Due

Dove eravamo rimasti?

Cominciano le indagini. Il giorno dopo: Cresti convoca entrambi. (80%)

Le voci

Alberto Cresti si massaggiava il mento con la mano sinistra, un gesto che gli infondeva tranquillità. Di solito. 

Era ancora scosso per il caso Verdini che un nuovo delitto era appena avvenuto. E sembrava scomodare la cosiddetta “gente che conta”. Categoria che ad Alberto era sempre stata stretta.

Un tocco alla porta gli fece alzare uno sguardo.

“Dottore, la Signora Luchini è appena arrivata!”

“Falla accomodare!”

Cresti si alzò in attesa della testimone.

Entrò una donna sui sessant’anni, d’aspetto curato e dallo sguardo dritto.

“Signora, il Commissario Cresti. La ringrazio di essere venuta subito!”

La donna annuì e gli tese la mano.

“Povera Marina, Signor Commissario. Mi dica pure…”

“E’ stata lei a chiamare aiuto, giusto? Mi racconti tutto per filo e per segno. Ogni dettaglio può essere importante.”

“Sì. Erano le 22:30 precise, alla tv dovevano dare la puntata della mia fiction preferita, ma, poi, è stata soppressa per dare spazio ad un’edizione speciale di Bruno Vespa. Comunque, il solito chiacchiericcio mi stava annoiando e decisi di spegnere la tv e andarmene a dormire. Stavo sistemando il divano, quando sentii un urlo. Tesi le orecchie. Nulla. Poiché ci sento benissimo e non sono una visionaria, andai alla finestra. Vidi le luci accese nella casa dei Visconti. “

“L’urlo proveniva da lì secondo lei?”

“Beh, caro Commissario…sì. Stetti un paio di minuti alla finestra e sentii la porta dei Visconti chiudersi. Non vidi nessuno a causa degli alberi…C’era silenzio attorno.”

“E cosa fece?”

“Chiamai immediatamente la Polizia!”

Cresti annuì.

“Il resto lo conosciamo. Può aggiungere altro?”

“Credo di no… Non so come fossero in casa, ma in pubblico una coppia affiatata e gentile. Lei un po’ snob, forse…”

“Hanno mai dato problemi?”

“Beh, a me, no… Che io sappia, neanche altri vicini.”

“Signora, la ringrazio. Nel caso…”

“Sì, sì. Lo so. Vedo molti film alla tv!” – lo interruppe la donna.

Cresti incurvò le labbra. “Allora, non ho bisogno di aggiungerle altro. Arrivederla.”

“Buona giornata, Dottore. E trovate chi ha fatto del male ad una mamma di famiglia.”

Alberto rimuginò sulle parole della donna. “Una madre di famiglia. Una coppia qualunque. Gentili in pubblico. Nulla fuori schema.” – pensò.

“Apparentemente come i Verdini.”

Un nuovo bussare alla porta lo distolse dai pensieri.

L’agente fece fare il suo ingresso ad Eduardo Visconti, marito della vittima.

Cresti lo analizzò. Cardiologo. 45 anni. Un uomo affascinante, benestante, dall’aria tranquilla e un po’ distratta. L’orologio d’oro al polso illuminava i gemelli alla camicia. Foulard di seta. Curato.

“Signor Visconti, non sono abituato ai giri di parole… quindi, andrò subito al sodo!” – fece una piccola pausa, aspettando una reazione, ma vide il dottore annuire e continuò. “Che rapporti c’erano tra lei e sua moglie?”

“Molto buoni, Commissario. Stavamo insieme da 16 anni più due di fidanzamento. Una coppia solida che affrontava i problemi di ogni famiglia.”

“Nessun litigio? Nessuno screzio?”

“Oh, sì. Mia moglie era di fuoco. Ci scontravamo, ma parlavamo e trovavamo una soluzione.”

“Litigi normali, diciamo così.”

“Sì!”

“Bene. Problemi fuori dal vostro nucleo?”

“No, assolutamente… Marina insegnava ed era benvoluta dai colleghi e dagli studenti… Era una persona di polso, ma generosa.”

“Passiamo a ieri. Lei era alla festa del Questore?”

“Sì.”

“Come mai?”

“Siamo amici da anni. Ci siamo conosciuti al Circolo Bill. Quello di tennis.”

“E come mai è andato solo alla festa?”

“Doveva venire con me…”

“E, poi?” incalzò Cresti.

“Avevamo anche lasciato Diana e Serena, le nostre gemelline, a casa di mia cognata. Saremmo andati alla festa, pensando di far tardi, avevamo chiamato Clelia, la sorella di Marina. Poi, mia moglie aveva cominciato ad avvertire strani malesseri…mal di testa, nausea. E mi disse che non se la sentiva di venire con me…”

“Lei, quindi, andò solo?”

“Sì. Ma partii di casa tardi. Alle 21,30. Vidi che si era ripresa…”

Cresti rimase in silenzio.

“Commissario, sospetta di me?” – chiese a bruciapelo il Dottor Visconti.

“Beh, non posso negarglielo.”

“Capisco. Ma io amavo e amo mia moglie. Era la mia complice. Non avrei potuto strapparla alla vita.”

Alberto Cresti congedò l’uomo. Prese il cellulare e chiamò Gloria.

La voce squillante della donna lo investì come un’improvvisa folata di vento.

“Gloria, il referto?”

“Capo, il medico mi ha detto dieci minuti. Gli sto mettendo fretta, ma ha lavorato senza fermarsi un attimo!”

“Ok.”

“Tu hai novità?”

“Nulla in mano, Gloria. Appena, è pronto il referto, vieni e …studieremo insieme!”

Nel prossimo capitolo:

  • Cresti parlerà coi colleghi e gli alunni della vittima. (0%)
    0
  • Cresti e Gloria alle prese col referto del medico legale. (74%)
    74
  • Cresti andrà dalla sorella della vittima. (26%)
    26
Loading ... Loading ...
Categorie

Lascia un commento

174 Commenti

  • Voto Gloria, rimetterà in sesto Cresti e termineranno insieme.
    L’ho letto solo ora: ben scritto e coinvolgente. Mi sono perso il momento in cui il rapporto tra Cresti e Clelia passa da un ‘lei’ a qualcosa di talmente intimo da fare ingelosire Gloria. Ecco, quella parte l’ho capita poco.
    Sono arrivato giusto in tempo e rimango in attesa del gran finale.
    A presto

  • Questo sito usa i cookies per migliorare l'esperienza utente. Cliccando su Accetto acconsenti all'utilizzo di cookie tecnici e obbligatori e all'invio di statistiche anonime sull'uso del sito maggiori informazioni

    Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

    Chiudi