Dove eravamo rimasti?
Lui e Lei
L’auto scivolava sull’A11 in direzione Pistoia, mancava mezz’ora soltanto, erano entrambi immersi nei propri pensieri.
C’era una ragazza, aveva i capelli rossi come i suoi, molto lunghi, poteva avere sui vent’anni.
«Arrivati a Pistoia, cosa faremo?» chiese Manlio, l’euforia di quella mattina era scomparsa.
«Andremo alla casa, ci metteremo circa mezz’ora dal casello. E poi lì..» alzò le spalle «..lì non lo so, improvviseremo, credo. Tu cosa ne pensi?» lo guardò.
«Improvviseremo… ».
Uscirono dall’autostrada ed Edoardo, guidato solo dalla memoria, uscì dalle arterie cittadine. Venti cinque minuti dopo si fermò ad un bivio perso nella campagna sconfinata.
«Mmm sì, per di qua» Edoardo, convinto, sterzò verso destra.
Seguirono una strada sterrata, sembrava potesse portare solo ad un vicolo cieco, ma poi videro comparire in lontananza una casa. Edoardo rallentò, Manlio capì che alla fine erano arrivati davvero.
Il cancello era socchiuso e si vedevano soltanto due biciclette appoggiate all’interno. Dietro la casa si poteva scorgere, anche da una certa distanza, il giardino con alberi da frutto ai lati dell’edificio. Si presentava come una casa a due piani più mansarda, varie finestre, una decina di stanze distribuite tra i piani. Due balconi guardavano il cortiletto sgombro, alcuni cespugli in un angolo vicino al muretto che delimitava la proprietà. C’erano due grosse cucce per cani dalla parte opposta, vuote e stinte.
Edoardo non aveva bisogno di guardare ancora e si fermò a qualche centinaio di metri. I centrini cuciti a mano sotto i portafoto, le tendine bianche, la trapunta gialla con i fiori rossi posata ai piedi del letto matrimoniale, le piastrelle verdi del bagno, il barattolo del caffè.
Manlio lo guardò spegnere il motore, le mani ancora strette attorno al volante.
«Un’estate del 1988 eravamo proprio qua, non mi sembra vero. Ci passammo una settimana, stavamo insieme da quattro anni, ci eravamo sposati, eravamo felici o pensavamo di esserlo, che è l’errore peggiore. Sottovalutare la situazione, i piccoli segni, gli sguardi indulgenti» si passò una mano sul viso, lasciando il volante e rilasciando la schiena contro il sedile «Se allora avessi saputo tutto quello che so adesso, aah ma sono discorsi da stupidi o da amareggiati» gli occhi fissi alla casa «Abitavamo insieme a Recco. Quando tornammo a casa mi accorsi che lei era strana, distante, per qualche tempo feci finta di niente e quello fu il mio grande errore. Non me ne lo sono mai perdonato Manlio, per tutto questo tempo. Avrei dovuto guardarla e chiederle perchè, chiederle cos’aveva nel cuore. Lei voleva solo quello ed io finsi di non saperlo, di non sentirlo in ogni sguardo che mi lanciava.
Vedendo la mia reazione passiva, pavida, lei si allontanò ancora di più. Lo prese come mancanza di coraggio, di polso, della mascolinità che le avevo sempre dimostrato. Si aspettava qualcosa da me e quando la disattesi fu la fine. All’inizio, cieco com’ero, pensai che avesse un amante e per questo non volevo sapere. Non capii la verità nemmeno quando me la urlò in faccia e forse neanche allora compresi davvero.
Le donne si ricordano tutto, Manlio. Lo sai no? Un mese prima, dopo una cena con amici che avevano appena avuto un bambino, lei mi disse che era arrivato il momento giusto anche per noi e che lo desiderava molto. Io non dissi niente, la mia faccia, il mio silenzio la trafissero, lo scoprii troppo tardi.
Ma era vero, io non me la sentivo e non era colpa sua, ero io che avevo un disperato bisogno di sentirmi libero, di sentirmi padrone di tutto. E invece mi ritrovai a non essere più padrone di niente. Quella mezza conversazione le era marcita in testa per un mese intero, poi aveva iniziato a puzzare e non aveva potuto far altro che farla uscire. Mi rimproverò di aver fatto finta che andasse tutto bene e aveva ragione, su tutto. Piangeva e quando mi chiese cosa volevo fare io non dissi niente, ero sopraffatto. Uno stupido, un maledetto stupido. Non lo dimenticherò mai. Quando mi chiese se volevo una famiglia, avevo ancora un piede sulla terraferma e la possibilità di risolvere tutto, invece mi buttai. Le dissi di no».
«Perchè?» Manlio non resistesse.
«Perchè sono stato un vigliacco» deglutì «Se ne andò quella stessa notte. Naturalmente la cercai, feci di tutto, ma è una donna tutta d’un pezzo, caparbia, orgogliosa. Tornò ad Alessandria e dopo un pò smisi semplicemente di cercarla. Mi convinsi che non mi interessava, che ero un uomo tutto d’un pezzo anche io» la voce si affievolì fino a scomparire.
Manlio si passò una mano sul viso. Guardò l’amico e lo vide consumato, invecchiato, quasi piegato in sè stesso, capì che si portava dietro da vent’anni un dolore profondo, un rimorso indicibile. Per certi versi, poteva capirlo, aveva i suoi scheletri anche lui.
Scesero dall’auto davanti al cancello, entrarono. Il silenzio, finchè si aprì la porta ed uscì una ragazza dai capelli rossi mossi. Si fermò con la mano sullo stipite, disse solo quattro parole.
«Sei arrivato, alla fine».
Il momento è giunto. Cambiamo il punto di vista... chi volete come voce narrante?
- Edoardo (0%)
- Manlio (13%)
- Anna (88%)

02/05/2014 at 15:30
Bello questo finale dal sapore nostalgico!!
02/05/2014 at 13:13
un finale che non mi sarei aspettata,però coinvolgente.Ti dirò,a me sembra un finale aperto,queste due bambine sono curiose e intriganti abbastanza per finire in altre avventure.Brava Serena!!
03/05/2014 at 08:52
Grazie!!!! un bacione