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Dove eravamo rimasti?

E poi? Il cuginetto nuovo (83%)

Costantino conquistò la Cina?

Ehilà, amici, eccomi, finalmente solo senza femmine impiccione attorno.
Da qualche giorno sono tutte eccitate per l’arrivo di Costantino (Tino, Ciccio, amore di mammà) che io dopo suo padre chiamo Smith.
Mia madre Giulia ha una sorella più grande, Appia, che dopo tanti, tanti anni di nubilato involontario ha sposato un tale, uno simpatico che si chiama Tito. Da un mese o due hanno avuto un figlio quasi fuori tempo massimo, e l’hanno chiamato come l’arco che sta vicino al colosseo, Costantino, (appunto).
Fin qui tutto bene. E perché dunque vi parlo di lui? Perché da qualche giorno Tito è dovuto partire, e la povera, poverina madre del neonato avendo bisogno di affetto, aiuto e copertura contro ladri, rapitori di bambini, mostri nottambuli e fantasmi, ha pensato bene di gratificarci con la sua presenza 24×24; presenza vera, di sostanza, attiva soprattutto grazie al notevole apporto in termine di odorosi effluvi, e soprattutto di decibel da parte del piccolino.
Io credo che sogni di cantare la nona, o la quinta di coso, là come si chiama, non mi ricordo (ma lo so!). I suoi acuti sono davvero da record almeno regionale (devo portarlo allo stadio), e i suoi pannolini sono l’uovo di Colombo per chi sogna di conquistare la Cina avendo a disposizione solo una catapulta.
Da quando c’è lui Drusi e io siamo diventati invisibili. Ieri mamma si è scordata di darci da mangiare. Siamo sopravvissuti solo grazie a delle gallette di riso lei, e a un barattolo di nutella io; il sacrificio è valso a lei le scuse e una carezza, e a me uno sganassone seppur figurato, e buona notte ai suonatori.
– Che meraviglia ‘sto pupetto! – dice mamma a zia – ma da dove è uscito? – (strano: la stessa cosa che mi chiedevo io). – Dovevi deciderti prima – ormai sei una vecchia spompata e infatti ti serve una serva che pensi a tutto il resto… ed eccomi qua: io sono la soluzione, al solito, ai tuoi problemi di sorella maggiore.
– Sì, ok, bestia – dice zia – ma il pupo però è carino, o no?
– Te l’ho detto, è bellissimo! – dice mamma – hai visto che somiglia a me? – dice mamma; e io vado in bagno a vomitare la nutella.

– Ma quanti anni ha la zia? – mi ha chiesto Drusilla.
Io ho pensato ” …quaranta più dieci, quindici, meno sei o sette” e ho detto: che cavolo ne so? Facciamo cinquanta.
– Cinquanta? Sei pazzo? – ha detto lei inorridita – cinquanta sono come sessanta, settanta!
– Ah, davvero? – ho detto io (avevo ancora il sapore della nutella risalita in bocca e il cervello che nuotava in apnea). – Bene, benissimo. E allora?
– Voglio dire che non può essere così stramaledettamente vecchia! Allora suo marito quanti ne ha? Come fa a fare figli? Lo sai che dopo una certa età i cosi, come si chiamano… mannaggia… non mi viene… ecco: lo sai che non gli viene più?
Io pensavo alla nutella. Io pensavo alla nutella quella buona del barattolo che non somiglia per nulla a quella schifosa che torna su per rovinarti la serata.
– La vita sorellina – ho detto io – è fatta di quattro cose facili e una difficile.
– Quali? – ha detto lei.
– Te, io, gli amici, Veronica…
– …quelle facili. E l’altra?
– Tutto il resto, ovvio!

Da quando ci sono questi estranei in casa nostra io e Drusi ci siamo guadagnati una convivenza obbligatoria. Due persone, una camera.
Lei ama i social cretini e io il pallone; lei certa musicaccia e io i cartoni; lei a volte studia e io le faccio il solletico; io a volte studio gli Egiziani, (maledetti che non si capisce niente!) e lei al telefono parla dei maschi con le femmine, e di femmine con altre femmine. Coi maschi non parla, si vergogna; crede di essere brutta, ma non è brutta, è solo spiacente, nel senso che a loro non piace perché è rossa carota, come me; e poi ha le tette di una zanzara, e le sue gambe hanno un solo pregio: sono due.
Oggi siamo rimasti soli mezz’ora con Ciccio-Smit; a lui piace. È un miracolo. La guarda con aria persa come fosse un tacchino viola, ma quello strano è lui: è piccolissimo e grasso; è calvo; ha la pelle grinzosa; non capisce nulla; sa di cassetto della biancheria, e soprattutto strilla come un’aquila. Mi chiedo: perché mi è simpatico? Uno che con sua madre, la zia rompi, si è fregato la mia cameretta, come mai non riesco a odiarlo?
Da grande mi piacerebbe avere un bambino come lui, senza voce però; o con una vocina bassa bassa che serva solo a dire “cacca” prima di farla, così che puoi metterti in salvo. Vorrei, vorrei, ma chissà che non cambi idea prima di diventare vecchio.
– Bello Ciccio Smith! – ha detto Drusi poco fa.
– Bello? – ho mentito io – sei matta? – È solo l’esito tardivo, anzi estremo del darsi da fare della zia.
– Ma come parli nano!? La zia è stata bravissima, che hai contro di lei?
– Io? Nulla, se non fosse per quello che avevano detto.
– Detto chi? Che vuoi dire?
– Quando tempo fa le ho detto: “Zia, che pancia grande che hai!” Lei e lo zio mi hanno risposto: “È una sorpresa per te, per il tuo compleanno”.
– Ah! E be’? Allora?
– Allora? Io credevo che nascondesse un regalo, tipo… un pallone o una bicicletta.

E ora?

  • I ladri (14%)
    14
  • Gli animali (14%)
    14
  • Veronica davvero (71%)
    71
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118 Commenti

  • Ciao Cesare 🙂
    Grazie per averci tenuto compagnia con la cara Drusi 🙂
    Non prenderterla a male , la poveretta avra’ altre cose da pensare per un bel poooooo’ di tempo e una volta al mese da ora in poi 🙂 goditi l’infanzia che e’ molto breve ed e’ il periodo piu’ bello della vita 🙂 (dopo i vent’anni, quelli sono sacri 😉 )
    Complimenti Ottaviano, un’altra bellissima favola dei giorni nostri che tratta con il giusto sarcasmo scorci veri di vita vissuta 🙂 Non c’e’ bisogno di una morale 🙂 Ognuno di noi la conosce gia’ 🙂
    A presto 🙂

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