Nel mondo di… Sognolandia

Dove eravamo rimasti?

Per il prossimo capitolo Scopriamo la metamorfosi di Mirian. (47%)

Le Strade dell’Animo!

L’enorme specchio ovale rimandava l’immagine di Mirian. Non si scompose. Prese solo atto della sua metamorfosi. Intercettò lo sguardo della cameriera e con un gesto della mano la invitò ad uscire.

Ora, Mirian era sola con se stessa.

Una ragnatela di rughe aveva preso possesso del suo viso, un’aureola di capelli bianchi s’innalzavano ritti sulla sua testa, la bocca distorta in una specie di ghigno, una smorfia disegnava le sue labbra, un solco le spaccava la fronte a metà. E gli occhi… Gli occhi già piccoli erano rossi, come iniettati di sangue. Due fessure rosso fuoco le incendiavano il volto.

La negatività del suo animo le aveva mutato il corpo.

Cercò di chiudere gli occhi, ma con sgomento si rese conto che non vi riusciva e una danza di immagini cominciò a sfilarle davanti.

Con le mani cercò di pararsi il viso.

Niente, erano sempre lì.

Agitando le braccia, cercò di scacciarle.

Niente. Era costretta a guardare.

Una musica da luna park si insinuò nelle sue orecchie, arrivava fino alla testa. Se la mantenne con le mani, sembrava stesse per staccarsi.

La calma che, fino a quel momento, l’aveva accompagnata, la stava lasciando sola. Sola. In balia della sua trasformazione, dei suoi occhi e della musica.

Ora, i suoi occhi proiettavano una sola immagine. Due bambine in tenera età si tenevano per mano; una sorrideva felice, un’altra teneva un dito in bocca e il capo chino…

* * *

“Come può Mirian aver fatto una cosa del genere? No, no, no!”

Gli occhi gonfi di pianto e le mani tremanti, Gioia sedeva a terra, turbata da mille domande e assillata da altrettanti pensieri. Non riusciva a trovare una risposta. Se c’era Mirian dietro la sua prigionia, una spiegazione doveva esserci! Forse qualcuno voleva loro del male, forse voleva far ricadere la colpa su Mirian, forse Mirian era stata costretta.

La litania dei “forse” era tutta lì, nella sua testa.

Gioia voleva un gran bene a Mirian, per lei avrebbe fatto qualsiasi cosa.

Vedeva il cielo colorarsi di sera e un’immagine le ritornava prepotente in mente: due piccole bambine che si tenevano per mano. Una a testa alta, una a capo chinato.

Così diverse. Così vicine!

* * *

Bella e Sapia camminavano alle spalle del nano. Avevano lasciato Magicopoli da un po’. S’era fatto sera e la strada per Giostrolandia sembrava ancora lontana.

“Ehi, nano! Ne abbiamo ancora per molto?” chiese Bella.

“Sì, Fatina! La strada è lunga e pericolosa, perché non facciamo una pausa? Tra poco sarà notte…”

Le due “investigatrici” si lanciarono un’occhiata.

“Camminiamo ancora un po’, poi ci fermeremo per riposare” – intervenne Sapia.

Fatina Sapia aveva uno strano presentimento e quel nano non gliela contava giusta. Inoltre, stavano facendo una strada molto più lunga.

Arrivarono in prossimità di un fiume; un ponte collegava le due sponde.

“Ci fermiamo qui? Il Regno è dall’altro lato del fiume”, disse Omin.

Le fate annuirono e con un battito di mani apparvero due tende.

“Omin, prendete quella a destra! Io e Bella riposeremo nell’altra!”

La luna splendeva alta nel cielo, rischiarando tutta la natura intorno. Bella e Sapia la guardavano incantate. Di notte, il Bosco assumeva un aspetto incantato e le creature notturne si svegliavano per vegliare sui dormienti.

Un lieve fruscio alle loro spalle le distolse dall’incanto. Sapia riconobbe la Volpe dagli occhi castani e il manto lucente.

“Fate attenzione, non fidatevi del nano” – sussurrò l’animale.

“Perché?” chiese Bella.

“Vuole ingannarvi e tenervi lontane dalla meta. Giostrolandia è dall’altra parte, ma il nano non vi ci condurrà. Dovete muovervi adesso!” – le incoraggiò la Volpe.

“Lo sentivo che non c’era da fidarsi! Bella hai ancora la polverina dell’Angelo?”

“Cosa succede, Fatina?” – la voce di Omin le sorprese.

La Volpe, intanto, si era nascosta, veloce, dietro un albero.

“Nulla. Guardavamo la luna…” stava dicendo Sapia.

Fu un attimo. Il nano Omin cadde a terra.

“Cosa hai fatto?”

Bella sogghignava, impugnando la sua scarpa col tacco. L'”arma” con cui aveva colpito Omin.

“Non è nulla. Solo una botta per tenerlo buono per un po’!”

La Volpe uscì sogghignando: “ben fatto!”

“Ora andiamo, vi porto io a Giostrolandia. La Principessa Gioia è lì!”

“Cosa ne sai, tu?”

“Tutti noi sappiamo dov’è! Vostro è il compito di aiutarla!” rispose l’animale.

La Volpe emise un lungo fischio. Due folletti apparvero dal nulla in una specie di navicella volante.

“Salite su! Raggiungeremo il Regno in poco tempo!”

I tre presero posto a bordo. Ai comandi c’era uno dei due folletti, l’altro stava accanto. La navicella era quadrata, Bella e Sapia sedettero di fronte e allacciarono le cinture di sicurezza. La Volpe con un abile balzo si sistemò in grembo a Sapia.

L’animale emise un altro fischio. La navicella con un sibilo cominciò a muoversi.

Uno, due, tre… Si sollevò da terra e cominciò il volo. 

Scopriamo un'altra carta. Qual è il legame tra Mirian e Gioia?

  • Sono sorelle. (77%)
    77
  • A voi la parola nei commenti. (5%)
    5
  • Sono amiche d'infanzia. (18%)
    18
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534 Commenti

  • Appena ho letto di Tristino che si lamentava ho pensato “ma l’angelo dorato dove è andato a finire?” e eccolo lì. Mi ha fatto morire dal ridere quando a minacciatoTristino di farlo dormire ancora. 🙂
    Bellissimo il passaggio dal sogno alla realtà con la bambina. Come bello è stato questo racconto dall’inizio alla fine.
    Ci rivediamo al prossimo racconto … 🙂

  • Coelho mente. Non sa quello che dice. Freud ha altro nella testa quando parla di sogni.

    Ma tu, ragazza, hai le idee più chiare di loro, anzi le hai disegnate meglio.
    Non hai bisogno di citarli, sei migliore di uno scrittore confuso e di uno psichiatra lacerato… hai descritto un mondo nuovo che ci è sembrato vero per le ottime immagini date, per le eccezionali sfumature di colore regalate ai lettori scalzi che ti hanno trovata e inseguita qui. Mai raggiunta, tuttavia, solo inseguita. Stare al passo con te è difficile.

    Io credo in una sola valida citazione, se di citazioni stiamo argomentando, e te la dono come tu hai per prima donato a me una grande storia di sogni. Sei bravissima, non smettere mai scrivere, ma sopratutto: non smettere mai di sognare.

    Ah, sì, la citazione…, l’ho letta a dieci anni sulla copertina di un quaderno. L’ho trascritta sul mio primo diario segreto. L’ho trovata in un’agenda a vent’anni. L’ho conservata in un portafogli a trent’anni, e oggi la trasmetto a te…

    “La vita è un sonno,
    l’amore ne è il sogno;
    e avrete vissuto,
    se avrete amato.”
    Alfred de Muffet

    • Grazie mille, Alessandra! La segnerò e la terrò a cuore! Detto questo, ho inserito le citazioni per una semplicissima scelta stilistica ( se così posso definirla). Mi piaceva l’idea di staccare i vari passaggi in questo modo e donarle ai lettori. Poi, hai ragione…vi ho portati dove volevo. Al finale che ho pensato subito per questa storia! Ovviamente, ho raccolto le vostre idee, i vostri consigli e i vostri suggerimenti. Mi piace l’idea del cambia finale, stravolgere le idee e mettersi ulteriormente in gioco.
      A presto!

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