ALASKA C-1

Dove eravamo rimasti?

L'indomani Ishmael avrà un incontro con i medici di Alaska C-1. Cosa accadrà? Un medico gli suggerirà di assistere a un'autopsia quello stesso giorno. (45%)

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Il sole era trasparente come la luna, s’intravedeva appena nella foschia. Forse avrebbe portato neve prima del tempo, pensavo mentre mi dirigevo a passo svelto verso il maniero dove mi attendevano i dottori. Nella borsa sentivo il barattolo, deglutii immaginando quel dito scivolare qua e là. Jameston mi aveva spiegato che era il dito di un suo nipote morto due settimane prima.

Quando arrivai mi accolse una signora, mi fece strada fino ad una sala. I dottori erano tre, un giovane e due anziani, seduti all’estremità del lungo tavolo con diversi fogli davanti. Padre Craine li aveva avvertiti della mia visita

Mi dissero subito che non c’era nessuna malattia diagnosticabile, i sintomi erano vari e banali, come influenza, tosse, tremiti e le morti infine sopravvenivano per infarto o per anemia nei più piccoli. Si erano riscontrati anche i segni dell’epatite in alcuni. Capii ben presto che non avevano idea di quale fosse il problema e che avevano preso la faccenda molto sul serio, passavano le giornate sui risultati delle loro analisi.

Da decenni ormai era in esclusiva il Ministero della Salute ad occuparsi della popolazione, ognuno per la sua megalopoli e circoscrizioni. Gli esami venivano fatti annualmente, salvo prescrizioni particolari, attraverso un centro di controllo, una specie di computer. Ogni quartiere e ogni territorio esterno ne possedevano uno, le analisi venivano spedite alla sede centrale ad Anchorage ed elaborate. Si veniva contattati solo in caso di malanni. Questo sistema implicava che i dottori delle circoscrizioni non avessero veri e propri laboratori, infatti i tre uomini con cui mi ritrovai a confrontarmi lavoravano con strumenti di un’altra epoca ed elaboravano le analisi a modo loro e con tempi più lunghi. Pensai che forse era per questo che non riuscivano a districare quella matassa, gli chiesi perché non si rivolgevano al Ministero.

“E’ difficile da spiegare, forse è una questione di fiducia sa. In realtà una volta ci abbiamo provato, un mese fa li abbiamo contattati esponendo i nostri risultati ma ci hanno detto che erano stati fatti con strumentazioni inesatte e che dovevamo rimandare i dati. L’abbiamo fatto, ma per ora non ci hanno contattati. Forse sono anche loro alle prese con un mistero” risposero e io preferii sorvolare.

Pensai di tentare l’unica strada che conoscevo “Sono ospite di Jameston..”, ma non feci in tempo a continuare.

“La teoria dei caribù, sì, la conosciamo” si guardarono.

“Cosa ne pensate?” azzardai.

Fu il giovane a rispondermi, senza esitazione “L’abbiamo presa in seria considerazione e non ancora scartata del tutto. Spiegherebbe l’origine e la causa non convenzionale, per questo non saremmo riusciti ad isolare i sintomi e il virus. Ma il siero della cerambice non è velenoso né lo è mai stato per alcun animale, non si è mai registrato un dato simile” scosse la testa.

Uno degli anziani si alzò “Credo che sarebbe opportuno portarlo con noi oggi” e guardò gli altri.

Entrambi mi scrutarono qualche istante, evidentemente decisero che ero idoneo perché acconsentirono.

“Se vuole scoprirne di più assista all’autopsia che abbiamo in programma tra poco, potrebbe rivelarci qualcosa. E’ la prima del genere che facciamo” disse.

Io rimasi sorpreso e incuriosito, naturalmente accettai e li seguii.

La carcassa era stesa su un tavolino d’acciaio e sembrava che le vecchie gambe dovessero storcersi da un momento all’altro sotto quel peso, che doveva essere almeno di duecentocinquanta chilogrammi. Le corna penzolavano giù dal bordo, insieme al muso massiccio.

“Si avvicini” il dottore mi fece segno con le dita, mentre gli altri si infilavano dei grembiuli impermeabili “La vedo sorpreso” aggiunse.

“Non è il genere di autopsia che mi aspettavo” i miei occhi vagavano dagli uomini al caribù.

“Glielo avevo detto che stavamo prendendo sul serio la teoria di Jameston” annuì e si vestì a sua volta.

Io rimasi un passo dietro a loro, infagottato nel mio giaccone rivestito internamente di pelliccia. In quella casa si gelava, non sembrava neanche di essere al riparo. Dopo quasi un’ora, mentre il cadavere giaceva squartato sul tavolino e il sangue colava su una cerata predisposta ai nostri piedi, il giovane medico mi parlò di nuovo.

“Vede questo?” mi indicò una massa chiara di qualche chilo, incastonata a metà busto “E’ lo stomaco. Se si avvicina noterà delle macchioline verdi, sono davvero piccole”.

A malincuore mi avvicinai ancora e le vidi, senza dubbio erano le gemelle di quelle sul dito che custodivo in borsa. Annuii.

“Le abbiamo riscontrate in quasi tutte le persone morte, in alcune parti del corpo e non in maniera diffusa. Oggi per la prima volta volevamo certificare se fossero comuni anche alle bestie. Il pelo ci rende impossibile stabilirlo esternamente”.

Il dottore anziano si girò, togliendosi la mascherina “Anche i caribù si ammalano, questo ormai è certo. Ma perché?”.

“La cerambice?” dissi io.

“Quell’insetto non ha mai fatto male a nessuno” sentenziò il terzo medico.

Ishmael deve decidere cosa fare per svelare il mistero di Alaska C-1.

  • Si reca nel Museo di Storia Animale e Biologica di Anchorage. (56%)
    56
  • Batte la zona a tappeto per interrogare più persone possibili sulla faccenda. (11%)
    11
  • Torna alla megalopoli per portare al Ministero della Salute, di nascosto, il dito da analizzare. (33%)
    33
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241 Commenti

  • Chiusa fantastica. Davvero bella. Hai un modo di scrivere molto pulito, essenziale direi. Diversamente da qualcuno non amo troppo gli spiegoni, rischiano di rallentare la storia e annoiare il lettore (l’elaborazione di alcuni dettagli credo vada lasciata ai lettori, trovo sia un modo di renderli partecipi). Ecco perché ho apprezzato il fatto che alcune domande siano state lasciate (volutamente?) senza risposta… La fuga credo fosse la sola via possibile per un uomo come Ishmael, se ne avessi fatto un eroe, un prode liberatore degli opppressi, avresti tradito l’indole e il carattere del personaggio, e, in un certo senso, avresti tradito anche i tuoi lettori e la fiducia che ripongono in te. Bravissima!

  • Bel finale! L’idea della fuga mi è piaciuta. 🙂
    Solo un dubbio, all’inizio Ishmael sembra temere il mare poi si scopre che è arrivato fino in Francia. Questo vuol dire che ha superato la sua paura e quindi è scappato in Europa? Oppure lui si trovava già in Europa?
    Ciò non toglie che il tuo è stato veramente un bel racconto. Sono io che mi sono “persa per strada”. 😀

    • Ciao Danica. In realtà hai ragione tu. Non è scontato. Visto che lui abitava in un paese creato ad hoc per un esperimento avrebbe potuto essere situato dovunque e non necessariamente nel vero stato americano d’Alaska, come io ho dato per scontato. Grazie per la precisazione 🙂
      Ad ogni modo è scappato fino alla Francia.

  • Ciao,
    in questo finale mi piace l’evoluzione del protagonista da grigio burocrate a persona in grado di apprezzare pienamente la bellezza naturale del mare.
    Avrei apprezzato anche qualche dettaglio aggiuntivo per spiegare la natura e lo svolgimento dell’esperimento (come è stato possibile far credere a così tante persone di trovarsi in una epoca del futuro? Quanti di quelli della megalopoli lo sapevano e quanti no? Se lo scopo era testare le armi biologiche perché creare una società stile Grande Fratello?) ma mi rendo conto che i vincoli di caratteri non permettono massima liberà. Comunque è stata una bella esperienza di lettura, a presto!

    • Ciao Ilario.
      Sì purtroppo i limiti sono sempre serrati, come ben sai.
      Ma posso riempire qualche vuoto delle tue curiosità qui :).
      Le persone che vivono ad Alaska non sono in un’epoca del futuro diversa dagli altri, l’anno è per tutti il 2170. Il mondo è (Più o meno) esattamente come il nostro del 2016, ma Stati Uniti e Cina hanno voluto creare una sorta di villaggio a sé. Un esperimento di società, che poi risultato sterile è servito per testare malattie ad esempio. Quelli che vivono ad Anchorage sono nati li e hanno sempre studiato, a scuola ecc, che tutto il mondo verso il 2070 circa si è scomposto, creando delle grandi zone civilizzate contornate da foreste, mare, deserti ecc. Ma in realtà sono loro soltanto che sono chiusi dentro un enorme muro di contenimento. Chi lo sa? Il ministro, pochi agenti dei servizi segreti interni. Spero di aver,seppur brevemente, risposto alle tue curiosità. Grazie come sempre per la presenza e l’attenzione 🙂

  • Ho perso un paio di capitoli dovuti alla lontananza dalla piattaforma, ma non potevo non leggere il finale del racconto della mia amica, ed eccomi qui. Grande finale (ATTENZIONE Spoiler per chi legge) imprevedibile. Una Megalopoli che in realtà non esiste, è stato tutto un grande esperimento. Oltre alle tua bravura nello scrivere, sempre ineccepibile, hai concluso con un ottimo colpo di scena degno di un film. Davvero brava amica mia 😉

  • Ho avuto modo di leggere tutto d’un fiato il racconto, stanotte. Devo dire che presenti delle doti narrative eccellenti. La vicenda in se é addirittura banale, ma come ha detti qualcuno sei riuscita a costruire un ritmo e una tensione di lettura così forte e fin dal primo capitolo, che anche parlare di numeri risulta avvincente.
    Non mi sono preso la briga di controllare se le informazioni di natura tecnico-scientifica fossero vere. Di sicuro insospettisce l’iniziativa, del tutto autonoma, di questo funzionario; ha lasciato in me una sorta di vuoto. Non sono sicuro però che si tratti di qualcosa di negativo.
    Il tema distopico è sempre attraente e parlare di virus aumenta la tensione. C’è qualcosa di 1984, qualcosa di Io sono Leggenda, qualcosa di Resident Evil, ma nel complesso non ci sono mai riferimenti espliciti.
    In conclusione, uno dei pochi racconti veramente meritevoli d’interesse e di complimenti.
    Ho votato per Il Piano. Ci vedrei bene una fuga capeggiata dal protagonista e un finale aperto, ma queste sono MIE voglie.
    Complimenti

  • Questo episodio è decisamente angosciante per via del senso di insicurezza che attanaglia i personaggi durante le vaccinazioni (confesso che immaginavo che gli astronauti avrebbero somministrato loro qualche morbo che li avrebbe eliminati subito ^_^).
    Bel colpo di scena, anche se sarei curioso nell’ultimo episodio di scoprire esattamente come è stato congegnato l’inganno (sarà una specie di Truman Show ma a livello nazionale)? Voto per un salto di 6 mesi, a presto!

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