Dove eravamo rimasti?
Ricordi
Fu Edoardo a stringere il libro bianco dalla copertina rigida senza scritte. I due uomini si rifugiarono di nuovo nell’appartamento.
«Che libro è?» chise Manlio.
La terza pagina spazzò via ogni dubbio, almeno dagli occhi di Edoardo che lo conosceva. Lettere a un giovane poeta di Rainer Maria Rilke, appena lesse ad alta voce scostò la sedia e ci si abbandonò sopra. Manlio, titubante, avvicinò il libro a sè e iniziò a sfogliarlo.
«Ti dice qualcosa?» gli chiese.
Edoardo alzò la testa «Oh si, è un libro di cui lei parlava spesso, ne era affezionata».
«Cosa ne pensi?» intanto Manlio sfogliava.
All’improvviso si fermò, tornò indietro, sbuffò e fece scorrere le pagine come un mazzo di carte.
«Ho visto una sottolineatura» stirò una pagina con le mani «Eccola».
Perché non si deve solo alla pigrizia se le relazioni umane si ripetono così indicibilmente
monotone e senza novità da caso a caso, ma lo si deve alla paura di un’esperienza nuova
imprevedibile, per cui non ci si crede maturi. Ma solo chi è disposto a tutto, chi non esclude nulla, neanche la cosa più enigmatica, vivrà la relazione con un’altra persona come qualcosa di vivente, e attingerà sino al fondo la sua propria esistenza.
Edoardo lesse sottovoce, gli si inumidirono gli occhi.
«E’ una frase importante per lei? Per voi?».
«Lo prendemmo durante una vacanza, sottolineò quelle frasi dicendo che non aveva mai letto con parole così chiare ciò che le si agitava nell’anima. Ne fu molto colpita».
«Deve significare qualcosa se l’ha lasciato lì».
Edoardo si alzò, passandosi una mano tra i capelli «Ma certo, certo! Che stupido a non pensarci prima, potrebbe essere andata a Pistoia. Da Viareggio è solo un’oretta di treno» disse, in preda all’eccitazione.
Manlio lo guardò incuriosito «Perchè proprio Pistoia? Ti è venuto in mente qualcosa?» sorrise.
«C’era una vecchia casa di campagna, poco più di un rudere, ma la zia l’aveva fatta sistemare. Non ricordo più da chi l’avevano ereditata, ma ci andammo varie volte, è un posto isolato, tranquillo, ci era sempre piaciuto molto. Il giardino era splendido, la zia ormai dovrebbe avere almeno novant’anni, se non sbaglio… non pensavo più a quella casa da anni, tanti anni» disse e si sedette «Ma perchè non ci è andata in macchina? Continuo a non capire perchè l’ha lasciata lì».
Manlio sedette sul divano «Voleva lasciarti un messaggio, come hai fatto tu. Ha abbandonato la macchina perchè probabilmente ha puntato sul fatto che qualcuno l’avrebbe segnalata».
Forse cominciavano a districare la matassa, finalmente. Si sorrisero e annuirono, Edoardo sembrò perdersi nei ricordi ancora per qualche minuto, forse non tutto era perduto se gli aveva lasciato il libro. Uno dei suoi libri preferiti, pensò Edoardo. E d’improvviso gli tornò alla mente un ricordo lontano.
Pistoia, 1988. Una settimana in campagna, lontano dal lavoro, la zia ancora arzilla preparava la marmellata di pesche. Lui era fuori a piantare dei fiori, circondato dai cani della zia e all’improvviso era uscita di corsa Anna dalla cucina, rideva, aveva il libro sotto braccio. Andandogli incontro gli aveva allungato un dito sporco di marmellata. Assaggia! E lui aveva obbedito, baciandole il dito. Lei rideva. Si ricordava ancora di come il sole si rifrangeva sui capelli ramati, le luccicavano gli occhi. Era corsa di nuovo via, girandosi per mandargli un bacio e scomparire.
Si trovavano sulla A12 diretti a Viareggio, fermarsi qualche minuto alla stazione ferroviaria non gli avrebbe fatto perdere troppo tempo. Partirono in mattinata, di buon’ora.
La sera prima Manlio aveva chiesto a Edoardo se non preferiva andarci da solo, del resto era la loro storia. Edoardo lì per lì non aveva saputo spiegargli il perchè, gli aveva solo detto che sentiva di doverci andare con lui. Se non fosse stato per la sua premura sarebbe rimasto all’oscuro di tutto. Da parte sua Manlio si sentiva parte di quella storia e le parole dell’amico quietarono le sue insicurezze. Era curioso di vederla.
In stazione videro una signora in biglietteria, si accostarono al suo sportello e passarono la foto sotto la feritoia.
«Buongiorno signora, so che può sembrarle una richiesta stravagante, ma ha mai visto questa donna? La foto è di parecchi anni fa, potrebbe essere venuta di recente» Edoardo la guardò, mentre lei prendeva la foto «Capisco che passi sempre molta gente di qui…».
«La signora con gli orecchini» la donna parlò senza incertezza e annuì, abbozzando un sorriso gentile.
«Davvero? La riconosce?» chiese.
«Non mi dimenticherei di quegli orecchini per niente al mondo, mi creda! Bellissime, due gocce di rubino, ricordo d’averle fatto i complimenti» annuì.
«Abbia pazienza, ricorda dove stava andando?» i due uomini la fissarono col fiato sospeso.
«Mi lasci pensare… sì direi Pistoia, sì» sorrise.
I due sorrisero eccitati, finalmente una traccia reale.
«Ha preso due biglietti, lo ricordo bene» specificò la donna.
Manlio la guardò «Due?».
«Oh sì certo, non era da sola».
Chi c'era con Anna?
- Una donna, sua coetanea con dei grossi occhiali scuri (25%)
- Una ragazza con uno zaino (42%)
- Un uomo giovane con un cagnolino (33%)

02/05/2014 at 15:30
Bello questo finale dal sapore nostalgico!!
02/05/2014 at 13:13
un finale che non mi sarei aspettata,però coinvolgente.Ti dirò,a me sembra un finale aperto,queste due bambine sono curiose e intriganti abbastanza per finire in altre avventure.Brava Serena!!
03/05/2014 at 08:52
Grazie!!!! un bacione