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Dove eravamo rimasti?

E ora? Le vacanze (50%)

La Gioconda

Ciao ciao, come va?
L’altro giorno la Buzzi (la mia maestra) ha avuto una davvero grande idea. Poiché era evidentemente a corto di argomenti ha detto: – Ragazzi, oggi i protagonisti della lezione siete voi. Prendete la penna e scrivete due paginette sulle vostre vacanze, quelle fatte, quelle che farete e quelle che sognate. Non copiate e non parlate, avete due ore. Io stessa non aprirò bocca, perciò non mi fate domande, sarete soli con il vostro foglio bianco. Imparate che nella vita a volte ci si confronta con un vuoto che nessuno verrà a colmare per voi.
Non andò molto bene. All’inizio, tra quelli che non capivano, quelli a cui mancava qualcosa, e quelli che dovevano per forza obiettare tanto per tenere in allenamento la lingua, non si capì niente. Poi la Buzzibona fece la voce grossa, e il gregge finalmente…
A quel punto io ero già ad Alba Adriatica con i nonni, nel giardino di bambinopoli dove c’erano la scimmia, i pavoni e il pappagallo Battista, che stava sempre a testa in giù. Dicevano che era pazzo, ma secondo me si divertiva a vedere noi stupidi grandi e piccoli che tentavamo di fare lo stesso davanti a lui; noi unico esempio di umanità che imitava a pappagallo un pappagallo più intelligente di noi.
Quelle coi nonni erano le vacanze belle, perché loro non dicevano mai di no e, anzi, ogni volta chiedevano “Vuoi questo o quello…” Noi dicevamo: “tutti e due!” e loro erano felici. Tra loro e noi c’era una segreta alleanza, una cosa impossibile da capire per voi genitori sempre indaffarati e pronti a bloccare ogni iniziativa.
Scrissi questa cosa quella mattina sul mio foglio bianco, ma poi la cancellai. Primo perché era una banalità, secondo perché se i miei l’avessero letta mi avrebbero rotto la schiena con una mazza da cricket comprata apposta. Voi quei due non li conoscete: ammazzano i bambini per divertimento, e forse io ho decine di fratelli già sepolti da qualche parte, e lo scoprirò solo da grande quando anche loro saranno morti e non potrò vendicare nessuno.
Vi prego, non andate a raccontarlo in giro, io sono solo, e loro sono in due, e hanno l’arma letale.
La sera stessa del tema non ho saputo resistere e ho chiesto durante la cena che programmi c’erano per le vacanze.
Papi Attila ha subito sparato la sua prevedibile bordata:
– Dipende da voi – ha detto guardando i suoi bambini innocenti con aria severa, anzi, no!, inquisitoria.
Mia sorella ha subito riguardato me, come se la cosa non la riguardasse.
Io mi sono arrabbiato per la scarsa considerazione. Avevo visto mia madre qualche giorno prima provare un nuovo bikini, e dunque quella del babbo secondo me era una bordata a salve. Ne ero sicuro, e allora per scherzare ho detto:
– Noi? Noi siamo bravi, è lei che l’ha combinata grossa!
Ho guardato la mamma, che qualcosa da farsi perdonare evidentemente l’aveva, perché è arrossita, ha spalancato gli occhioni blu, ha fatto la bocca a culo di gallina e mi ha guardato squotendo la testa per dire no.
Papà che stava tagliando l’ala di un povero pollo incenerito nel forno, l’ha guardata, e lei ha fatto una smorfia come per dire: “Niente, niente!”
– Che hai rotto stavolta – ha detto lui – tv, lavatrice, ferro da stiro, qualcosa di mia madre… Oddio!, non avrai sbattuto con la macchina!
– No, no! – si è affrettata a dire lei – la mia macchina sta benissimo.
– Ma come sta benissimo – a detto Drusilla – se sta dal meccanico!
– Appunto – ha ribattuto la mamma che cominciava a respirare a fatica. Si è alzata, e le è caduto il tovagliolo, poi s’è accostata al lavello per riempirsi un bicchiere d’acqua, ma solo per non dover guardare in faccia il mio (e il suo) Attila.
– Io ho solo detto – ha aggiunto nervosa – che la mia macchina sta benissimo.
Giuro che mi è venuto da ridere. Attila invece deve aver mangiato la foglia (di una pianta molto amara), perché ha detto:
– Dove sono le chiavi? Dove sono le chiavi della Megane! – Urlava e si guardava intorno, come un gorilla che sente una sirena.
Le chiavi erano dove erano sempre state, lui le ha prese ed è uscito.
Quando è tornato aveva gli occhi lucidi. Ci ha guardati tutti e ha detto:
– Vacanze? E chi ripaga il mio parafango e il fanale, chi lo aggiusta, la fata turchina?
Nella casa è sceso il gelo. Drusilla aveva i denti serrati come davanti a una cosa orribile che fa un po’ paura e un po’ ridere; mamma si mordeva il labbro, non ricordo quale.
Ho visto le mie donne per una volta avere paura, ho capito di aver sbagliato e ho detto:
– Potrei provarci io.

Il giorno dopo a scuola la Buzzibona ha letto i temini migliori. Ho scoperto che Veronica andrà in vacanza a Madeira, o Matera, non ho capito bene. L’ho immaginata con i suoi nonni, col sole fra i capelli, in un dipinto di Leonardo. Chissà cosa avrà pensato lei di me quando la Buzzi ha detto:
– Cesare Giulio dopo tante cancellature ha scritto: io andrò al mare, a Ostia, ma solo quando il trenino non sarà in sciopero.
Tutti hanno riso, ma poi lei ha aggiunto:
– Bravo, sei un vero ometto sincero.
Ometto a me, con la Gioconda che mi guardava!

E poi?

  • La piscina (0%)
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  • Il cuginetto nuovo (83%)
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  • La gita (17%)
    17
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118 Commenti

  • Ciao Cesare 🙂
    Grazie per averci tenuto compagnia con la cara Drusi 🙂
    Non prenderterla a male , la poveretta avra’ altre cose da pensare per un bel poooooo’ di tempo e una volta al mese da ora in poi 🙂 goditi l’infanzia che e’ molto breve ed e’ il periodo piu’ bello della vita 🙂 (dopo i vent’anni, quelli sono sacri 😉 )
    Complimenti Ottaviano, un’altra bellissima favola dei giorni nostri che tratta con il giusto sarcasmo scorci veri di vita vissuta 🙂 Non c’e’ bisogno di una morale 🙂 Ognuno di noi la conosce gia’ 🙂
    A presto 🙂

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