Dove eravamo rimasti?
Fara e Sadiki: il viaggio della speranza!
Sono le 18 e la stazione è più popolata, perché a Ferranova è tempo di raccolta di arance. Vanno e vengono più persone, molti stranieri. Qualcuno storce il naso, qualcuno passa alla larga, qualcuno li apostrofa in malo modo. Anche Gualtiero, il mio amico, assume un tono duro e violento quando si parla di immigrazione.
Io non sono un politico, un sociologo o uno studioso e, purtroppo, non ho una soluzione al problema. So solo che se stessero tranquilli nei loro Paesi, non lascerebbero tutto per andare incontro all’ignoto.
Mi avvicino ad una coppia che se ne sta più in disparte; vorrei dire qualcosa, ma non mi viene nulla e resto, lì, impalato.
Ad un certo punto, l’uomo mi fissa e mi sorride timido. Incerto.
Io ricambio timido e incerto. Ma mi faccio coraggio e cerco di rompere il ghiaccio. “Siete qui per il raccolto?”
“Sì” – mi risponde l’uomo.
“Da dove venite?”
“Eritrea.” – dice la donna.
“Siamo in Italia da due anni, ci adattiamo a far tutto e ci spostiamo dove c’è bisogno.” – spiega lui.
“Purtroppo, per l’Italia non è un buon momento…” – rispondo alla ricerca di parole più “sensate”.
“Signore, voi ci salvate la vita tutti i giorni e noi vi saremo per sempre grati. E’ come una seconda vita. Da noi non è facile.” – continua l’uomo.
“Lo immagino, ma siete in tanti ad arrivare.”
“Lo so. Io sono Sadiki.” – si presenta, porgendomi la mano.
“Mario” – rispondo, ricambiando la stretta.
“Io sono Fara, molto piacere.”
“Io e mio fratello siamo scappati dal Paese che ci ha visti nascere e crescere. E non è bello né facile. Sappiamo che siamo tanti e voi fate quel che potete…” mi spiega lei.
“Qui non c’è tanto lavoro e non abbiamo neanche le strutture giuste per l’accoglienza…”
“Signor Mario, l’Eritrea, non l’abbiamo lasciata perché povera. C’è una feroce dittatura militare, non c’è spazio per le opposizioni, per l’istruzione…Non ci sono le elezioni. Signore, mio fratello è laureato e io sono andata a scuola…”- Fara si blocca e stringe la mano al fratello.
“A noi non interessa fare i lavori più umili e faticosi, fare quello che nessuno vuole fare qui. A noi interessa poter mangiare e vivere onestamente.” – continua Sadiki.
“Signore, quanti anni ci dà?” – mi chiede Fara.
Io la guardo imbarazzato e sbalordito.
“40?” – balbetto.
Fara sorride. “Io ne ho 23 e mio fratello 30.”
“Mario…nel nostro villaggio, Sadiki insegnava ai bambini…Solo che fu preso di mira dai militari. Loro non vogliono un popolo istruito, perché chi conosce ha un’arma importantissima contro il loro potere. Con la scusa fosse un oppositore politico…” – Fara si blocca come se le mancasse l’aria.
“Il regime, Mario, ha reso l’Eritrea un inferno.” – mi spiega Sadiki- “Le persecuzioni, le violenze sono all’ordine del giorno. In Eritrea si sparisce per un niente. Professori, giornalisti, dissidenti finiscono in carcere senza accuse formali e senza processo. Si finisce in campi di lavoro, prigioni sotterranee. Sa come sono le celle? Container sotto il sole africano. Esecuzioni sommarie. Sparizioni. Torture. Non si scappa per la povertà, ma per il terrore. Un giorno sono arrivati i militari. Io ero un semplice maestro, mi hanno accusato di essere un traditore. Hanno fatto ostaggio me e la mia famiglia. Sono stato torturato, ma prima di iniziare, uno s’è avvicinato alla nostra madre e le ha sparato un colpo alla testa. Urlavamo e piangevamo. Li abbiamo pregati, implorati. Dopo avermi sistemato bene, hanno preso Fara e hanno abusato di lei davanti a me e nostro padre. Il nostro papà è crollato, lì, accanto a me. Dopo quel giorno sono tornati e tornati ancora…I nostri genitori sono morti per colpa mia, Fara ha subito il male peggiore per una donna e la notte non riesce a chiudere gli occhi…E, io, ho fatto di tutto per portarla via. Vede? La maggior parte di noi scappa dagli orrori più bui e profondi.”
Ho le lacrime agli occhi e la pelle d’oca. Un conto è immaginare, un conto è sentire dal vivo certe cose e leggerle negli occhi di una persona.
Fara piange silenziosamente. Con dignità e compostezza. Avrà imparato a farlo dopo tutte le violenze subite.
Vorrei abbracciarli questi due giovani che portano un peso insopportabile per la loro età.
“Vede, Mario, tra chi scappa c’è anche la testa calda o il delinquente, ma la maggior parte fugge per poter cominciare a vivere. Quanti perdono la vita nel viaggio della speranza?” – dice Fara.
Io sono straziato.
“Vorrei che i Paesi più ricchi ed evoluti ci aiutassero a diffondere la cultura, la legge, la giustizia…Insegnarci a costruire un’economia più solida…” – dice Sadiki.
“E’ difficile per voi, lo sappiamo. Ma non abbiamo altro modo per chiedere aiuto. In Eritrea è vietato respirare più forte!” – interviene Fara.
“Posso abbracciarvi, ragazzi?” – chiedo.
Loro mi guardano. Fara si alza e mi dice: “Mi scusi, vorrei, ma per ora, riesco solo a stringere la mano.”
“In questa stretta, Fara, c’è tutto il mio affetto…E ti chiedo perdono per ciò che l’uomo è capace di fare.”
Sadiki, invece, mi abbraccia stretto come si può abbracciare un padre.
Ottavo... Una parola:
- Rimorso. (31%)
- Ricordo. (38%)
- Errore. (31%)

23/04/2016 at 10:23
Complimenti, un finale davvero commovente! E bellissimi tutti gli altri episodi di questo racconto. 🙂
23/04/2016 at 10:30
Grazie mille, Danica. 🙂
18/04/2016 at 17:51
Un finale triste ma appropriato. Una conclusione perfetta, complimenti pinkerella! 🙂
18/04/2016 at 18:08
Grazie mille, Christian! 🙂
11/04/2016 at 12:03
Eccomi! Finale strepitoso e dolceamaro al tempo stesso! Povero Mario! 🙁
Aspetto il tuo prossimo racconto che sono sicura saràuna bomba! 😉
11/04/2016 at 14:32
Grazie mille, Giulia. 😉 Hai detto bene, dolceamaro… Un po’ come la vita di tutti… 🙂
In realtà, ne ho appena cominciato un altro. 😉 a presto
09/04/2016 at 16:28
Ciao. Un finale molto commovente e devo dire geniale. E’ stata una buona idea quella di dedicare l’ultimo episodio alla storia personale del protagonista. A presto Pink. 🙂
10/04/2016 at 09:20
Grazie mille, Mariano. 😀 Troppo gentile, mi fa piacere ti sia piaciuto. 😉
09/04/2016 at 10:15
Freccia scoccata, bersaglio colpito. Dritto al cuore.
Con gli occhi lucidi saluto Mario e lo ringrazio per questo splendido viaggio! E ringrazio anche te per avercelo regalato, pinkerella.
09/04/2016 at 11:52
Grazie a te per avermi seguita e incoraggiata… Mario è la cosa migliore che abbia fatto…