione 🙂
Ad ogni modo è scappato fino alla Francia.
12/01/2016 at 23:23
Ciao,
in questo finale mi piace l’evoluzione del protagonista da grigio burocrate a persona in grado di apprezzare pienamente la bellezza naturale del mare.
Avrei apprezzato anche qualche dettaglio aggiuntivo per spiegare la natura e lo svolgimento dell’esperimento (come è stato possibile far credere a così tante persone di trovarsi in una epoca del futuro? Quanti di quelli della megalopoli lo sapevano e quanti no? Se lo scopo era testare le armi biologiche perché creare una società stile Grande Fratello?) ma mi rendo conto che i vincoli di caratteri non permettono massima liberà. Comunque è stata una bella esperienza di lettura, a presto!
13/01/2016 at 10:07
Ciao Ilario.
Sì purtroppo i limiti sono sempre serrati, come ben sai.
Ma posso riempire qualche vuoto delle tue curiosità qui :).
Le persone che vivono ad Alaska non sono in un’epoca del futuro diversa dagli altri, l’anno è per tutti il 2170. Il mondo è (Più o meno) esattamente come il nostro del 2016, ma Stati Uniti e Cina hanno voluto creare una sorta di villaggio a sé. Un esperimento di società, che poi risultato sterile è servito per testare malattie ad esempio. Quelli che vivono ad Anchorage sono nati li e hanno sempre studiato, a scuola ecc, che tutto il mondo verso il 2070 circa si è scomposto, creando delle grandi zone civilizzate contornate da foreste, mare, deserti ecc. Ma in realtà sono loro soltanto che sono chiusi dentro un enorme muro di contenimento. Chi lo sa? Il ministro, pochi agenti dei servizi segreti interni. Spero di aver,seppur brevemente, risposto alle tue curiosità. Grazie come sempre per la presenza e l’attenzione 🙂
10/01/2016 at 19:43
Ho perso un paio di capitoli dovuti alla lontananza dalla piattaforma, ma non potevo non leggere il finale del racconto della mia amica, ed eccomi qui. Grande finale (ATTENZIONE Spoiler per chi legge) imprevedibile. Una Megalopoli che in realtà non esiste, è stato tutto un grande esperimento. Oltre alle tua bravura nello scrivere, sempre ineccepibile, hai concluso con un ottimo colpo di scena degno di un film. Davvero brava amica mia 😉
11/01/2016 at 10:15
Grazie caro 😉 mi dispiace che ti sei perso dei capitoli, spero per ragioni positive e non per qualche intoppo di vita! Ci vediamo alla prossima, sai sempre dove trovarmi 🙂
10/01/2016 at 19:31
I numeri, il contare, che si mischiano con le considerazioni sull’acqua. Troppo vicino al mio essere per restare indifferenti. Un finale BELLISSIMO. da film. Complimenti.
11/01/2016 at 10:14
Grazie mago 🙂 sono contenta che ti sia piaciuto, ancora una volta.
09/01/2016 at 09:58
Ishmael è un po’ ipocrita, non può vivere una vita di carta, ma va bene se la fanno gli altri?
Anche se questo lo rende però più umano, più simile ai più.
Il paese sulla costa è nel Nord o Sud della Francia?
La Normandia renderebbe il finale malinconico, la Provenza speranzoso 😉
Un bel finale, davvero brava.
09/01/2016 at 10:38
Grazie Gabriele.
Sì, beh è una persona comune e ha fatto una scelta a mio parere discutibile. Ma ognuno ha il suo carattere :).
08/01/2016 at 18:36
“Una vita di carta”, con questa espressione sei riuscita a mostrare quel senso di vuoto, smarrimento e amarezza che deve aver provato Ishmael quando gli è stata svelata la verità. Ho apprezzato molto il finale, come segno di riscatto di una vita ancora da “vivere”.
Bravissima 🙂
08/01/2016 at 19:50
Brava Anna, con la tua ultima frase hai proprio centrato il discorso, l’essenza dell’ultimo capitolo e il sentore di Ishmael, che pensa ad una nuova vita che lo aspetta mentre guarda il mare. Grazie di avermi accompagnato in questo viaggio 🙂 alla prossima
08/01/2016 at 19:58
Grazie a te per questo bellissimo messaggio di speranza.
08/01/2016 at 17:41
Un finale soft, proprio come mi aspettavo.
Brava, Serena, oltre all’originalità del racconto, sei riuscita a terminarlo con quel pizzico di malinconia che non guasta mai.
Ti attendo per un’altra storia, so’ che ce l’hai già in mente, o sbaglio? 🙂
08/01/2016 at 19:49
Ciao Danio 🙂 mmm forse si forse no 😛 ma sicuramente ci rivediamo presto!
07/01/2016 at 10:25
Mi unisco alla maggioranza e dico cinque anni. Sono curiosa di vedere come si concluderà questa storia. 🙂
07/01/2016 at 14:44
Ciao Danica 🙂 Domani pubblico l’ultimo episodio !
05/01/2016 at 06:00
Ho avuto modo di leggere tutto d’un fiato il racconto, stanotte. Devo dire che presenti delle doti narrative eccellenti. La vicenda in se é addirittura banale, ma come ha detti qualcuno sei riuscita a costruire un ritmo e una tensione di lettura così forte e fin dal primo capitolo, che anche parlare di numeri risulta avvincente.
Non mi sono preso la briga di controllare se le informazioni di natura tecnico-scientifica fossero vere. Di sicuro insospettisce l’iniziativa, del tutto autonoma, di questo funzionario; ha lasciato in me una sorta di vuoto. Non sono sicuro però che si tratti di qualcosa di negativo.
Il tema distopico è sempre attraente e parlare di virus aumenta la tensione. C’è qualcosa di 1984, qualcosa di Io sono Leggenda, qualcosa di Resident Evil, ma nel complesso non ci sono mai riferimenti espliciti.
In conclusione, uno dei pochi racconti veramente meritevoli d’interesse e di complimenti.
Ho votato per Il Piano. Ci vedrei bene una fuga capeggiata dal protagonista e un finale aperto, ma queste sono MIE voglie.
Complimenti
06/01/2016 at 21:19
Ciao Gianluca, grazie per esserti unito :).
Non essendomi mai interessata ai generi letterari a cui fa l’occhiolino questo racconto non ho preso spunto da niente in particolare, se non dalla fantasia e da un’idea nata mesi fa imbattendomi in un video su youtube. 🙂
06/01/2016 at 21:32
Ancora più interessante e…complimenti, allora 🙂
03/01/2016 at 21:58
numeri numeri numeri *_*
Scusami Sere. Sono un maniaco dei <3 e trattarli in maniera non noiosa non è cosa da tutti. grazie :3
05/01/2016 at 18:16
Ehi ciao! Sapessi, io a scuola in matematica avevo 2 😛
grazzzieeee
02/01/2016 at 10:43
Cinque anni, anche l’ultimo capitolo del mio primo racconto qui su the incipit era 5 anni dopo.
Bel colpo si scena, brava, hai concentrato l’attenzione sul virus quando il vero mistero era attorno.
Mi domando quanto abbia speso il governo per una struttura così. 😀
02/01/2016 at 12:20
CIao Gabriele! Grazie, sono contenta che il mistero abbia “tenuto” sino al momento giusto ;).
Direi più o meno quanto spendono per la ricerca spaziale, milioni di miliardi!
31/12/2015 at 14:55
Questo episodio è decisamente angosciante per via del senso di insicurezza che attanaglia i personaggi durante le vaccinazioni (confesso che immaginavo che gli astronauti avrebbero somministrato loro qualche morbo che li avrebbe eliminati subito ^_^).
Bel colpo di scena, anche se sarei curioso nell’ultimo episodio di scoprire esattamente come è stato congegnato l’inganno (sarà una specie di Truman Show ma a livello nazionale)? Voto per un salto di 6 mesi, a presto!
31/12/2015 at 16:05
Ciao Ilario , sono contenta di aver trasmesso quel senso d’inquietudine in cui ho immerso Ishmael.
31/12/2015 at 07:22
Cinque anni… forse è meglio che questo “terrificante esperimento” rimanga solo un brutto ricordo per Ishmael 🙂
Complimenti per l’inaspettato colpo di scena Sere, bravissima!
Tornerai con un nuovo racconto, vero? 🙂
31/12/2015 at 15:58
Ciao Anna!!
Non preoccuparti che tornerà presto 🙂 appena arriva l’ispirazione giusta!
31/12/2015 at 01:41
Ho scelto cinque anni. Il colpo di scena bello e terrificante. Immaginatevi vivere in uno stato simile. Sono curioso di sapere cosa succederà.
31/12/2015 at 15:56
Ciao sircolez, grazie di essere passato 🙂 Sono contenta che la storia ti sia piaciuta sino alla fine!