Due

Dove eravamo rimasti?

Cosa è successo? Hanno trovato il cadavere di una donna. (59%)

Lei

Gloria riuscì a liberarsi della folla e seguire Cresti all’interno della villa. Lo vide parlare in maniera concitata al telefono e gli si avvicinò.

“Capo, che succede?”

“Abbiamo un caso, Gloria. Andiamo, ti spiego in macchina.”

I due si stavano avviando all’uscita quando videro Giorgio avanzare verso di loro.

“Ehi, Alberto, dove scappi?”

“Lavoro, vecchio mio. Sentiamoci, eh?” – ma la frase non attese risposta. Cresti era già fuori.

Dopo un quarto d’ora di guida spericolata di Gloria, arrivarono in Viale Manzoni e si fermarono accanto a due auto della polizia.

Gloria emise un fischio.

Cresti le lanciò un’occhiataccia.

“Ammazza, che casetta!”

Salutarono un agente e si avviarono lungo il vialetto illuminato da lanterne che portava ad una bella villa di due piani. Elegante e maestosa.

“Dottore, buonasera. Dottoressa. Prego!” – disse loro l’agente arrivato lì per primo.

“Abbiamo ricevuto la chiamata di una vicina che ha sentito delle urla…quando siamo arrivati…” – fece un eloquente gesto della mano ad indicare il corpo.

Cresti si avvicinò. Rimase colpito. La morte non aveva alterato la bellezza della donna. Un incarnato chiaro, perfetto, dei lunghi capelli biondi. Una donna sui quarant’anni giaceva su una sedia. I polsi legati. Il capo reclinato. Ad occhio: due ferite da coltello. Una all’addome e una alla giugulare.

La Scientifica stava già raccogliendo le possibili prove.

“Chi è la vittima?” – domandò Gloria all’agente.

“Marina Visconti, 43 anni, insegnante di Matematica in un Istituto Tecnico. La casa è sua e del marito… Eduardo Visconti.”

“E dov’è il marito?”

“Alla festa del Questore…”

“Ah…”

“Sta arrivando.”

Cresti vide avvicinarsi il Dottor Rimbaldi. I due si salutarono con una vigorosa stretta di mano.

Il medico si diresse verso il corpo della donna.

Cresti e Gloria lo osservavano poco distanti.

“La donna è morta da circa un’ora. Diciamo intorno alle 23. Ma…” – il Dottore non proseguì, inclinando la testa di lato.

“Dottore, qualcosa l’ha colpita?”

Rimbaldi indossò un paio di guanti e scostò la camicia che la donna indossava.

“Sarò preciso dopo l’autopsia, però la ferita all’addome sembra essere stata inflitta post mortem. Inoltre, aveva la bocca coperta, probabilmente, da nastro adesivo…” – tacque e si abbassò per esaminare le gambe.

“Commissario, credo che questa donna prima della morte sia stata torturata.”

“Quando può farmi avere il referto?” – chiese Alberto.

“Commissario è mezzanotte passata da un po’…” – guardò Cresti – “d’accordo, d’accordo. Domani pomeriggio. Mi metto subito a lavoro.”

“Grazie, Dottore!”

“Mi ringrazi con una bella caraffa di caffè, Commissario.” – così dicendo, il medico si avviò alla porta.

“Capo, cosa ne pensi?”

“Figli, nessuno?” – Cresti chiese rivolgendosi all’agente.

“Ah, sì. Due gemelle di nove anni.”

“E dove sono?”

L’agente alzò le spalle, guadagnandosi un’occhiataccia da parte del Commissario.

Un uomo fece irruzione in casa in quel preciso momento, seguito dall’agente che cercava di trattenerlo. 

L’uomo, appena entrato, emise un urlo straziante, da animale ferito, alla vista del corpo senza vita della sua compagna.

Cresti gli si avvicinò. “Il Signor Visconti, immagino.”

L’uomo annuì. “Marina…Marina…Marina, amore mio…” farfugliava di continuo.

Cresti gli strinse un braccio in segno di cordoglio. In tanti anni di servizio, quelle scene gli procuravano sempre un colpo allo stomaco. Non riusciva, come facevano alcuni, ad essere indifferente.

Si avvertiva, prepotente, il senso di gelo. L’odore della morte. Del dolore.

Cominciano le indagini. Il giorno dopo:

  • Cresti convoca entrambi. (80%)
    80
  • Cresti convoca la vicina. (7%)
    7
  • Cresti convoca il marito della donna. (13%)
    13
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174 Commenti

  • Voto Gloria, rimetterà in sesto Cresti e termineranno insieme.
    L’ho letto solo ora: ben scritto e coinvolgente. Mi sono perso il momento in cui il rapporto tra Cresti e Clelia passa da un ‘lei’ a qualcosa di talmente intimo da fare ingelosire Gloria. Ecco, quella parte l’ho capita poco.
    Sono arrivato giusto in tempo e rimango in attesa del gran finale.
    A presto

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