ALASKA C-1

Dove eravamo rimasti?

Jameston darà a Ishmael un oggetto che deve rimanere segreto. Cosa? Un barattolo di vetro, pieno. (57%)

Cerambice

“In questa terra si allevano da secoli, è una delle poche tradizioni rimaste. Qui siamo tutti allevatori, è di questo che viviamo. Li vede laggiù?”. Jameston mi indicò un esiguo branco di caribù, come noi da queste parti del mondo chiamiamo le comuni renne. Pascolavano al limitare del bosco di conifere d’un verde accesso puntellato di bianco. Due giorni prima aveva nevischiato, la neve avrebbe atteso ancora un mese per riversarsi incessantemente.

Individuai per primo un enorme maschio, aveva il muso grigio e due palchi di corna che dovevano raggiungere il metro e trenta di lunghezza; al garrese era alto un metro e mezzo, mastodontico e dalla sguardo sveglio. Vegliava su un giovane, due femmine e tre cuccioli. Brucavano la corteccia di alcuni alberi, con calma, la nostra presenza non li disturbava affatto. I piccoli, anzi, ne sembravano incuriositi e ci osservavano. Avevano tutti il manto castano con striature bianche sulle zampe. Il palco del grande maschio baluginava al sole e lui ruminava senza sosta, ieratico.

“Sono animali molto pazienti, e saggi. Sono curiosi, ma non amano le novità. Si abitueranno alla sua presenza e lei imparerà ad esserne circondato, tutti i prati che vede sono di loro proprietà. E noi gli concediamo di pascolare dove vogliono. Il periodo della macellazione è alla fine dell’inverno, a primavera”.

“Periodo di macellazione?” mi pareva d’aver compreso male, preso com’ero ad osservare quel panorama di beatitudine.

“Sì, esatto” mi guardò dritto negli occhi “Li alleviamo per mangiarli”.

Mi diedi dello stupido per non aver capito, naturalmente dalle nostre parti si usa mangiare la carne di renna, ma per qualche strana ragione non mi ero immaginato una fine così truce per il suo discorso. Riuscii solo ad annuire.

“E tutto è iniziato con loro” sporse il mento piatto verso gli animali “Con i caribù. E’ da loro che la malattia si è diffusa, io ne sono più che certo”.

“Dice sul serio?” mi sembrava incredibile, e al tempo stesso troppo facile.

“Avviciniamoci”.

Il prato diventava bosco ed oltre, dalla parte di panorama non invaso dalle montagne, si vedeva il muro di contenimento della nostra zona. Alto e grigio, interrompeva il panorama senza grazia, ma ci eravamo abituati ormai. Per sicurezza tutte le megalopoli avevano cintato i loro territori, non avevamo più idea di cosa vivesse al di là e di quanto la natura avesse preso il sopravvento. Varcare i muri era sconsigliato e ormai impraticabile. Ci fermammo a pochi passi dal branco, gli animali non si spaventarono, limitandosi ad osservarci. Jameston mi indicò gli alberi da cui si stavano nutrendo, strappando grossi pezzi di corteccia con i denti, arricciando le labbra spugnose.

“Quella è una betulla, la foresta ne è piena. Più a sud ci sono anche zone di salici. Sono il cibo preferito di questa specie di caribù, si nutrono principalmente della corteccia e ne trovano in quantità in ogni stagione” Jameston fece un passo avanti.

Il grande maschio eresse il capo e i palchi, il piccolo uomo non diede segno d’indietreggiare e anzi si avvicinò ancora, con mio stupore. Non mi ero mai trovato così vicino ad un grande caribù. Lui gli carezzò il dorso con calma, poi puntò il dito all’albero scorticato. A guardar bene vidi che la maggior parte, a quell’altezza, erano scarnificati dai loro denti.

“Vede? Lo mangiano senza sosta. Se guarda più in alto vedrà dei grappoli, sì?”.

Alzai lo sguardo e li vidi subito, mi avvicinai.

“Sono larve, usciranno tra qualche settimana. Larve di cerambice, un insetto di origine asiatica instauratosi qui da tempo. Ama le betulle e i salici e ci lascia i suoi piccoli a maturare. Ogni volta che passa impregna la corteccia di siero, una specie di nutrimento per i suoi piccoli. Ma i caribù lo ingeriscono mangiando l’albero ed è così che si ammalano”.

Lo guardai, poi osservai i cuccioli “Sono malati?”.

Fece spallucce “Si vede solo alla fine e forse nemmeno, ma è per quello che tutti noi stiamo morendo. Uno dopo l’altro. Morirò anche io” lo sentenziò come una certezza.

Io, imbarazzato, lo guardai appena e lui mi scosse il braccio.

“Non ha ancora capito?” scosse la testa “Sono avvelenati da quel siero. La loro carne ci ucciderà tutti, ma è tutto ciò che abbiamo e… non vogliono credermi”.

Si allontanò senza avvertirmi, gli animali lasciati soli si dispersero nel bosco scomparendo alla vista. Io lo seguii. Animali avvelenati. Così tante morti. Un insetto chiamato cerambice. Era questo il dramma che si stava consumando in quella vallata? Eppure c’era qualcosa che non mi convinceva, dovevo scoprirne di più.

A casa, Jameston disse che non gli credevo ma mi assicurò di avere le prove. Mi lasciò solo diversi minuti, per tornare poi con un barattolo basso di vetro coperto da un panno. Me lo mise in mano.

“Ecco la prova che vi serviva. Tutti i morti finiscono così, con la pelle piena di macchie verdastre. Quelle macchie…” abbassò la voce “…è il veleno nella carne dei caribù”.

Tolsi il panno.

Nel barattolo trasparente rotolava, inerme, un anulare mozzato.

L'indomani Ishmael avrà un incontro con i medici di Alaska C-1. Cosa accadrà?

  • Una bambina porterà a Ishmael un secondo indizio. (36%)
    36
  • Un medico gli suggerirà di assistere a un'autopsia quello stesso giorno. (45%)
    45
  • Una donna si intrometterà nella discussione, portando scompiglio. (18%)
    18
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241 Commenti

  • Chiusa fantastica. Davvero bella. Hai un modo di scrivere molto pulito, essenziale direi. Diversamente da qualcuno non amo troppo gli spiegoni, rischiano di rallentare la storia e annoiare il lettore (l’elaborazione di alcuni dettagli credo vada lasciata ai lettori, trovo sia un modo di renderli partecipi). Ecco perché ho apprezzato il fatto che alcune domande siano state lasciate (volutamente?) senza risposta… La fuga credo fosse la sola via possibile per un uomo come Ishmael, se ne avessi fatto un eroe, un prode liberatore degli opppressi, avresti tradito l’indole e il carattere del personaggio, e, in un certo senso, avresti tradito anche i tuoi lettori e la fiducia che ripongono in te. Bravissima!

  • Bel finale! L’idea della fuga mi è piaciuta. 🙂
    Solo un dubbio, all’inizio Ishmael sembra temere il mare poi si scopre che è arrivato fino in Francia. Questo vuol dire che ha superato la sua paura e quindi è scappato in Europa? Oppure lui si trovava già in Europa?
    Ciò non toglie che il tuo è stato veramente un bel racconto. Sono io che mi sono “persa per strada”. 😀

    • Ciao Danica. In realtà hai ragione tu. Non è scontato. Visto che lui abitava in un paese creato ad hoc per un esperimento avrebbe potuto essere situato dovunque e non necessariamente nel vero stato americano d’Alaska, come io ho dato per scontato. Grazie per la precisazione 🙂
      Ad ogni modo è scappato fino alla Francia.

  • Ciao,
    in questo finale mi piace l’evoluzione del protagonista da grigio burocrate a persona in grado di apprezzare pienamente la bellezza naturale del mare.
    Avrei apprezzato anche qualche dettaglio aggiuntivo per spiegare la natura e lo svolgimento dell’esperimento (come è stato possibile far credere a così tante persone di trovarsi in una epoca del futuro? Quanti di quelli della megalopoli lo sapevano e quanti no? Se lo scopo era testare le armi biologiche perché creare una società stile Grande Fratello?) ma mi rendo conto che i vincoli di caratteri non permettono massima liberà. Comunque è stata una bella esperienza di lettura, a presto!

    • Ciao Ilario.
      Sì purtroppo i limiti sono sempre serrati, come ben sai.
      Ma posso riempire qualche vuoto delle tue curiosità qui :).
      Le persone che vivono ad Alaska non sono in un’epoca del futuro diversa dagli altri, l’anno è per tutti il 2170. Il mondo è (Più o meno) esattamente come il nostro del 2016, ma Stati Uniti e Cina hanno voluto creare una sorta di villaggio a sé. Un esperimento di società, che poi risultato sterile è servito per testare malattie ad esempio. Quelli che vivono ad Anchorage sono nati li e hanno sempre studiato, a scuola ecc, che tutto il mondo verso il 2070 circa si è scomposto, creando delle grandi zone civilizzate contornate da foreste, mare, deserti ecc. Ma in realtà sono loro soltanto che sono chiusi dentro un enorme muro di contenimento. Chi lo sa? Il ministro, pochi agenti dei servizi segreti interni. Spero di aver,seppur brevemente, risposto alle tue curiosità. Grazie come sempre per la presenza e l’attenzione 🙂

  • Ho perso un paio di capitoli dovuti alla lontananza dalla piattaforma, ma non potevo non leggere il finale del racconto della mia amica, ed eccomi qui. Grande finale (ATTENZIONE Spoiler per chi legge) imprevedibile. Una Megalopoli che in realtà non esiste, è stato tutto un grande esperimento. Oltre alle tua bravura nello scrivere, sempre ineccepibile, hai concluso con un ottimo colpo di scena degno di un film. Davvero brava amica mia 😉

  • Ho avuto modo di leggere tutto d’un fiato il racconto, stanotte. Devo dire che presenti delle doti narrative eccellenti. La vicenda in se é addirittura banale, ma come ha detti qualcuno sei riuscita a costruire un ritmo e una tensione di lettura così forte e fin dal primo capitolo, che anche parlare di numeri risulta avvincente.
    Non mi sono preso la briga di controllare se le informazioni di natura tecnico-scientifica fossero vere. Di sicuro insospettisce l’iniziativa, del tutto autonoma, di questo funzionario; ha lasciato in me una sorta di vuoto. Non sono sicuro però che si tratti di qualcosa di negativo.
    Il tema distopico è sempre attraente e parlare di virus aumenta la tensione. C’è qualcosa di 1984, qualcosa di Io sono Leggenda, qualcosa di Resident Evil, ma nel complesso non ci sono mai riferimenti espliciti.
    In conclusione, uno dei pochi racconti veramente meritevoli d’interesse e di complimenti.
    Ho votato per Il Piano. Ci vedrei bene una fuga capeggiata dal protagonista e un finale aperto, ma queste sono MIE voglie.
    Complimenti

  • Questo episodio è decisamente angosciante per via del senso di insicurezza che attanaglia i personaggi durante le vaccinazioni (confesso che immaginavo che gli astronauti avrebbero somministrato loro qualche morbo che li avrebbe eliminati subito ^_^).
    Bel colpo di scena, anche se sarei curioso nell’ultimo episodio di scoprire esattamente come è stato congegnato l’inganno (sarà una specie di Truman Show ma a livello nazionale)? Voto per un salto di 6 mesi, a presto!

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