La principessa dal cuore di Marmo

Dove eravamo rimasti?

Come procediamo? Intanto nello studio di Sogno... (60%)

Tra le bolle del calderone

L’intruglio blu sembrava come vivo. Si agitava e ribolliva nel grande pentolone nero messo a riscaldare sul fuoco. Sogno lo fissava con un ghigno di rabbia dipinto sul volto, un ghigno che si tramutò in ira quando uno zampillo macchiò il colletto del camice bianco e la catenina della collana che portava attorno al collo e che risplendeva come la luna le sere d’estate. 
” Dannata ragazzina!!!” urlò levando un pugno al cielo, contrariato. “Non le permetterò che la passi liscia”.
Il dottore raccolse una salvietta dal pavimento di marmo del suo studio e si allontanò dal calderone per ripulire la macchia calpestando alcune scartoffie sparse per la camera e una boccetta vuota di vetro. “Non la passerà liscia!” ripeteva a denti stretti mentre strofinava sulla chiazza.
La macchia era ostinata, non voleva andar via. Sogno si sfilò il grembiule e lo gettò su una poltrona rattoppata, poi raggiunse l’armadio in fondo alla camera. Quando aprì le ante, un coro di lamenti investì lo studio:

“Il regno ha bisogno di me!” – “Meredith! Meredith sei tu?” – “Liberatemi!! All’istante!”
Sogno contemplò compiaciuto i busti in marmo riposti in fila sugli scaffali e sorrise: “1..2..3…50. Ancora una e avrò completato la collezione”.  Richiuse l’armadio con cura lasciandosi coccolare dal suono della sua risata roca.
Dall’altro lato della stanza un grosso baule si agitava con prepotenza quasi volesse richiamare l’attenzione. Traum si precipitò verso il forziere e scagliò un calcio: “Silenzio! A te penserò dopo!”. 

Il baule si arrestò come impaurito. Intanto il fluido blu stava dirompendo dal calderone. Era un fiume in piena che investa tutto ciò che gli capitava a tiro: libri, boccette, carte, calamai. Per impedire alla pozione di disperdersi ancora, Sogno si avvicinò al calderone e agitò un lungo bastoncino di legno recitando una strana formula. Il liquido arretrò e Traum tornò a contemplarlo da dentro il pentolone, Vide Hearter che camminava nella radura in compagnia del pavone e  dei due omini di diamante.

“Graah! Ragazzina non perderti in chiacchiere. Dobbiamo raggiungere la cima del monte prima che tramonti il sole”

Hearter ignorò le parole del Pavone. Sembrava assorta in un pensiero e non riusciva a staccare gli occhi spenti e inespressivi dai piccoli omini di diamante. Camminava stringendo tra le mani i due esserini ma al Pavone sembrava assente, come persa in un mondo misterioso a cui non era permesso accedervi.
Passarono diverse ore, poi finalmente Hearter parlò: “Deve essere.. ehm.. essere… difficile essere così fragili” .
I due omini di diamante si guardarono. Il graffio sul visino vitreo dei due si mosse disegnando una curva all’insù. Risero.

“Forse volevi dire triste?”

“Si triste… accidenti! se solo ricordassi cosa davvero significhi. Ehm immagino sia triste…aver sempre paura di finire in mille pezzi”

L’omino più timido e silenzioso diede una pacca amichevole al dito morbido di Hearter che lo cingeva. Hearter sentì il vetro freddo pungerle la pelle. 

“La fragilità è anche un dono. La nostra fragilità ci regala la conoscenza”

La principessa sembrava non capire. 

“Noi omini conosciamo il valore di ogni cosa, il pericolo di tutto, la natura di ogni elemento e persona. Apprendiamo in fretta. E’ la conoscenza è un gran dono”

“Ma rischiate ogni giorno di… avete sempre ehm ‘paura’? di non rivedere l’alba”. Hearter sentiva di aver quasi del tutto cancellato il significato delle parole come Tristezza e Paura. Il marmo del suo cuore stava seppellendo tutti i ricordi.

“Abbiamo però la consapevolezza di vivere sul serio la bellezza di un tramonto” rispose l’omino con la sua vocina squillante “e che importanza ha l’alba se si è vissuti in coscienza la bellezza del presente?”

Il Pavone si teneva sempre un passo avanti ai tre compagni di viaggio. La coda disegnava solchi nell’erba fresca di rugiada. “Grah! Ma cosa blaterate? La bellezza porta solo guai!”. L’uccello non ne poteva più di chiacchiere sulla beltà.

“Cosa poi è davvero degno di essere definito bello?”. Il Pavone vide il suo disappunto specchiarsi sul viso dell’omino di diamante che lo osservava con attenzione. “Cosa lo è davvero? Nulla! La bellezza è un’illusione!”

“La conoscenza… quella è la vera chiave. Non si smette mai di apprendere… di scoprire.. .di meravigliarsi. Ad esempio… la tua coda, son sicuro che è molto più di quel che sembra”

Hearter ascoltava gli amici con attenzione. Pensava alle parole degli omini, alla conoscenza… alla conoscenza che è la chiave di tutto. Ripensava alla strega che aveva sottratto agli omini il loro mondo, a quegli esserini così fragili eppure comunque così forti.

Calarono le tenebre. I quattro amici avevano camminato per ore senza mai fare una sosta. La cima del monte era sempre più vicina, erano quasi giunti alla vetta quando qualcosa li fermò…

 

Cosa hanno visto i due omini?

  • Erano alle porte di uno strano paese incantato (23%)
    23
  • La casa di Sir Galilao in lontananza e del fumo (62%)
    62
  • Una boccetta contenente un messaggio di Sogno (15%)
    15
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224 Commenti

  • Ciao, ho letto la tua fiaba tutta di fila, è mi è dispiaciuto un po’ non poter partecipare a quelle scelte che hanno formato una storia così entusiasmante.
    Mi ricorda molto il libro Olga di carta, il viaggio straordinario, una fiaba recente che parla di una bambina di carta che intraprende un viaggio alla ricerca di un incantesimo particolare che la faccia diventare una bambina in carne ed ossa.
    Tutto molto delicato e fantasioso, un mondo che si basa sulle leggi dell’impossibile rendendolo realtà.
    Ma perché non continui la storia: non lasciarci in sospeso!

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