Dove eravamo rimasti?
La palma sbuca dall’ombra
Sistemata la faccenda dell’oste, Sante Micaele uscì dalla taverna. Adesso, l’odore di rum scadente per le strade era più forte… Merito del fatto che aveva indotto alla fuga tutti gli avventori? Possibile che si portassero dietro tale olezzo per le vie del porto?
“Bah, potrei quasi seguirli a naso”
Pensò il mercenario, che aveva tenuto il boccale con i denti del tapinaccio appena steso ancora piantati dentro. Guardava lo strano souvenir dello scontro in modo distratto e pensoso: tenerlo così, su una mensola della sua dimora per far due risate? Oppure togliere quei denti per portarsi sempre appresso quel boccale per bere? In quella città fatta in nome del diavolo il livello igenico era basso persino per l’epoca, un pinta personale poteva essere utile. Specie se recava il segno dei denti di un uomo: era un orpello che pareva dire “Ehi, vuoi che ci stampi anche i tuoi?”
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L’assassino stava così tornando a casa. La città non era grande, ma aveva tutte le qualità per sembrare immensa agli occhi del nostro masnadiero. Perché vedete, rimanere in incognito in un luogo piccolo dilata lo spazio/tempo. Bisogna evitare di dare nell’occhio, passare sempre nei posti meno osservati al momento giusto e sopratutto fare in modo di avere a che fare con meno persone possibili. Per lui era vitale: Ferdinando lo aveva mandato lì per monitorare la situazione. Era una spia nella città con incarico di svolgere qualche lavoro un po’ più sporco di tanto in tanto.
“Che strano posto, Nostra Signora” Si diceva spesso quando vagava per quelle vie. Una città del genere era unica in tutto il mondo e in tutti i tempi. Ed era pure un agglomerato urbano giovane! Prima c’era una palude e poco più, poi qualcuno si svegliò un bel mattino e pensò “Poffarbacco, leviamoci di torno i galeotti dalle carceri, diciamo loro che se vogliono tornare liberi devono abitare quella palude e togliamoceli di torno! E se per caso sopravvivono e combinano qualcosa di buono sfruttiamo la situazione” Contro ogni previsione, la seconda opzione si era realizzata, e la cittadina aveva fatto presto a divenire il porto più importante della penisola.
Merci di ogni genere e persone di ogni tipo si vedevano così in quelle stradacce che consentivano a qualunque etnia e culto di vivere una vita serena, al pari degli altri. Fu mentre pensava a queste cose che Sante si accorse di essere seguito. Lo notò perché i rumori intorno a lui non erano i soliti suoni notturni. Certo gli somigliavano molto, eppure avevano qualcosa di particolare: erano troppo ritmici e regolari, e si armonizzavano col rumore dei passi di Sante. Era come se l’ambiente stesse cercando di uniformarsi all’andatura del mercenario.
Quest’ultimo sedette sulla prima cassa che trovò comoda e, con un piccolo coltellaccio, iniziò a sforzarsi di cavare i denti del disgraziato dal boccale. Fischiettava una vecchia canzone volgare a simulare disinteresse, eppure con la coda dell’occhio sbirciava le ombre che la luna non riusciva a dissipare a causa dell’angolazione. E proprio tra quelle ombre, ce n’era una che ballava più lentamente delle altre.
Sante Micaele se ne avvide ed evitò la fuga, poiché non poteva rischiare che il suo domicilio venisse rivelato «Salve, cara ombra. Le tenebre sono ottime danzatrici, eppure non segui i passi di danza di quella fiamma a te vicina. Togli quel manto e rivelati»
Dall’ombra sorse una risatina «Quanta arguzia, spadaccino. Sei il primo che riesce a scoprirmi»
«Ne ho passate tante e ho avuto un buon maestro. Vuoi togliere quel manto color notte e rivelare i tuoi intenti? E che siano buoni, ho già avuto un alterco, e non voglio altri denti sulla mia pinta» Che bellezza, non aveva fatto in tempo a pensare la battuta che l’aveva già usata in modo così pittoresco! Sante Micaele si compiacque di sé.
«Sono certo buoni, messere» Il tenebroso si rivelò, togliendosi dalla copertura del mantello notturno , tessuto a guisa tale da riflettere i colori della notte «Così come voi siete maestro nel notarmi, io sono stato maestro nel notare voi, caro mercenario. Siete qui da poco, eppure già vi fate distinguere da un occhio esperto» Avanzò verso il nostro, rivelando lineamenti di una razza tutt’altro che italica «Ebbene mi chiamo Tamar e mi presento in quanto già conosco il vostro nome, Mastro Sante»
Al che il masnadiero si alzò e si inchinò, venendo ricambiato «Tamar, nome ebraico, se non erro. Certo siete elegante quanto il vostro nome promette»
L’altro scosse la testa ridendo lieve. I boccoli corvini confermarono la sua grazia «Da che siete quà osservo, adiuvato da altri, la vostra condotta. E vi dirò, un’ultima prova attende, se volete. E se la supererete avrete molto da guadagnare»
“Tamar, nome ebraico traducibile in palma, che simboleggia superiorità, eleganza ed è associata alla resurrezione nella cultura greca. Pochi sanno che questo nome ha dato origine al termine moderno -Tamarro- indicante qualcuno di particolarmente figo e fashion” – Michele Gonnella, scopritore e redattore del Dé Bello Tabernae.
Quale sarà la reazione di Sante?
- Accetterà per non farsi seguire fino a casa, e la sfida si svolgerà da un'altra parte (pugni) (20%)
- Accetterà per non farsi seguire fino a casa, e la sfida si svolgerà in loco (armi) (40%)
- Rifiuterà andandosene e pretendendo di non venire più seguito (astuzia) (40%)

21/09/2016 at 15:23
Beh, caro scrittore, complimenti, riuscire a raggiungere un traguardo così importante deve darti molta soddisfazione. Non so se parlare del tuo racconto o del tuo libro, ho dato un’occhiata a bookabook. L’illustrazione è bellissima, non so chi l’abbia fatta, ma digli da parte mia che è bravo. Il racconto è scritto bene e scorrevole.
Come al solito, un parere personale: mi ha dato l’impressione di essere un po’ evanescente, un abbozzo, qualcosa di non completamente definito.
Parlando del libro, leggere l’anteprima mi ha confuso le idee: se non ho capito male l’idea è suddividere l’opera in due parti, sviluppando la prima come un trattato di lotta e la seconda più propriamente narrativa. È certamente un lavoro titanico, non oso pensare quanto impegno ci voglia ad adeguare il linguaggio a quello in uso nel 1600.
Certamente è anche originale. Non so, personalmente diffido un po’ delle ricette con troppi ingredienti, ma è pur vero che i grandi chef riescono a realizzarle in modi sublimi.
In bocca al lupo
19/09/2016 at 11:30
E finalmente pubblico il finale, con un mostruoso ritardo non annunciato. Mi dispiace tantissimo ma si sa, spesso gli impegni prendono il sopravvento.
In compenso, il progetto che ha ispirato questo racconto ha raggiunto il goal in meno di due mesi! Fato vuole che io sia ufficialmente uno scrittore… Peggio per voi 😉
19/09/2016 at 16:34
E mi sa che te lo meriti, al di la del ritardo 😉
Finale davvero mostruoso, e non per il ritardo. Mi è piaciuto davvero e spero di rivederti presto su questi schermi, a meno che la tua nuova “professione” non te l’impedisca 😉
Ciao e a presto.
19/09/2016 at 17:35
Ho già in mente un “seguito” di questo in realtà, e appena potrò lo metterò qui. Torneranno sia lo speaker che il suo personaggio…
E chiamarla professione è ancora un parolone XD Il poco che fin’ora ci ho guadagnato tintinna se lo scuoti :3
06/09/2016 at 20:03
Tutti con me: Sante, Sante, Sante…!
05/09/2016 at 19:27
Sarà un pareggio, magari per rimandare il tutto al gran finale.
05/09/2016 at 16:46
Eh va bhe dai, ne esce Sante. Non si può votare altrimenti 🙂
04/09/2016 at 10:36
Comsegnati in modo non sicuro.
Allora, non so quanto ciò che scrivi qui rispetterà lo stile della tua opera.
Immagino almeno un po’, altrimenti non avrebbe senso scriverlo.
Perciò immagino che ti interessi un nostro parere.
Non so quanto lo speaker che si domanda se glo astanti hanno capito che scherzi rifeltta il tuo pensiero, ma posso dirti che ho trovato un po’ eccessiva la descrizione tattica della battaglia. Ovvviamente è un parere personale, ma visto che hai più volte citato Bud come tua Musa, mi chiedo quante volte Egli abbia descritto un piano nei dettagli. L’obiezione è una battuta fino a un certo punto. a voler essere più seri direi che hai presentato il prodotto con determinate carattesirtiche e ne stai vendendo uno diverso. Ok, è una Ferrari, ma io pensavo di comprare una Porsche. Non so, vedi tu se c’è qualcosa di utile in ciò che scrivo. Del resto, ti ho già scritto più volte che sei bravo, quindi mi pare inutile ribadirlo.
Ciao a presto
06/09/2016 at 09:38
Di leggerti son sempre contento 🙂
Dunque, lo stile è molto differente, infatti ho sempre messo “tratto da” o “ispirato da”… Anche perché riscrivere qui un manuale di rissa è pesante (anche se mi hai dato un’idea per quello che potrebbe essere il prossimo incipit, molto in linea con il libro stavolta)
Per quanto riguarda la mia musa: vero che è lui, però è solo una musa che riapplico a un altro piano. Infatti Tamar ci è rimasto un po’ fregato (ma sarà argomento per il capitolo finale)
31/08/2016 at 01:55
Sono stati consegnati.
30/08/2016 at 20:28
Anche se in minoranza, ho votato che siano stati consegnati.
Troppa fiducia? Solo il seguito saprà dirmelo.
Ciao e a presto 😉