Nel mondo di… Sognolandia

Dove eravamo rimasti?

Bella e Sapia arriveranno a Magicopoli? Incontreranno un nuovo personaggio. (50%)

Il Mistero S’Infittisce!!!

Due torri avorio a forma di cilindro si stagliavano alte e imponenti, incorniciando la facciata azzurra del castello di Magicopoli. Degli uccellini dal piumaggio colorato volavano in cerchio emettendo una dolcissima melodia.

“Vieni, Bella, siamo quasi arrivate” – disse Sapia – “rinfreschiamoci un attimo al ruscello!”

Lì, ad attenderle, c’era un nano. Un cappellaccio nero calato sulla fronte, degli occhialini dalle lenti rotonde, calzoni scuri con le bretelle rosse e un gilet nero completavano la figura.

“Salve, Fatine! Aspettavo il vostro arrivo!”

“E mo questo chi è?” – si spazientì Bella.

“Sono Omin, il nano indovino di Giostrolandia. Piacere di fare la vostra conoscenza!”- rispose il nano, facendo una specie di inchino.

“E come mai ci aspettava?” indagò Sapia.

“Ma perché sono un indovino, io! Ve l’ho detto!”

“Grazie, ma siamo quasi arrivate a Magicopoli.”

“Ma lì non troverete quello che vi interessa!” disse Omin senza scomporsi. (quanto la figura gli permettesse!)

“Ma noi non cerchiamo proprio nulla”, così dicendo Sapia tirò Bella.

“Sapia stiamo incontrando tutti personaggi strani e che ci suggeriscono di non andare a Magicopoli.”

“E se ci stessero tutti ingannando?”

Intanto, stavano attraversando il ponte che le separava dal castello. Un gruppetto di servi andò loro incontro e le scortò nell’ampia biblioteca.

Non c’erano mobili. Non c’erano scaffali. Libri colorati di tutti i generi fluttuavano nell’aria, alcuni stavano adagiati alle pareti. Bastava indicare col dito il libro che si voleva e questo si sarebbe mosso da solo.

In un angolo, due coniglietti bianchi col frac nero si esercitavano con corde e carte in numeri di magia.

La particolarità di Magicopoli è che chiunque vi giungesse riceveva un potere buono, da poter esercitare solo all’interno del Regno.

La Regina Magica Ma’ fece il suo ingresso. Le due Fatine si inchinarono. Sapia, usando il potere di Magicopoli, fece apparire un vassoio colmo di dolciumi, un carillon con un mago, un sacco pieno di giocattoli per il Principino.

“Maestà, voglia accettare i nostri piccoli doni!”

Bella, dal canto suo, cambiò l’abito della Regina con un batter di manine.

“Fatine…come siete gentili!”

C’era qualcosa di strano. La Regina era impacciata, di poche parole. Gli occhi tradivano preoccupazione.

“Re Bombo è in giro per il Regno?” indagò Sapia.

“No, Fatine… Scusate, ma…è successa una cosa…”

“Cooosa?” domandarono in coro Bella e Sapia.

“Il nostro bambino ha da 3 giorni la febbre altissima e il medico non riesce a capire di cosa si tratti…E io e il Re siamo preoccupati!” confessò Magica Ma’.

“Maestà, non deve preoccuparsi. Mandi subito un servo a Sognolandia. L’Angelo Dorato con le sue polverine guarirà il Principino.”

“Davvero? Grazie, vado…”

Bella e Sapia decisero di lasciare il castello. I sovrani erano troppo preoccupati per il loro unico figlio per c’entrare con la scomparsa di Gioia.

“Avevano ragione tutti. La volpe, i folletti, il nano” disse Bella.

“Cosa vi avevo detto?” una voce risuonò alle loro spalle.

Il nano Omin stava sdraiato sotto un albero, in attesa del loro arrivo. “Vi avevo avvisate!”

“Scusa, nano, ma non abbiamo bisogno di te!” disse Bella, continuando a camminare al fianco di Sapia.

“Neanche della vostra Principessa scomparsa?”

Le due “investigatrici” si fermarono all’istante.

Il nano si piazzò davanti a loro. “Sono il nano indovino. So tutto quello che succede. Prevedo tutto, io! E so che state cercando Gioia!”

Sapia non si fidava per niente, ma non sapeva che fare. Tutti sembravano sapere di Gioia, tranne i Sognolandesi!

“Venite! Avviamoci a Giostrolandia.” disse Omin.

* * *

Mirian era ancora accasciata sul divano quando una cameriera fece il suo ingresso silenzioso.

“Maestà, il pranzo sarebbe quasi servito!”

Stanca, Mirian si sollevò e si diresse verso la sala da pranzo. Decine di carillon a forma di giostre riempivano la stanza di una musica chiassosa e pesante. Le girava la testa. Una tavola da 16 posti. I due sovrani sedevano alle estremità. Quasi non si vedevano!

Suo marito stava già pranzando. Alzò uno sguardo distratto. Solo per rimproverarla.

“Potevi almeno cambiarti d’abito. Pago un sarto proprio per questo!”

“Scusami”- farfugliò Mirian, chinando il capo.

“Avrei voglia di fare una passeggiata. Oggi è una…”

“Non ho tempo per una stupida passeggiata e tu da sola non uscirai.”

Il grande Re aveva posto subito fine al discorso.

Mirian si sentiva tutta obblighi, divieti e infelicità.

Il sovrano fece chiamare il sarto. “Fai indossare per stasera alla Regina l’abito giallo!”

“Oh, il giallo, no. Perché deve mortificarmi così? Un altro colore che odio.” pensò Mirian.

Il pranzo era terminato. Non una carezza. Non una parola affettuosa. Non un bacio.

Il nulla. Quello sì!

“Maestà, venga. La accompagno alla sua stanza!” disse una cameriera.

La “gabbia dorata“. La sua stanza. La sua vita.

Un lieve bussare alla porta la fece sobbalzare. Aprì e comparve Gigo, un fedele servitore.

Il piccolo gnomo fece un inchino. “Maestà i miei omaggi. Mi perdoni se l’ho disturbata, ma…”

“Gigo, mi dica!”

 

Semplicemente Mirian. E'?

  • E' stata proprio lei a far rapire la principessa Gioia. (43%)
    43
  • E' un'altra prigioniera, come Gioia. (23%)
    23
  • E' preoccupata per quello che dovrà dirle Gigo. (34%)
    34
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534 Commenti

  • Appena ho letto di Tristino che si lamentava ho pensato “ma l’angelo dorato dove è andato a finire?” e eccolo lì. Mi ha fatto morire dal ridere quando a minacciatoTristino di farlo dormire ancora. 🙂
    Bellissimo il passaggio dal sogno alla realtà con la bambina. Come bello è stato questo racconto dall’inizio alla fine.
    Ci rivediamo al prossimo racconto … 🙂

  • Coelho mente. Non sa quello che dice. Freud ha altro nella testa quando parla di sogni.

    Ma tu, ragazza, hai le idee più chiare di loro, anzi le hai disegnate meglio.
    Non hai bisogno di citarli, sei migliore di uno scrittore confuso e di uno psichiatra lacerato… hai descritto un mondo nuovo che ci è sembrato vero per le ottime immagini date, per le eccezionali sfumature di colore regalate ai lettori scalzi che ti hanno trovata e inseguita qui. Mai raggiunta, tuttavia, solo inseguita. Stare al passo con te è difficile.

    Io credo in una sola valida citazione, se di citazioni stiamo argomentando, e te la dono come tu hai per prima donato a me una grande storia di sogni. Sei bravissima, non smettere mai scrivere, ma sopratutto: non smettere mai di sognare.

    Ah, sì, la citazione…, l’ho letta a dieci anni sulla copertina di un quaderno. L’ho trascritta sul mio primo diario segreto. L’ho trovata in un’agenda a vent’anni. L’ho conservata in un portafogli a trent’anni, e oggi la trasmetto a te…

    “La vita è un sonno,
    l’amore ne è il sogno;
    e avrete vissuto,
    se avrete amato.”
    Alfred de Muffet

    • Grazie mille, Alessandra! La segnerò e la terrò a cuore! Detto questo, ho inserito le citazioni per una semplicissima scelta stilistica ( se così posso definirla). Mi piaceva l’idea di staccare i vari passaggi in questo modo e donarle ai lettori. Poi, hai ragione…vi ho portati dove volevo. Al finale che ho pensato subito per questa storia! Ovviamente, ho raccolto le vostre idee, i vostri consigli e i vostri suggerimenti. Mi piace l’idea del cambia finale, stravolgere le idee e mettersi ulteriormente in gioco.
      A presto!

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