Dé Bello Tabernae – Risse e Mercenari

Dove eravamo rimasti?

Quale sarà la reazione di Sante? Rifiuterà andandosene e pretendendo di non venire più seguito (astuzia) (40%)

Sorrisi nel buio

Il tizio sul palco aveva una barbetta curata un paio d’ore prima con forbicine e rasoio elettrico. I capelli lunghi quanto bastava per essere gestiti erano acconciati in un finto stile “spettinato”. Parlava al pubblico già da un’ora, e i riflettori gli facevano caldo nella sua giacca tra il casual e l’elegante. L’utilizzo di jeans e scarpe da tennis denotava quanto poco si stesse montando la testa per il fatto di esser stato chiamato di fronte a una commissione di studiosi. Bevve un sorso d’acqua: Michele era l’esatto opposto di quel che il termine “social” incarnava… Eppure aveva un progetto da portare avanti. Non capiva perché quella torma di teste d’uovo fosse interessata a quel che aveva da dire, ma se poteva servire a smuovere le cose, lui era disposto a intrattenerli. Dopotutto aveva una buona parlantina e col pubblico ci sapeva fare.

—

Il mercenario rise quanto più cortesemente gli riuscisse «Mio caro signore, io non accetto certo incarichi da chi mi segue per giorni in silenzio. Fatemi la cortesia di non seguirmi più, non è questo il mio modo di lavorare»
Stavolta fu Tamar a ridere «Scommetto che siete abbastanza furbo da sapere che non rinuncerò»
«Eppure avete visto di cosa sono capace» Ribatté sospirando con aria serena.
Altrettanto serafico, l’altro fece spallucce.

Sante Micaele si voltò per andarsene. Fece qualche passo… Quando qualcosa nell’aria vibrò. Lo spadaccino si voltò di scatto, impugnando la spada al contrario con la mano sinistra e sfoderandone giusto metà lama. La spada incrociò i due pugnali di Tamar che si stavano dirigendo al petto del bersagio.
«Una sica, anzi, due!»
«Da buon sicario che sono» Cantilenò l’altro. Lasciò uno dei suoi pugnali sulla lama di Sante, e con l’altro lo mirò al collo. Ma il colpo incontrò il legno del boccale.
Tamar venne colpito con un calcio a una tibia che lo costrinse a indietreggiare: l’impatto gli aveva fatto perdere il controllo su entrambe le armi del nemico che a breve gli sarebbero state addosso.

Il masnadiero rinfoderò la spada senza togliere la mano dall’elsa «Vi basta, spero» Affermò mettendo avanti il boccale.
Sul volto di Tamar comparve un misto tra un ringhio e un sorriso. Si scagliò di nuovo contro il nemico: con una delle armi scostò il boccale e con l’altra mirò alla mano che teneva la spada… Ma in qualche modo, Sante spostò il boccale, incrociando le mani del sicario e abbassandole. Girando il bacino, poté assestare a Tamar un colpo di pomo di spada alle costole. Quest’ultimo grugnì per il dolore.

«Che fate, banditi!» Urlò qualcuno in fondo alla via.
«Fermi!» Intimò qualcun altro vicino a lui. Alla luce delle lanterne che portavano, si poteva contarne il numero, erano cinque.

«Guardie» Sibilò Sante. Si voltò verso Tamar, ma era già scomparso.

—

“Certo non smetterà di seguirmi” Pensò il masnadiero “E sono pure convinto che non sia ancora soddisfatto. Vuole finire il duello, e c’è solo un luogo adatto in tutta la città”. Stava allontanandosi dal porto, seguendo uno dei canali che portavano al mercato centrale. Ma non camminava lungo la strada, bensì sulla banchina che vi stava sotto. Lì attraccavano barche che scaricavano le merci che sarebbero state trasferite nei magazzini sotterranei: uno scenario ideale, e talmente tentacolare da far risultare impossibile sorvegliarlo adeguatamente.

Il masnadiero vi arrivò: era un labirinto di merci, odori e colori provenienti da ogni parte del mondo conosciuta. E Tamar era lì ad aspettarlo. Il tempo di vederlo che era già sparito dietro a una scafalatura “E’ così, giochiamo alle ombre eh… Ebbene!”

Tamar udì un rumore in avvicinamento. Attese qualche attimo per poi muoversi. Aggirò il nemico passando intorno a una grossa cassa. Gli arrivò alle spalle e tentò di colpirlo al collo. Ma questo si girò di colpo, e con una sventolata di mantello riuscì a colpirlo agli occhi. Quando Tamar li riaprì, Sante non c’era più “Poteva ferirmi ma non lo ha fatto. Sta giocando con me!”

Non poteva essere andato lontano, pensò il sicario, e così decise di rimettersi subito in movimento. Seguì i suoi rumori per un poco, finché non si fermarono. E allora, insospettito, spostò alcuni tappeti, lui avrebbe dovuto essere là dietro. E infatti era lì, fermo e immobile. Incredibile, con il mantello riusciva a produrre lo stesso effetto di ombra che Tamar faceva con il suo. Allora quel che si diceva su di lui era vero… Eppure aveva fatto un errore, aveva scelto un posto non abbastanza in ombra. Il mantello e il copricapo si vedevano appena, ma la luce rifletteva sul suo sorriso sghembo e irregolare “E così pensavi di fregarmi!” Tamar gli arrivò alle spalle. Per umiliarlo prima di colpirlo gli tolse al volo il cappello. Poi alzò il pugnale e… focalizzò.

“Un boccale con i denti?” Poi fu tutto nero. Quando riaprì gli occhi, aveva davanti Sante Micaele «Prova superata, nevvero?»

In che genere di missione verrà catapultato il masnadiero?

  • Furto (40%)
    40
  • Spionaggio (0%)
    0
  • Scorta marittima (60%)
    60
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74 Commenti

  • Beh, caro scrittore, complimenti, riuscire a raggiungere un traguardo così importante deve darti molta soddisfazione. Non so se parlare del tuo racconto o del tuo libro, ho dato un’occhiata a bookabook. L’illustrazione è bellissima, non so chi l’abbia fatta, ma digli da parte mia che è bravo. Il racconto è scritto bene e scorrevole.
    Come al solito, un parere personale: mi ha dato l’impressione di essere un po’ evanescente, un abbozzo, qualcosa di non completamente definito.
    Parlando del libro, leggere l’anteprima mi ha confuso le idee: se non ho capito male l’idea è suddividere l’opera in due parti, sviluppando la prima come un trattato di lotta e la seconda più propriamente narrativa. È certamente un lavoro titanico, non oso pensare quanto impegno ci voglia ad adeguare il linguaggio a quello in uso nel 1600.
    Certamente è anche originale. Non so, personalmente diffido un po’ delle ricette con troppi ingredienti, ma è pur vero che i grandi chef riescono a realizzarle in modi sublimi.
    In bocca al lupo

  • E finalmente pubblico il finale, con un mostruoso ritardo non annunciato. Mi dispiace tantissimo ma si sa, spesso gli impegni prendono il sopravvento.

    In compenso, il progetto che ha ispirato questo racconto ha raggiunto il goal in meno di due mesi! Fato vuole che io sia ufficialmente uno scrittore… Peggio per voi 😉

  • Comsegnati in modo non sicuro.
    Allora, non so quanto ciò che scrivi qui rispetterà lo stile della tua opera.
    Immagino almeno un po’, altrimenti non avrebbe senso scriverlo.
    Perciò immagino che ti interessi un nostro parere.
    Non so quanto lo speaker che si domanda se glo astanti hanno capito che scherzi rifeltta il tuo pensiero, ma posso dirti che ho trovato un po’ eccessiva la descrizione tattica della battaglia. Ovvviamente è un parere personale, ma visto che hai più volte citato Bud come tua Musa, mi chiedo quante volte Egli abbia descritto un piano nei dettagli. L’obiezione è una battuta fino a un certo punto. a voler essere più seri direi che hai presentato il prodotto con determinate carattesirtiche e ne stai vendendo uno diverso. Ok, è una Ferrari, ma io pensavo di comprare una Porsche. Non so, vedi tu se c’è qualcosa di utile in ciò che scrivo. Del resto, ti ho già scritto più volte che sei bravo, quindi mi pare inutile ribadirlo.
    Ciao a presto

    • Di leggerti son sempre contento 🙂

      Dunque, lo stile è molto differente, infatti ho sempre messo “tratto da” o “ispirato da”… Anche perché riscrivere qui un manuale di rissa è pesante (anche se mi hai dato un’idea per quello che potrebbe essere il prossimo incipit, molto in linea con il libro stavolta)

      Per quanto riguarda la mia musa: vero che è lui, però è solo una musa che riapplico a un altro piano. Infatti Tamar ci è rimasto un po’ fregato (ma sarà argomento per il capitolo finale)

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