Dove eravamo rimasti?
Gilda: il guscio della solitudine!
Il vento della notte ha sistemato foglie e carte come un’opera d’arte contemporanea. Mi do da fare a ripulire, quando una voce stridula mi apostrofa: “Mario, lei non si trova mai al suo posto di lavoro!”
Già perché penso che spazzare sia un passatempo d’élite, infatti!
Mi volto e incontro gli occhi stretti della Signorina Gilda, la “famosa” pettegola di Ferranova.
“Buongiorno a lei, signorina.” – le dico, stampandomi un bel sorriso.
“Cos’ha da ridere così?”
“Sorrido a questa splendida giornata dopo una notte di tempesta.”
Gilda storce il naso e alza la mano a scacciare l’invisibile mosca.
“Mi faccia un biglietto per la città, forza.”
“Subito!” – rispondo, precipitandomi nell’ufficio.
“Quella sua amica Lucia ha fatto un bel matrimonio ridicolo alla sua età. Che vergogna!”
Eccola che comincia.
“Signorina, io penso…”
“Lei pensa pure? Oh, ma che affarone!”
“Capita a tutti questa brutta cosa di pensare!” – le rispondo con gentilezza e pazienza.
“Certo, è amica sua e se la difende.”
“Come mai in città, signorina?” – domando per tentare di sviare l’argomento.
“E quella poco di buono della Liliana?”
Io non rispondo. Lo sapete, non amo i pettegolezzi e, soprattutto, i giudizi.
“Si fa come amante il direttore della posta, mica scema! E mica solo lui, sa?”
“Dov’è che deve andare?” – provo un altro tentativo.
“Ah, e il fruttivendolo…Lei sa…”
“No, signorina Gilda” – la interrompo – “non so e non lo voglio sapere. Ognuno è padrone della propria vita e libero di scegliere secondo la propria coscienza.”
“Bella coscienza che avete tutti quanti!”
“E la sua com’è?” – chiedo sempre gentilmente.
Vedo che strizza ancora di più i suoi occhietti. “Mario, lei è un gran maleducato, sa? Per fortuna, non rivedrò più nessuno di voi!” – prorompe la Gilda.
“Signorina, col massimo rispetto, ma non le pare di esagerare parlando di tutto e tutti?”
Mi volta le spalle ed esce fuori. E anch’io lascio l’ufficio.
Trovo la Gilda impettita in un angolo, come a voler scomparire. Mi avvicino.
“Signorina, perché evita ogni forma di dialogo?”
Lei mi guarda. E’ vero, i suoi occhi sono delle fessure, però, a guardarli meglio sono colmi di tristezza. Sono spenti.
Non risponde. E io incalzo. “Perché mi ha detto che non ci vedrà più?”
“Perché sono malata” – urla con tutto il fiato che si ritrova – “sono una vecchia malata e sola. Ora che l’ha saputo, vada pure a telefonare a tutta Ferranova. Così che godranno tutti della mia malattia!”
Respiro e con calma le rispondo. “Signorina, non ci crederà, ma sono veramente dispiaciuto per la sua salute. Non ci crederà, ma nessuno deve godere dei dolori altrui. Non ci crederà, ma io non dirò nulla ad anima viva.”
“Perché è così bravo? Aspira al Paradiso?” – mi aggredisce.
“Perché so che cos’è il dolore. Lo conosco bene. E lei lo sa. E, poi, ho il massimo rispetto per la vita di ognuno.”
“Io no, non rispetto nessuno, perché nessuno la fa con me.”
“Forse, perché lei comincia ogni battaglia senza portare mai la pace?”
“Sin da piccola, i miei genitori mi hanno cresciuta tra intimidazioni e rimproveri. Sola e chiusa. A scuola ero isolata e presa di mira. E ho imparato a difendermi. Mi sono fatta una specie di armatura, sempre pronta ad attaccare. Ho assistito i miei genitori, dividendomi tra loro e la Chiesa. Non ho mai pensato a me. Sono cresciuta e invecchiata come un guscio vuoto, tra proibizioni e perbenismo.”
Annuisco, dando il tempo alla Gilda di prender fiato e proseguire.
“Le vite altrui sono diventate la mia passione. Riempio la mia vita con la loro. Occupo il mio tempo, ormai tanto e inutile, nel seguire le vicende di tutti. Come se scorressero le immagini di un film e voi tutti protagonisti e io a giudicare le azioni. E sono diventata un’impicciona. Una pettegola. Una criticona.”
“Una donna sola.” – concludo io.
“Sì. Sola e incattivita. E merito una fine di solitudine.”
“Invece, non lo merita nessuno…Lei ha sbagliato, ha trasformato le sue paure e le sue fragilità in attacchi e critiche, ma è ancora in tempo per chiedere perdono e costruire dei rapporti.”
“Mi spiace, non ne sono capace. O, forse, non ne ho voglia. Le persone non sono come il vino, non migliorano. Ora, ho scoperto di essere malata e non posso chiedere aiuto a nessuno, perché nessuno me lo concederebbe…”
“E qui si sbaglia…Sono il primo ad offrirle il mio aiuto…”
“No, Mario. A 73 anni, malata e sola, voglio lasciare questo paese per la prima volta e voglio andare a morire dove nessuno sa chi sono e cosa sono stata. Per me, è troppo tardi. E lei, Mario, deve giurarmi che non ne farà parola con nessuno.”
“Glielo prometto, anche se a malincuore…”
“Oh, vedrà. Nessuno sentirà la mia mancanza; tutti tireranno un sospiro di sollievo e nessuno si chiederà della mia scomparsa. E’ quel che merito! E ora, mi scusi, sta arrivando il treno… Addio!”
Lancio un ultimo sguardo alla piccola figura della Gilda, pensando alle sue ultime parole. Chissà se ha ragione o meno.
La Gilda porterà la sua solitudine anche nell’estremo saluto alla vita.
E io sarò l’unico custode della sua storia.
Siamo alla fine... Come sempre a voi la scelta.
- Pink, concludi e parla di Mario! (50%)
- Pink, altre storie (e la vita di Mario nella II Parte)! (20%)
- Pink, basta, concludi a modo tuo! (30%)

23/04/2016 at 10:23
Complimenti, un finale davvero commovente! E bellissimi tutti gli altri episodi di questo racconto. 🙂
23/04/2016 at 10:30
Grazie mille, Danica. 🙂
18/04/2016 at 17:51
Un finale triste ma appropriato. Una conclusione perfetta, complimenti pinkerella! 🙂
18/04/2016 at 18:08
Grazie mille, Christian! 🙂
11/04/2016 at 12:03
Eccomi! Finale strepitoso e dolceamaro al tempo stesso! Povero Mario! 🙁
Aspetto il tuo prossimo racconto che sono sicura saràuna bomba! 😉
11/04/2016 at 14:32
Grazie mille, Giulia. 😉 Hai detto bene, dolceamaro… Un po’ come la vita di tutti… 🙂
In realtà, ne ho appena cominciato un altro. 😉 a presto
09/04/2016 at 16:28
Ciao. Un finale molto commovente e devo dire geniale. E’ stata una buona idea quella di dedicare l’ultimo episodio alla storia personale del protagonista. A presto Pink. 🙂
10/04/2016 at 09:20
Grazie mille, Mariano. 😀 Troppo gentile, mi fa piacere ti sia piaciuto. 😉
09/04/2016 at 10:15
Freccia scoccata, bersaglio colpito. Dritto al cuore.
Con gli occhi lucidi saluto Mario e lo ringrazio per questo splendido viaggio! E ringrazio anche te per avercelo regalato, pinkerella.
09/04/2016 at 11:52
Grazie a te per avermi seguita e incoraggiata… Mario è la cosa migliore che abbia fatto…