Dé Bello Tabernae – Risse e Mercenari

Dove eravamo rimasti?

Il viaggio prosegue col carro al sicuro... Su chi si incentra la prossima scena? Tamar (50%)

L’ombra sinistra

Se c’era una cosa che Tamar aveva ereditato dal padre, quella era il vizio di lanciare un coltello nel muro ogni volta che si arrabbiava nel suo ufficio. Anche quel giorno, accanto alla finestra che dava sulla via delle cattedrali, si piantò un pugnale. Quantomeno il nuovo capo dei sicari non era conservatore come il padre che guai anche solo a pensare di scostare una sedia di un centimetro. Una volta che il vecchio era passato a miglior vita, la servitù aveva deciso di propria sponte di appendere uno spesso quadrato di legno nel punto esatto (nessuno dei due mancava mai il bersaglio, arrivavano sempre nello stesso punto) in cui la lama si conficcava sempre. La servitù aveva atteso con apprensione l’opinione del nuovo sicario-capo sul nuovo capo d’arredo atto a prevenire lavori di manutenzione superflui… Tamar non si era mai espresso.

«Quindi li hanno presi. Tutti»
Il sicario di fronte a lui deglutì.
«Vai avanti, leggi il rapporto, dimmi come è andata»

—

Il carretto era stato consegnato pochi giorni prima, con sommo sollievo della compagnia che poteva finalmente liberarsi delle chiavi dell’antifurto. Mentre i guerriglieri alloggiavano nelle loro umili stanze, per Yael e Mastro Sante era stato fatto preparare un albergo migliore, con tanto di cena alla tavola del Granduca, che non mancava di farsi mancare i suoi lussi nemmeno in un monastero.

Fu proprio al desco granducale che avvenne, con tutti gli astanti fin troppo ubriachi per poter reagire. Fu lo sferragliare delle corazze ad annunciare che qualcosa non andava. L’ingresso degli uomini in armatura con le effigi dell’inquisizione invece diede conferma del dramma. Solo Yael e Sante ebbero la lucidità di provare a difendersi.

—

«Frati, Granduca e tutti i nostri uomini sono stati catturati»
Tamar guardava l’attività nelle strade che andava spegnendosi con la luce diurna «Yael e il masnadiero. I nostri uomini migliori»
L’altro si morse il labbro superiore «Teme che parleranno?»
«Non ho paura di Yael»
«Il mercenario la preoccupa?»
Annuì lentamente «Lo qualifica con cui lo hai definito ti sia di risposta»
«Ha già in mente cosa fare?»
«In realtà la missione è compiuta» Lo disse con una freddezza tale che spiazzò il suo seguace «Il Granduca è preso come eretico. Suo fratello dovrà ignorarlo o seguirlo alla forca per sperare di salvarlo»

—

«Mi scusi» Annunciò alzando la mano uno con problemi di acne «Ma che interesse avrebbe potuto avere Tamar nel destabilizzare i Medici? Dopotutto, avevano ammansito l’inquisizione, concedendo un porto franco a ogni religione!»
«Stiamo parlando di estremisti» Rispose subito il barbuto «Non vogliono essere tollerati da un altro potere religioso: gli estremisti vogliono sempre il controllo. L’orgoglio dei sicari non amava essere tollerato dall’antica Roma e nemmeno ora voleva piegarsi alla chiesa cattolica. I sicari… O sciagattiti, erano già influenti in città. La caduta del potere dei Medici avrebbe lasciato uno vuoto di potere che Tamar avrebbe potuto ricoprire in fretta»

—

Il sicario uscì dall’ufficio del suo maestro, sconvolto e orgoglioso dell’inamovibilità di Tamar. Certo la missione era compiuta… E mettere a repentaglio l’intero piano per salvare due membri dell’ordine sciagattita sarebbe stato un rischio troppo grande. I due prigionieri avrebbero compreso e anzi, probabilmente sarebbero stati salvati al compimento del piano.

Dopotutto, Tamar aveva già pronti gli ordini scritti da diramare a tutti i suoi sottoposti in città. Li aveva già consegnati al suo discepolo appena uscito dalla stanza: lui si sarebbe occupato di smistarli tra gli sciagattiti per farli avere a tutti i personaggi di rilievo aderenti alla causa.

Nella sua stanza, intanto, Tamar affrontava la notte calcolando e ricalcolando i tempi processuali dell’inquisizione, o almeno ci provava. Non poteva sacrificare tutto per due uomini, ma al contempo non voleva sacrificare loro, fosse solo per il fatto che erano i migliori di cui disponeva. Prendere il controllo della situazione richiedeva tempo, e da perdere non c’era neppure un minuto.

Eppure i minuti passavano e passavano, nella notte silenziosa… Troppo silente perché tutto stesse filando liscio. Il sicario fece giusto in tempo a recuperare il pugnale dal muro quando la porta si aprì, rivelando un uomo coperto in un saio nero. Il cappuccio, simile alla buffa dei volontari della Misericordia, aveva un taglio strano, ricordava quasi il becco di un corvo.

«Delle Misericordie… Sante!»

—

«Sante Micaele delle Misericordie era uno dei suoi cognomi dopo esser stato diseredato. Ci sono dubbi in merito all’origine di questo soprannome. Alcuni pensano che collezionasse le misericordie, i noti pugnali di preti e cavalieri, come trofeo per quando ne uccideva qualcuno. Ma alcune fonti storiche sembrano dimostrare che lui usasse il soccorso volontario come copertura, dando il via alla leggenda fiorentina dell’ombra sinistra, oggi riproposta con la formula dell’ambulanza nera»

Gli ordini di Tamar...

  • Sono stati consegnati in modo non sicuro (67%)
    67
  • Non sono stati consegnati (0%)
    0
  • Sono stati consegnati (33%)
    33
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74 Commenti

  • Beh, caro scrittore, complimenti, riuscire a raggiungere un traguardo così importante deve darti molta soddisfazione. Non so se parlare del tuo racconto o del tuo libro, ho dato un’occhiata a bookabook. L’illustrazione è bellissima, non so chi l’abbia fatta, ma digli da parte mia che è bravo. Il racconto è scritto bene e scorrevole.
    Come al solito, un parere personale: mi ha dato l’impressione di essere un po’ evanescente, un abbozzo, qualcosa di non completamente definito.
    Parlando del libro, leggere l’anteprima mi ha confuso le idee: se non ho capito male l’idea è suddividere l’opera in due parti, sviluppando la prima come un trattato di lotta e la seconda più propriamente narrativa. È certamente un lavoro titanico, non oso pensare quanto impegno ci voglia ad adeguare il linguaggio a quello in uso nel 1600.
    Certamente è anche originale. Non so, personalmente diffido un po’ delle ricette con troppi ingredienti, ma è pur vero che i grandi chef riescono a realizzarle in modi sublimi.
    In bocca al lupo

  • E finalmente pubblico il finale, con un mostruoso ritardo non annunciato. Mi dispiace tantissimo ma si sa, spesso gli impegni prendono il sopravvento.

    In compenso, il progetto che ha ispirato questo racconto ha raggiunto il goal in meno di due mesi! Fato vuole che io sia ufficialmente uno scrittore… Peggio per voi 😉

  • Comsegnati in modo non sicuro.
    Allora, non so quanto ciò che scrivi qui rispetterà lo stile della tua opera.
    Immagino almeno un po’, altrimenti non avrebbe senso scriverlo.
    Perciò immagino che ti interessi un nostro parere.
    Non so quanto lo speaker che si domanda se glo astanti hanno capito che scherzi rifeltta il tuo pensiero, ma posso dirti che ho trovato un po’ eccessiva la descrizione tattica della battaglia. Ovvviamente è un parere personale, ma visto che hai più volte citato Bud come tua Musa, mi chiedo quante volte Egli abbia descritto un piano nei dettagli. L’obiezione è una battuta fino a un certo punto. a voler essere più seri direi che hai presentato il prodotto con determinate carattesirtiche e ne stai vendendo uno diverso. Ok, è una Ferrari, ma io pensavo di comprare una Porsche. Non so, vedi tu se c’è qualcosa di utile in ciò che scrivo. Del resto, ti ho già scritto più volte che sei bravo, quindi mi pare inutile ribadirlo.
    Ciao a presto

    • Di leggerti son sempre contento 🙂

      Dunque, lo stile è molto differente, infatti ho sempre messo “tratto da” o “ispirato da”… Anche perché riscrivere qui un manuale di rissa è pesante (anche se mi hai dato un’idea per quello che potrebbe essere il prossimo incipit, molto in linea con il libro stavolta)

      Per quanto riguarda la mia musa: vero che è lui, però è solo una musa che riapplico a un altro piano. Infatti Tamar ci è rimasto un po’ fregato (ma sarà argomento per il capitolo finale)

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