Dove eravamo rimasti?
10/11/2014, 21.37 – Bushido Coffee: Drake Williamson
Drake Williamson sfoderò la sua pistola puntandola contro Scott Hardok che, nello stesso momento, aveva sfoderato un pugnale dalla sua manica sinistra. Williamson, nonostante fosse un quickdrawer e un tiratore scelto, non riuscì a mettere Hardok nella sua linea di tiro poiché questo, all’ultimo, riuscì a incrociare la pistola col suo pugnale, deviandone la traiettoria. Williamson avrebbe potuto inclinare il polso per riuscire ad avere a tiro Hardok, ma questo avrebbe dato modo all’avversario di colpire le dita del tiratore. Dal canto suo, Hardok sapeva che per farlo doveva perdere il controllo della pistola di Williamson per un momento, e questo gli sarebbe bastato a colpirlo.
Era uno stallo, e i due si resero conto che il dialogo era la scelta migliore: nello stesso momento i due poggiarono le armi sul tavolo, accanto ai loro caffè. In contemporanea presero la tazzina, accennarono il gesto di un brindisi e bevvero. Era il momento di parlare
Qualche ora prima
Drake Williamson trovò il portone aperto ed entrò nel condominio. Salì le scale fino a giungere al campanello recante il nome “Juliet Carson”. Il detective suonò il campanello, e attese che i genitori della defunta Juliet gli aprissero. Silenzio. Suonò di nuovo: niente. Dopo qualche minuto, Drake decise di bussare, e al primo “toc” la porta si aprì. La prima cosa che notò Drake fu una signora stesa a terra con un coltello da cucina in mano, la seconda fu il marito privo di sensi su un tavolo. Williamson sfoderò la pistola ed entrò. Girò le stanze fino a trovare una finestra aperta nella camera in cui Juliet era stata trovata morta. Questa dava sulle scale antincendio e qualcuno le stava scendendo a gran velocità: Drake si lanciò al seguito.
Il vicolo infondo alle scale aveva una sola uscita e Drake vi si diresse. Dietro una curva una figura col volto coperto aspettava l’investigatore che puntò la pistola… L’avversario, troppo vicino, si limitò a levargliela di mano e gettarla a terra. Drake allora fece per sfoderarne un’altra, ma Scott fu più veloce a bloccarlo contro il muro: iniziò a frugare nelle sue tasche. Trovato quello che sembrava il portafoglio il nostro fu soddisfatto, gettò a terra il detective <Mi perdoni> e fuggì. Il povero Drake Williamson, dal canto suo, si limitò a recuperare la pistola e, constatato che il rapinatore era già svanito, preferì chiamare un’ambulanza per i coniugi. L’appuntamento con questi era ovviamente rinviato, e il detective sapeva che avrebbe avuto visite, perché nel portafoglio teneva anche i suoi biglietti da visita.
Finì la fredda serata, e iniziò una notte piovosa. Williamson era seduto alla scrivania del suo studio e stava leggendo i rapporti sull’omicidio di Juliet passatigli da un amico in polizia: secondo gli scritti ben poco era stato trovato e non c’era niente per iniziare un’indagine. Davanti a lui, accanto alla tazzina di caffè vuota (Drake ne beveva uno all’ora, allo scoccare della mezza), c’erano le sue tre pistole ben lucidate e pronte all’uso: una caricata a proiettili di gomma, una ne aveva veri e l’altra… Era a proiettili speciali.
Qualcuno bussò alla porta. Drake si alzò, aggiustò la camicia bianca, la cravatta, le bretelle e infilò la pistola nella fondina che teneva sotto all’ascella sinistra. In tutta tranquillità andò ad aprire la porta. Fuori c’era un imbarazzato Scott Hardok: Drake lo riconobbe <Entri, prego> Scott annuì, e gli porse il suo portafoglio con tutto quel che conteneva al momento del furto. Educatamente Drake ringraziò <Si accomodi su quel divanetto> Indicò uno di due divanetti, quello che dava le spalle alla porta d’ingresso. L’altro era il preferito di Drake, amava sedere li quando colloquiava, e in mezzo c’era un comodo tavolincino da caffè simile a quello che Scott aveva in salotto <Preparò del caffè e sono da lei>
Scott attese in educato silenzio finché Drake non arrivò con due espressi in un vassoio <Zucchero?> Scott fece cenno di no con la mano <Io si, tanto> Confessò Drake con una punta di lussuria nella voce. I due si fissarono, capendo che quello era il momento migliore per attaccare…
Poco dopo il “duello”…
<Chi la manda, signor…?>
<Mi dia del tu, per favore. Mi chiamo Scott Hardok> rispose il nostro <Non mi manda nessuno, abbiamo nemici comuni>
<Non le darò del tu> Scott fece spallucce <E quel che ha combinato a casa Carson come lo spiega?>
<…I Carson non erano in loro, non so cosa avessero. Sono un vecchio amico di Juliet e ho un’idea di cosa potrebbe esserle successo>
Drake annuì <Perché dovrei crederle?>
<Ha altre piste?> Ribatté Scott.
<Mi dia del tu>
Scott lo guardò di traverso <Senti, sono l’unica pista che hai e ho un indirizzo…>
Drake scrutò gli occhi del nostro <Quindi se ho ben capito dovrei seguirla per disperazione e per i nostri scopi comuni?> Scott annuì <Un passo falso e la impallino>
<…Ti spiegherò strada facendo>
Avrete delle domande, ma solo una può avere risposta...
- ...Dov'è che Scott sta portando Drake, e perché? (10%)
- Chi è Drake Williamson? (30%)
- Cosa ha scoperto Scott a casa di Juliet Carson? (60%)

19/10/2014 at 16:02
Adoro tutto del tuo racconto, in particolare il modo dettagliato con cui descrivi temporalmente le situazioni. Ti ho preso un sacco come modello da seguire.
20/10/2014 at 12:56
MA SEI MATTO? Ecco, ho rovinato un autore che mi piaceva anche =__=
Cavolate a parte… Ti ringrazio XD Come penso avrai notato, la storia sta già proseguendo (link: https://theincipit.com/2014/10/oltre-la-nebbia-morte-e-rinascita-michele-dottor-gonnella/#sthash.LGJN95Np.dpuf)…
“Descrivo temporalmente le situazioni”: ti riferisci a date e ore nel titolo o a qualcos’altro nel mio modo di scrivere? Perché tu mi prendi per modello… Ma io non so cosa stai prendendo per modello XD
18/10/2014 at 18:34
Nel dubbio ribadisco qui il link del seguito di Oltre la Nebbia: Morte e Rinascita! il link del seguito: Oltre la Nebbia – Morte e Rinascita https://theincipit.com/2014/10/oltre-la-nebbia-morte-e-rinascita-michele-dottor-gonnella/