L’EREDE DI GAN

Dove eravamo rimasti?

Torniamo al villaggio di Hosmade. Jonar è in procinto di prendere importanti decisioni. Quindi dovrà scegliere se: Partire con i suoi compagni per raggiungere quanto prima la Fortezza per recuperare la Spada di Luce, attraversando il Bosco di Pietra nella speranza di ritrovare i superstiti Hock. (77%)

IN PARTENZA«No, tu non verrai. Troppo rischioso»
«Io so badare a me stesso!»
«Tumbar, non è bene che tu venga con noi» aggiunse Markus, approvando la decisione di Jonar. Il ragazzino scrutò i due uomini, il suo sguardo furioso era molto eloquente. Corse via, senza aggiungere altro.
«Hai preso la decisione giusta»
«Ne sono certo. Se ne farà una ragione»
«Gli altri ci attendono all’imbrunire, nella radura» Markus rivolse un ultimo sguardo alla sua casa. Nei suoi pensieri scivolò il ricordo di tanti anni prima. In partenza, di nuovo, come allora.

Tumbar corse a perdifiato. Sua madre non era ancora rientrata dal campo. Raccolse in fretta qualche tozzo di pane secco, dei frutti e un’otre d’acqua, infilò tutto in piccola sacca. Tolse la coperta dal suo letto e l’avvolse intorno alle spalle. Si apprestò a uscire. Controllò che nessuno passasse in quel momento. Respirò profondamente e riprese a correre in direzione del bosco.
Il sole rosso scese lentamente all’orizzonte, sfumature violacee solcavano il cielo. Le ombre si allungavano sul terreno color ocra. Gli uomini si erano radunati, pronti per affrontare il lungo viaggio.
«Procediamo compatti » Jonar sapeva cosa avrebbe trovato, almeno fino alla zona già conosciuta, oltre quel limite l’attendeva l’ignoto.

Tumbar arrivò ben prima dell’imbrunire nel luogo concordato, lo aveva scoperto origliando le conversazioni di Jonar e Markus. Li avrebbe attesi, di certo non lo avrebbero rimandato indietro. Il suo piano era perfetto e questa volta tutto sarebbe andato liscio.
Si addentrò, la sua piccola corporatura gli permise di infilarsi negli anfratti più angusti. L’oscurità lo raggiunse velocemente.
Udì un fruscio impercettibile. Po il rumore secco di un ramoscello spezzato lo fece sobbalzare. Il cuore accellerò i battiti, sembrava un puledro impazzito.
Rivoli di sudore freddo, tremore alle gambe. Tumbar cercò di mantenere il controllo.
Un movimento repentino, lo fece voltare. Due enormi occhi di fuoco balzarono nel suo capo visivo, un latrato spaventoso irruppe in quel silenzio inquietante. Una bestia mostruosa gli si parò davanti. La sagoma nera, atterrò ai suoi piedi e le enormi fauci si avvinghiarono intorno alla sua caviglia.
«LASCIAMI! LASCIAMI!» Tumbar urlava, cercando disperatamente di calciarlo, ma la bestia non mollò la presa. Il ragazzino perse l’equilibrio e l’animale iniziò a trascinarlo, tirandolo per la caviglia martoriata. Il sangue scorreva copioso. L’urlo si trasformò in pianto e il pianto in lamento. Poi il dolore intenso lo fece svenire.

Il gruppo di giovani lasciò i cavalli in custodia ai più anziani, i quali sarebbero rimasti al villaggio. Nel Bosco di Pietra si poteva entrare solo con le proprie gambe. Markus cercò di ricordare il percorso che tanti anni prima lo aveva condotto al rifugio segreto degli Hock.
Ma la memoria lo ingannò e per diverse volte si ritrovarono a girare in cerchio, tornando sempre al punto di partenza.

Il dardo lo colpì proprio in mezzo alla fronte. I due carboni ardenti si spensero all’improvviso quando la bestia morente chiuse per sempre i suoi famelici occhi. Finalmente le fauci si spalancarono lasciando libera la caviglia di Tumbar. Il giovane Hocks si avvicinò circospetto, con l’arco ancora teso, in direzione dell’animale. Si accucciò accanto al piccolo corpo inanimato e poggiò l’orecchio sul petto di Tumbar. Il respiro era debole. Alle sue spalle due uomini con delle torce illuminavano l’ambiente circostante. Il volto del ragazzino era esangue. Kambir posò l’arco e con delle grandi foglie cercò di fasciare la caviglia, ridotta ad un ammasso di carne sanguinolenta.
Tumbar ancora esamine fu sollevato dalle braccia possenti del giovane Hock, il quale, seguito dai suoi compagni, si mise in cammino per tornare nel luogo da dove era venuto.

Purtroppo come previsto, non sono riuscita a chiudere il cerchio. Vediamo cosa succede a Roko ed Argan ma poi lascio a voi la scelta di cosa fare:

  • Un cataclisma naturale distruggerà i Territori del Gan e tutti i personaggi. Fine della storia. (17%)
    17
  • La storia è troppo lunga (basta con questo fantasy!) quindi si può decidere di chiudere la storia su TheIncipit e sviluppare il racconto in un romanzo completo (mesi e mesi di lavoro), però in questo (20%)
    20
  • Lasciamo i nostri protagonisti all’inizio della loro avventura proseguendo la storia con un sequel (manca ancora il ritrovamento della spada, le lotte per la conquista del potere, la ricerca di Argan (63%)
    63
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