Dove eravamo rimasti?
Verde e Bianco
Manlio non fece in tempo ad entrare nell’appartamento del suo nuovo compagno d’avventura, che lo vide agitarsi camminando avanti e indietro per l’ingresso. Edoardo gli fece segno di accomodarsi, era al telefono.
«Ho capito sì, hai fatto bene. Avvertimi quando arrivano, voglio vederla subito».
Manlio, ancora con la giacca a vento addosso, seduto sul bordo del divano nero, lo guardava. Sentiva che era successo qualcosa, il viso di Edoardo era eloquente.
«Hanno trovato l’auto» disse.
Manlio balzò in piedi «Davvero? Dove? Lei c’era?».
Edoardo scosse il capo e si appoggiò con entrambe le mani al tavolo rettangolare che troneggiava in mezzo alla stanza.
«L’auto era abbandonata nei pressi di una stazione ferroviaria, a Viareggio pare. L’hanno trovata quelli di un istituto di vigilanza, l’hanno notata da un pò di giorni e hanno contattato l’agenzia. Ora la stanno riportando qua, appena arriva mi avvertono» guardò Manlio «Forse dentro c’è qualcosa che potrà aiutarci» sospirò.
Manlio era stranito. Aveva lasciato lei la macchina a Viareggio? E in quel caso, perchè? Si era mossa con il treno e per andare dove? Ad ogni notizia in più che recuperavano le domande si moltiplicavano.
«Togli la giacca, accomodati. La cena è pronta, vedrai che ci verrà un’idea» disse Edoardo.
Manlio annuì e i due uomini andarono in cucina dove un tavolino quadrato da quattro erano apparecchiato con semplicità e sobra eleganza. Una pentola cuoceva a fuoco molto basso.
«Spero ti piaccia il risotto ai quattro formaggi» sorrise «E’ il mio piatto forte».
«Ci puoi scommettere e grazie» Manlio prese il suo piatto e si accomodò.
Edoardo lo seguì di pochi secondi. Riempirono due bicchieri di vino rosso, un Chianti.
Per tutto il tempo che Edoardo aveva atteso Manlio non si era mai posto il problema se quella storia fosse o meno affar suo, sentiva che anche lui ormai c’era dentro tanto quanto lui. Se non avesse ritrovato il libro sulla spiaggia lui non avrebbe saputo nulla di Anna. Gli doveva qualcosa.
«Cosa facciamo adesso? Cosa ne pensi?» fu Manlio a rompere il silenzio.
Edoardo alzò le spalle «Non lo so, sono confuso».
Manlio annuì, mettendosi in bocca una forchettata di riso. Neanche lui avrebbe saputo definire ciò che stavano cercando, e aspettando. Sarebbe bastata anche una piccola traccia, quasi un alito di profumo vecchio di qualche giorno, per andare avanti.
«..Viareggio» disse, fra sè e sè.
«Come dici?».
«Dovremmo andare a Viareggio, alla stazione. Forse in biglietteria si ricordano di lei, sempre che abbia preso il treno».
Edoardo saltò in piedi «Si! ottima idea. Hai ragione, potrebbe essere la pista giusta» sorrise.
Bevvero un bicchiere di vino, imitando un brindisi silenzioso con gli occhi.
«Hai una sua foto?».
Edoardo annuì, gli brillò il viso. Scomparve per qualche istante, Manlio sentì il rumore disordinato di cassetti aperti e chiusi maldestramente. Dopo poco tornò con una sola foto in mano, gliela passò con cura.
Manlio la prese tra le mani, cercando di stare attento a non lasciarci sopra delle ditate. La alzò per guardarla meglio, gli bastò un’occhiata per capire tutto. La foto non era recente, ovviamente, forse risaliva addirittura a dieci anni prima, ma mostrava ciò che gli occhi di Edoardo trasmettevano.
Una folta criniera ramata, lentiggini dappertutto, due occhi grandi e verdi profondi come le acque limpide di certi mari puliti, ciglia folte e sopracciglia scure, un naso acquilino tipo greco, lineamenti delicati, appena abbozzati, le efelidi la facevano da padrone. La bocca sottile, rossa anche senza trucco, dischiusa. Anna era presa di tre quarti, guardava l’obiettivo con giocosità, come una bambina. Del suo corpo si intravedeva soltanto il colletto azzurro di una camicia ben stirata e il dettaglio di una catenina dorata, nient’altro. Sullo sfondo gabbiani, un faro.
«Eravamo in Marocco» la voce di Edoardo sembrò arrivare da molto lontano.
Manlio non si era accorto che si era messo alle sue spalle, per guardarla con lui.
«Sembra una vita fa…» sussurrò, tornando a sedersi.
«Eravate là in vacanza?» chiese.
Edoardo sorrise, triste «Eravamo andati a sposarci».
Quarantacinque minuti più tardi furono interrotti da una telefonata: la macchina era arrivata al garage. I due uomini presero le giacche e scesero eccitati, si ritrovarono davanti un’utilitaria bourdeax metalizzato con i finestrini posteriori oscurati, tre porte, sembrava in ottime condizioni.
Edoardo scambiò qualche parola con il suo assistente, poi quest’ultimo scomparve nell’ufficio.
«Avanti.. guardiamo» la voce di Edoardo tremava appena per l’eccitazione e l’ansia.
Manlio si avvicinò dall’altro lato, contemporaneamente aprirono le portiere e infilarono la testa dentro. Edoardo, per un attimo, si aspettò di vedere il suo libro contenente la lettera sul sedile posteriore, ma al suo posto c’era qualcos’altro. Anche l’amico lo notò subito, appoggiarono le ginocchia ai sedili per sporgersi verso la parte posteriore. I sedili erano ricoperti di una trama a rombi scuri, l’ oggetto spiccava, luminoso.
Cosa c'è sul sedile posteriore?
- Una sciarpina leggera di organza bianca (10%)
- Un libro tascabile dalla copertina rigida bianca, senza scritte (60%)
- Un sacchettino di carta bianco (30%)

02/05/2014 at 15:30
Bello questo finale dal sapore nostalgico!!
02/05/2014 at 13:13
un finale che non mi sarei aspettata,però coinvolgente.Ti dirò,a me sembra un finale aperto,queste due bambine sono curiose e intriganti abbastanza per finire in altre avventure.Brava Serena!!
03/05/2014 at 08:52
Grazie!!!! un bacione