L’EREDE DI GAN

Dove eravamo rimasti?

Cosa succederà ad Argan? Crescerà e una volta scoperta la verità sul suo passato si vendicherà del Gran Regnante. (50%)

LA VENDETTA DI ARGANIl clangore delle spade risuonò nell’immenso cortile vuoto. Con un colpo deciso Argan disarmò il suo avversario, che cadde all’indietro
« Roko, sei già stanco?» chiese ironicamente Argan tenendo la spada puntata sul petto del suo amico.
«Inutile combattere con te, sei diventata invincibile, ti ho insegnato troppo bene a usare la spada!».
«Dai alzati, è tardi!».
«Per essere una donna direi che sai difenderti molto bene».
«Lo so benissimo che l’hai fatto di proposito!Nessuno è in grado di batterti, figuriamoci una piccola donnina come me»
Il sorriso radioso di Argan era irresistibile, nonostante quell’aspetto da maschiaccio che aveva. Cortissimi capelli neri le incorniciavano il volto di porcellana candida, dove spiccava, come una rosa rossa, la sua piccola bocca.
Il Gran Regnante aveva affidato a Roko la giovane in tenera età, affinché fosse addestrata all’arte del combattimento, lui era il migliore nel maneggiare le armi. I due erano diventati amici inseparabili, anche se a volte Argan provava un’attrazione particolare che però cercava di soffocare.
Suo padre l’aveva destinata ad essere l’erede di Gan e non poteva deluderlo. Era stata allevata come un maschio, aveva vissuto in mezzo ai campi di battaglia, di fianco a suo padre.
Argan scorse sotto il portico la sagoma della sua balia.
«Erika come mai sei qui?»
«Tuo padre vuole parlare con te».
Una misteriosa malattia, stava trascinando il padre alla fine dei suoi gloriosi giorni. Il suo fisico possente era ridotto a un ammasso di fragili ossa.
Ursen era morta molti anni prima, portando con sé il ricordo del figlio perso in battaglia, quel fratello che Argan non aveva mai conosciuto.
«Aspettatemi qui». La ragazza s’introdusse nella stanza semibuia. Un grande fuoco ardeva nel camino, gettando ombre danzanti sul soffitto. L’aria era satura di aria stantia.
Argan si avvicinò e il vecchio sollevò lentamente le palpebre.
«Padre» Argan s’inginocchiò e afferrò dolcemente la mano grinzosa di suo padre. Igor aveva le labbra aride, il suo volto era solcato da lunghe e profonde rughe, solo gli occhi, ancora vividi, brillavano in quella maschera di morte.
«Sono alla fine ormai» la voce era flebile, il respiro incerto.
«Padre, ti prego, non mi lasciare!»
«Ma prima di affrontare quest’ultimo viaggio ti devo dire cose che non sai»
Lo sguardo del vecchio pareva sperso nel nulla, una lacrima sottile s’insinuò nei solchi di quelle innumerevoli rughe.
«Lo so quanto avete sofferto, tu e la mamma, per la morte di Geor, io ho cercato in tutti i modi di sostituire il suo ricordo».
Argan avrebbe voluto dare sfogo alla sua amarezza, ma un guerriero non mostra mai le sue debolezze, questo le aveva insegnato suo padre. Egli era stato spietato e crudele. Lo aveva visto tagliare teste, torturare uomini e ora vederlo immobile e così vulnerabile le sembrava una cosa innaturale, ingiusta.
«Prendi la mia spada»
Accanto al letto c’èra la grande spada di Igor. La lama era sottile e luminosa. Il vecchio non se ne separava mai, era divenuta il prolungamento del suo braccio. La ragazza delicatamente la sollevò. L’elsa emanava un calore intenso e un’energia incredibile percorse la sua mano.
«Sai quante vite è costata questa spada? Tante, forse troppe, ma è la sola cosa che ho veramente desiderato in tutta la mia vita. Mi ha dato onore, gloria e invincibilità.»
La ragazza non conosceva l’origine di quell’arma.
«Questa spada è stata recuperata diciannove anni fa, in un lontano villaggio. Il suo capo l’aveva nascosta, ne conosceva l’enorme valore, ma lui però non era un guerriero, non l’avrebbe mai usata»
Argan ascoltava in silenzio, un turbamento e un’angoscia s’insinuarono furtivi nei suoi pensieri.
«Questa spada fu forgiata mille anni fa e destinata soltanto a pochi eletti. Solo alcuni possono toccarla senza morire».
La ragazza con un dito percorse l’affilatissima lama d’acciaio, senza che dal suo dito uscisse una sola goccia di sangue. Sbarrò gli occhi incredula.
«La leggenda vuole che la Spada di Luce non possa nuocere in nessun modo al suo padrone. Il capo villaggio aveva una figlia appena nata. Ordinai ai miei uomini di rapirla. Ursen l’accolse tra le sue braccia e dal quel giorno la gioia di vivere ritornò in lei».
Argan comprese anche quello che non fu detto.
«Mi hai mentito tutto questo tempo! Come hai potuto?».
L’uomo rimase in silenzio, pronto ad affrontare la sua sorte, non poteva portare con sé quel segreto. La sua coscienza reclamava giustizia e lui voleva finalmente riposare in pace.
Argan, sconvolta da quelle parole, sentì la mente sprofondare nel buio tenebroso della disperazione e il cuore andare in frantumi.
Un furore immenso pervase ogni fibra del suo corpo. Argan urlò. E le sue piccole mani si avvinghiarono intorno all’elsa della grande spada…

In che modo Argan porrà in atto la sua vendetta?

  • Prenderà con sé la Spada di Luce e partirà immediatamente alla ricerca dei suoi veri genitori, lasciando morire solo e senza perdono quello che per anni aveva considerato suo padre. (52%)
    52
  • Riuscirà a controllare la sua rabbia e riposta la spada attenderà che la morte si porti via l’anima del vecchio re. (33%)
    33
  • Solleverà la potente Spada di Luce e la pianterà nel petto di Igor. (14%)
    14
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