A Ferranova i treni arrivano sempre in ritardo!

Dove eravamo rimasti?

Storia frequente: tradimento. Chi ce lo racconterà? Amante ( potrà essere sia una Lei che un Lui). (68%)

Lorenzo: un gioco d’amore!

Stamattina mi sono ricordato di prendere lo zucchero e mi sto godendo una buona tazza di caffè, quando sento una voce: “Buongiorno, Signor Mario!”

“Oh, salve Lorenzo!”

“Un biglietto per Perino, per favore!”

“Vai in città?”

Vedo gli occhi di Lorenzo incupirsi. “Non mi dica che solo a lei non piacciono i pettegolezzi!?”

La risposta ironica non la capisco, poi da Lorenzo che è un giovanotto sempre a modo e cortese.

“Forse ti stupisce, ma non mi piacciono. Non ho né la voglia né il tempo di ascoltarli…preferisco sentire le storie dai diretti interessati!”

Sospira. “E, allora, se le va, le racconto la mia storia.”

Sorrido. “Vieni dentro, ti offro un caffè appena fatto.” – gli dico, aprendo la porta dell’ufficio.

“Grazie… Vado in città perché ho chiesto il trasferimento e me l’hanno finalmente concesso.”

“Beh, dirigere un ufficio postale in città deve essere più gratificante, no?”

Lorenzo sorseggia il lentamente il caffè, come se volesse prolungare l’attesa.

Lui non lo sa, ma io so aspettare.

“Quindi, non ama i pettegolezzi?” – mi richiede.

“Per fortuna, no, non ho questo brutto vizio.” – rispondo tranquillamente.

“Sono stato costretto a chiedere il trasferimento…fosse stato per me, non sarei mai andato via da qui…lontano dalla mia famiglia, dai miei amici…dall’amore.”

Si ferma e mi guarda dritto negli occhi, come se volesse cogliermi in fallo.

Sorride. Un sorriso amaro, il suo.

“Scusi, volevo metterla alla prova… Vado via per Liliana. Lavora anche lei in posta.”

Annuisco. “Sì, ho capito chi è.”

“Io ho fatto quello che non avrei mai dovuto fare, signor Mario. Metterle gli occhi addosso. Ma quando le stavo vicino mi procurava certe sensazioni strane e non solo perché è bella e sensuale. Da un lato, emanava la forza della passione, dall’altro la tenerezza di un fiore delicato. Mi era entrata dentro. Non riuscivo a farmi passare la voglia di lei. Più mi sforzavo di non pensarci, più mi pareva di sentire il suo profumo ovunque; sognavo i suoi occhi neri sorridermi, mi invitavano a perdermi in lei. Come una malattia. Come un capriccio. Doveva essere mia, Liliana. Così ho cominciato a sedurla. Piccole attenzioni, sguardi intensi, battute maliziose. E l’attesa fu ben ripagata. Una sera venne da me. Un’amozione forte mi investì quando me la ritrovai davanti. Non pensai a nulla in quel momento. Lei era lì e io la volevo.”

“Non hai mai pensato al fatto che fosse sposata?”

“Per niente! Non ci aveva pensato lei, perché avrei dovuto farlo io? Io non volevo mica una relazione! Infatti, quella sera sarebbe dovuta essere l’unica. E per un po’ è stato così. Non mi giudichi, signor Mario.”

“Io? E perché dovrei farlo! Posso immaginare quanto sia difficile interrompere un meccanismo che, volente o nolente, s’è messo in moto.”

“Esattamente, signor Mario! Ad un certo punto, mi accorsi che Liliana era diventata parte di me. Non guardavo altra donna, mi saliva il nervoso quando la vedevo con certi vestiti…”

“Ti sei innamorato senza rendertene conto.”

“Sì. E ho preso a corteggiarla, ma stavolta non per un capriccio. E siamo diventati amanti. O meglio, io ero il terzo incomodo. Mi parlava del suo rapporto inesistente col marito. Della sua infelicità. Della sua solitudine. E, io, come l’ultimo degli stupidi cosa ho fatto? Le ho chiesto di lasciarlo questo marito, non c’erano figli, non c’era amore. Io, invece, le offrivo tutto. Disposto a lottare contro le malelingue. All’inizio, Liliana tentennava e io pensavo fosse insicurezza, timore… Ma due amanti a Ferranova si notano subito, signor Mario. I bisbigli, i sorrisetti, le frecciatine, le battute. E io costretto a restare in silenzio, ad ingoiare quei bocconi amari, perché io ero l’altro. Iniziai ad insistere con Liliana, io non volevo nascondere il nostro amore. Ma l’amore, signor Mario, era solo mio!”

Lo vedo chiudere gli occhi, non deve essere facile parlare di una ferita che brucia ancora tanto.

“Ora capisco come si sentono le donne che si innamorano di un uomo impegnato…quando non ci sei dentro, non riesci mai a capire. Solo a giudicare. Di fronte alle mie insistenze, sa cosa mi rispose?”

Scuoto la testa.

“Mi disse che non avrebbe mai lasciato il marito, cardiologo ricco e brillante. Che lei non era una donna affamata di attenzioni. Lei era una tosta, che aveva imparato ad occupare il tempo libero usando il suo corpo. Prendendosi gioco di uomini come me. Lo sfizio non era stata lei. Ma io. Che non ero certo l’unico. Di certo ero stato quello più stupido!”

“Non si è mai stupidi, Lorenzo, quando si ama. Le delusioni, purtroppo, sono dietro l’angolo per ognuno. Ciò che dobbiamo capire è che il dolore deve fortificarci, non cambiarci. Perché quelli che vengono dopo non devono pagare il prezzo delle nostre ferite.”

“Sarà dura…”

“Il tempo è la nostra forza!”

“Ci vorrà molto tempo…”

“Ci vorrà quello che servirà!”

Mi sorride appena, perso tra i suoi pensieri. E io mi dico che in certe situazioni non ci sono né vinti né vincitori. Il male che possiamo fare agli altri, lo facciamo prima a noi stessi.

 

 

 

 

 

 

Nel settimo chi incontreremo noi e Mario?

  • Un clochard. (30%)
    30
  • Un immigrato. (41%)
    41
  • Una prostituta. (30%)
    30
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