Nel mondo di… Sognolandia

Dove eravamo rimasti?

Semplicemente Mirian. E'? E' stata proprio lei a far rapire la principessa Gioia. (43%)

Il Dolore La Fa Da Padrone!

“Maestà la situazione si sta complicando. I Savi di Sognolandia hanno mandato due Fatine ad indagare sulla scomparsa della Principessa e…e tutti gli abitanti del Bosco sembrano volerle aiutare!”

Mirian si tormentò le mani. Col suo gesto irrazionale non aveva calcolato le conseguenze e, soprattutto, non aveva pensato che tutti volessero i Regni in pace e si sarebbero mossi per capire cosa fosse successo.

“Maestà, mi son permesso di mandare in nano Omin dalle Fatine…”

“Ha fatto bene. Deve impedir loro di arrivare a noi…”

“Maestà, si potrebbe fare un passo indietro…”

“Cosa dice, Gigo?”

“Potremmo liberare la Principessa, lei non ricor…”

“E avrei fatto tutto questo per niente?” sbottò Mirian sull’orlo di una crisi di nervi.

Prese un libro e lo scaraventò a terra.

“Vada via! Il suo compito è sorvegliare Gioia e tenere a bada i Sognolandesi. Via!” urlò la Regina Mirian.

Il servo chinò il capo, uscì ubbidiente, lasciando la Regina sola con la sua disperazione.

Mirian cadde a terra in lacrime. Lacrime copiose, violente le abusavano il viso, lasciandole correre giù per il collo, bagnando l’orrido colletto di quell’orrido abito.

Tutte erano felici. Tranne lei!

Gioia. Gioia più di tutte. Aveva eleganza, bellezza, un carattere che rifletteva il suo nome, un Regno dove si viveva di sogni, un futuro sposo bello e dolce e che l’amava.

Lei cosa aveva? Nulla! Poteva anelare a desiderare quel “di più“, ma rimanevano illusioni. Illusioni e desideri che marchiavano a fuoco il suo animo. Che le lasciavano segni profondi come una violenza subita.

Era sempre stato così.

Sin da piccola.

 Mirian sempre dopo. Per seconda.

 Mirian trasparente.

Mirian nascosta dietro il pesante tendaggio dell’indifferenza.

Mirian sepolta sotto cumuli di scherno e di sorrisetti falsi e ironici.

E Gioia con la sua arrogante felicità, sbattuta in faccia in ogni occasione, non aveva fatto altro che alimentare il lei il desiderio di rivalsa.

Odio? Invidia? Gelosia?

O semplicemente solitudine? Infelicità?

Mirian aveva pensato bene di rapirla. Voleva che soffrisse. Che capisse. Che provasse il suo dolore, la sua solitudine, la sua impotenza.

Sì.

Mirian, la delicata e trasparente Regina di Giostrolandia, aveva fatto rapire la Principessa Gioia. Con l’aiuto del suo fidato servo Gigo, l’aveva tratta in inganno. Ora, era rinchiusa in una cella. Nessuno poteva sospettare di lei. Nessuno poteva trovarla. Solo lei. Lei che con la sua solitudine aveva studiato gli angoli più nascosti del suo castello e del suo Regno.

Una cameriera – sempre la stessa – silenziosa fece il suo ingresso nella gabbia dorata. Il vassoio col tè e i pasticcini cadde a terra. Si portò una mano sulla bocca cercando di soffocare un urlo.

“Ma-ma-e-maestà”, fu l’unica cosa che riuscì a dire, balbettando.

“Cosa c’è?” gridò Mirian. Ma più che un urlo, il suo fu un verso strozzato.

La cameriera era come paralizzata. Aiutò Mirian ad alzarsi e la condusse dinanzi allo specchio.

Mirian si vide riflesse. Non inorridì dinanzi all’immagine che le rimandava lo specchio.

La sua metamorfosi era una “naturale evoluzione del suo animo“.

* * *

Gioia di colpo lanciò per aria la coperta. Scattò in piedi.

“Questa stupida camicia da notte mi impedisce il libero movimento” – pensò.

Afferrò un lembo della camicia e lo tirò coi denti. Il merletto cominciò a cedere e Gioia con le mani ne tirò via un bel pezzo. Ora, aveva una camicia da notte corta, ma poteva muoversi.

Cominciò a ispezionare la stanza, a tastare le pareti nel vano tentativo di trovare una fessura, un passaggio.

Poi, qualcosa catturò la sua attenzione.

Il quadro. La parete era troppo pulita. Qualcosa prima doveva coprirla per intera.

Si avvicinò.

Il mobile basso era pesante. Gioia era convinta coprisse qualcosa, ma da sola non ce l’avrebbe mai fatta a spostarlo.

“Io e te dobbiamo fare due chiacchiere” e puntò il dito contro l’inconsapevole mobile.

Chiuse gli occhi. Si concentrò.

“Spostati” – disse con voce pesante.

Aprì un occhio. Poi, l’altro. Niente, il mobile non s’era mosso di un millimetro.

Incrociò le braccia e sbuffò.

Poi, il ricordo improvviso la colpì come uno schiaffo. Come un secchio d’acqua gelata che odiava. Come le alte fiamme del fuoco che la spaventavano.

La forza le mancò. Il cuore parve fermarsi.

Vacillò, insicura sulle gambe.

Quella notte… Quella notte lei era uscita perché aveva un appuntamento.

C’era un biglietto.

Il biglietto diceva “ho bisogno del tuo aiuto. Ti prego!”

Il biglietto era firmato con una “M”.

“M” come Mirian.

Per il prossimo capitolo

  • Bella e Sapia alle prese col nano. (19%)
    19
  • Rimaniamo su Gioia, i suoi ricordi e i suoi pensieri. (34%)
    34
  • Scopriamo la metamorfosi di Mirian. (47%)
    47
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534 Commenti

  • Appena ho letto di Tristino che si lamentava ho pensato “ma l’angelo dorato dove è andato a finire?” e eccolo lì. Mi ha fatto morire dal ridere quando a minacciatoTristino di farlo dormire ancora. 🙂
    Bellissimo il passaggio dal sogno alla realtà con la bambina. Come bello è stato questo racconto dall’inizio alla fine.
    Ci rivediamo al prossimo racconto … 🙂

  • Coelho mente. Non sa quello che dice. Freud ha altro nella testa quando parla di sogni.

    Ma tu, ragazza, hai le idee più chiare di loro, anzi le hai disegnate meglio.
    Non hai bisogno di citarli, sei migliore di uno scrittore confuso e di uno psichiatra lacerato… hai descritto un mondo nuovo che ci è sembrato vero per le ottime immagini date, per le eccezionali sfumature di colore regalate ai lettori scalzi che ti hanno trovata e inseguita qui. Mai raggiunta, tuttavia, solo inseguita. Stare al passo con te è difficile.

    Io credo in una sola valida citazione, se di citazioni stiamo argomentando, e te la dono come tu hai per prima donato a me una grande storia di sogni. Sei bravissima, non smettere mai scrivere, ma sopratutto: non smettere mai di sognare.

    Ah, sì, la citazione…, l’ho letta a dieci anni sulla copertina di un quaderno. L’ho trascritta sul mio primo diario segreto. L’ho trovata in un’agenda a vent’anni. L’ho conservata in un portafogli a trent’anni, e oggi la trasmetto a te…

    “La vita è un sonno,
    l’amore ne è il sogno;
    e avrete vissuto,
    se avrete amato.”
    Alfred de Muffet

    • Grazie mille, Alessandra! La segnerò e la terrò a cuore! Detto questo, ho inserito le citazioni per una semplicissima scelta stilistica ( se così posso definirla). Mi piaceva l’idea di staccare i vari passaggi in questo modo e donarle ai lettori. Poi, hai ragione…vi ho portati dove volevo. Al finale che ho pensato subito per questa storia! Ovviamente, ho raccolto le vostre idee, i vostri consigli e i vostri suggerimenti. Mi piace l’idea del cambia finale, stravolgere le idee e mettersi ulteriormente in gioco.
      A presto!

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