Dove eravamo rimasti?
Marcella: una vita di solitudine!
Il treno delle 15 è arrivato con ben 50 minuti di ritardo. Vedo i pochi passeggeri scendere sereni. Non so se sia un fatto buono non essere più irritati per questi ritardi o se, invece, siamo diventati troppo indifferenti. Mah!
La stazione si svuota in un attimo; poi, mi giro e la vedo.
Una bella donna se ne sta impettita sulla banchina, il piccolo trolley posato accanto.
Mi vede. Mi sento gelare. Io,due occhi così freddi mica li avevo mai visti.
Mi avvicino e le dico: “Salve, Signora, ha bisogno di aiuto?”
Lei sembra soppesarmi con lo sguardo.
E’ veramente bella e molto curata.
“C’è un taxi da queste zone?”
Mi scappa da ridere. “Signora, siamo a Ferranova qui, mica in città?!? Dove deve andare?”
“Non ci trovo nulla da ridere, sa!”
Mi ricompongo in un secondo. Sono più vecchio, ma mi sento come un bambino sgridato dalla maestra.
“Comunque, devo raggiungere Monte Rospoli. Sa dirmi come posso fare?”
“Deve attendere l’autobus, ma passerà tra un’oretta. Altrimenti, c’è Antonino che offre un servizio trasporto-urgente con la sua Apecar!”
La signora mi guarda come se fossi un mezzo alieno e la risposta me la do da solo: “Con quei tacchi e quel vestito, no, che non ce lo mette piede sull’Apecar!”
“Come non detto! Venga, l’aiuto con la valigia” – le dico, cercando di riparare la brutta figura che – non so perché – mi sento di aver fatto.
Lei mi segue in silenzio all’interno della stazione. Riecheggia solo il suono dei tacchi. Ispeziona la panca. Poi, si siede e io le lascio il trolley vicino.
Mi allontano di qualche passo e continuo ad osservarla: quell’aria gelida sembra essere solo una maschera.
“Cos’ha da fissarmi?” – mi chiede, all’improvviso, guardando sempre dritta davanti a sé.
“Mi chiedevo cosa ci andasse a fare a Monte Rospoli una donna così elegante…”
“A far vedere a quei quattro morti di fame chi sono diventata!”
Cerco di non indispettirmi. “Lei è di qui?”
“Lo ero, purtroppo! Me ne sono andata a 18 anni. Ho lasciato i miei genitori che vivevano per un pezzo di terra e due stracci e i coetanei senza ambizione…”
“Ah, e ora è venuta qui per mostrare com’è diventata?”
“Sì! Sono una commercialista di successo, una donna indipendente, ricca e invidiata.”
“Mmm… Certo che ognuno è libero di vivere di inutili soddisfazioni.”
“Come, scusi?”
“Dico, la sua soddisfazione è prendersi l’invidia della gente di Monte Rospoli. Avrà pure un bel conto in banca, ma la sua vita è proprio povera!” – sbotto.
Si volta e vedo vacillare quella maschera di ghiaccio.
“Mi scusi. Non era mia intenzione offenderla!” – le dico, allontanandomi.
“Aspetti…” – la sua voce è un sussurro.
Ritorno sui miei passi e attendo.
“Chi è lei? Un mago? Ha ragione, sa… Sono ricca, ma povera dentro… I miei genitori, invece, non avevano nulla, ma un cuore colmo di ricchezza! Mi andava stretta la vita, qui…”
“Lo posso capire. E’ legittimo desiderare una vita diversa, ma…”
“Ma non si riesce a spiegare perché sia così fredda, vero? Sono cresciuta, vedendo i miei genitori accontentarsi di tutto, mentre quelli dei miei compagni facevano i salti mortali per concedere loro qualcosa… A me si negava tutto. Portavo dei pantaloni o troppo corti o troppo stretti, delle maglie troppo larghe e così via. Insomma, la nostra era una guerra tra poveri.”
Si ferma. Poi, riprende.
“E quando me ne sono andata, ho capito che lì fuori il mondo è cattivo. Dovevo essere più furba per tenermi il posto per pagarmi l’università. Dovevo essere la più studiosa e brillante per farmi riconoscere tra i tanti. Più astuta, più scaltra, sì, anche calcolatrice e cinica per guadagnarmi il rispetto. Sa come mi chiamavano? La povera contadinella dottoressa. Il mondo non perdona. E, quando, grazie alla mia intraprendenza, ho scalato la vetta della carriera, ho iniziato a seminare il terrore. Donna di ghiaccio. Senza cuore. Terminator. Strega di pietra. Meglio l’invidia che la pietà. E così sono passati gli anni. Non solo nel lavoro, anche nella vita privata…”
“Per la paura di indebolirsi?”
“Sì. Forse è così!”
“Perché è tornata, allora?”
“Per vendere quelle due pietre che ho ereditato e…”
“I suoi genitori non ci sono più?”
La vedo impallidire nonostante il trucco sapiente.
“Li ho lasciati morire soli.”
Stavolta, non trovo una parola. Allungo una mano e le sfioro una spalla.
“Quelli che mi stanno intorno non mi ammirano, mi temono…”
“Non è tardi per cambiare un po’ le cose.”
“Non fa per me il cambiamento.”
“Ci provi, almeno. Invece di voler farsi invidiare, ricontatti le amicizie d’infanzia per rivivere i ricordi con la maturità…e vedrà tutto con altri occhi. Lo stesso per il lavoro, il privato. Voler cambiare non è segno di debolezza, ma di intelligenza.”
Si alza e mi rivolge un sorriso distratto. “Grazie, Signor?”
“Mario.”
“Grazie, Mario. Io mi chiamo Marcella. E le prometto che penserò alle sue parole.”
Prende il trolley e se ne va, lasciandomi un profumo intenso e speziato.
Sospiro. Oggi è andata così così, ma mi auguro che Marcella possa imparare dai suoi errori e lasciar finalmente scivolare via quella maschera.
Fasi della vita. Ognuna ha le sue gioie e i suoi problemi. Chi incontreremo?
- Adulto (0%)
- Giovane (45%)
- Bambino (55%)

23/04/2016 at 10:23
Complimenti, un finale davvero commovente! E bellissimi tutti gli altri episodi di questo racconto. 🙂
23/04/2016 at 10:30
Grazie mille, Danica. 🙂
18/04/2016 at 17:51
Un finale triste ma appropriato. Una conclusione perfetta, complimenti pinkerella! 🙂
18/04/2016 at 18:08
Grazie mille, Christian! 🙂
11/04/2016 at 12:03
Eccomi! Finale strepitoso e dolceamaro al tempo stesso! Povero Mario! 🙁
Aspetto il tuo prossimo racconto che sono sicura saràuna bomba! 😉
11/04/2016 at 14:32
Grazie mille, Giulia. 😉 Hai detto bene, dolceamaro… Un po’ come la vita di tutti… 🙂
In realtà, ne ho appena cominciato un altro. 😉 a presto
09/04/2016 at 16:28
Ciao. Un finale molto commovente e devo dire geniale. E’ stata una buona idea quella di dedicare l’ultimo episodio alla storia personale del protagonista. A presto Pink. 🙂
10/04/2016 at 09:20
Grazie mille, Mariano. 😀 Troppo gentile, mi fa piacere ti sia piaciuto. 😉
09/04/2016 at 10:15
Freccia scoccata, bersaglio colpito. Dritto al cuore.
Con gli occhi lucidi saluto Mario e lo ringrazio per questo splendido viaggio! E ringrazio anche te per avercelo regalato, pinkerella.
09/04/2016 at 11:52
Grazie a te per avermi seguita e incoraggiata… Mario è la cosa migliore che abbia fatto…