Il mondo delle storie ancestrali (2)

Dove eravamo rimasti?

Magnus Reverto d'Ombra ha parlato. Eloise vivrà, mutilata e in schiavitù. Cosa farà? Tenterà la fuga (63%)

Fuga

Un giorno era passato e un giorno mancava alla sua condanna.
Mildred le spazzolava lentamente i capelli, mentre il suo riflesso appariva sfocato per l’eccessiva polvere sulla superficie dello specchio, illuminata dal sole.
«Vorrei restare da sola.»
L’anziana amica annuì e se ne andò. Sulla porta apparve David.
«Posso parlare?»
«Vattene.»
«Ti prego…»
«Non ho niente da dirti.»
«Lasciami almeno spiegare.»
Eloise fissò allo specchio l’immagine di David. «Non ho altro da dirti, se non che ti auguro la stessa sofferenza che m’infliggerai domani. Che ti strappino la lingua, ti marchino e ti vendano come schiavo. Forse allora sarai degno di parlarmi.»
Lui deglutì e uscì lasciandola sola.
Eloise accarezzò la spazzola. Un vezzo, uno strumento di bellezza. La scagliò contro lo specchio. Frammenti luccicanti caddero a terra.
Prese le forbici e iniziò a tagliarsi i lunghi capelli. Ciocca dopo ciocca.
Era stata una stupida. Questo era il mondo reale, non servivano sentimenti, emozioni… solo odio. Dolore. Per la prima volta si sentì lontana da casa. Sola. Spacciata.
Ciò che rimaneva dello specchio le rimandava la figura di una giovane ragazza pallida, i capelli corti, tagliati male. Passò le dita in quella zazzera e alzò il mento. Avrebbe cercato di non piangere, di stare a mento alto.
Sarebbe stata meglio la morte. In effetti… cosa le rimaneva da perdere? Niente sarebbe stato come la tortura dell’indomani. Non le costava niente provare.
Avrebbe tentato la fuga.
Si affacciò alla finestra. Sotto di lei un’altra, poi il fossato. Prese un lenzuolo, lo strappò in due, legò i lembi e ne ricavò una corda di fortuna. Assicurò un capo al letto e la srotolò fuori dal balcone.
Nessuno in vista. Avrebbe tentato la sorte.
Si calò, le mani che bruciavano mentre scendeva piano. Sentì il lenzuolo cedere, il nodo si stava allentando. Si buttò sulla finestra nel momento in cui il nodo si sciolse e il lenzuolo cadde nel fossato in mezzo ai rovi e le pietre appuntite.
Le dita stringevano il bordo della finestra. Puntò gli stivali tra una pietra e l’altra del muro e si issò su, fino a buttarsi nella stanza. Era una camerata spoglia, probabilmente dei servitori.
Passi all’esterno. Si appiattì contro il muro, nascondendosi alla vista di chiunque stesse pattugliando l’esterno.
Davanti a lei giacevano su un letto dei vestiti malconci, grezzi e sporchi. Il tanfo le arrivava alle narici.
Si cambiò e indosso gli stracci. Erano grandi, ma annodò i lati dei pantaloni e il fondo della casacca per non farseli cadere di dosso.
Uscì in silenzio, in direzione delle stalle. Avrebbe dovuto passare dalla cucina.
Occhi bassi, prese i corridoi utilizzati dalla servitù. Passò la mano sul pavimento polveroso e si sporcò il viso. Il cuore batteva all’impazzata, non avrebbe mai funzionato.
La cucina. Dentro la stanza le donne si affaccendavano per la cena di quella sera. Come se il giorno dopo fosse un giorno come un altro. In fondo per loro lei era solo una spia, perché rinunciare a un lauto banchetto?
Prese un sacco, lo sollevò e, nascondendo la faccia, attraversò la cucina.
Stalle raggiunte, senza che nessuno la fermasse. Non ci credeva. Impossibile. Buttò a terra il sacco. Troppo facile.
Il suono di una campana. Urla. «La prigioniera è scappata!»
Maledizione!
Quale cavallo doveva prendere? Uno sellato! Dov’era?
Al diavolo! Corse fuori dalle stalle e si mischiò tra i lavoratori. Si unì a un gruppo di contadini che stava uscendo dalla magione dall’ingresso di servizio.
Tempo quindici minuti e due guardie in lontananza cavalcavano verso di loro.
Eloise corse nel bosco, sperando che gli alberi la nascondessero. Sbucò su un sentiero.
Zoccoli dietro di lei, l’avevano presa!
Guardò il cavaliere che l’aveva raggiunta, sperando di poter ingannarlo. Era David, e dal suo sguardo l’aveva riconosciuta, sporca e vestita di stracci.
Chiuse gli occhi, in attesa della lama della spada, e invece lui la tirò su a forza sul cavallo, la mise davanti a sé tra lui e il collo della bestia e le sussurrò «tieniti forte».
Partirono al galoppo, veloci, dall’altra parte rispetto a dove si trovava Villa d’Ombra.
Non la stava riportando indietro. Un accenno di speranza fiorì dentro di lei.
Scoppiò a piangere.

Quel che è certo è che David non la riporterà a Villa d'Ombra. Ma dove la starà portando?

  • In un villaggio di streghe, per incontrare una vecchia conoscenza di Eloise... (42%)
    42
  • Al tempio del Lago delle Memorie, in cerca di aiuto sicuro (33%)
    33
  • Nel Regno dei Libri Scomparsi, per cercare Jack Pilgrim (25%)
    25
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164 Commenti

  • Hai usato tutti i caratteri? Mi è sembrato più breve del solito. Però sono estremamente felice che tu sia tornata tanto presto, rispetto al solito 😀
    Ecco qui il bacio che la nostra parte romantica nascosta stava aspettando da tre o quattro episodi; è arrivato al momento giusto, direi, e può anche essere interpretato come puro mezzo per risolvere la situazione: David non si è certo sbilanciato più di tanto, nonostante le ultime parole.
    Voto per il villaggio abbandonato unendomi alla maggioranza.

    E mi rendo conto che siamo già all’ottavo capitolo di questa seconda parte, ma che vorrei che non finisse mai. Provo il piacere che si prova leggendo un libro vero e proprio e non un semplice racconto. Hai fatto bene a dedicare più di 10 capitoli alla tua storia: ne merita moltissimi ancora! 😀

    • In effetti ne ho usati almeno 1000 meno del solito, ma dopo il bacio ho pensato non ci fosse bisogno di dilungarsi ancora su descrizioni o simili…
      Per quanto riguarda i capitoli: credo che ci sarà anche una terza parte. Sono assolutamente decisa a sviluppare i personaggi di Eloise e David. Non ho ancora avuto modo di spiegare chi sono, e sono 18 capitoli… faccio prima a scrivere direttamente il romanzo!

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