Dove eravamo rimasti?
Occhi traditori
Furono le prime parole che gli dissi, me le sentivo crescere nel sangue, viaggiare veloci nelle vene sino alle labbra, mentre dalla finestra della mansarda guardavo giù nel cortile. Le sentivo marciare a spron battuto mentre scendevo le scale per raggiungerli in salotto.
«Ti aspettavo venticinque anni fa»
«Lo so»
Fu un momento strano, mi sfiorai i capelli corti e ricci, mi chiesi cosa pensava. A trent’anni dicevo sempre che non me li sarei tagliati per nulla al mondo, a quel tempo erano tante le cose su cui avrei scommesso. E perso.
«Anna.. ti sembrerà incredibile, ma sono riuscito ad arrivare qua grazie a questo».
In quel momento notai il libro che aveva in mano, il mio libro, l’uomo che non conoscevo che mi guardava da vicino alla finestra, Gioia seduta sul bracciolo del divano.
Lo guardai, sì, in effetti mi pareva impossibile che avesse capito. Ancora mi chiedevo perchè l’avevo lasciato lì, era stato l’istinto, quel maledetto. Avrei dovuto fare come per il suo, abbandonarlo, eppure alla fine ero tornata indietro e lo avevo lasciato d’impulso, rischiando di perdere il treno, con Gioia che mi chiamava a gran voce.
«Perchè mi hai lasciato quella lettera?»
Lo vidi fare un passo verso di me, gli occhi liquidi, le mani che non sapevano dove stare, cosa fare, cosa stringere.
«Quando ho visto la tua prenotazione, per l’auto.. non ho resistito. Ho pensato che il destino fosse venuto a rimediare e ho agito d’impulso» pensai che sarebbe stato lui a dover rimediare «So che non l’hai mai aperta, se non fosse stato per Manlio» lo indicò «Non sarei qui»
Il mio sguardo interrogativo lo spinse a raccontarmi tutta la storia e dopo sentii che avevo bisogno d’aria e solo per quello li invitai fuori in giardino.
Mi sedetti subito sul muretto basso, mi sentii d’un colpo molto stanca. Stanca di vent’anni persi, di litigi immaginati, di rabbia rimasta viva sotto la cenere, di delusione, delle parole di ventisei anni prima che ancora mi ricordavo.
Gioia, che mi conosceva come s’io fossi una goccia d’acqua e lei il mio vaso colmo, tornò in casa e mi portò un’aspirina e un bicchiere di the freddo. Sentiva l’arrivo del mio mal di testa prima di me, le strinsi il polso, forse troppo forte ma volevo sentirla lì. La vidi poi allontanarsi verso il gazebo, il gatto era sdraiato sul tavolo di ferro battuto e prese a grattargli la pancia.
Manlio passeggiava con le mani dietro la schiena osservando alberi e fiori. Lo guardai a lungo, un viso disteso, pieno di sentimento, pieno di cose da dire, sorrisi provando a immaginarlo mentre trovava la lettera. Non sapevo se ringraziarlo o maledirlo.
Lui si era avvicinato al muretto, sedendosi non troppo vicino.
«Lo vedo che sei arrabbiata, me lo ricordo ancora quel tic impercettibile che ti viene all’occhio sinistro» e io che pensavo di essere un libro chiuso «Non so da dove cominciare, forse è troppo tardi.. non lo so Anna. Sono invecchiato, mi sono intestardito, mi sono adagiato in una vita semplice, piccole soddisfazioni, piccole tristezze. Ma me le ricordo le emozioni forti, da qualche parte dentro di me vivono ancora e in quelle emozioni ci sei tu» mi guardò, forse avrebbe voluto allungare una mano a sfiorarmi, ma esitò.
«Ho letto da qualche parte che non è mai troppo tardi per scusarsi di un torto e ho provato a crederci. Le scuse non significano niente, neanche quando le pronunci in tempo, me l’hai detto tu. Dopo venticinque anni sono solo fiato che sa di vecchio»
Lo fissai negli occhi. Li riconobbi, non ci volle neanche un’istante per rivederlo mentre mi rubava un bacio in quel giardino, mentre mi versava il vino rosso e alla fine, in fondo, mentre mi diceva quel No che non avevo scordato.
«Aiutami tu».
«Mi ricordo che non uscivo quasi più i primi mesi, ero convinta che saresti arrivato, magari nel momento meno opportuno e volevo farmi trovare. Ero così arrabbiata, Edoardo, così arrabbiata».
«Dove ti eri nascosta? Ti ho cercato…».
Sorrisi, un sorriso amaro «Ero qua. Sono sempre stata qui».
Il suo viso cambiò in un attimo, era l’unico posto dove, a quanto sapevo, non mi aveva cercata.
«Mio Dio» disse, forse ripensando che mi aveva avuto ad un palmo di mano.
«E poi hai smesso»
«E’ stato l’errore più grande della mia vita e ancora adesso me ne pento» le parole gli scivolarono fuori dalle labbra secche, come biglie opache.
Mi parve di vederle rotolare via lungo il cortile. Un guizzo che non sentivo da anni mi spinse quasi ad afferrarle per poterle tenere tra le mani, ma rimasi immobile.
«E’ passata una vita ed è strano come certe cose non si riescano a dimenticare» dissi.
«Sono stato un vigliacco, Anna. L’ho pagata cara».
«Più di quanto pensi Edoardo e forse, chi lo sa, anche più di quanto meritavi» gli dissi, guardando Gioia che parlava con Manlio.
«Forse potrei rimediare, forse a volte non è troppo tardi.. io..» aprì le braccia, lo vidi stanco. Riconobbi le rughe attorno agli occhi. A volte pensi di aver dimenticato le inezie, le pieghe della pelle, persino il tono di una voce felice e invece è tutto lì, in fondo.
Misteri fino alla fine.... cosa volete che succeda?
- In casa arriva qualcuno (38%)
- Succede qualcosa di inaspettato (31%)
- Il segreto viene svelato (31%)

02/05/2014 at 15:30
Bello questo finale dal sapore nostalgico!!
02/05/2014 at 13:13
un finale che non mi sarei aspettata,però coinvolgente.Ti dirò,a me sembra un finale aperto,queste due bambine sono curiose e intriganti abbastanza per finire in altre avventure.Brava Serena!!
03/05/2014 at 08:52
Grazie!!!! un bacione