Ciò che il mare riporta

Dove eravamo rimasti?

Misteri fino alla fine.... cosa volete che succeda? In casa arriva qualcuno (38%)

Fumo

Ci accorgemmo dei rumori provenienti dalla casa in ritardo, probabilmente aveva aperto il cancello, parcheggiato ed era entrato, non trovando nessuno.
«Siete qui» disse, dalla porta.
Io stavo guardando avanti e mi ci volle qualche minuto prima di vederlo. Gioia, preoccupata, gli andò subito incontro e Manlio si avvicinò a noi. Confabularono qualche minuto e vidi Tommaso che mi guardava, alla fine sorrise.
Edoardo si alzò come se qualcuno l’avesse tirato su con un filo, lo imitai mentre Tommy mi veniva incontro. Ci abbracciammo a lungo, mi bisbigliò qualcosa all’orecchio stringendomi e io annuii. Mi sentivo piena e vuota al tempo stesso, una sensazione davvero strana. Mi voltai, avevo pensato a quel momento per ventiquattro anni, immaginandomi ogni finale possibile, le frasi che avrei potuto dire e che avrebbero detto gli altri. La vita non è come il cinema e nessuno seguì il mio copione.
«Piacere Tommaso» gli allungò una mano, tutto d’un pezzo, l’avevo cresciuto così.
«Edoardo, piacere».
Si guardarono negli occhi per qualche istante, mi chiesi cosa vedesse Edoardo. Un giovane con i capelli scuri e i miei occhi verdi? Un ragazzo con gli occhi da uomo, cresciuto prima del tempo? Un figlio emozionato?
Lanciai uno sguardo a Manlio, aveva già capito tutto. Tommaso faticò a lasciar andare la sua mano, Edoardo era imbarazzato senza sapere perchè.
«Edoardo..» lo guardai, avvicinandomi, gli toccai una spalla «Ho bisogno di dirti una cosa»
Lui mi guardò curioso, l’idea non l’aveva nemmeno sfiorato, mi sembrò più piccolo e fragile di quel che fosse, fermo in quel giardino che ci aveva visti innamorati, unico a non sapere.
«Sono tuo figlio» le parole gli scivolarono fuori, non riuscì più a trattenerle dopo tutti quegli anni. La sua rivelazione si scontrò contro il viso di Edoardo, trasfigurato dallo shock, dalla gioia, dalla rabbia. Mille emozioni gli passarono negli occhi, nelle rughe, nelle narici, sulle labbra, io le riconobbi tutte una ad una.
Mi accorsi che mi bruciavano gli occhi troppo tardi, pensavo che dopo una certa età non si potesse più imparare nulla e invece quel giorno scoprii che immaginare una scena non è mai come viverla, nel bene e nel male.
Gioia strinse un braccio a Tommaso e poi indietreggiò di qualche passo, con discrezione, voleva lasciarci soli. Manlio la seguì.
Edoardo fece un passo verso di lui e lo guardò con attenzione, come se stesse leggendo un documento importante e non riuscisse a capirlo del tutto. Tommaso si era perso negli occhi di suo padre, fino a quel momento l’aveva fatto solo guardando una vecchia foto che non avevo mai buttato, tenendola per lui.
«Non è uno scherzo..» furono le sue prime parole.
Io scossi la testa, sentivo le lacrime bagnarmi le guance ma mi pareva fosse il viso d’un altra, tanto lontana da me.
«Volevo dirtelo quella mattina… ma poi..» non aggiunsi altro.
Mi sembrò di sentire tutto il rancore e la rabbia che avevo covato per anni scivolare via, guardandoli vicini. Pensavo che non sarebbe mai successo, anzi, pensavo che non l’avrei mai permesso. Mi sedetti sul muretto, passandomi le mani sul viso.
Tommaso mi venne vicino prendendomi una mano e stringendola forte «Ti stavo aspettando» gli disse, sorridendo.
Edoardo lo guardava inebetito, beato, stralunato, gli si formò un largo sorriso sul viso. Si avvicinò e gli carezzò la guancia, la spalla, i capelli, era vero, era reale.
«Ho sbagliato, lo so» l’orgoglio non avrebbe voluto farle uscire quelle parole, ma vinse il cuore.
«Abbiamo sbagliato tutti» disse Edoardo, sembrava in pace.
Abbracciò Tommaso con forza, sembrava che gli facesse male ma il mio ragazzo non fece una smorfia, lo strinse a sua volta.
Mi venne in mente, come un flash, di tutte le volte che con Tommaso appena nato in braccio restavo ore seduta di fianco al telefono, pensando di chiamarlo. Non l’avevo mai fatto nemmeno una volta, non avevo neanche alzato la cornetta, la rabbia può essere un’amica rassicurante.
Avevo parlato a Tommaso di suo padre da subito, non gli avevo mai nascosto nulla e forse lui, diventato grande, non l’aveva contattato di sua iniziativa per rispetto nei miei confronti, non lo so. Voleva vederlo ed il suo sguardo, ora, me lo confermava.
Edoardo aveva ragione, avevamo fatto tutti degli sbagli e per colpa delle nostre azioni cieche, orgogliose, arrabbiate, stupide, avevamo perso vent’anni di vita, di sguardi. Come rimediare?
«Rientriamo…» la luce stava scemando.
Una volta dentro Tommaso si presentò a Manlio, lo abbracciò, era molto più espansivo di me, io avevo perso qualcosa con gli anni. Edoardo non si staccava da lui se non di qualche passo, abbracciò anche Gioia, la fidanzata di mio figlio.
Mia zia, fino a pochi anni fa, era solita dire «La vita è una giostra. Gira, gira, a volte il pupazzo lo prendi tu, a volte io e a volte qualcun’altro. E’ fatta così».
Era vero, io ed Edoardo stavamo per afferrarlo nello stesso istante e ce l’eravamo fatto sfuggire, come fumo tra le dita.

Questa è ormai la fine della storia.... come si concluderà?

  • Qualcosa di brutto cambia la situazione (0%)
    0
  • Un lieto fine (33%)
    33
  • L'ultimo colpo di scena (67%)
    67
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