Spaghetti Western II: La leggenda del Santo Bandito.

Dove eravamo rimasti?

Qualcuno raggiunge Malcolm lungo il cammino: Woods, che lo informa sull'esito della sua "missione". (70%)

WoodsAl suo passaggio, la polvere ardente si alzava dal suolo in una nube rossastra, attaccandosi ai muri di pasta gialla delle case che s’affacciavano sulla strada; costruzioni di un solo piano tutte uguali, con il tetto piatto, senza vetri alle finestre né battenti agli ingressi, riparati questi ultimi da semplici drappi di stoffa o canapa, fissati agli stipiti con chiodi da maniscalco.
Al fondo della calle, che procedeva tutta dritta per quasi un chilometro, Malcolm scorse un secondo polverone, identico al suo, ma che procedeva in direzione opposta.
A quei tempi, in queste zone, le regole per sopravvivere erano poche e semplici. Un vecchio adagio per esempio recitava: “meglio sparare e poi pentirsi, che pentirsi di non aver sparato”.
Così rallentò la corsa del cavallo e con prudenza mise mano alla pistola, aspettando che lo sconosciuto si facesse abbastanza vicino.
L’uomo, di bassa statura, cavalcava un mustang senza sella, lanciato al galoppo a velocità sconsiderata. Il volto era coperto fino agli occhi da una bandana che lo proteggeva dalla polvere, lunghi capelli neri svolazzavano da sotto un cappello a falde larghe.
A Malcolm questi dettagli, pur senza poterlo vedere in faccia, furono sufficienti per riconoscere il compare.
Arrestò d’un tratto la corsa del cavallo, mettendolo di traverso ad occupare quanto più spazio possibile.
L’altro avanzava senza variare minimamente la propria velocità, quasi come se non avesse visto l’ostacolo o peggio, come se contasse di saltarlo. A due passi dall’impatto però la bestia frenò di colpo, mentre il polverone che s’era tirata appresso l’inghiottiva con tanto di cavaliere.
– Stavolta avrebbe anche potuto finire male, Woods. – commentò Malcolm, una volta che la nube si fu dissolta, considerando i pochi centimetri che separavano il muso del cavallo del compare dal suo ginocchio sinistro.
– Se fossi stato un culo bianco come te, certamente – disse l’altro, tirando poi giù la bandana per ostentare un sorriso di soddisfazione, di quelli che i selvaggi riservavano agli uomini bianchi quando dimostravano di essere migliori di loro. Sul corpo infatti, che così vestito, senza sforzi d’immaginazione, si sarebbe potuto attribuire a un qualsiasi yankee, spiccava in netto contrasto la testa corvina di uno di quelli che, grazie all’errore grossolano di Colombo, erano e saranno sempre chiamati indiani d’America.
Nato tra gli indigeni, Woods aveva abbandonato usi e costumi della sua gente per abbracciare, come molti altri prima e dopo di lui, quelli dei colonizzatori. S’era scelto un nome ed un cognome, ed ora eccolo lì.
I due smontarono e, là dov’erano, in mezzo alla strada deserta e ora tranquilla, s’abbracciarono.
– Allora – fece Malcolm, gli occhi che avevano preso un bagliore sinistro – che notizie mi porti?
– Abbiamo un accordo con i Pawnee.
– Aha! Sapevo che ce l’avresti fatta! E i Comanche?
Woods fece una smorfia, poi si chinò un poco di lato e sputò per terra.
– Non ne hanno voluto sapere. Valli a capire, i Comanche, figli di un’ammucchiata in una notte senza luna.
Malcolm Van der Meer ci rifletté un istante, poi fece spallucce e rimontò in sella.
– Non fa niente; se non sanno approfittare delle occasioni, tanto peggio per loro. Andiamo, ora che sei arrivato possiamo metterci all’opera.
In quello stesso momento un lento scalpiccio annunciò che Pianista, Duke e Navaja erano in arrivo.
Infatti pochi istanti più tardi, trotterellando senza fretta, tre cavalli fecero la loro comparsa all’imbocco della via.
Con un paio di fischi, qualche commento razzista e molte pacche sulle spalle i tre pistoleri diedero il ben tornato al compagno.
Hijo de una gran puta – disse Navaja, battendosi forte la mano sulla coscia – avevo scommesso col Grigio che i Comanche ti avrebbero fatto lo scalpo.
– Desolato – rise Woods, dando sui reni del cavallo coi calcagni scalzi, per riprendere Malcolm che già s’era lanciato verso Plaza de la Reina.

All'arrivo di Malcolm nel vicolo dietro la piazza, ci sono ad attenderlo:

  • Una buona e una cattiva notizia. (88%)
    88
  • Buone notizie. (0%)
    0
  • Cattive notizie. (13%)
    13
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89 Commenti

  • Mi sono letteralmente bevuta il primo capitolo della saga: spledido, affascinante e soprattutto in grado di giocare con arguzia e ironia con tutti quegli stereotipi a cui il genere western ci ha abituati da Howard Hawks a Sergio Leone, fino al caso Django/Tarantino. Bravissimo! Ti seguo con piacere, non vedo l’ora di leggere il seguito! 😀

  • ohohoh! ma guarda qui: chi se l’aspettava uno spaghetti western 2 così all’improvviso!
    follow instantaneo, e mi ci butto subito nella storia, votando il trafelato perché è inseguito. subito ritmo a mille 🙂

    piacere di rileggerti, ferdinando!

  • Pingback:

  • Che Qualcuno t’abbia in gloria, Ferdinando, per essere tornato con la seconda razione di spaghetti.

    Mi piace questa cosa della lettera e del racconto. Sui personaggi, sai già che li amo di un amore profondo e viscerale, quindi non posso che dirmi entusiasta, sin da ora, di questa tua storia.
    Ho votato per il compare inseguito… ci sta sempre che uno inseguito porti con sé i guai verso il resto della propria compagnia.

    Ben tornato,
    D.

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